ItaliaEducante: 4 anni sui territori per contrastare la dispersione scolastica

Accoglienza, accompagnamento, autonomia e ambiente. Il modello valoriale murialdino delle 4A ha guidato e ispirato la realizzazione di ItaliaEducante, il progetto messo a punto dalla Congregazione dei Giuseppini del Murialdo selezionato da Con I Bambini nell’ambito del Fondo per il contrasto della povertà educativa minorile, che volge alla conclusione nell’estate 2022 dopo 4 anni di attività e più di 20.000 ragazzi coinvolti.

Come contrastare la dispersione scolastica e la povertà educativa? E come avvicinare i ragazzi al mondo della scuola? Per rispondere a queste sfide il progetto ItaliaEducante ha coinvolto in 7 regioni (Campania, Emilia-Romagna, Piemonte, Puglia, Veneto, Trentino Alto Adige, Calabria) oltre 2.000 insegnanti ed educatori che hanno lavorato in squadra per un intervento educativo e di inclusione sociale innovativo nei contesti scolastici dei vari territori in cui opera la Congregazione dei Giuseppini. 

Il 16 giugno ci siamo incontrati a Treviso per l’evento di chiusura dal titolo “Riflessioni, risultati e testimonianze dopo 4 anni di progetto”, un momento di restituzione e condivisione per i tanti educatori, scuole e cooperative – per un totale di 160 partner coinvolti – che hanno preso parte al progetto. 

“Viviamo in un territorio che offre poco ai ragazzi – racconta fr. Stefano Caria, Presidente della Cooperativa Idea, per ItaliaEducante Calabria – e loro hanno trovato in questo progetto, e nelle persone che ci hanno lavorato, un punto di riferimento che non hanno mai avuto. Sono i ragazzi stessi che adesso ci invitano a proseguire. Da loro abbiamo imparato tanto e con loro andremo avanti”.

“A Napoli siamo stati a contatto con realtà molto difficili. Abbiamo capito che dovevamo innanzitutto ripartire dai bisogni effettivi dei ragazzi”, così è intervenuta Emanuela Monaco, coordinatrice di ItaliaEducante Campania.

Partire quindi dalla cornice progettuale, che sulla carta era “perfetta” quattro anni fa, e “sporcarla” per adattarla alle esigenze territoriali. Anthea Vigni, Social Economist di SocialFare (che, come partner di ItaliaEducante, ha curato il coordinamento nazionale e il monitoraggio del progetto), fa il punto: “Come SocialFare, ogni anno abbiamo presentato le linee guida alle regioni e un vademecum con le indicazioni su come strutturare le attività secondo le 4A. Ma è stato grazie alla grande disponibilità e collaborazione di tutti i coordinatori che, nonostante tutte le difficoltà del contesto, siamo riusciti a portare a termine questo progetto con successo”. 

Questo immenso cantiere di sviluppo educativo – così l’ha definito Marco Rossi-Doria,  Presidente di Con I Bambini – è stato inoltre capace di reggere la prova di riadattarsi alle condizioni imprevedibili che la pandemia Covid-19 ha richiesto. Vigni conferma: “Gli hub educativi sono stati fondamentali perché, in questi due anni in cui le scuole hanno dovuto chiudere le loro porte agli educatori esterni, hanno permesso di svolgere preziose attività extrascolastiche e dare sostegno e continuità ai ragazzi”.

Il progetto ha evidenziato buone pratiche efficaci e replicabili. “Dopo tanti anni di disinteresse per il welfare, stanno arrivando finalmente nuovi fondi. Dobbiamo essere resilienti e saper tradurre queste buone pratiche in strumenti educativi e allinearli ai fondi, per poter dare continuità a questo progetto”: si esprime così Rossi-Doria sul futuro.

“Già dall’inizio del progetto abbiamo cercato di strutturare le attività affinché potessero essere scalabili” dichiara Enrico Dessy, Project Manager di ItaliaEducante. “I territori possono adesso partecipare a nuovi bandi e mettersi insieme per affrontare nuove sfide. I giovani sono stati al centro del progetto e grazie ad un approccio che definiamo open-schooling siamo riusciti a costruire reti di comunità educanti con un patrimonio di rapporti tra scuole ed enti a livello locale che non deve essere sprecato”.

Legami di fiducia che si sono creati e sperimentati in questi quattro anni, trovando un supporto che spesso manca sui territori. Maria Del Vecchio, educatrice di ItaliaEducante per la Puglia chiarisce: “Chi agisce qui spesso agisce da solo. Invece con ItaliaEducante ci siamo potuti sedere ad un tavolo e immaginare come fare educazione insieme sul nostro territorio”

Cosa resta di questo progetto? Il Dipartimento di Scienze Politiche dell’Università di Pisa ha disposizione due anni per valutarne l’impatto. Gabriele Tomei, direttore scientifico Centro di Ricerca VOIS (Università di Pisa) fa una premessa: “Quando si parla di valutazione d’impatto sociale, ci si aspetta un’ispezione che verifichi che le cose che stiamo facendo corrispondano a quello che si era progettato all’inizio. Ma come potremmo esprimere questo giudizio proprio adesso, dopo la pandemia?”.  La valutazione deve essere qualcos’altro quindi: una riflessione, innanzitutto. “La prima evidenza è che, nonostante la tragedia della pandemia, un filo è stato tessuto e le attività sono state realizzate. Abbiamo già somministrato ai ragazzi 3 questionari distintiin diversi momenti per un totale di 1600 risposte. Questo ci permetterà di confrontare i risultati per vedere se ci sono differenze tra chi ha partecipato al progetto e i coetanei che invece non sono stati coinvolti. Nei prossimi due anni raccoglieremo ulteriori evidenze per poter offrire uno sguardo più “robusto” su quello che si è riuscito a realizzare, perché possa servire per nuove progettazioni”.

 

La scuola che innova: si apre il dibattito nell’ambito di GrandUP!

Può la scuola innescare processi di cambiamento e di innovazione a beneficio della collettività? Quale ruolo per i ragazzi e per gli insegnanti, preziose antenne sul territorio e potenziali innovatori? Quali alleanze con il sistema scolastico e con gli enti pubblico-privati per supportare lo sviluppo di idee nuove in risposta alle esigenze delle comunità locali?

L’ambiente scuola dovrebbe stimolare anche a uscire dalla scuola stessa, a guardarsi intorno. Facciamo sì che la scuola sia un incubatore di idee, che permetta un apprendimento anche informale, uno scambio di idee e riflessioni.

Alberto Sanino, studente e rappresentante della
Consulta provinciale degli studenti di Cuneo

Ne abbiamo parlato lunedì 30 maggio 2022 nello Spazio Incontri della Fondazione CRC, a Cuneo, nell’ambito dell’evento La scuola che innova, verso una società sostenibile. Racconti, ispirazioni e scenari di Innovazione Sociale fra i banchi di scuola: un’occasione per tirare le fila del percorso sperimentale GrandUP! IMPACT Magister e annunciare l’avvio della terza edizione di GrandUP! IMPACT Scuole. 

Di cosa si tratta?
GrandUP! IMPACT è il progetto della Fondazione CRC in collaborazione con SocialFare che dal 2018 ci vede impegnati in molteplici azioni volte a sviluppare l’ecosistema locale e valorizzare la provincia di Cuneo come territorio di Innovazione Sociale riconosciuto e attrattivo per investimenti, progettualità e imprese a impatto sociale. Quasi 2mila persone sono state finora direttamente coinvolte in 1.700+ ore di attività laboratoriali, formative e di co-progettazione insieme ai nostri esperti attraverso le diverse iniziative di GrandUP! IMPACT rivolte a nuove imprese a impatto sociale, futuri imprenditori di montagna, organizzazioni del Terzo Settore, scuole, enti pubblici, cittadini interessati.

In particolare, con le prime due edizioni di GrandUP! IMPACT Scuole abbiamo portato la progettazione sociale in 13 istituti superiori del cuneese, lavorando con 520 studenti in percorsi da 25 o 50 ore per ogni classe. I ragazzi hanno lavorato in team dando forma a un centinaio di idee progettuali volte a rispondere a specifiche esigenze collettive – in termini di inclusione sociale, sostenibilità ambientale, opportunità culturali, (…) – rilevate nella propria scuola o comunità di appartenenza. Alcune fra queste hanno vinto anche dei premi* (vedi qui). 

GrandUP! IMPACT Magister, il primo programma di accelerazione in Italia che porta i docenti delle scuole superiori ad essere attori e co-designer di innovazione sociale, è la naturale evoluzione dei progetti GrandUP! IMPACT Scuole. Lavorando in aula, a stretto contatto con i ragazzi, abbiamo infatti incontrato docenti recettivi, interessati e motivati a prendere spunto dal nostro approccio progettuale per farsi a loro volta promotori di nuovi modelli formativi, orientati a coinvolgere i ragazzi attraverso metodi che valorizzino il loro potenziale di innovatori e offrano la possibilità di mettersi in gioco lavorando su tematiche attuali, sentite, come il cambiamento climatico, gli SDGs, l’inclusione e l’integrazione culturale. 

Grazie alla Fondazione CRC, che anche in questo caso ha dato fiducia alla nostra capacità di sperimentare, nel a.s. 2021-22 abbiamo coinvolto 14 docenti di 3 istituti (IIS Baruffi di Ceva e Ormea, IIS Denina Pellico Rivoira di Saluzzo e IIS Vallauri di Fossano) della provincia di Cuneo in un percorso di formazione che permetta loro di padroneggiare e portare in aula alcuni strumenti e approcci progettuali tipici del Social Innovation Design. Un nuovo toolkit utile agli insegnanti per stimolare nei ragazzi la capacità di co-progettazione, una skill sempre più preziosa nella vita lavorativa e relazionale di ciascuno, determinante nel valorizzare l’intelligenza collettiva, nel permettere di comprendere le sfide più attuali della società e di elaborare soluzioni e idee innovative.

“È stato un percorso impegnativo e anche difficile – ha raccontato il prof. Claudio Cavallotto dell’IISS Vallauri di Fossano – soprattuto quando si è arrivati al cuore del percorso, la prototipazione. Ci sono stati momenti in cui si è pensato di non riuscire a stare al passo, ma la sfida è valsa la pena, è stato davvero interessante, perché forse per la prima volta con questi percorsi abbiamo davvero toccato con mano i problemi della scuola, cercando di lavorare tutti insieme e di coinvolgere tutte le figure interessate. Naturalmente questo deve essere un punto di partenza e non di arrivo: cercheremo davvero di portare avanti le idee venute fuori grazie al lavoro con gli esperti di SocialFare e GrandUP!”.

 

“A scuola, trovarsi a lavorare in gruppo in realtà non è così consueto – ha aggiunto il prof. Massimo Digennaro dell’Istituto Baruffi di Ceva – perché se è vero che ci sono le riunioni collegiali, è anche vero che in quelle occasioni spesso una persona parla e tanti ascoltano. Qui invece tutti abbiamo dato il nostro contributo. Ci auguriamo che sia solo l’inizio di un lavoro ben impostato con gli strumenti e il supporto che abbiamo ricevuto. Grazie!”

Ma non sono solo i docenti ad essere intervenuti al tavolo di confronto nel corso dell’evento GrandUP! IMPACT del 30 maggio:

“Mi aspetto una scuola in cui gli adulti, i docenti, siano di stimolo per la nostra generazione – ha raccontato Chiara Congera, studentessa del Liceo De Amicis e rappresentante dei Fridays for Future di Cuneo a maggior ragione perché la nostra generazione è pessimista, molti dei miei coetanei sono demotivati. Sarebbe bello avere una scuola più consapevole delle priorità attuali, come l’emergenza ambientale. Vorremmo docenti che insistano su iniziative costruttive in questa direzione, ad esempio che ci appoggino negli scioperi sul clima, che collaborino con noi ragazzi e ci offrano la possibilità di formarci ad affrontare queste sfide.”

 

“La scuola oggi non è un luogo in cui davvero si vive – ha osservato Alberto Sanino, studente dell’IISS Vallauri e referente della Consulta provinciale degli studenti di Cuneo – soprattutto dopo il periodo covid. È un luogo di apprendimento, ma non di confronto. Questo è un punto di partenza: perché non costruire un metodo di insegnamento più esperienziale e meno frontale, che davvero coinvolga gli studenti e li supporti nel fare propri i contenuti previsti nel programma formativo, attualizzandoli, aiutando a comprendere perché sono utili. Le idee nuove sono il motore pulsante che serve alla nostra società, e gli studenti hanno bisogno di percorsi meno rigidi per poterle maturare e sviluppare. Ci serve una guida, più che un percorso prestabilito, per costruire i nostri percorsi personali e quelli della società futura”.

 

“Spesso ci concentriamo sull’educazione rivolta agli studenti, e trascuriamo quella rivolta alle famiglie o a noi stessi – ha detto Mattia Sismondi della cooperativa La fabbrica dei suonimentre dare il buon esempio è il primo atto educativo in cui dovremmo impegnarci. Io cerco di farlo come genitore, ma anche attraverso le attività della nostra cooperativa, in cui tutti siamo responsabili, ad esempio, di monitorare e contenere l’impatto ambientale del nostro lavoro. Noi siamo incentivati anche dal fatto che gli sprechi si traducono in costi carico della nostra impresa, mentre mi capita spesso di notare scarsa attenzione in questo senso nelle strutture scolastiche, e penso che i ragazzi lo percepiscano”.

 

“Una scuola che guida verso società sostenibile è prima di tutto consapevole del fatto che stiamo vivendo la più grande crisi che l’umanità abbia mai affrontato –  ha dichiarato il prof. Filippo Cavallotto del Liceo De Amicis di Cuneo – per questo non ci vorrebbe una cassa degli attrezzi da fornire ai ragazzi, gli adulti del futuro?
Nella nostra scuola ci stiamo provando. Abbiamo per la prima volta creato una commissione, costituita da docenti e studenti, dedicata a trovare soluzioni nuove sul tema della sostenibilità ambientale. Inoltre proviamo a promuovere gite scolastiche sostenibili.  Cambiamento climatico, disastro ecologico, crisi economica, guerra… tutto questo porta naturalmente a demotivazione, ma forse è anche un momento per unire le forze e cambiare le cose, e questa potrebbe essere una narrativa affascinante per i nostri giovani. Non prepariamoci al peggio, ma prepariamoci a reagire insieme, dotando i ragazzi degli strumenti necessari per costruire una società più giusta”.

 

* I premi vinti dai progetti nati nelle scuole con GrandUP IMPACT:

1) Istituto Bianchi Virginio di Cuneo, 1° premio per Storie di Alternanza 2) ITIS Del Pozzo di Cuneo, premio alla finale della NAO Challenge 2019 – 3) Istituto Baruffi di Ceva: con il progetto AVEC (fatto da tutta la classe) ha ricevuto fondi per riqualificare uno spazio interno alla scuola

 

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Uno spazio di confronto e scambio per le ragazze di Prime Minister

Una giornata intensa quella vissuta il 22 maggio dalle ragazze di Prime Minister, il progetto nato a Favara nel 2019 che scommette sulle leader del futuro: una “scuola” di politica per giovani donne che ha l’obiettivo di creare una comunità più coesa a livello sia locale, sia generazionale e di genere.

Nella mattinata di domenica scorsa, in occasione del Salone del Libro di Torino, le Primers di Napoli hanno incontrato le studentesse del Nord Ovest e presentato i progetti che hanno portato avanti nella loro città.

L’evento #RagazzeFuoriSede

In dialogo con la scrittrice Francesca Cavallo (@francescatherebel), le ragazze hanno inoltre avuto l’opportunità e lo spazio per confrontarsi scambiando idee, esperienze e progetti. Aspetti, questi, fondamentali quando si parla di attivismo civico: non solo per condividere buone pratiche, ma anche per creare legami solidi e incoraggiare la possibilità per ognuna di loro di diventare voce e attrice del cambiamento.

L’iniziativa di Prime Minister, che ad oggi ha visto coinvolte scuole di 13 città in tutta Italia, è approdata al Nord Italia nel mese di marzo 2022, coinvolgendo le prime 4 scuole ad Asti, Ivrea, Savona e Torino, grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo.

La valutazione di impatto 

Fra i partner del progetto, SocialFare ha il compito di accompagnare gli stakeholder nella definizione degli obiettivi di impatto sociale che si intende generare e quindi nel monitoraggio e valutazione dei risultati effettivi.

Il percorso di valutazione dell’impatto si articola in più fasi. Il primo, fondamentale step è la definizione di indicatori condivisi a monte del progetto, sulla base dei quali si potrà svolgere il monitoraggio in itinere. 

L’attività di “creazione del framework”, realizzata nel periodo febbraio/marzo 2022, si è svolta attraverso due workshop guidati dagli esperti di SocialFare che hanno coinvolto l’associazione Prime Minister, volti a definire la Teoria del Cambiamento (per saperne di più, leggi l’intervista alla nostra Social Economist), gli strumenti di raccolta dati e le tempistiche di monitoraggio.

A seguire si sono avviate le prime iniziative di raccolta dati quantitativa (somministrazione di questionar) e qualitativa (focus group) che vedono direttamente coinvolte le giovani partecipanti a Prime Minister in diversi momenti del percorso, in particolare nelle fasi iniziali, finali e a sei mesi di distanza dalla sua conclusione. Fra queste, il focus group realizzato il 22 maggio ha permesso di elaborare in forma condivisa una prima “fotografia” del progetto, raccogliendo preziose informazioni qualitative da parte delle ragazze “beneficiarie”.

PRIME MINISTER 

con il supporto di Compagnia San Paolo.

In partnership con:

  • POLO DEL ‘900 – TORINO 
  • FONDAZIONE GORIA – ASTI 
  • ADRIANO OLIVETTI LEADERSHIP INSTITUTE – IVREA 
  • FONDAZIONE COLOR YOUR LIFE – SAVONA 
  • SOCIAL COMMUNITY THEATRE CENTRE
  • SOCIALFARE

L’innovazione Sociale è una cosa da ragazzi!

#ImpactStories | Il racconto di Matteo, Project Assistant di SocialFare impegnato nei nostri percorsi di Alternanza Scuola Lavoro in provincia di Torino e Cuneo.

L’Innovazione Sociale è (anche, e a pieno titolo) “una cosa da ragazzi”! Ne siamo convinti noi di SocialFare che da anni portiamo sui banchi di scuola percorsi di co-progettazione e autoimprenditorialità come GrandUP! Giovani Idee per lo Sviluppo (promosso dalla Fondazione CRC) e InnovAction School (promosso dalla Fondazione CRT).

Grazie a questi programmi, ad oggi inseriti nei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro, i nostri Impact Designer portano le scuole al centro dell’azione progettuale tramite laboratori innovativi, inclusivi e aperti all’ibridazione. Attraverso l’approccio didattico basato sull’experiential learning gli studenti mettono in campo le proprie risorse, attitudini e competenze per elaborare e riorganizzare soluzioni in risposta a sfide sociali individuate nel proprio contesto e nella comunità in cui vivono.

Abbiamo chiesto a Matteo Lupetti (SocialFare) di raccontarci in prima persona l’esperienza vissuta in questi mesi lavorando a contatto con decine di classi di istituti superiori in provincia di Torino e di Cuneo. Ecco cosa ci ha raccontato.

Gli ultimi giorni di un percorso nelle scuole sono sempre i più intensi: la stanchezza delle ore accumulate si somma alla necessità di dover far rispettare, senza accendere il panico, le scadenze di consegna del materiale finale alle ragazze e ai ragazzi coinvolti.  

E anche loro sentono questa pressione: per quanto la classe possa essere vivace o la soglia d’attenzione a tratti vacillante, la preparazione alla presentazione finale rivela quanto in realtà i ragazzi, incluso chi tende ad essere etichettato come “fannullone” o “difficile”, riescano a lavorare seriamente, anche senza la minaccia del cattivo voto ad incombere su di loro.

C’è chi si ritira in una parte isolata dell’auditorium per ripetere la presentazione finita, chi invece trova la sua dimensione nel disegnare il funzionamento dell’innovazione sociale che ha co-progettato, trovando un attimo di calma e concentrazione nella propria iperattività. C’è chi si veste quotidianamente con capi di colore evidenziatore, ma in questa occasione si è portato il cambio di vestiti per essere elegante, e chi chiede per l’ennesima volta se davvero ci sarà anche la preside a sentire la presentazione, mentre dà gli ultimi ritocchi al proprio prototipo.

 

Nonostante questo, la domanda che mi frulla in testa è la stessa tutte le volte: saremo riusciti a passare davvero qualcosa ai ragazzi con questo percorso?

L’obiettivo principale dei nostri percorsi nelle scuole superiori è trasferire ai giovani coinvolti le basi metodologiche dell’innovazione sociale e portare le classi a sviluppare concept o prototipi progettuali in risposta a sfide da loro stessi individuate nell’ecosistema scolastico. A livello pratico, in qualità di formatore vorresti che insieme alle competenze più propriamente “tecniche” i ragazzi comprendessero concetti come: “tutti abbiamo un talento, tutti siamo creativi, sii positivo di fronte ai problemi che incontri, collaborare con gli altri porta risultati inaspettati, cerca di conoscere le persone coinvolte in un problema” e molti altri che possono fare la differenza nei contesti lavorativi e personali presenti e futuri di ciascuno di loro.

 

Per me il raggiungimento di questo obiettivo resta sempre un mistero fino alla fine, quando la presentazione è alle spalle e il team è di ritorno a casa. È questo il momento infatti in cui leggiamo i riscontri (anonimi) che chiediamo ai ragazzi e alle ragazze in merito al percorso, ed è questo il momento in cui mi rendo conto che sì, forse un impatto su queste classi l’abbiamo avuto davvero, spesso anche oltre le aspettative iniziali.

 

Seguono: post-it con i feedback di alcuni dei ragazzi coinvolti nei nostri percorsi.

 

L’innovazione sociale fra i banchi di scuola con GrandUp!

 

[ Guarda il video ]

Con “GrandUp! Energia giovane per lo sviluppo” i ragazzi delle superiori
diventano attivatori di cambiamento a beneficio della comunità in cui vivono

Al via in provincia di Cuneo il programma promosso dalla Fondazione CRC e dalla Camera di Commercio di Cuneo con il supporto tecnico di SocialFare, Centro per l’Innovazione Sociale.

13 percorsi per un totale di 550 ore vedono coinvolti 300 ragazzi nel quadro dell’alternanza scuola/lavoro nell’ideazione e prototipazione di soluzioni innovative in risposta ad alcune “sfide sociali” del territorio

 

 

Questa esperienza mi ha insegnato che nella risoluzione di qualsiasi problema, sia in ambito scolastico che nella vita quotidiana, è utile avere un punto di vista esterno e lavorare con altre persone per capire meglio come risolvere una sfida e implementare la soluzione.

Simone, 16 anni, 3A Elettro | IIS Vallauri di Fossano (CN)

 

 

Fossano, novembre 2018 – I ragazzi di 3A e 3B ELT – indirizzo Elettrotecnico dell’Istituto Superiore G. Vallauri di Fossano (Cuneo) sono i primi a portare a termine il percorso per diventare innovatori sociali e attivatori di cambiamento nella propria comunità: 50 ore di laboratorio per apprendere metodi e tecniche di co-progettazione, ideare e implementare una soluzione efficace in risposta ad una sfida sociale rilevante per il contesto scolastico ed il territorio.

 

La prima sfida affrontata riguarda una problematica riscontrata dalla scuola stessa: scarseggiano negli ultimi anni le iscrizioni all’indirizzo Elettrotecnico (ELT), perché i ragazzini sono poco attratti da un percorso apparentemente lontano dal più accattivante mondo dell’informatica. Occorre raccontare e valorizzare meglio le importanti opportunità formative e professionali offerte dall’ELT, anche spiegando il nesso stretto che lega l’elettrotecnica alle tecnologie digitali, con un linguaggio coinvolgente e più accessibile ai ragazzini delle medie: chi può farlo meglio degli studenti stessi del Vallauri?

Guidati dal team di SocialFare, Centro per l’Innovazione Sociale con una solida esperienza nell’accompagnamento di progettualità imprenditoriali a impatto sociale, i ragazzi di 3A e 3B ELT hanno messo a punto un percorso interattivo per raccontare ai più giovani “il bello di studiare elettrotecnica”, attraverso un’esperienza di gaming coinvolgente che sarà proposta nei prossimi incontri di orientamento scolastico ospitati dall’istituto.

L’iniziativa ha riscontrato interesse ed entusiasmo tanto da parte dei ragazzi coinvolti quanto negli insegnanti che hanno avuto modo di partecipare direttamente o di assistere alla presentazione dei risultati, illustrati dagli studenti stessi nel corso della giornata conclusiva del percorso.

 

Ho imparato che il lavoro di gruppo e la condivisione delle idee può portare a risultati più ampi e sviluppati rispetto a lavorare separatamente. Tutti insieme, in 30 persone, abbiamo avuto modo di confrontarci e anche di creare dei bei rapporti tra una classe e l’altra. È stato bello.

Mattia, 17 anni, 3B Elettro

  

Abbiamo imparato a gestirci, a gestire gli altri e stare nei tempi, facendo un vero lavoro di squadra… perché non sempre l’idea giusta è una, ma magari è una nata da altre idee che si sono unite.

Valerio, 17 anni, 3B Elettro

 

È stato molto formativo per i ragazzi occuparsi di questioni diverse, quali marketing, realizzare un progetto, vendere e proporre un’idea o un prodotto all’esterno. La cosa è stata apprezzata sia dal lato istituzionale della scuola che dalle famiglie, e aiuterà sicuramente i nostri studenti ad approcciarsi meglio al mondo del lavoro.

 Enrica Manfredi, Professoressa Laboratorio Elettrotecnica da 33 anni al Vallauri

 

Quella del Vallauri è solo una delle 13 “sfide sociali” definite insieme ad altrettanti istituti scolastici della provincia di Cuneo che hanno aderito al progetto GrandUp! Energia giovane per lo sviluppo promosso dalla Fondazione CRC e della Camera di Commercio di Cuneo, nato in continuità con GrandUp! Acceleriamo lo sviluppo sociale, il primo programma di “accelerazione territoriale” che nel 2018 ha accompagnato lo sviluppo di 10 progetti imprenditoriali innovativi ad impatto sociale, anche in quel caso con la partnership tecnica di SocialFare (vedi anche: www.grandup.org). La risposta positiva al programma da parte della comunità locale ha portato a pensare ad una nuova sperimentazione rivolta alle classi terze e quarte dei licei, istituti tecnici e professionali, con l’obiettivo di accompagnare le scuole a divenire luoghi di azione progettuale, ecosistemi vitali e aperti, pronti a cogliere le sfide contemporanee proprie del contesto educativo e a sviluppare idee e soluzioni che generino un impatto sociale positivo.

Attraverso laboratori innovativi in cui si impara facendo, collaborando, co-progettando, studenti e insegnanti imparano a valorizzare talenti e attitudini personali lavorando insieme e per obiettivi, con uno sguardo aperto alle esigenze degli altri e alla comunità in cui vivono. Il team di SocialFare si avvale dell’esperienza sul campo in numerosi progetti simili ed ibrida metodologie proprie dell’approccio Design Thinking e dell’Innovazione Sociale.

Le sfide su cui lavorare, definite ad hoc per ciascun istituto attraverso colloqui preliminari con gli insegnanti e con il coinvolgimento diretto delle classi all’avvio del percorso, spaziano dalle esigenze legate al contesto scolastico ad iniziative di portata più ampia sui temi dell’inclusione sociale, dell’economia circolare, dell’accessibilità e del contrasto agli effetti negativi dell’ipercomunicazione in un mondo iperconnesso.

GrandUp! Energia giovane per lo sviluppo prevede ad oggi l’attivazione di 9 percorsi da 50 ore e 4 percorsi da 25 ore presso 13 istituti scolastici della provincia di Cuneo, con un programma che proseguirà per tutto il 2019 coinvolgendo circa 300 ragazzi.


 
 
 

Gli studenti di ESCP Europe diventano consulenti per le nostre startup

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Gli studenti di ESCP Europe diventano consulenti per le start-up

 

Prende il via la terza edizione dei Collective Project: venti team di allievi della Business School lavoreranno fianco a fianco con le imprese selezionate da SocialFare, BTREES e Réseau Entreprendre Piemonte

 

 

Torino, 15 novembre 2018 Imparare ad analizzare i trend di mercato e confrontare i competitor, pianificare campagne di comunicazione e marketing, studiare un prodotto per migliorarne la performance e misurare i risultati: sono solo alcune delle attività che coinvolgeranno gli studenti del programma Bachelor in Management (BSc) della business school ESCP Europe che per cinque mesi lavoreranno come giovani consulenti aziendali fianco a fianco con alcune delle più innovative start-up torinesi. Prende il via la terza edizione dei Collective Project, quest’anno sviluppati in collaborazione con SocialFare, il primo centro italiano interamente dedicato all’innovazione sociale, la media Agency BTREES e la rete di imprenditori Réseau Entreprendre Piemonte.

 

“Learning by doing”, la convinzione che solo la pratica possa davvero rafforzare la conoscenza, è da sempre uno dei metodi d’insegnamento cardine della Business School nata nel 1819, tra le più prestigiose a livello mondiale, e i Collective Project rappresentano un’opportunità per gli studenti di entrare in contatto con realtà imprenditoriali giovani e dinamiche. Al tempo stesso il progetto costituisce per le start-up l’occasione di cogliere intuizioni che possono provenire da giovani in grado di sperimentare nuove soluzioni di business e favorire la loro scalabilità sul mercato.

 

Dalla biomedica al socialeating, dall’energia elettrica ai droni, dalle capsule del caffè ecosostenibili alle piattaforme di job sharing, le aziende coinvolte dai tre partner operano nei settori economici più vari. Venti team lavoreranno a stretto contatto con le 19 start-up selezionate da SocialFare, BTREES e Réseau Entreprendre Piemonte con l’obiettivo di unire formazione manageriale e sviluppo di imprenditorialità. Gli studenti, dotati di strumenti condivisi di Project Management e soggetti a serrate verifiche dell’avanzamento del lavoro per aumentare la loro professionalità, potranno condividere esperienze costruttive e di crescita personale, acquisendo al tempo stesso abilità pratiche, manageriali e di leadership. Dei 118 studenti del Bachelor in Management che partecipano, ben l’82% proviene da 33 Paesi stranieri (Algeria, Austria, Belgio, Brasile, Bulgaria, Canada, Cina, Croazia, Ecuador, Finlandia, Francia, Georgia, Germania, Giappone, India, Iraq, Kosovo, Lettonia, Lussemburgo, Marocco, Norvegia, Polonia, Perù, Repubblica Ceca, Russia, Serbia, Spagna, Svezia, Ucraina, Ungheria, Uruguay, USA, Vietnam) e l’età media dei partecipanti è compresa tra i 19 e i 20 anni. Al termine dell’esperienza formativa, che contribuisce alla valutazione accademica, saranno chiamati a presentare il progetto sviluppato.

 

«Il Campus di Torino è fortemente orientato all’imprenditorialità ed ha una fitta rete di rapporti con il mondo delle imprese. I Collective Project sono un’occasione ulteriore per la nostra business school di fare rete con le realtà imprenditoriali emergenti ed innovative del territorio dichiara il Prof. Francesco Rattalino, Direttore di ESCP Europe Torino Campus . Già nelle precedenti edizioni l’affiancamento di team di studenti internazionali alle start-up aderenti si è dimostrato un’eccellente palestra formativa, offrendo loro l’opportunità di sviluppare nuove competenze e di mettere in pratica quanto appreso in aula».

 

SocialFare seguirà lo sviluppo dei progetti di EcoStalla e Humus, mentre BTREES quelli di Acus, Dynameet e Interlinea. Réseau Entreprendre Piemonte coordinerà invece i lavori delle aziende senior Aizoon, Graziadio, Metroconsult e WellCom e delle startup Biotechware, Gnammo, Goolbook, Immodrone, I-see, Orangogo, Tredivino, Vinnoxygen e Waycap.

 

«La partnership tra ESCP Europe e SocialFare continua e cresce – commenta Laura Orestano, CEO di SocialFare : le start-up a impatto sociale accelerate da SocialFare diventano non solo stimolo al coinvolgimento progettuale per gli studenti del Bachelor ma anche evidenza del crescente interesse da parte loro verso i temi impact. ESCP Europe e SocialFare sono chiamati quindi ad interrogarsi su come rispondere insieme ad una domanda di conoscenza che è sempre più attenta alla sostenibilità sociale come risultato di nuovi modelli di business che integrino il valore sociale come elemento fondamentale della catena del valore di qualsiasi azione imprenditoriale e organizzativa».

 

«Come Agenzia di Comunicazione intendiamo collaborare alla crescita dell’ecosistema dell’innovazione del Piemonte e non solo continua Lorenzo D’Amelio, Innovation Strategist di BTREES . Rinnovare la nostra partecipazione all’iniziativa al 3° anno di attività con ESCP Europe, Social Fare e Réseau Entreprendre ci onora ed ha per noi un doppio significato: dare l’opportunità agli studenti di sperimentare le proprie competenze – nell’ambito delle ricerche di mercato, analisi di comunicazione e non solo – praticamente e direttamente con le PMI per cui lavoriamo ed al contempo portare un valore aggiunto alle imprese da noi supportate. Abbiamo il piacere quest’anno di coinvolgere nel progetto le seguenti aziende: Dynameet, Acus Idea, Interlinea».

 

«Siamo davvero felici di essere stati coinvolti nell’ESCP Europe Collective Project – afferma Giovanni Radis, Presidente di Réseau Entreprendre Piemonte –. Il motto di Réseau Entreprendre è “Per creare nuovi posti di lavoro creiamo imprenditori” e proprio in tal senso coltiviamo i giovani talenti mettendo a loro disposizione, per crescere, l’esperienza di imprenditori senior. Speriamo vivamente di far vivere ai team di studenti ESCP Europe l’opportunità di immergersi nelle aziende nostre associate e nelle start-up, in quanto siamo convinti dell’importanza del binomio Università/Impresa».

 

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ESCP Europe (www.escpeurope.eu)

Nata a Parigi nel 1819 come prima Business School del mondo, ESCP Europe è fra le più rinomate a livello internazionale e sempre ai primi posti nei ranking delle Business School. Con sei sedi in Europa – a Berlino, Londra, Madrid, Parigi, Torino e Varsavia – prepara ad una carriera internazionale nel management. A livello aggregato europeo, accoglie ogni anno circa 5.000 studenti e 5.000 manager, provenienti da 100 diversi Paesi, per un portfolio completo di programmi in General Management e Master specialistici. La rete degli ex allievi annovera 55.000 membri di 200 diverse nazionalità ed è attiva in 150 Paesi. Dal 2004 è presente a Torino, grazie al supporto della Chambre de Commerce et d’Industrie de Paris, della Camera di Commercio di Torino, dell’Università degli Studi di Torino, del Politecnico di Torino e di numerose aziende partner.

 

SOCIALFARE (socialfare.org)

SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale è il primo centro italiano interamente dedicato all’innovazione sociale: attraverso la ricerca, l’engagement, il capacity building e il co-design sviluppiamo soluzioni innovative alle pressanti sfide sociali contemporanee, generando nuova economia. Crediamo che il valore sociale possa generare valore economico e convergenza per innovare prodotti, servizi e modelli. Con un’ampia rete di partner nazionali ed internazionali acceleriamo conoscenza ed imprenditorialità a impatto sociale attraverso il design sistemico, il design thinking, le tecnologie abilitanti, mentoring, networking e impact investing per la scalabilità.

 

BTREES (www.btrees.social)

Btrees è una New Media Agency con sede a Biella, Novara e Torino. Composta da 15 persone e specializzata nella comunicazione sui Social Media, è stata incubata dal SELLALAB e mantiene un forte legame con le realtà innovative del territorio piemontese.

 

RÉSEAU ENTREPRENDRE PIEMONTE (www.reseau-entreprendre.org)

Réseau Entreprendre Piemonte è costituita da imprenditori senior di provata esperienza, operanti in diversi settori merceologici, che affiancano e aiutano in modo pratico, chi abbia un’idea di impresa innovativa, tradizionale o a vocazione sociale. L’obiettivo è la costruzione del “successo delle idee” fino a farle diventare attività reali e funzionanti, generatrici di nuovi posti di lavoro. Réseau Entreprendre è presente in dieci paesi Francia compresa (Italia, Marocco, Tunisia, Belgio, Svizzera, Spagna, Cile, Portogallo e Senegal). L’Italia, nel 2010, è stato il primo paese non francofono in cui è approdata Réseau Entreprendre. La sede è in Piemonte, regione che da sempre si rapporta in modo costante e continuativo con la Francia.

 

GrandUp! Energia giovane per lo sviluppo. L’innovazione sociale nei percorsi alternanza scuola/lavoro

GrandUp! Energia giovane per lo sviluppo

 

Laboratori innovativi in cui s’impara facendo, collaborando, co-progettando per valorizzare i talenti e le attitudini personali degli studenti. È il nuovo programma di accelerazione di conoscenza nato in continuità con GrandUp! Acceleriamo l’impatto sociale, a seguito della positiva sperimentazione che ci ha visti coinvolti insieme a Fondazione CRC sul territorio di Cuneo e provincia.

Il programma è promosso e sostenuto da Fondazione CRC e Camera di Commercio di Cuneo con il supporto tecnico di SocialFare | Centro per l’innovazione sociale e rivolto alle scuole superiori del territorio attraverso percorsi di alternanza scuola/lavoro.


Cuneo, settembre 2018 Si è avviato, dopo le presentazioni ai docenti a Cuneo e ad Alba, la nuova edizione del progetto GrandUp! Energia giovane per lo sviluppo, promossa e sostenuta da Fondazione CRC e Camera di Commercio di Cuneo, con il supporto tecnico di SocialFare | Centro per l’innovazione sociale, e dedicata ai giovani delle scuole superiori della provincia di Cuneo, con l’obiettivo di stimolare studenti e insegnanti a diventare innovatori sociali, attivatori del cambiamento all’interno della propria comunità. Il progetto nasce in continuità con GrandUp! Acceleriamo lo sviluppo sociale, il primo programma di accelerazione territoriale dedicato alla provincia di Cuneo che, nel corso del 2018, ha accompagnato lo sviluppo di imprenditorialità innovativa ad impatto sociale (per informazioni, www.grandup.org).

GrandUp! Energia giovane per lo sviluppo si rivolge alle classi quarte dei licei, degli istituti tecnici e professionali e propone la realizzazione di percorsi scolastici di alternanza scuola-lavoro che potranno svolgersi nell’anno scolastico 2018/2019 o in quello successivo.

Grazie allo strumento dell’alternanza scuola-lavoro, all’interno del progetto GrandUP! si propone di creare nelle scuole della provincia di Cuneo laboratori innovativi in cui s’impara facendo, collaborando, co-progettando per valorizzare i talenti e le attitudini personali degli studenti.

Con “GrandUp! Energia giovane per lo sviluppo” le scuole diventano luoghi di azione progettuale e ecosistemi vitali e aperti, in cui individuare le sfide contemporanee e proprie del contesto educativo e, attraverso i percorsi proposti, sviluppare la capacità di trovare soluzioni che generino impatti sociali positivi.

Il progetto offre alle scuole la possibilità di attivare percorsi formativi della durata di 25 o di 50 ore, che si svolgeranno in parte presso gli istituti e in parte in realtà extrascolastiche selezionate (aziende, spazi di coworking, spazi pubblici o privati…).

La modalità di lavoro proposta dal progetto è già stata sperimentata in diverse scuole al di fuori della provincia di Cuneo e la risposta di studenti e insegnanti coinvolti è stata entusiasta e ha portato ad emergere una grande ricchezza di soluzioni sorprendenti e utili non solo alla comunità scolastica, ma a tutto il territorio di riferimento.

Per supportare i docenti e le scuole nella scelta del percorso più adatto alle proprie esigenze, sarà possibile confrontarsi con il team del progetto, previa prenotazione sul sito, nei seguenti giorni: giovedì 20 settembre a Savigliano, venerdì 21 settembre ad Alba, martedì 25 settembre a Cuneo. Maggiori informazioni sono disponibili sul sito www.fondazionecrc.it.

 

“Promuovere un’educazione innovativa nelle scuole è una delle sfide che la Fondazione CRC si è data per i prossimi anni. La seconda edizione di GrandUP mette al centro i giovani e la scuola, offrendo l’opportunità di sperimentare un modo diverso di apprendere, rendendoli protagonisti del cambiamento sociale in un’ottica di sostenibilità e capacità imprenditoriale. Una competenza sempre più preziosa non solo durante il percorso scolastico, ma soprattutto nel mercato del lavoro prossimo futuro che attende i nostri giovani” dichiara Giandomenico Genta, Presidente della Fondazione CRC.

 

“L’alternanza scuola lavoro, entrata con forza nella mission degli Enti camerali, ci vede attivamente impegnati nel ruolo di promotori e facilitatori di percorsi di qualità, per favorire le sinergie e le opportunità dei ragazzi e aumentare la sensibilizzazione delle imprese, grazie anche alla collaborazione con le Associazioni di categoria” ha sottolineato il Presidente della Camera di Commercio di Cuneo Ferruccio Dardanello. “Sempre in questo ambito, si colloca l’altra progettualità che proponiamo alle scuole, resa possibile attraverso il coinvolgimento di Eurocin Geie e del GECT Parco delle Alpi Marittime- Mercantour, per formare i giovani alle sfide del territorio transfrontaliero in cui vivono”.

 

“SocialFare, forte dell’esperienza di accelerazione di conoscenza e dello sviluppo per il MIUR del ‘Sillabo per l’Educazione all’imprenditorialità nella scuola secondaria’, all’interno della Coalizione Nazionale Per l’Imprenditorialità, guarda a GrandUp! Energia Giovane per lo Sviluppo come a una sperimentazione unica in Italia per dimensione dei beneficiari coinvolti e per l’impatto sociale atteso, in termini di nuove progettualità trasformative che potranno nascere proprio dalla scuola per la società” ha aggiunto Laura Orestano, CEO di SocialFare.

 

A Torino il primo Impact Campus in Europa

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Cottino Impact Campus

Il primo centro in Europa dedicato all’impact education creato da Fondazione Cottino
con partner SocialFare avrà sede in una struttura dedicata del Politecnico di Torino

 

Torino, 18 luglio 2018 – Diventa realtà a Torino il primo Campus in Europa dedicato all’impact education, centro che promuoverà la cultura dell’impatto e della responsabilità sociale attraverso un modello di formazione innovativo e interdisciplinare aperto a professionisti, imprenditori e studenti, con l’obiettivo di contribuire a formare una nuova e rinnovata generazione di leader e di organizzazioni trasformative.

Creato dalla Fondazione Giovanni e Annamaria Cottino con la partership strategica di SocialFare, il campus avrà sede presso il Politecnico di Torino, all’interno della Cittadella Politecnica, in attesa della costruzione di una nuova struttura dedicata al learning center e va a coronare un sogno dell’ing. Giovanni Cottino, 91 anni, imprenditore e filantropo che nel 2002 ha dato vita all’omonima Fondazione con l’obiettivo di sostenere e promuovere una cultura d’impresa dal chiaro impatto sociale, abbracciando educazione e innovazione in modo coerente e connesso.

Investire sulla cultura dell’impatto significa contribuire alla costruzione di conoscenza nuova, ibrida e professionalizzante che supporti la nascita di competenze e soft skills critiche per il futuro del lavoro: pensiero critico, team working, problem-solving, creativity, systems thinking, impact design, competenze ed abilità orientate a sviluppare risposte innovative alle sfide sociali contemporanee, proiettandone l’intenzionalità e rappresentandone l’evidenza dei risultati a medio-lungo termine.

 

Questo è il progetto che meglio interpreta l’anima della fondazione, seguire le sue fasi e collaborare con partner solidi e riconosciuti per la sua realizzazione è per me fonte di soddisfazione.” – spiega Giovanni Cottino, Presidente della Fondazione –. Nel corso della mia carriera imprenditoriale ho capito i punti di forza che un manager deve avere per confrontarsi al meglio sul mercato e che, in un mondo sempre più competitivo ed internazionalizzato, non possiamo trascurare una formazione completa e soprattutto gli scenari futuri in continua crescita ed evoluzione.

La sinergia con il Politecnico di Torino sottolinea l’importanza di ibridare la conoscenza e la formazione tecnica con la cultura del cambiamento sociale, sostenibile, intenzionale e misurabile. La partnership pubblico-privata origina essa stessa cultura impact: convergenza e ibridazione di risorse per co-creare modelli e know-how trasformativo per tutti coloro che potrebbero divenire i leader di domani e per tutte quelle organizzazioni che mirano a formare le proprie risorse sulla cultura impact.

La Fondazione Giovanni e Annamaria Cottino ha individuato in SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale come partner esclusivo e verticale per l’articolazione e l’erogazione dell’offerta impact culture: “SocialFare è divenuto punto di riferimento nazionale ed internazionale sull’innovazione sociale e sulla co-creazione di modelli, prodotti e servizi che rispondano in modo innovativo alle pressanti sfide sociali. Lavorare con la Fondazione Cottino su un tema sfidante e di visione come quello della creazione di impact culture ci rende felici e consapevoli che una tale ambizione si potrà costruire solo con un ampio coinvolgimento di attori nazionali ed internazionali. Il Cottino Impact Campus mira a costruire un nuovo modello di riferimento nel settore education ed executive education, in modo verticale, esperienziale e trasformativo”, afferma Laura Orestano, CEO di SocialFare.

 

ILO Entrepreneurship Weeks: Torino, 15 – 24 october 2018

Si terranno a Torino dal 15 al 24 ottobre 2018 le ILO Entrepreneurship Weeks (IEW), programma di formazione modulare sviluppato dall’ILO in partnership con la Camera di Commercio di Torino, l’Unione Industriale di Torino e SocialFare per promuovere la crescita imprenditoriale e rafforzare lo sviluppo dell’ecosistema dell’imprenditoria internazionale.

Maggiori informazioni a seguire e cliccando qui (eng version)

 

About the IEW

The ILO Entrepreneurship Weeks (IEW) are a modular training programme developed by the International Labour Organisation (ILO) and its partners to promote entrepreneurial growth and to strengthen the development of enterprise ecosystems worldwide.

The IEW offer participants a flexible and tailor-made learning experience across the spectrum of entrepreneurship-related tools and topics.  Combined with innovative side events, study visits and networking gatherings, the IEW connect participants with entrepreneurs, business associations and policy makers to exchange knowledge, generate new ideas and explore opportunities.

What will you learn during the IEW

Micro, small and medium-sized enterprises (MSMEs) are the engines of our economies. Research shows that the majority of jobs in the world are created by MSMEs and that small firms drive regional economic performance by creating knowledge spillovers, trading new goods and services and stimulating innovation. Promoting entrepreneurship and supporting incumbent firms has therefore become a prominent feature of national development planning.

The IEW will introduce participants to entrepreneurship-related tools and topics that account for the diversity of the entrepreneurship phenomena across contexts. By choosing one out of three options, participants can individualise their learning paths and select the training content most relevant to them. 

You can choose to attend 2 or 3 modules, and the topic that interests you the most in each module.

More about the trainig programme

 

How will you learn at the IEW

The IEW combine expert input with applied learning methodologies. Participants will be exposed to group-based learning methods, including expert presentations, case studies and study visits, to ensure a high-quality learning experience.

Special emphasis is put on informal learning and knowledge exchange during side events and network gatherings.

 

Info

Location: International Training Centre of the ILO in Turin, Italy

Deadline for applications: 07 September 2018

Contact: enterprise@itcilo.org

L’arte per la trasformazione sociale: come valutarne l’impatto? Cittadellarte racconta il percorso fatto insieme

Il 25 maggio 2018, nellambito della 20ma edizione di ARTE AL CENTRO, si è inaugurata a Biella COSTELLAZIONI DEMOPRATICHE. Limpatto sociale di Cittadellarte, mostra che rilegge ventanni di progetti ed esperienze di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto alla luce di quanto emerge da un processo collettivo di autoriflessione che questanno ha visto coinvolta la Fondazione stessa nellintento di studiare e ripensare il proprio impatto sociale. Il percorso di valutazione di impatto, realizzato con il supporto scientifico di SocialFare, nasce in continuità con la vocazione e lambiziosa missione che fin dalle sue origini caratterizza Cittadellarte, fondata sulla convinzione che lArte debba farsi carico delle sfide delle contemporaneità ed essere generatrice di una nuova civiltà.

“È tempo che l’artista prenda su di sé la responsabilità di porre in comunicazione ogni altra attività umana”.
 Pistoletto, Progetto Arte 1994

 

Abbiamo intervistato Michele Cerruti But, Coordinatore di UNIDEE Higher Education Cittadellarte, che ha curato la mostra COSTELLAZIONI DEMOPRATICHE insieme a Juan Sandoval (Education Office e Art Office Cittadellarte).

 

 

Michele, ci racconti come vi siete avvicinati al tema dell’impatto sociale e perché avete sentito l’esigenza di valutare e misurare il cambiamento generato da Cittadellarte | Fondazione Pistoletto?

Cittadellarte è fondata nel 1998, a seguito del manifesto di Michelangelo Pistoletto “Progetto Arte” (1994), dichiarando che “è tempo che l’arte prenda su di sé la responsabilità di mettere in comunicazione ogni altra attività umana”. Fin dal ‘900 diverse esperienze – come la Bauhaus o Joseph Beuys – hanno traghettato l’arte verso l’impegno sociale, tanto che oggi la Socially Engaged Art è una forma d’arte diffusa nonché una disciplina accademica. Il progetto Cittadellarte mette in relazione il lavoro di Michelangelo Pistoletto insieme ad altre esperienze con il fine dell’Arte per la trasformazione sociale responsabile.

Cittadellarte persegue dunque questo obiettivo da vent’anni, ma non aveva mai tentato prima d’ora di valutare l’effettivo impatto dei suoi progetti finalizzati alla trasformazione sociale. E poiché riteniamo che per trasformare la società la critica non sia sufficiente (“Critique is not enough” è stata una mostra di alcuni anni fa), ma sia necessaria l’azione, abbiamo deciso di lavorare per misurare le azioni che portiamo avanti e i loro effetti. D’altra parte, siamo convinti che questa non sia un’esigenza specifica ed esclusiva della nostra realtà: l’Arte ha necessità di rivendicare e dimostrare la sua reale capacità di incidere sulla società. Per questo confidiamo che il percorso di valutazione dell’impatto sociale intrapreso da Cittadellarte sia di incentivo e si configuri come esperienza pilota replicabile per altri soggetti che operano nell’ambito della Socially Engaged Art.

 

Perché avete scelto di lavorare con SocialFare e qual è il percorso fatto insieme?

Ci siamo avvicinati a SocialFare, che opera a poca distanza da noi ma è nel contempo punto di riferimento per l’Innovazione Sociale a livello nazionale, nell’ambito delle attività formative che portiamo avanti con Unidee (l’ “Università delle Idee”, che racchiude tutti i progetti di Alta Formazione di Cittadellarte) e per le quali vorremmo arrivare ad un riconoscimento formale da parte del Ministero.

Abbiamo quindi deciso di avvalerci della consulenza scientifica di SocialFare per avviare un percorso di valutazione dell’impatto sociale generato da Cittadellarte mirato a definire in modo sistemico e misurabile le aree d’impatto sociale, e i relativi indicatori, con cui valutare, da oggi in poi, l’effettivo impatto delle nostre azioni sulla base degli obiettivi delineati e condivisi.

Si tratta di una strada particolarmente interessante perché ibrida, tanto in termini di contenuti trattati quanto di approccio. Il lavoro che stiamo realizzando insieme coniuga infatti strumenti propri di un approccio scientifico/sistematico con elementi comunemente considerati “intangibili” come il valore sociale di un’azione e, ancor di più, l’arte stessa. A livello personale, poi, ho avuto modo di apprezzare il modo sistemico ma “non ideologico” con cui l’approccio Design Thinking è stato proposto e applicato alla nostra realtà al fine di comprendere il contesto in cui lavoriamo e le peculiarità del mondo dell’Arte, come incipit del processo di identificazione delle aree d’impatto sociale.

Concretamente, siamo partiti con un lavoro di consapevolezza e definizione della nostra sfida sociale, il cambiamento sistemico a cui vogliamo tendere. Abbiamo dunque individuato quattro aree di impatto, lavorando sulla “catena del valore” di Cittadellarte, e cominciando a definire per ciascuna misuratori e indicatori che permettono di valutare e misurare gli effetti generati dalla fondazione in quell’ambito specifico ed in rapporto a specifici stakeholder.

Grazie a questo percorso abbiamo constatato che gli oltre 800 progetti realizzati in 20 anni di attività, pur nella loro eterogeneità, sono effettivamente riconducibili ad una specifica identità di Cittadellarte, persino indipendente dall’identità più strettamente legata alla sua originaria fondazione, poiché tutti i soggetti entrati in contatto con il progetto – il luogo Cittadellarte – hanno arricchito e contribuito attivamente alla definizione della sua identità.

Il passo successivo, tutt’ora in progress, è la costruzione degli strumenti di progettazione necessari ad orientare le azioni future verso il cambiamento sistemico a cui tendiamo, validando misuratori e indicatori, definendo la strategia di raccolta/lettura e visualizzazione dei dati su cui baseremo la valutazione dell’impatto delle azioni stesse.

 

La mostra COSTELLAZIONI DEMOPRATICHE rappresenta a tutti gli effetti il primo “prototipo narrativo” del lavoro di valutazione di impatto fatto insieme. In che modo la mostra comunica in modo fruibile questo percorso? 

La mostra è pensata per narrare il percorso fatto e nel contempo arricchirlo e integrarlo. Si tratta di un dispositivo aperto e relazionale, che contribuisce attivamente alla valutazione dell’impatto e all’immaginazione del futuro verso cui tendere. Stando a quanto abbiamo appreso del Design Thinking, potremmo ricondurre la mostra a una delle fasi di “apertura” nel processo iterativo di apertura/chiusura rappresentato dalla figura del double diamond (http://www.alpine-space.eu/projects/desalps/en/about/the-project/design-thinking/design-thinking-process) a cui dovrà seguire necessariamente una fase di sintesi.

È importante chiarire che l’obiettivo non è raccontare in modo esaustivo la totalità dei progetti realizzati da Cittadellarte. Questa mostra non ha la funzione di un archivio storico, bensì di chiave di lettura della nostra identità attraverso alcune delle azioni portate avanti in questi 20 anni, che in qualche modo sintetizzano ed esprimono il DNA comune rintracciabile in tutto quello che Cittadellarte fa. Il titolo della mostra rappresenta nel contempo il fine delle nostre azioni e il modo in cui le realizziamo, creando sinergie e sistemi relazionali paragonabili a costellazioni.

COSTELLAZIONI DEMOPRATICHE ha tre obiettivi: raccontare il percorso sopra citato, descrivere un modello di misurazione di impatto sociale e raccontare quello che Cittadellarte fa. Questi obiettivi si esprimono attraverso altrettante aree della mostra:

  • Un grande tavolo, lungo 15 metri, su cui Cittadellarte narra se stessa attraverso una selezione di progetti (descritti con piccole schede a disposizione dei visitatori) riletti secondo le 4 aree di impatto individuate durante il percorso, qui rappresentate da 4 diverse tonalità di grigio. I progetti hanno inoltre pesi e scale diverse (locale o più allargata), caratteristiche rappresentate anche in questo caso attraverso elementi visivi riconoscibili.

 

  • 4 grandi costellazioni disegnate su tende “trasparenti e attraversabili” come i progetti che rappresentano, a mostrare che i soggetti coinvolti hanno la possibilità di entrare e uscire in modo dinamico e aperto. Le costellazioni raffigurano le relazioni fra i soggetti stessi, i cui nomi sono riportati al posto delle stelle, raggruppati all’occorrenza in sciami di stelle, stelle fisse, stelle comete e legati da linee di diverso tipo. Accanto a ciascuna costellazione, cinque diagrammi offrono una chiave di lettura possibile sulla trasformazione sociale generata dai progetti rappresentati, pur nella consapevolezza dei limiti di una valutazione a posteriori: non parliamo in questo caso propriamente di impatto sociale, che come sappiamo necessita di intenzionalità, vale a dire di un’azione orientata secondo precisi indicatori definiti a priori

 

  • Un’area di interazione con i visitatori, composta da uno spazio di reazione “a caldo” in cui è possibile lasciare indicazioni e contributi, e soprattutto da (d)estructura, progetto di creazione collaborativa che permette attraverso un’esperienza ludica di attivare processi di dialogo intorno (in questo caso) al tema dell’impatto sociale di Cittadellarte. La mostra infatti è pensata come dispositivo relazionale e la raccolta di feedback avverrà anche attraverso corsi e workshop previsti nei prossimi mesi per coinvolgere soggetti diversi.

Nel corso del lavoro fatto insieme abbiamo appurato che l’impatto sociale, per essere tale, richiede intenzionalità. Quale la vostra intenzione rispetto al futuro, quali i prossimi passi del percorso verso un cambiamento sistemico?

Uno degli obiettivi del percorso fatto insieme è la costruzione di uno strumento di misurazione utile a progettare il futuro. Abbiamo avuto modo di constatare come la valutazione dell’impatto fatta costruendo gli indicatori a posteriori (ex-post) sia più difficoltosa da compiere e meno efficace, poiché non frutto di un processo sistemico compiuto su tutta la filiera progettuale ex-ante e in itinere.

La nostra intenzione è quindi mettere a frutto quanto emerso dal percorso per costruire uno strumento agile di valutazione, articolato in indicatori e misuratori che ben rappresentino le sfide sociali verso le quali intendiamo orientare in modo pervasivo le nostre attività e azioni future.