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Blockchain: istruzioni per l’uso

La blockchain non è solo un’invenzione rivoluzionaria nata da un misterioso gruppo di cypherpunk, ma soprattutto la scoperta di un nuovo modo di vedere la tecnologia. Immaginate come potrebbe diventare il mondo se il denaro potesse muoversi con la stessa frizione con cui oggi fluisce l’informazione in rete, attraversando in modo uniforme i confini nazionali/politici/culturali, al punto da renderli irrilevanti. A livello fisico potrebbe sembrare qualcosa di molto astratto, “digitale” quindi “anti-analogico”.

Cos’è la Blockchain

In termini semplici si definisce come una catena di blocchi legati l’uno all’altro in una successione irreversibile (e quasi impossibile da alterare) in grado di immagazzinare informazioni digitali. In realtà per comprende la blockchain è più utile ricorrere ad un mondo che pochi pongono in connessione con essa: la termodinamica. Produrre nuovi blocchi di questa catena (il “mining”) infatti richiede necessariamente energia elettrica, che ovunque nel mondo ha un costo e un consumo ben definito. A completare l’opera, complicandola un pochino, entrano in gioco anche la crittografia, che “certifica” le transazioni, e una funzione di hash nata ed usata per altri scopi: questa funzione collega ogni blocco al successivo, e contemporaneamente regola la difficoltà del mining. E’ così possibile per chiunque dimostrare che un blocco non abbia subito alterazioni e che faccia davvero parte della catena.

Grazie alla sapiente combinazione di crittografia e decentralizzazione P2P, si riesce dunque a rendere un consumo di energia elettrica (quindi un valore termodinamicamente garantito) “matematicamente incastonata” in codice binario disponibile in una rete di computer opensource. La blockchain è dunque un concetto innovativo perché riesce a immagazzinare informazioni in modo sicuro, irreversibile, decentralizzato, trasparente e accessibile a tutti. La prima famosa applicazione di questa tecnologia è stata il Bitcoin: poter trasmettere denaro in modo totalmente digitale, sicuro e senza intermediari è solamente la prima innovazione che abbiamo oggi sotto i nostri occhi, ed è solo la punta dell’iceberg.

Chi ha inventato il Bitcoin?

Nessuno lo sa: le sue origini partono dal mistero di uno pseudonimo cypherpunk su un forum nel lontano 2008, ovvero un post di un non meglio definito “Satoshi Nakamoto” e in una curiosa coincidenza con uno dei collassi più violenti del sistema finanziario moderno.

“I’ve been working on a new electronic cash system that’s fully
peer-to-peer, with no trusted third party.” (Satoshi Nakamoto, 2008)

Non sappiamo se siano una o più persone ad aver inventato il Bitcoin: quello che sappiamo è che la spinta rivoluzionaria di questa tecnologia negli anni ha dato vita a una community di sviluppatori open-source che pian piano hanno apportato migliorie al codice sorgente. Si potrebbe dire ormai, non senza esagerare, che i creatori del bitcoin siamo, o possiamo essere, tutti noi: quello che da valore ad una rete peer-to-peer infatti sono proprio i suoi contenuti, ovvero gli utenti che partecipano mettendo a disposizione tempo e risorse in un sistema anarchico digitale e decentralizzato. Più aumentano gli utenti che utilizzano la rete, più aumenta il valore della rete stessa, e più la rete prometterà valore agli utenti stessi perchè solo a loro la rete deve rendere conto, non essendoci un “creatore” né un “ente centrale” o un “super-user”.

Il futuro dei bitcoin

Qualche critico non ha esitato a definire questo aumento di valore costante ma irregolare come una “bolla finanziaria”. L’errore che sta dietro a questa definizione non è tanto legato alla logica della previsione, quanto di tipo concettuale. Di bolle finanziarie o speculative è certamente piena la storia dell’economia moderna. La blockchain tuttavia permette l’esistenza di qualcosa di parallelo all’economia conosciuta finora e contemporaneamente diverso: bisognerebbe chiedersi se abbia senso applicare concetti finanziari che appartengono al sistema della “finanza classica”, ad un qualcosa che intrinsecamente non ha nulla a che vedere né col classico né con la finanza.

Cosa possiamo aspettarci quindi da questa nuova tecnologia piena di promesse? L’uomo certo non riesce a non fare previsioni e ormai nella vastità del cyberspazio si può trovare ogni tipo di profezia ed il suo contrario: a noi però piace pensare che le applicazioni più interessanti saranno legate a tutto ciò che non siamo ancora in grado di immaginare.(In accordo con quello che racconta Daniel Jeffries in What Will Bitcoin Look Like in Twenty Years?)
Francesco Polacchi, Federico Corradino

 

 

*Nella foto l’evento organizzato presso Rinascimenti Sociali

Israeli start-up in Brasile | Esito del “The 3C smart cities Challenge”

Entri in un loft luminoso, uno dei tanti che puoi trovare su Lilienblum, via centrale di Tel Aviv. Eppure questo ha una peculiarità: è un pop-up loft, attualmente occupato dall’Amazon Web Service, il cui palco è stato scelto per ospitare il pitch event che decreterà i tre vincitori della competizione “The 3C Smart Cities Challenge”. La platea è attentissima e pronta ad ascoltare le idee proposte dalle dodici start-up israeliane, individuate attraverso l’accurata pre-selezione tra le oltre sessanta proposte ricevute dalla call dedicata alle nuove tecnologie in ambito sicurezza, salute e sostenibilità ambientale da implementare a Croatà, nella social smart city realizzata da Planet Idea.

“The 3C Smart Cities Challenge” è, infatti, un’iniziativa realizzata congiuntamente da tre organizzazioni, leader nei loro settori: le italiane Planet Idea e SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale, e lo StarTAU di Israele. La challenge è stata lanciata per sviluppare una soluzione unica capace di mettere in relazione tre diversi paesi – Brasile, Israele e Italia – nel convergere in un impegno condiviso per generare innovazione sociale e tecnologicaSostenuta dalla comprovata eccellenza israeliana come hub tecnologico e dalla sua leadership nel campo del high-tech, la challenge è stata progettata con l’obiettivo di scoprire tecnologie innovative e start-up che possano cambiare il futuro delle smart city in Brasile.

Le imprese selezionate operano in diversi aree e ambiti, ma condividono la caratteristica comune di sviluppare tecnologie disruptive nel rispondere alle sfide proposte dalle smart city del futuro. Nei 3 minuti dei loro pitch hanno saputo presentare le loro soluzioni a una giuria composta da professionisti di diverse realtà: StarTAU, PlanetIdea, SocialFare, Enerbrain, TycoInnovation e la Smart City Community di Israele. Planet Idea in accordo con StarTAU, e il Tel Aviv University Entrepreneurship Center hanno individuato come vincitori della competizione le seguenti start-up, a cui verranno attribuiti i premi descritti.

 

Primo classificato:

Magoswww.magossystems.com

Start-up innovativa dedicata alla progettazione e alla realizzazione di radar fissi (privi di parti mobili) che rivoluzionano la sicurezza di recinzioni e confini.

Il team si è aggiudicato 3 biglietti per il Brasile (volo e pernottamento) + l’equivalente di 7.000 euro in denaro.

 

Secondo classificato:

GreenIQwww.greeniq.co

L’innovativo Smart Garden Hub, che controlla l’irrigazione attraverso una pianificazione basata sul meteo attuale e quello previsto, consentendo di risparimare più del 50% dell’acqua consumata.

 

Terzo Classificato

Pixtier  – www.pixtier.com

Piattaforma cloud che fornisce un servizio di mappatura 3D accurata, dinamica ed espandibile, che consente una maggiore efficienza nella pianificazione e gestione delle smart city.

 

Alle 3 start-up vincitrici saranno poi contattate per implementare le loro tecnologie  nella social smart city che Planet Idea s.r.l. sta realizzando a Croatà, in Brasile.

“Rinascimenti Sociali” allo studio dei Comuni

Giovedì 9 aprile 2015 una delegazione dell’Anci, Associazione Nazionale Comuni Italiani, è stata accolta nella sede di Rinascimenti Sociali per un incontro conoscitivo di SocialFare® e del primo acceleratore di conoscenza e imprenditorialità sociali inaugurato lo scorso 10 marzo in via Maria Vittoria 38 a Torino.

L’incontro si colloca nell’ambito di una ricerca che l’Anci sta conducendo per l’Agenzia nazionale giovani (organismo pubblico vigilato dal Governo italiano e dalla Commissione europea) con l’obiettivo di esplorare in Italia il mondo della social innovation in relazione al coinvolgimento e alla partecipazione dei giovani.

La conoscenza delle realtà che stanno nascendo in Italia e la comprensione dei meccanismi di funzionamento che ne sostengono lo sviluppo consentiranno l’elaborazione di proposte e suggerimenti da sottoporre alle amministrazioni comunali per la definizione di politiche a supporto dell’innovazione sociale.

Lo scopo è insomma quello di offrire ai Comuni nuovi modelli per costruire strategie di intervento sul territorio legate ai processi di innovazione. In proposito, la direttrice di SocialFare® Laura Orestano ha sottolineato l’importanza di spazi, cogestiti,  che generino opportunità e facilitino i processi di inclusione. Corpi intermedi che rispondano a un piano strategico di priorità, capaci di veicolare know how specialistico e nuovi linguaggi a cui i giovani sono molto interessati e dei quali possono diventare generatori.

L’interesse delle ricercatrici, rivolto soprattutto alla costruzione della rete di partner, all’organizzazione interna, ai flussi di finanziamento, agli scambi a livello nazionale e internazionale e ai rapporti con gli enti pubblici, si è tradotto in una lunga intervista a SocialFare®. Cogliamo l’occasione per ripercorrere le tappe del primo centro italiano per l’innovazione sociale, dalla sua nascita nel 2013 all’inaugurazione di Rinascimenti Sociali,  un mese fa.

LOGO-SF_150x150Quando e perché nasce SocialFare®

Il 23 maggio 2013 la Congregazione di San Giuseppe – fondata a Torino presso il Collegio Artigianelli nel 1873 da Leonardo Murialdo, santo sociale, con lo scopo di accompagnare i ragazzi e i giovani in difficoltà nel loro percorso di crescita e autonomia – costituisce SocialFare®, primo centro di innovazione sociale in Italia.

Dopo quasi 150 anni dalla nascita della Congregazione, i nuovi scenari disegnati dalla trasformazione sociale impongono l’attualizzazione del carisma murialdino rispetto alle sfide del welfare, del lavoro e dell’educazione. Un’attualizzazione che i Giuseppini del Murialdo hanno scelto di compiere non da soli ma con altri, non dentro le mura della Chiesa ma nella società. SocialFare®,  srl impresa sociale, nasce quindi come strumento di innovazione sociale partecipata e laica.

Cosa fa SocialFare®

SocialFare® genera impresa sostenibile, incubando start up ad impatto sociale e accelerando soluzioni che sappiano cogliere nuovi bisogni e sviluppino imprenditoria sociale, sostenibilità e reti. Sviluppa inoltre progettualità all’esterno: tra queste, la collaborazione avviata lo scorso anno con Slow Food per quanto riguarda la valutazione dell’impatto sociale del Salone del Gusto e Terra Madre. SocialFare® integra diverse competenze: dalla ricerca etnografica al design, dalla tecnologia sociale al modelling di nuove soluzioni di impresa, con un focus preciso: generare soluzioni innovative alle più pressanti sfide sociali.

imm_accelerazione_SR26 giugno 2014: conferenza “Social Renaissance

L’attenzione e l’impegno di SocialFare® per connettersi alla rete di esperienze nazionali e internazionali si sono concretizzati il 26 giugno 2014, a poco più di un anno dalla nascita del centro,  nella conferenza “Social Renaissance” che si è svolta a Torino presso il Teatro Juvarra, nel complesso dell’Artigianelli.

Organizzata insieme con TOP-IX e Torino Social Innovation, la conferenza ha rappresentato la prima occasione in Italia di un confronto internazionale sulla social innovation. E’ emersa una realtà in fermento di attori pubblici e privati che a livello globale promuovono lo sviluppo di modelli di economia sostenibile e inclusiva.

10 marzo 2015: inaugurazione di “Rinascimenti Sociali”20150310_1

La rete di SocialFare® si è  in seguito ulteriormente ampliata e consolidata fino a rendere possibile la nascita dell’acceleratore “Rinascimenti Sociali” nel centro di Torino. Quasi 30 le realtà locali, nazionali e internazionali coinvolte, tra cui il secondo partner promotore TOP-IX e il partner strategico The Young Foundation: ognuna collaborerà per diffondere nuovi modelli culturali capaci di affrontare le sfide sociali contemporanee valorizzando dal basso idee, persone e comunità.

Cos’è “Rinascimenti Sociali”

Con il sostegno della Compagnia di San Paolo, l’acceleratore di conoscenza, innovazione e imprenditorialità a impatto sociale “Rinascimenti Sociali”, con sede in via Maria Vittoria 38 a Torino, mette insieme le competenze di attori profit e non profit, pubblici e privati, per generare soluzioni ad impatto sociale che creino una nuova economia. Capofila del progetto è SocialFare®.

rinascimenti sociali 2Coinvolgere, educare e accelerare

Sono le tre aree di azione di “Rinascimenti Sociali”. L’animazione territoriale e percorsi formativi capaci di costruire professionalità uniche che padroneggino nuove conoscenze e linguaggi  si intrecceranno quindi con le attività di generazione di startup  e di riposizionamento di imprese già esistenti che vogliano introdurre al proprio interno elementi distintivi della nuova imprenditorialità sociale.  Il tutto attraverso tre strumenti trasversali: finanza ad impatto sociale, tecnologia e internazionalizzazione.

Prossimamente renderemo noto il palinsesto delle molteplici attività dell’acceleratore per i prossimi mesi.

Incontro in SocialFare® con Alessandra Poggiani direttrice dell’Agenzia per l’Italia Digitale

L’Agenzia per l’Italia Digitale (AgID) ha un’ardua impresa da compiere: il 40% degli italiani non usa Internet e ancora troppe piccole imprese (che costituiscono la quasi totalità del  tessuto economico del nostro Paese) considerano la tecnologia digitale una minaccia e non un’opportunità.

Nata due anni fa e rilanciata dal Governo Renzi, l’Agenzia  ha il compito di “garantire la realizzazione degli obiettivi dell’Agenda digitale italiana in coerenza con l’Agenda digitale europea e contribuire alla diffusione dell’utilizzo delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione, allo scopo di favorire l’innovazione e la crescita economica”. Un processo di modernizzazione che si rivela impegnativo e complesso in un’Italia che conta oltre il 40% di disoccupazione giovanile e dove almeno un terzo della popolazione non sa nemmeno cos’è il digitale.

images 1Ecco perché Alessandra Poggiani, nuovo direttore dell’Agenzia nominato dal premier Renzi per velocizzare l’attuazione dell’Agenda, sta esplorando ogni possibile strada per attivare una maggiore apertura di questi temi a un pubblico che non sia solo di “addetti ai lavori”, per far crescere trasversalmente la consapevolezza delle opportunità che può offrire la tecnologia digitale. Perché l’AgID non è soltanto strumento di riforma della pubblica amministrazione: la digitalizzazione del Paese può seriamente aiutare la crescita economica e occupazionale. Centrale diventa, dunque, il rapporto con il territorio attraverso una fitta rete di competenze e strutture capaci di veicolare il messaggio e farlo penetrare in profondità nel tessuto produttivo – ma anche culturale e sociale – del Paese.

Ed è in questa direzione che si colloca l’avvio ieri in Piemonte, presente la direttrice dell’AgID, di un’Unità di Progetto in collaborazione con il CSI che permetterà all’Agenzia di lavorare in sinergia con le amministrazioni locali, la società civile e gli operatori economici del territorio. Nel pomeriggio Alessandra Poggiani è stata invitata dal gruppo torinese delle Wister (Women for Intelligent and Smart TERritories), guidato dalla consigliera comunale Nomis Fosca, ad un incontro informale con esponenti dell’associazionismo, dell’imprenditoria e della formazione piemontesi.

L’incontro, che si è svolto presso la sede di SocialFare® nel complesso dell’Artigianelli in corso Palestro 14 – a sottolineare il forte legame tra digitale e innovazione sociale –, ha permesso alla direttrice dell’AgID di rivolgersi a un insieme variegato di realtà su cui l’Agenzia ripone molte aspettative per costruire e consolidare quell’auspicato rapporto col territorio senza il quale gli obiettivi dell’Agenda non sarebbero realizzabili. img per patrizia

Professionisti, manager (presente anche Federmanager, molto attiva sui temi dell’innovazione tecnologica), designer, docenti universitari, imprenditori… hanno rinnovato il loro sostegno. “Occorre dare ampio respiro alla strategia italiana sul digitale – ha detto Poggiani – L’Italia deve recuperare terreno, oggi è indietro rispetto ad altri Paesi dell’Unione europea e del mondo molto più digitalizzati e avanzati. E dobbiamo essere più concreti: negli ultimi anni si è fatta molta teoria e poca pratica. Anche a costo di sbagliare, è meglio mettere in moto energie che più del pensiero e della progettazione possano incidere sulla realtà”.

Il tema delle competenze digitali, ancora scarsamente diffuse sul territorio italiano, è centrale nell’Agenda e quindi nelle azioni che l’AgID intendere realizzare. Di qui l’elaborazione di un piano (“Coalizione nazionale per le competenze digitali”) che individua priorità, tempistiche e modalità della digitalizzazione, con particolare attenzione alle piccole aziende, per spingere finalmente il processo di modernizzazione del Paese con effetti significativi sulla capacità di crescita economica e di competitività globale. Un Piano abbozzato in sinergia tra settore pubblico e privato e attualmente in fase di consultazione. “Abbiamo chiamato tutto il Paese a proporre progetti che abbiamo un impatto specifico, non teorico – ha detto la direttrice dell’Agid – A febbraio sarà pronto il documento finale”.

foto 3Argomento finora piuttosto trascurato riguarda l’impatto che la digitalizzazione avrebbe sull’occupazione femminile. Tema che durante l’incontro di ieri presso la sede di SocialFare® è stato sollecitato da Wister, rete di donne nata ufficialmente nel 2013 con l’obiettivo di “informare, proporre, segnalare notizie ed eventi riferiti alle tematiche di genere, con particolare riguardo alla nuove tecnologie”. Alessandra Poggiani ha così sottolineato la necessità di sostenere “l’accesso e l’accompagnamento delle giovani donne a un’educazione scientifica e tecnica, indirizzandole maggiormente verso professioni della realtà contemporanea”. Così come è importante sen