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ADVANCED COURSE IN SOCIAL INNOVATION, SDGs AND ENTREPRENEURSHIP

SocialFare and PerMicro will be academic partners of the International Training Centre of International Labour Organization (ITCILO) and the Turin School of Development in the “Advanced Course in Social Innovation and Sustainable Development: Entrepreneurship for Social Impact” held between 27 November 2017 – 09 March 2018 in Turin.

The Advanced Course combines the sound academic background of the Academia with the ITC ILO’s international training experience as well as the consolidated technical capacity of PerMicro, microcredit specialised company, and SocialFare, Centre for Social Innovation.

Deadline for application: 31 October 2017.

Download here the brochure and learn more about this advanced course!

 

L’International Training Centre of the International Labour Organization (ITCILO) lancia la prima edizione del Advanced course in Social Innovation and Sustainable Development: Entrepreneurship for Social Innovation (27 novembre 2017 – 9 marzo 2018, Torino).

SocialFare è onorata di essere, accanto a PerMicro, partner accademico del primo corso internazionale dedicato a Innovazione Sociale, Sviluppo Sostenibile e Imprenditorialità per l’Impatto Sociale.

La Turin School of Development propone un percorso di alta formazione che combina una solida base accademica, fornita dall’esperienza internazionale nella formazione di ICTILO, alla conoscenza pratica e tecnica maturata da PerMicro, impresa specializzata nel microcredito, e SocialFare, primo centro italiano interamente dedicato all’innovazione sociale.

Scadenza per le candidature 31 ottobre 2017.

Scarica qui la brochure.

 

StartUp Europe Awards 2016, Italy edition | Vincitori e premi nazionali assegnati

Martedì 6 dicembre 2016

Si è chiuso oggi l’entusiasmante roadshow di StartUp Europe Awards 2016 Italy edition, iniziativa promossa dalla Commissione Europea e dal Parlamento Europeo e implementata in Italia dal Country Manager, X23 Srl, oltre che Manager del Network Internazionale. Ricchissima di ospiti, contenuti e interventi, la finale che si è tenuta oggi a Milano, presso l’Auditorium Gio Ponti di Assolombarda. SocialFare® è tra i co-organiser che hanno contribuito a selezionare le 50 startup in gara. Dal Piemonte, per la categoria Social Innovation, durante la finale regionale ospitata da Rinascimenti Sociali, si sono aggiudicate la possibilità di concorrere alla competizione nazionale: GetWYS, Last Minute Sotto Casa, Yeerida, Water View.

Grande partecipazione del pubblico, che ha assistito alle presentazioni delle 50 finaliste, in un susseguirsi serrato di pitch battles, che hanno tenuto con il fiato sospeso giuria ed ospiti. Altissimo il valore delle startup partecipanti e l’innovazione dei progetti presentati; passione, determinazione e fair play hanno contraddistinto la competizione, che metteva in palio 10 biglietti per la finale internazionale di SEUA prevista a Bruxelles tra Gennaio e Febbraio 2017. Rilevanti anche i premi nazionali che X23, in qualità di Country Manager, e i numerosi partner e sponsor coinvolti hanno voluto mettere a disposizione dell’iniziativa per le startup capaci di distinguersi durante la competizione.

L’ European Business Angel Network (EBAN) ha messo in palio per i 10 i finalisti un complimentary ticket (ingresso gratuito) per l’esclusivo workshop dedicato agli imprenditori al prossimo Global Investor Forum (pitching competition) del 7 Giugno 2017 a Malaga; e un complimentary pass (gratuito) per l’Annual EBAN Congress del 8-9 Giugno 2017 a Malaga.

Enterprise Europe Network (EEN) dedica a tutte le startup finaliste (10), un servizio ”tailor-made” di supporto alle fasi di internazionalizzazione e miglioramento della competitività, declinato sulle specifiche esigenze e caratteristiche di ciascuna startup.

Singularity University Italia offre, attraverso i suoi 4 chapters italiani (Milano, Modena, Venezia, Roma), ad una sola startup, un modulo di training gratuito sul tema “Exponential Organisation, Exponential Growth”.

Una giuria di esperti provenienti dal mondo degli investors e dell’industria hanno così selezionato le finaliste: – Vincitori assoluti StartUp Europe Awards 2016 Italy Edition:

    • Tooteko (Veneto, cat. Social Innovation)
    • Last Minute Sotto Casa (Piemonte, cat. Social Innovation)
    • Windcity (Veneto, cat. Energy)
    • Huduma (Sicilia, cat. Health)
    • Credimi (Lombardia, cat. Fintech)
    • Neuron Guard (Emilia Romagna, cat. Health)
    • X-next (Lombardia, cat. ICT)
    • Veranu (Sardegna, cat. Energy)
    • Pandhora (Marche, cat. Health)
    • Panoxyvir (Piemonte, cat. Health – Vincitore Assoluto PNI)

Assegnati i premi nazionali con cui diversi enti hanno voluto valorizzare le migliori concorrenti dello StartUp Europe Awards – Italy edition:

Per X23: X-next
Per Network Society Venture: Neuron Guard
Per EY: X-next
Per IAG: Agricolus
Per EBAN: Last Minute Sotto Casa, X-next, Waterview, Agricolus, Ultroneo-Get your Bill, DIS, Tooteko, Neuron Guard, Credimi, Briareo
Per EEN: X-next, 2Pay, Waterview, Last Minute Sotto Casa, Panoxyvir, Neuron Guard, Tooteko, Veranu, Credimi, Briareo
Per Singularity University: Robotfarm, Windcity, Getwys

Giuseppe Laquidara, CEO di X23 e Marika Mazzi Boém, Country Manager di SEUA, hanno chiuso la kermesse, che ha toccato 14 regioni, coinvolto 120 organizzazioni, selezionato tra 751 startup le 50 finaliste, in un viaggio emozionate per l’Italia per un totale di 7500 chilometri percorsi. La prossima tappa è a Bruxelles, per la chiusura dell’edizione 2016 e la proclamazione dei 10 vincitori assoluti a livello europeo. Il Piemonte ha saputo fare incetta di premi. Riuscirà a replicare il successo durante la competizione europea, distinguendosi magari proprio nella categoria Social Innovation? La sfida continua: stay tuned!

StartUp Europe Awards – Piemonte, categoria Social Innovation: i vincitori.

Torino, 29 Novembre 2016 –  aGrisù, GetWYS, Last Minute Sotto Casa, Net2Share, Progetto AgriLab, Synapta – Contratti Pubblici, Yeerida, WaterView: sono queste le magnifiche 8 start-up che si sono aggiudicate la finale regionale della StartUp Europe Awards (SEUA), l’iniziativa promossa dalla Commissione Europea – DG Connect e DG Growth – e dal Parlamento Europeo, implementata da Finnova e dal Country Manager per l’Italia X23 Srl , responsabile per il network e per il regolamento italiano.

SocialFare® ha interpellato i principali attori dell’ecosistema startup Piemontese (acceleratori, incubatori università, fondazioni, esperti di progetti a impatto sociale, imprenditori, investitori, consorzi e associazioni) per identificare le startup da coinvolgere nelle finali regionali, arrivando a selezionare i 13 team che si sono fronteggiati ieri.

Ogni team ha avuto 5 minuti per presentare in un pitch la propria startup: sfida affrontata, prodotto/servizio offerto, analisi di mercato e dei possibili competitor, impatto sociale, roadmap. La giuria ha ascoltato con grande attenzione, e ha utilizzato al meglio i 5 minuti a sua disposizione per provare a scovare i punti di debolezza dei progetti in gara. Al termine dell’evento sono state annunciate le 8 vincitrici della finale regionale, tra di loro le 4 che si sono aggiudicate i pass per accedere alle finale nazionale del 6 dicembre a Milano: 

  • Last Minute Sottocasa
  • GetWYS
  • WaterView
  • Yeerida

L’evento di ieri è stato l’ultima delle manifestazioni locali che hanno visto coinvolte ben 16 regioni italiane. La competition organizzata da SocialFare® inoltre è stata l’unica, a livello nazionale, interamente dedicata alla categoria Social Innovation.

Belgio, Croazia, Irlanda, Montenegro, Slovenia e Spagna hanno già proclamato le loro vincitrici. Obiettivo comune per tutte le startup partecipanti al progetto europeo è il raggiungimento delle finali che avranno luogo a Bruxelles in occasione delle settimane che la Commissione Europea dedica ai diversi ambiti in gara: Ambiente, Innovazione Sociale, Energia, Turismo, ICT, Innovazione Urbana, Industrie Creative e Acqua. SEUA rientra tra le iniziative di Startup Europe che si pongono l’obiettivo di determinare la nascita di un vero e proprio StartUp Continent, in grado di competere a livello globale e di diventare una leva determinante per la crescita del sistema imprenditoriale, sia a livello nazionale che europeo.

Resta aggiornato per seguire gli scontri e scoprire i vincitori!

 

 

Scopri le startup selezionate!

SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale è co-organiser per il Piemonte di Start-Up Europe Awards (SEUA), un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea – DG Connect e DG Growth – e dal Parlamento Europeo, implementata da Finnova e dal Country Manager per l’Italia X23 Srl che è responsabile per il network e per il regolamento italiano.

Lunedì 28 Novembre 2016 si svolgerà presso Rinascimenti Sociali (in via Maria Vittoria 38 a Torino), la finale regionale #SEUA- Piemonte per l’ambito Innovazione Sociale: l’evento coinvolge l’intero ecosistema degli attori impegnati a sviluppare, accompagnare e supportare progetti e startup a impatto sociale sul territorio piemontese. Obiettivo dell’evento è individuare le migliori startup da accreditare per la finale nazionale, organizzata dal Country Manager SEUA-Italia X23 Srl, in programma il 6 dicembre 2016 a Milano.

 

Le 15 startup che si sfideranno il 28 novembre sono:

aGrisù è una startup innovativa, e uno spin-off universitario, impegnata a creare strumenti per monitorare gli inquinanti ambientali.

Cityteller è una piattaforma social dedicata alla condivisione e geo-localizzazione dei luoghi protagonisti dei libri.

Foodie4market + “fa bene.” è il progetto che vuole distribuire il cibo alle famiglie in difficoltà, attraverso un e-commerce dei mercati urbani.

GetWYS è la startup che ha sviluppato differenti strumenti innovativi a supporto del mondo charity, in particolar modo il Charitygram.

Last Minute Sotto Casa è la più grande community di negozianti e consumatori uniti nella battaglia allo spreco alimentare.

Maramao  è la startup impegnata nella costruzione di una impresa agricola sociale che coltivi in modo biologico i terreni, coinvolgendo alcuni dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale ospiti dei progetti SPRAR.

Net2Share  è il nuovo modello di attivazione di reti di prossimità, che permette di far circolare l’economia nelle comunità, aiutare le persone in difficoltà e premiare chi partecipa.

Progetto AgriLab è il progetto di inserimento in agricoltura sociale sviluppato dalla bio-farm I Tesori della Terra Società Cooperativa Agricola Sociale Onlus.

Sport Grand Tour è il primo progetto multi-sport in Italia per permettere a tutti i bambini/ragazzi di scoprire la propria passione sportiva.

Synapta è lo spin-off del Centro Nexa per Internet & Società del Politecnico di Torino, che si occupa di rendere più sostenibile e trasparente il sistema informativo di aziende e pubbliche amministrazioni, grazie al approccio Data Linked.

Yeerida è la piattaforma che consente di leggere in streaming gratuitamente.

Water View è la soluzione che permette in tempo reale la distribuzione spaziale e temporale della pioggia, offrendo numerose applicazioni utili ad agricoltura,  viabilità e sport.

We Mate è l’app che ti consente di condividere il tuo appartamento, i tuoi interessi e risparmiare.

Una mappa per le iniziative sociali è il progetto per la creazione di una piattaforma di crowdmapping.

Via Baltea 3 sono spazi multifunzionali per produrre e auto produrre, portando avanti diverse attività di integrazione ed empowering quartiere attraverso un bar sociale, un panificio, una falegnameria, uno spazio coworking, una scuola di jazz e una di teatro, una radio web.

A valutare le startup un panel di esperti:

Lorenzo Allevi, Oltre Venture
Stefano Ballerini, SELLALAB
Alessio Del Sarto, Fondazione SociAL
Corrado Ferretti, Per Micro
Lorenzo NiolaStartup Grind – Milan Chapter
Laura Orestano, SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale
Giancarlo Rocchietti, Club degli Investitori

Michele Visciola, Experientia

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“Rinascimenti Sociali” apre nel centro di Torino: a marzo l’inaugurazione del primo acceleratore di imprenditorialità sociale

Nel centro di Torino, in via Maria Vittoria 38, SocialFare® – primo centro di innovazione sociale in Italia – inaugurerà pubblicamente a metà marzo la sede di “Rinascimenti Sociali”. La storica location di 1600 mq di proprietà dell’Istituto delle Rosine accoglierà il grande progetto dell’acceleratore di conoscenza e imprenditorialità sociali. Un laboratorio creato da un’estesa rete di partner locali, nazionali e internazionali che strategicamente, nel cuore della città, collaboreranno per diffondere nuovi modelli culturali capaci di affrontare le sfide attuali valorizzando dal basso idee, persone e comunità.

SR_IllustrationNella grande struttura che verrà presto aperta al pubblico il “nuovo sociale” diventa dunque protagonista, con una ricchezza di relazioni, capacità professionali, energie e risorse che si mettono in rete per progettare nuove soluzioni per il Bene Comune. Di qui il nome scelto, “Rinascimenti Sociali”, a sottolineare quel passaggio da un’esperienza all’altra e quella condivisione a livelli diversi che possono generare non uno ma più “rinascimenti”, dove la persona e le comunità sono poste al centro dell’azione e dei processi decisionali.

La sede delle Rosine, per posizione e ampiezza,ben si presta ad ospitare quello che SocialFare® – capofila di una rete di circa 15 partner, tra cui il consorzio torinese TOP-IX – promuove come luogo di incontro di molteplici e poliedriche competenze. Uno spazio aperto a tutti, soprattutto ai giovani, dove sarà possibile sviluppare nuove conoscenze e linguaggi che caratterizzano il social design, la tecnologia sociale, l’impresa sociale, la finanza sociale, la prototipazione e innovazione delle politiche…

Sarà una fucina di idee e sperimentazioni in cui respirare l’aria fresca e creativa della social innovation. Uno spazio da riempire insieme, ristrutturato all’insegna dell’essenzialità perché possa essere plasmato, adattato e personalizzato in una visione di “rete” e condivisione. C’è anche un terrazzo di 800 mq che potrebbe ospitare nuove progettualità (ad esempio gli orti urbani) o manifestazioni all’aperto.unnamed

Gli ambienti di “Rinascimenti Sociali” accoglieranno e aggregheranno tutti coloro che abbiano un’idea di impresa sociale da realizzare, vogliano innovare imprese già in essere, sentano la necessità di impadronirsi di nuovi linguaggi e vogliano entrare in un’ampia e motivata rete di persone, imprese, enti e istituzioni per generare un impatto positivo.

La struttura sarà pertanto centro informale di formazione e promozione, di generazione di startup ma anche di riposizionamento di imprese già esistenti che vogliano introdurre al proprio interno elementi distintivi della nuova imprenditorialità sociale. Non un incubatore, dunque, ma un acceleratore del processo di prototipazione e sperimentazione di nuove soluzioni “su misura” sostenuto da un’ampia rete di competenze che in via Maria Vittoria avrà l’occasione si esprimere tutte le proprie potenzialità.

La Regione Piemonte è tra gli attori coinvolti, per quanto riguarda open data e open government. Nelle prossime settimane ci soffermeremo diffusamente sull’iniziativa intervistando i diversi partner di “Rinascimenti Sociali” e svelando la data dell’inaugurazione…

Per informazioni: info@socialfare.org

 

 

 

Cambiare il sistema si può

Se la crisi di sistema in atto impone un radicale ripensamento delle relazioni produttive e sociali, è solo dal basso che può essere indicata la strada da percorrere per un cambiamento sistemico, cioè dalla sperimentazione quotidiana sul territorio di nuove forme organizzative veicolate da realtà competenti, agili e dinamiche. Realtà radicate e inserite in networks ramificati, centri catalizzatori capaci di creare l’ambiente adatto – fertile e accogliente perché espressione di condivisione e partecipazione democratica – per indurre i poteri “forti” a sostenere la costruzione di una nuova società.

Tutti i cambiamenti di sistema, infatti, non possono prescindere dal coinvolgimento della politica e delle istituzioni per il riconoscimento di principi, prassi e valori generati da una socialità di rete che dal basso sappia irradiarsi orizzontalmente e verticalmente imprimendo la svolta.  Un’alleanza che sfrutti opportunamente anche le tecnologie di informazione e comunicazione, attualmente male o sotto utilizzate.

Jins

Jins

La dimensione imprenditoriale è una componente fondamentale dell’innovazione sociale, il cui obiettivo è portare sul territorio start up e creare social brands, imprese sociali che operino in ottica di mercato interagendo con l’ecosistema in cui si muovono. Di qui una maggiore capacità di penetrazione attraverso la rottura di vecchie barriere, fino ad arrivare, nel lungo periodo, a cambiamenti sistemici (nei settori dell’alimentazione, della sanità, dell’istruzione…) sia nel settore pubblico che in quello privato, in un’interazione tra idee, movimenti, modelli e interesse.

I tre approcci della social innovation

Non tutte le innovazioni sociali sono finalizzate a cambiamenti di sistema. Nel documento “Challenge Social Innovation” – che raccoglie i contributi più significativi della Conferenza di Vienna del 2011 sulla social innovation – vengono individuati tre approcci diversi che possono rappresentare però l’uno l’”espansione” qualitativa dell’altro, nella misura in cui sono in grado di affondare, da un lato, le radici nella socialità di rete e, dall’altro, di ramificarsi verso l’alto fino a raggiungere chi ha il potere di legittimare e supportare l’inversione di rotta.

Ecco allora che l’approccio “social” punta a rispondere a bisogni della comunità cui il mercato e le istituzioni non rispondono adeguatamente, mentre quello “societal” cerca di promuovere cambiamenti della società nel suo complesso sfumando il confine tra scopo economico e scopo sociale. Infine, l’approccio “systemic” prevede, appunto, il cambiamento di sistema, il “reshaping society”, cioè il rimodellamento della società attraverso nuove politiche, valori, strategie e relazioni che sono frutto di un processo virtuoso di contaminazione tra i diversi attori coinvolti. Un processo che dal basso verso l’alto e viceversa si arricchisce e consolida risultati che diventano prassi, normalità.

Il ruolo dei cittadini

Le innovazioni di sistema – è scritto nel Libro Bianco dell’innovazione sociale – “sono molto diverse dalle innovazioni di prodotti o servizi. Esse implicano cambiamenti di concetti e di mentalità, ma anche dei flussi economici: un sistema cambia solo quando le persone iniziano a pensare e a vedere in modo differente, ciò si traduce in cambiamenti di potere, sostituendo chi lo deteneva con altri. E questo di solito si riflette su tutti e quattro i settori: economico, governativo, società civile e famiglia”.

Il Libro Bianco riporta diversi esempi di cambiamento sistemico. Uno tra tanti, il ruolo fondamentale giocato dai cittadini della regione finlandese della Karelia nel ridisegnare il sistema sanitario pubblico: da una petizione avviata nel 1972 per sollecitare interventi volti a ridurre l’alta incidenza di malattie cardiovascolari si è arrivati a un progetto che ha coinvolto autorità, esperti e cittadini locali.

Conferenza "Social Renaissance" a Torino il 26 giugno scorso

Conferenza “Social Renaissance” a Torino il 26 giugno scorso

Ma l’esperienza concreta sulla quale vogliamo qui soffermarci la peschiamo dalla rete di innovatori sociali che lo scorso 26 giugno si sono radunati a Torino, ospiti di SocialFare®, per un confronto internazionale (il primo in Italia). La conferenza “Social Renaissance”, alle quale hanno partecipato oltre 30 speakers in rappresentanza di istituzioni, fondazioni e università locali, nazionali, europei e americani, è stata occasione, infatti, per connettere realtà che stanno portando avanti nei rispettivi Paesi importanti progetti dal forte impatto sociale: tra questi, il “Banco de  Inovação Social” (BSI), in Portogallo.

Il “Banco de  Inovação Social”

Lanciato nell’aprile scorso dalla “Santa Casa da Misericordia” di Lisbona – il più grande e antico istituto di carità del Portogallo -, il BSI realizza una nuova “governance” informale, non soffocata dalla burocrazia, stimolando la società a partecipare e collaborare alla realizzazione di idee innovative per rispondere alle sfide sociali. Le possibilità di raggiungere l’obiettivo di un cambiamento di sistema sono piuttosto alte, perché il Banco aggrega 27 istituzioni, enti e imprese pubbliche e private, dispone di un considerevole patrimonio immobiliare e mobiliare (gestisce la Lotteria Nazionale e con i circa 250 milioni di euro di proventi all’anno finanzia i servizi sociali e sanitari della città) e alla sua guida c’è una donna, Maria Do Carmo Pinto, ex direttore del Dipartimento per l’imprenditoria e l’economia sociale della Santa Casa da Misericórdia.

20140526113806_P668D4J09OA6F939N602Il Banco de  Inovação Social si è proposto di affrontare i problemi alla radice, cominciando nelle scuole a creare percorsi di cittadinanza che responsabilizzino già in tenera età sui diritti e doveri del cittadino e sulla consapevolezza di poter cambiare le cose. Creatività, sperimentazione sul campo, sostegno alla nascita e sviluppo di imprese sociali attraverso un apposito fondo e utilizzo di piattaforme operative che aggregano le realtà sociali coinvolte sono al centro di un processo in cui risorse e competenze vengono di volta in volta messe a disposizione di progetti. E tra le competenze, giocano un ruolo attivo e insostituibile quelle offerte gratuitamente da professionisti in pensione.

educazione nelle scuoleLa promozione di una cultura dell’innovazione sociale attraverso programmi educativi e civici rivolti alla popolazione è dunque di importanza strategica per chiamare a raccolta talenti e risorse del territorio e incanalarli verso l’obiettivo del Bene Comune. Tra le iniziative, il concorso di idee “Inova” rivolto agli studenti e giovani in formazione dai 6 ai 25 anni.

“Sostenibilità”, una scelta che premia

Il percorso di esplorazione del “linguaggio” della social innovation proposto da SocialFare® approda a un’altra parola chiave: sostenibilità. In tempo di crisi se ne parla molto, con riferimento per lo più alla dimensione economica. Ma è molto di più.

A un modello di innovazione non sostenibile che si traduce nella continua creazione di nuovi prodotti, la social innovation oppone – e cerca di imporre al mercato – un nuovo approccio, una diversa organizzazione dei processi con il coinvolgimento di una società civile rafforzata nella sua capacità di agire. Processi che mettono al centro l’inclusione sociale e il rispetto dell’ambiente, risparmiando le risorse naturali e valorizzandone altre (talento, tecnologia, competenze, volontariato, relazioni…) nella direzione del Bene Comune.

salvadanaio_SostSocCiò comporta un nuovo modello d’impresa, più responsabile e più consapevole del posto che occupa all’interno di un ecosistema in cui la massimizzazione del profitto lascia il posto alla ricerca di ”equilibrio”. Dove per “ecosistema” si intende – secondo la definizione formulata da SocialFare® – “un luogo antropologico aperto, di convergenza e relazione tra bisogni sociali, comportamenti, abitudini, creatività e opportunità che aggiungono valore anche economico alla società, aumentando la capacità d’azione individuale e della comunità”.

La ricerca di equilibrio

La “sostenibilità sociale” si realizza quando le dinamiche di interazione tra i vari soggetti/stakeholders coinvolti generano in modo diretto e indiretto – rispetto alle comunità afferenti, a diversi livelli e in diverse geografie – relazioni, azioni e impatto (culturali, comportamentali, economici e ambientali) in “equilibrio” tra loro. La qualità di tali dinamiche è improntata al rispetto di valori sociali quali: benessere e felicità (salute, sicurezza, qualità della vita), equità/uguaglianza, accessibilità, empowerment e partecipazione attiva, inclusione (coesione), giustizia, conoscenza (istruzione, trasmissione della cultura…).

E  la ricerca di ”equilibrio” non indebolisce affatto  – anzi,  potenzia – la capacità di un body_condivisioneprogetto di auto-sostenersi economicamente nel medio e lungo periodo, di stare cioè sul mercato grazie al ricavato dall’attività nonché all’impegno profuso da persone che si mettono in rete e diventano espressione di una società civile motivata ed entusiasta. Collaborazione, cura e attenzione alle risorse si integrano dunque in modelli di business dove il capitale relazionale non è meno importante di quello finanziario.

Società, Economia, Ambiente

Nelle diverse definizioni di “sostenibilità” coniate nel corso degli anni le dimensioni economica, ambientale e sociale vengono per lo più tenute separate, seppure poste sullo stesso piano. La riflessione intorno al concetto di sviluppo sostenibile quale emerge dal rapporto Bruntland “Our Common Future” del 1987 rilasciato dalla Commissione mondiale sull’ambiente e lo sviluppo (“uno sviluppo che risponde alle esigenze del presente senza compromettere la capacità delle generazioni future di soddisfare le proprie”) ha prodotto una vasta letteratura in cui è condivisa la consapevolezza che le tre componenti – Ambiente, Società, Economia – vadano coniugate ed equilibrate, inscindibili l’una dalle altre.

Quando si parla di sostenibilità, si pensa soprattutto alla dimensione economica. Ma quando si parla di valore economico, non semplicemente di economia, non si può prescindere dai concetti di sostenibilità sociale e dal valore sociale. Ed è per questo che SocialFare® propone la “sostenibilità sociale” come cappello che racchiude e comprende le diverse componenti, in un intreccio di attitudini, comportamenti, relazioni, scambio di conoscenza che permettono a un progetto di reggersi sulle proprie gambe, di essere replicato e di avere un largo impatto.

Un esempio da Jakarta

Un’esperienza concreta la attingiamo alla recente premiazione dei vincitori di “Slow Pack 2014”, nell’ambito del Salone del Gusto e Terra Madre che si è svolto a Torino due settimane fa. Un Premio dedicato al packaging dei prodotti per sensibilizzare su quanto anche i “contenitori” giochino un ruolo importante ai fini della sostenibilità, se realizzati in materiali “buoni, puliti e giusti” come il contenuto che racchiudono.

pack sale di baliNella categoria “tecniche e materiali tradizionali”, l’impresa indonesiana “Artisan Salt Company” si è distinta per l’originale utilizzo della pietra vulcanica locale come imballaggio artigianale dei sali di Bali. Dietro questo packaging c’è tutta una storia che qualifica il valore sociale di un prodotto la cui filiera ben rappresenta le caratteristiche della sostenibilità sociale così come la intende SocialFare®.

Innanzi tutto, la scelta di utilizzare la pietra vulcanica è nata da un bisogno sociale forte: risollevare le sorti della popolazione dopo che, in seguito a una forte eruzione vulcanica, la lava aveva ricoperto gran parte del territorio coltivato danneggiando gravemente l’economia locale e gli agricoltori. L’enorme disponibilità di pietre vulcaniche e l’intraprendenza degli abitanti del posto hanno così dato origine a un progetto imprenditoriale che sfrutta una risorsa naturale per generare nuovo lavoro e competenze attraverso la creazione di un nuovo prodotto.

Già, perché il contenitore di sali – realizzato da artigiani indonesiani – non è un semplice packaging, ma un prodotto vero e proprio che al termine della sua funzione iniziale di imballaggio non diventa scarto ma può essere riutilizzato per contenere altri prodotti; il tappo, inoltre, ha una conformazione che lo rende ideale per frantumare i cristalli di sale in piccoli grani.  Ed è così che un progetto imprenditoriale nato per rispondere a un bisogno della popolazione ha saputo creare valore economico in un circolo virtuoso che rappresenta il “valore sociale” dell’iniziativa.

Innovazione sociale: dalla pratica alla teoria

E’ ormai centrale nell’agenda politica di mezzo mondo, ma ancora non è chiaro a cosa ci si riferisca esattamente. Si abusa del termine senza che vi sia una definizione precisa, esaustiva  e universalmente accettata. Banalizzazione, retorica, strumentalizzazione sono i rischi che si corrono a parlarne impropriamente. Perché l’”innovazione sociale” – o social innovation – è prima di tutto una pratica, dalla cui osservazione si sta cercando di ricavare una teoria.

Ed è una pratica non nuova: le sue caratteristiche, che da 15 anni circa si tenta di codificare e tradurre in un linguaggio e in una progettualità non approssimativi, le ritroviamo in interventi molto meno recenti. Allora non si parlava di “innovazione sociale”, non esistevano la tecnologia informatica e i social network, ma gli obiettivi erano gli stessi: attivare cambiamenti in grado di migliorare il benessere della società, a livello locale o globale.

Quando un’innovazione è “social”?

Lslide-02’obiettivo del Bene Comune segna la differenza tra queste pratiche sociali e tutte le altre “innovazioni”, ognuna delle quali ha sì un impatto sociale ma non necessariamente “good”, buono. Ecco la definizione – contenuta nella “Guide to Social Innovation” realizzata dalla Commissione Europea” (febbraio 2013) – che secondo SocialFare esprime meglio il concetto:

“L’’innovazione sociale può definirsi come lo sviluppo e l’implementazione di nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che incontrano bisogni sociali, creano nuove relazioni sociali e collaborazioni. L’innovazione sociale porta nuove risposte ad impellenti bisogni che coinvolgono processi di interazione sociale. Le innovazioni sociali sono sociali solo se utilizzano strumenti e perseguono fini sociali. Le innovazioni sociali aggiungono valore alla società e aumentano la capacità di azione individuale e di comunità”.

Una definizione che nasce dal bisogno di chiarire cos’è – e cosa non è – una pratica ormai prioritaria nell’elaborazione di politiche volte a un’economia sostenibile e inclusiva, elemento centrale della Strategia Europa 2020 che per rilanciare l’economia ha fissato ambiziosi obiettivi in materia di occupazione, innovazione, istruzione, integrazione sociale, energia/clima.

Tante definizioni

Nel corso degli ultimi anni, in particolare, il tentativo di codificare la pratica della social innovation per imporla con più efficacia all’attenzione politica si è tradotto in numerosi studi che hanno contribuito nel loro insieme a “spingere” sempre più in alto il concetto, anche se – come si è detto – non si è ancora pervenuti a una definizione unica e continuano ad esserci confusione e ambiguità. Interessante, in proposito, uno studio pubblicato nel 2014 da Tara Anderson, Andrew Curtis e Claudia Wittig, allievi del corso universitario “Master of arts in social innovation” attivato dalla Danube University Krems in collaborazione con il Centro per l’innovazione sociale di Vienna.

Lo studio , intitolato “Definition and Theory in Social Innovation”, analizza le varie teorie fino ad approdare alla proposta di una nuova definizione che in poche parole concentra il significato di “innovazione sociale” quale emerge dal dibattito internazionale in corso. Un dibattito in cui “equality”, “justice” e “empowerment” vengono individuati come obiettivi finali – l’impatto – dei cambiamenti sociali promossi, impossibili da centrare senza la rete (co-creation e co-design). Quella rete di cui la social innovation ha bisogno per ottenere maggiori benefici in termini di replicabilità e scalabilità (replicability e scaling up). Tutti termini su cui ci soffermeremo prossimamente nel nostro glossario.immagine blog_glossario social innovation

Il dialogo con le istituzioni

Le molteplici definizioni finora coniate (ognuna delle quali individua obiettivi specifici in base al contesto sociale di riferimento) arricchiscono e contribuiscono a creare una “teoria” che sia capace di aiutare la pratica, facilitando il dialogo e spingendo le istituzioni a indirizzare maggiori risorse all’innovazione sociale.

La social innovation incontra, infatti, non poche resistenze nel suo tentativo di affermarsi come unica possibile alternativa alle soluzioni, orientate all’assistenzialismo, proposte da un welfare tradizionale ormai incapace (perché privo di adeguate risorse) di soddisfare bisogni sempre più pressanti. Di qui l’esigenza di “rigore scientifico”, di ordine e chiarezza in una pratica che sta dimostrando di essere in grado di offrire soluzioni più efficaci, efficienti e sostenibili ai problemi sociali, di far crescere e responsabilizzare individui e gruppi, di accrescere la capacità (capability) della società di agire…

La Banca dei poveri

Un esempio concreto dove sono presenti tutti gli aspetti dell’innovazione sociale secondo le definizioni attuali: dalla Fondazione della Banca dei poveri (Grameen Bank) in Bangladesh ad opera di Muhammad Yunus, nel 1976, il microcredito si è rivelato un efficace strumento di lotta alla povertà. La rivoluzione introdotta è, però, più una riscoperta che un’invenzione: le radici sono molto più antiche e affondano in Italia, 600 anni fa, con i Monti di Pietà. Un’esperienza plurisecolare che Yunus ha adattato alle caratteristiche specifiche del suo Paese, dove gran parte della popolazione vive nelle campagne.

La Grameen Bank (Banca rurale o di villaggio) è stata fonte di ispirazione e di modelli per le numerose istituzioni del settore del microcredito che sono nate in ogni parte del mondo. Al centro, la creazione di reti di fiducia e di sostegno, la consapevolezza che i sussidi ai poveri non spingono a tirare fuori il talento o la creatività ma fanno sentire la gente passiva, esclusa da qualsiasi progetto di riscatto, perciò incapace di migliorare.

immagine blog_grameen bank_yunus“Il microcredito, invece, “permette ai poveri e agli scalzi di accedere a una opportunità che di solito è esclusivo appannaggio dei ricchi – spiega Yunus – Accade così che quegli aspetti della società che sembravano rigidi, fissi e inamovibili comincino a diventare più fluidi, e attraverso lo sviluppo economico le persone si affranchino da tutto un insieme di ingiunzioni e regole”.

L’idea del microcredito è applicabile ovunque, per quanto il modello vada adeguato e calibrato a caratteristiche diverse. Le molteplici esperienze hanno dimostrato che dare credito ai microimprenditori poveri, in particolare alle donne, è possibile ed economicamente sostenibile, attraverso procedure e modalità che valorizzano l’imprenditorialità e le reti sociali locali.

E’ fondamentale, però, che chi eroga i prestiti rivolga sufficiente attenzione all’accompagnamento, al rispetto, all’acquisizione delle competenze necessarie e, soprattutto, alla costruzione di fiducia e senso di responsabilità. Ecco il valore aggiunto del microcredito: non si limita a finanziare, ma rigenera reti di fiducia. E la fiducia genera reciprocità.

“Social Renaissance”: ampia partecipazione e tanti nuovi imput

La volontà di creare per la prima volta in Italia un’occasione di confronto internazionale sulla social innovation si è tradotta, giovedì 26 giugno a Torino presso il teatro Juvarra, in una giornata particolarmente ricca di contributi e di imput. Innovatori sociali provenienti da tutto il mondo si sono alternati in dense sessioni di lavoro da cui è emersa una realtà in fermento che sta costruendo reti che sappiano affrontare le sfide poste dalla crescente disuguaglianza sociale. Una rete di attori pubblici e privati che a livello globale promuovono lo sviluppo di modelli di economia sostenibile e inclusiva.

slideshow_Social-RenaissanceNon a caso la conferenza “Social Renaissance” – il cui titolo definisce un processo volto a riportare al centro delle decisioni politiche le “periferie sociali” – si è svolta a Torino, dove la ricerca di soluzioni innovative per rispondere ai bisogni emergenti ha una lunga tradizione. E non a caso gli spazi che l’hanno ospitata sono quelli del Teatro Juvarra, presso il complesso dell’Artigianelli: “quartier generale” dell’Opera Torinese del Murialdo (che porta avanti l’attività missionaria del santo sociale Leonardo Murialdo a favore di minori e giovani in difficoltà) e dal 2012 anche sede di SocialFare, che insieme con TOP-IX e Torino Social Innovation ha organizzato l’evento. A don Danilo Magni, dunque, il compito di fare gli onori di casa in un teatro destinato a diventare cantiere in progress di cultura e innovazione sociale.

Oltre 30 speakers in rappresentanza di istituzioni, fondazioni e università locali, nazionali, europei e americani hanno raccontato la propria esperienza, tutti spinti dal bisogno di confrontarsi su significato, concetti e pratiche dell’innovazione sociale. Attraverso esempi concreti si è parlato di scalabilità, sostenibilità, partecipazione e cittadinanza attiva, responsabilità, big data, trasversalità, resilienza, imprenditorialità… Della necessità, di fronte alle sfide sociali, di una innovazione che sappia rompere i vecchi schemi, fare incontrare impresa e non profit, convogliare le diversità e spingerle – nel rispetto di ognuna – verso un nuovo modello di sviluppo.

Alcuni esempi. In Canada l’innovazione sociale è ormai una priorità del Governo, mentre in Portogallo il Banco de Inovacao Social sta portando avanti un programma che prevede un cambiamento sistemico, affrontando i problemi alla radice: cioè cominciando già nelle scuole a creare un nuovo atteggiamento di cittadinanza affinché le persone si convincano di poter cambiare le cose. A New York il Public Policy Lab aiuta i cittadini a capirci qualcosa su come vengono assegnate le case popolari e a scegliere in modo consapevole e informato a quale istituto scolastico superiore (tra i 700 esistenti) iscrivere i figli.

E poi, a Baltimora, il sostegno da parte del centro Social Innovation Lab alla nascita di aziende con buone idee da “vendere”, così come a Torino il Comune sostiene la nascita di imprese sociali mettendo a disposizione un insieme di strategie e strumenti attraverso il programma “FaciliTo giovani e innovazione sociale”. Ancora, per restare nel capoluogo piemontese, il Piano “Torino metropoli 2025” vede l’associazione “Torino Internazionale” e il progetto “Torino strategica” impegnati o costituire “visioni, strategie e azioni che promuovono l’identità e lo sviluppo dell’area metropolitana torinese mobilitando tutti gli attori locali”. SR_Illustration

Queste e tante altre esperienze sono state raccontate alla conferenza, che ha visto un’ampia partecipazione di addetti ai lavori, soprattutto giovani. L’innovazione sociale si è chiaramente delineata come un processo sociale, economico, politico e tecnologico in grado di distruggere vecchie barriere. Un processo in cui l’universo italiano delle cooperative sociali e del non profit in generale giocano un ruolo fondamentale per la loro consolidata capacità di intercettare i bisogni e realizzare progetti non standardizzati. Come ha sottolineato Mauro Busa dell’Alleanza cooperative italiane Piemonte, “le cooperative possono fare innovazione sociale, ma sarebbe auspicabile una maggiore chiarezza nelle metodologie. Il concetto non è così immediato e intuitivo”.

Per essere sostenibile la social innovation ha anche bisogno di risorse finanziarie da attingere a più fonti e con nuove modalità, cambiando il sistema delle regole attuali e individuando nuovi modelli di ingaggio. “I progetti richiedono interventi filantropici, capacità di politica pubblica, energie di mercato e capacità di far cooperare mondi finora distinti”, ha sottolineato Piero Gastaldo della Compagnia di San Paolo.

L’innovazione sociale interpella dunque fondazioni e banche, nell’ambito di un nuovo assetto collaborativo tra diversi soggetti. L’esperienza di Banca Prossima (la banca del Gruppo Intesa San Paolo dedicata al Terzo Settore) rappresenta un esperimento di sostenibilità finanziaria dei progetti realizzati dal Terzo settore, al quale vengono riconosciute caratteristiche proprie ben lontane dalla logica del “for profit”. “I servizi del for profit sono contingentati, mirati, chirurgici – ha detto Marco Morganti – Il bene collettivo non è il loro obiettivo e spesso, quando intervengono nel campo socio sanitario assistenziale, ne escono con le ossa rotta. Alla fine il gioco non è sostenibile”.

Per Banca Prossima, dunque, il criterio di efficienza non è così determinante per la concessione di un prestito: “L’efficienza è sì importante, ma non deve andare contro gli obiettivi sociali di un’organizzazione”, ha continuato Morganti. Più importanti sono invece la fiducia e la rete comunitaria che sostiene il progetto, a garanzia della sua riuscita.

SocialFare ha annunciato durante la conferenza la propria partnership con Young Foundation UK ed esplicitato i soggetti che già si stanno aggregando a livello regionale e nazionale alla piattaforma aperta SocialFare per costruire insieme conoscenza ed imprenditorialità sociali: Rinascimenti Sociali, appunto.

E’ il momento di “Social Renaissance”

“Social Renaissance” per sfidare la disuguaglianza attraverso l’innovazione d’impatto: è la proposta che domani sarà al centro della conferenza internazionale organizzata da SocialFare, TOP-IX e Torino Social Innovation, dalle 9,30 alle 17 presso il Teatro Juvarra di Torino.

slide-02Una conferenza che nasce dal bisogno – nel contesto attuale di crisi che vede crescere le disuguaglianze sociali – di ridefinire il significato, i concetti e le pratiche di innovazione chiamando a raccolta i sempre più numerosi attori pubblici e privati che a livello globale promuovono lo sviluppo di modelli di economia sostenibile e inclusiva. Importante occasione di confronto, condivisione  e spinta verso l’implementazione di nuove idee, relazioni e collaborazioni ispirate al concetto di “Rinascimenti Sociali”.

La presenza di significative realtà che generano innovazione pone il capoluogo piemontese al centro di relazioni internazionali. Così la conferenza di giovedì 26 giugno riunirà per la prima volta in Italia una comunità di innovatori sociali provenienti da tutto il mondo. Sono previsti 30 relatori, che aiuteranno il pubblico ad esplorare il processo di “Social Renaissance”.

Agli “addetti ai lavori” si affiancheranno rappresentanti di istituzioni, fondazioni e università locali, nazionali, europei e americani: dal sindaco di Torino Piero Fassino al neo presidente della Regione Piemonte Sergio Chiamparino, da Filippo Addarii e Simon Willis di “The Young Foundation” (Londra, UK) a Raj Kottamasu di “Public Policy Lab” (New York, USA) e Kunal Parikh di “Social Innovation Lab” (Baltimora, USA), da Maria Marques Pinto del “Banco de Inovacao Social” (Lisbona, PT) a Giovanna Melandri di “Human Foundation” (Roma, IT) a Marco Morganti di Banca Prossima.