La scuola che innova: si apre il dibattito nell’ambito di GrandUP!

Può la scuola innescare processi di cambiamento e di innovazione a beneficio della collettività? Quale ruolo per i ragazzi e per gli insegnanti, preziose antenne sul territorio e potenziali innovatori? Quali alleanze con il sistema scolastico e con gli enti pubblico-privati per supportare lo sviluppo di idee nuove in risposta alle esigenze delle comunità locali?

L’ambiente scuola dovrebbe stimolare anche a uscire dalla scuola stessa, a guardarsi intorno. Facciamo sì che la scuola sia un incubatore di idee, che permetta un apprendimento anche informale, uno scambio di idee e riflessioni.

Alberto Sanino, studente e rappresentante della
Consulta provinciale degli studenti di Cuneo

Ne abbiamo parlato lunedì 30 maggio 2022 nello Spazio Incontri della Fondazione CRC, a Cuneo, nell’ambito dell’evento La scuola che innova, verso una società sostenibile. Racconti, ispirazioni e scenari di Innovazione Sociale fra i banchi di scuola: un’occasione per tirare le fila del percorso sperimentale GrandUP! IMPACT Magister e annunciare l’avvio della terza edizione di GrandUP! IMPACT Scuole. 

Di cosa si tratta?
GrandUP! IMPACT è il progetto della Fondazione CRC in collaborazione con SocialFare che dal 2018 ci vede impegnati in molteplici azioni volte a sviluppare l’ecosistema locale e valorizzare la provincia di Cuneo come territorio di Innovazione Sociale riconosciuto e attrattivo per investimenti, progettualità e imprese a impatto sociale. Quasi 2mila persone sono state finora direttamente coinvolte in 1.700+ ore di attività laboratoriali, formative e di co-progettazione insieme ai nostri esperti attraverso le diverse iniziative di GrandUP! IMPACT rivolte a nuove imprese a impatto sociale, futuri imprenditori di montagna, organizzazioni del Terzo Settore, scuole, enti pubblici, cittadini interessati.

In particolare, con le prime due edizioni di GrandUP! IMPACT Scuole abbiamo portato la progettazione sociale in 13 istituti superiori del cuneese, lavorando con 520 studenti in percorsi da 25 o 50 ore per ogni classe. I ragazzi hanno lavorato in team dando forma a un centinaio di idee progettuali volte a rispondere a specifiche esigenze collettive – in termini di inclusione sociale, sostenibilità ambientale, opportunità culturali, (…) – rilevate nella propria scuola o comunità di appartenenza. Alcune fra queste hanno vinto anche dei premi* (vedi qui). 

GrandUP! IMPACT Magister, il primo programma di accelerazione in Italia che porta i docenti delle scuole superiori ad essere attori e co-designer di innovazione sociale, è la naturale evoluzione dei progetti GrandUP! IMPACT Scuole. Lavorando in aula, a stretto contatto con i ragazzi, abbiamo infatti incontrato docenti recettivi, interessati e motivati a prendere spunto dal nostro approccio progettuale per farsi a loro volta promotori di nuovi modelli formativi, orientati a coinvolgere i ragazzi attraverso metodi che valorizzino il loro potenziale di innovatori e offrano la possibilità di mettersi in gioco lavorando su tematiche attuali, sentite, come il cambiamento climatico, gli SDGs, l’inclusione e l’integrazione culturale. 

Grazie alla Fondazione CRC, che anche in questo caso ha dato fiducia alla nostra capacità di sperimentare, nel a.s. 2021-22 abbiamo coinvolto 14 docenti di 3 istituti (IIS Baruffi di Ceva e Ormea, IIS Denina Pellico Rivoira di Saluzzo e IIS Vallauri di Fossano) della provincia di Cuneo in un percorso di formazione che permetta loro di padroneggiare e portare in aula alcuni strumenti e approcci progettuali tipici del Social Innovation Design. Un nuovo toolkit utile agli insegnanti per stimolare nei ragazzi la capacità di co-progettazione, una skill sempre più preziosa nella vita lavorativa e relazionale di ciascuno, determinante nel valorizzare l’intelligenza collettiva, nel permettere di comprendere le sfide più attuali della società e di elaborare soluzioni e idee innovative.

“È stato un percorso impegnativo e anche difficile – ha raccontato il prof. Claudio Cavallotto dell’IISS Vallauri di Fossano – soprattuto quando si è arrivati al cuore del percorso, la prototipazione. Ci sono stati momenti in cui si è pensato di non riuscire a stare al passo, ma la sfida è valsa la pena, è stato davvero interessante, perché forse per la prima volta con questi percorsi abbiamo davvero toccato con mano i problemi della scuola, cercando di lavorare tutti insieme e di coinvolgere tutte le figure interessate. Naturalmente questo deve essere un punto di partenza e non di arrivo: cercheremo davvero di portare avanti le idee venute fuori grazie al lavoro con gli esperti di SocialFare e GrandUP!”.

 

“A scuola, trovarsi a lavorare in gruppo in realtà non è così consueto – ha aggiunto il prof. Massimo Digennaro dell’Istituto Baruffi di Ceva – perché se è vero che ci sono le riunioni collegiali, è anche vero che in quelle occasioni spesso una persona parla e tanti ascoltano. Qui invece tutti abbiamo dato il nostro contributo. Ci auguriamo che sia solo l’inizio di un lavoro ben impostato con gli strumenti e il supporto che abbiamo ricevuto. Grazie!”

Ma non sono solo i docenti ad essere intervenuti al tavolo di confronto nel corso dell’evento GrandUP! IMPACT del 30 maggio:

“Mi aspetto una scuola in cui gli adulti, i docenti, siano di stimolo per la nostra generazione – ha raccontato Chiara Congera, studentessa del Liceo De Amicis e rappresentante dei Fridays for Future di Cuneo a maggior ragione perché la nostra generazione è pessimista, molti dei miei coetanei sono demotivati. Sarebbe bello avere una scuola più consapevole delle priorità attuali, come l’emergenza ambientale. Vorremmo docenti che insistano su iniziative costruttive in questa direzione, ad esempio che ci appoggino negli scioperi sul clima, che collaborino con noi ragazzi e ci offrano la possibilità di formarci ad affrontare queste sfide.”

 

“La scuola oggi non è un luogo in cui davvero si vive – ha osservato Alberto Sanino, studente dell’IISS Vallauri e referente della Consulta provinciale degli studenti di Cuneo – soprattutto dopo il periodo covid. È un luogo di apprendimento, ma non di confronto. Questo è un punto di partenza: perché non costruire un metodo di insegnamento più esperienziale e meno frontale, che davvero coinvolga gli studenti e li supporti nel fare propri i contenuti previsti nel programma formativo, attualizzandoli, aiutando a comprendere perché sono utili. Le idee nuove sono il motore pulsante che serve alla nostra società, e gli studenti hanno bisogno di percorsi meno rigidi per poterle maturare e sviluppare. Ci serve una guida, più che un percorso prestabilito, per costruire i nostri percorsi personali e quelli della società futura”.

 

“Spesso ci concentriamo sull’educazione rivolta agli studenti, e trascuriamo quella rivolta alle famiglie o a noi stessi – ha detto Mattia Sismondi della cooperativa La fabbrica dei suonimentre dare il buon esempio è il primo atto educativo in cui dovremmo impegnarci. Io cerco di farlo come genitore, ma anche attraverso le attività della nostra cooperativa, in cui tutti siamo responsabili, ad esempio, di monitorare e contenere l’impatto ambientale del nostro lavoro. Noi siamo incentivati anche dal fatto che gli sprechi si traducono in costi carico della nostra impresa, mentre mi capita spesso di notare scarsa attenzione in questo senso nelle strutture scolastiche, e penso che i ragazzi lo percepiscano”.

 

“Una scuola che guida verso società sostenibile è prima di tutto consapevole del fatto che stiamo vivendo la più grande crisi che l’umanità abbia mai affrontato –  ha dichiarato il prof. Filippo Cavallotto del Liceo De Amicis di Cuneo – per questo non ci vorrebbe una cassa degli attrezzi da fornire ai ragazzi, gli adulti del futuro?
Nella nostra scuola ci stiamo provando. Abbiamo per la prima volta creato una commissione, costituita da docenti e studenti, dedicata a trovare soluzioni nuove sul tema della sostenibilità ambientale. Inoltre proviamo a promuovere gite scolastiche sostenibili.  Cambiamento climatico, disastro ecologico, crisi economica, guerra… tutto questo porta naturalmente a demotivazione, ma forse è anche un momento per unire le forze e cambiare le cose, e questa potrebbe essere una narrativa affascinante per i nostri giovani. Non prepariamoci al peggio, ma prepariamoci a reagire insieme, dotando i ragazzi degli strumenti necessari per costruire una società più giusta”.

 

* I premi vinti dai progetti nati nelle scuole con GrandUP IMPACT:

1) Istituto Bianchi Virginio di Cuneo, 1° premio per Storie di Alternanza 2) ITIS Del Pozzo di Cuneo, premio alla finale della NAO Challenge 2019 – 3) Istituto Baruffi di Ceva: con il progetto AVEC (fatto da tutta la classe) ha ricevuto fondi per riqualificare uno spazio interno alla scuola

 

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Uno spazio di confronto e scambio per le ragazze di Prime Minister

Una giornata intensa quella vissuta il 22 maggio dalle ragazze di Prime Minister, il progetto nato a Favara nel 2019 che scommette sulle leader del futuro: una “scuola” di politica per giovani donne che ha l’obiettivo di creare una comunità più coesa a livello sia locale, sia generazionale e di genere.

Nella mattinata di domenica scorsa, in occasione del Salone del Libro di Torino, le Primers di Napoli hanno incontrato le studentesse del Nord Ovest e presentato i progetti che hanno portato avanti nella loro città.

L’evento #RagazzeFuoriSede

In dialogo con la scrittrice Francesca Cavallo (@francescatherebel), le ragazze hanno inoltre avuto l’opportunità e lo spazio per confrontarsi scambiando idee, esperienze e progetti. Aspetti, questi, fondamentali quando si parla di attivismo civico: non solo per condividere buone pratiche, ma anche per creare legami solidi e incoraggiare la possibilità per ognuna di loro di diventare voce e attrice del cambiamento.

L’iniziativa di Prime Minister, che ad oggi ha visto coinvolte scuole di 13 città in tutta Italia, è approdata al Nord Italia nel mese di marzo 2022, coinvolgendo le prime 4 scuole ad Asti, Ivrea, Savona e Torino, grazie al sostegno della Compagnia di San Paolo.

La valutazione di impatto 

Fra i partner del progetto, SocialFare ha il compito di accompagnare gli stakeholder nella definizione degli obiettivi di impatto sociale che si intende generare e quindi nel monitoraggio e valutazione dei risultati effettivi.

Il percorso di valutazione dell’impatto si articola in più fasi. Il primo, fondamentale step è la definizione di indicatori condivisi a monte del progetto, sulla base dei quali si potrà svolgere il monitoraggio in itinere. 

L’attività di “creazione del framework”, realizzata nel periodo febbraio/marzo 2022, si è svolta attraverso due workshop guidati dagli esperti di SocialFare che hanno coinvolto l’associazione Prime Minister, volti a definire la Teoria del Cambiamento (per saperne di più, leggi l’intervista alla nostra Social Economist), gli strumenti di raccolta dati e le tempistiche di monitoraggio.

A seguire si sono avviate le prime iniziative di raccolta dati quantitativa (somministrazione di questionar) e qualitativa (focus group) che vedono direttamente coinvolte le giovani partecipanti a Prime Minister in diversi momenti del percorso, in particolare nelle fasi iniziali, finali e a sei mesi di distanza dalla sua conclusione. Fra queste, il focus group realizzato il 22 maggio ha permesso di elaborare in forma condivisa una prima “fotografia” del progetto, raccogliendo preziose informazioni qualitative da parte delle ragazze “beneficiarie”.

PRIME MINISTER 

con il supporto di Compagnia San Paolo.

In partnership con:

  • POLO DEL ‘900 – TORINO 
  • FONDAZIONE GORIA – ASTI 
  • ADRIANO OLIVETTI LEADERSHIP INSTITUTE – IVREA 
  • FONDAZIONE COLOR YOUR LIFE – SAVONA 
  • SOCIAL COMMUNITY THEATRE CENTRE
  • SOCIALFARE

GrandUP! IMPACT Imprese, prosegue il percorso di accelerazione in provincia di Cuneo

La “classe” del 2022 è stata selezionata! Si tratta di 12 realtà della provincia di Cuneo, attive in ambiti diversi e con progetti differenti che hanno però tutte un’obiettivo comune: quello di generare impatto sociale concreto, intenzionale e misurabile, per coinvolgere la comunità e incentivare la partecipazione attiva dei cittadini. 

La nuova edizione di GrandUP! IMPACT Imprese è iniziata a fine marzo e proseguirà nel corso dei prossimi mesi. In queste prime giornate con i nostri esperti, i team stanno acquisendo conoscenze e competenze in ambito di Impact Design, e nello specifico con moduli su: analisi del problema sociale, Teoria del Cambiamento e definizione degli obiettivi d’impatto, disegno sistemico del progetto, Value Proposition e User Experience, analisi di mercato, competitor e benchmark.

Continuiamo a conoscere alcuni dei partecipanti a questa edizione 2021-2022!

SPAZIO AUT

Centro abitativo/terapico per persone con autismo con approccio lifespan (che assista in maniera continuativa anche in età adulta).

1In cosa consiste il vostro progetto?

Creare un luogo fisico adatto alle caratteristiche peculiari dello spettro autistico, co-progettato con persone autistiche, immaginando le caratteristiche di ogni spazio come stimoli-risorsa alle attività. All’interno di questa struttura i ragazzi potranno accedere a servizi creati e plasmati sulla loro persona con l’obiettivo di implementare le autonomie relazionali e sociali, in vista di una vita quanto più autonoma possibile.

2Quale impatto vi immaginate il vostro progetto possa generare?

Far nascere un Centro specializzato in cui le persone possano lavorare attraverso dei percorsi individualizzati sulle proprie risorse, trovare sostegno per le proprie famiglie e generare autonomia ha una ricaduta sul territorio in termini di sensibilizzazione e conoscenza.

Facendo riferimento al concetto di Qualità di Vita definito dall’OMS i nostri interventi opereranno sulla possibilità di poter apprendere e raggiungere il maggior grado possibile di autonomia, nonché di incentivare e agevolare l’integrazione e l’inclusione delle persone autistiche nella nostra comunità. 

3Come è nata la vostra idea?

La nostra idea è nata dal lavoro con i bambini e ragazzi autistici e le loro famiglie e dalla lettura dei bisogni del territorio. Attualmente le famiglie intraprendono percorsi di riabilitazione presso le ASL di riferimento e interventi educativi attraverso il servizio sociale ma man mano che i ragazzi crescono questi diminuiscono o si interrompono. Non sono presenti servizi o realtà che si rivolgo in maniera specifica alle persone autistiche, in un’ottica abilitativa e non solo riabilitativa

WALDEN – FORESTE A FORMA DI FUTURO

Piattaforma digitale gestione forestale partecipata: gestione delle foreste, vendita prodotti (legno funghi castagne), servizio offset carbonio, servizi didattici. Finanziamento tramite: pledge/stewardship, “quasi equity” e carbon mining.

1In cosa consiste il vostro progetto?

Facendo leva su associazionismo fondiario e lo sviluppo di reti pubblico private, Walden intende avviare una piattaforma di gestione forestale partecipata. Crediamo fortemente negli obiettivi di sviluppo sostenibile: contribuiamo alla transizione verso una bioeconomia circolare attraverso la gestione sostenibile delle risorse naturali, la fornitura di servizi energetici smart ed il coinvolgimento attivo delle comunità locali.

Le radici delle nostre attività sono rappresentate dal lavoro con le comunità locali, il ricorso a soluzioni innovative e l’attenzione verso la sostenibilità ambientale, economica, sociale e culturale.

2Quale impatto vi immaginate il vostro progetto possa generare?

Gli obiettivi generali sono quelli di migliorare la gestione delle foreste coinvolte nel progetto in ottica di maggiore sostenibilità, valorizzare il patrimonio di varietà locali tradizionali di castagna, generare occupazione e introdurre un nuovo servizio per le società che intendono compensare il proprio impatto ambientale.

3Come è nata la vostra idea?

Abbandono e climate change hanno impatti crescenti sull’equilibrio di foreste e pascoli. Impatti che le comunità sono raramente in grado di affrontare per mancanza di competenze e, spesso, di sensibilità. Ne consegue una perdita di biodiversità (naturale, alimentare, culturale), paesaggio e dei servizi ecosistemici, oltre a un ostacolo alla rivitalizzazione delle aree montane. Anche il mondo delle imprese fatica a compensare le emissioni prodotte ed effettuare investimenti “green”. 

Crediamo che il futuro dei nostri territori passi attraverso la diffusione di sistemi energetici rinnovabili, la migliore gestione delle risorse agroforestali e la valorizzazione delle filiere ad esse legate e lavoriamo per realizzare tutto questo. 

DEBLOGBROTHERS

Piattaforma digitale di matching per coltivare relazioni con un partner intellettuale.

1In cosa consiste il vostro progetto?

DeBlogBrothers è il progetto per costruire una piattaforma innovativa su cui coltivare una relazione intellettuale con il Brother. Il Brother è una persona di fiducia che aiuta a esprimerci nella maniera più efficace possibile e le sfere prese in considerazione sono la Fotografia, la Scrittura e le belle arti.

I problemi che vogliamo risolvere derivano dalla consapevolezza della dispersione delle piattaforme digitali esistenti e della superficialità delle relazioni umane che si creano su queste piattaforme.

2Quale impatto vi immaginate il vostro progetto possa generare?

Una maggiore valorizzazione dei talenti e delle idee di valore, che possa portare alla pubblicazione di nuovi libri, esposizione di mostre a tema a stampo culturale, nascita di salotti intellettuali.

3Come è nata la vostra idea?

Dalla voglia dei due co-founder di dare la possibilità agli appassionati di Fotografia e Scrittura di seguire e coltivare una relazione arricchente. 

BARICENTO. CAFFÈ, CULTURA, COMUNITÀ

Creazione di un laboratorio di comunità, nel quale convergeranno idee e pratiche partecipative per il territorio. Si propone come “sentinella” sociale del territorio.

1In cosa consiste il vostro progetto?

Baricentro vuole essere una “sentinella” sul territorio, punto d’ascolto e di incontro per residenti, cittadini, imprese, associazioni, enti pubblici e privati. Un luogo anche fisico, una casa in cui la comunità possa esprimersi e partecipare attivamente alla costruzione di benessere sociale sul territorio.

2Quale impatto vi immaginate il vostro progetto possa generare?

Speriamo di poter generare lavoro e cultura, mettendo le basi per un territorio che possa aiutare i giovani a costruirsi un futuro senza dover partire per le grandi città. “Baricentro” vuole diventare un vero e proprio laboratorio di comunità. Grazie alla cooperazione tra cittadini, imprese, enti, speriamo di sviluppare maggior coesione sociale e capacità di offrire risposte pratiche alle esigenze degli stessi attori sociali coinvolti.

3Come è nata la vostra idea?

L’idea nasce da un primo questionario delle priorità somministrato alla cittadinanza per valutare le criticità e le opportunità del nostro territorio. Si sono riscontrate diverse criticità su ambiti diversi (politiche giovanili, assistenziali, sanità, cultura, turismo e lavoro) che sono state raccolte all’interno del grande calderone di Baricentro. Un posto aperto a tutti senza discriminanti e in cui possano operare le tante associazioni del territorio.

L’offerta del programma

Il programma di accelerazione di conoscenza è promosso dalla Fondazione CRC in collaborazione con SocialFare nell’ambito del progetto GrandUP!. Il percorso offre non solo un ampio ventaglio di opportunità di approfondimento e formazione, ma anche di condivisione di competenze. Una ricetta di successo: fra il 2018 e il 2021 abbiamo infatti accelerato 30 team, molti dei quali hanno proseguito il loro percorso di crescita, dando vita a progetti di impresa che generano oggi un impatto sociale significativo su scala locale e/o nazionale.

 

Per approfondire:

Creare comunità inclusive: ne parliamo con la Fondazione Cariverona

Abbiamo intervistato Marta Cenzi, Responsabile Area attività istituzionali della Fondazione Cariverona, con cui SocialFare collabora stabilmente dalla fine del 2020. Insieme, prima con la sperimentazione FutureUp! e oggi attraverso l’ambizioso Bando Innovazione Sociale, lavoriamo per supportare la nascita di iniziative di Innovazione Sociale con un impatto rilevante, sostenibile e duraturo per le comunità dei territori di Verona, Vicenza, Belluno, Mantova e Ancona.

In questa breve intervista abbiamo chiesto a Marta di raccontarci come è nata questa collaborazione e qual è la visione della Fondazione rispetto ai temi dell’Innovazione Sociale.

Com’è nato il Bando Innovazione Sociale della Fondazione Cariverona? Cosa vi aspettate?

Uno dei tre obiettivi strategici su cui si basa la programmazione della Fondazione Cariverona è proprio l’innovazione sociale, con la finalità di creare delle comunità che siano coese e inclusive. Da alcuni anni, in particolare, cerchiamo di essere presenti e vicini ai nostri territori non solo in qualità di erogatori di fondi, ma anche come ente che accompagna i propri stakeholder in una crescita professionale

In questa ottica, il focus sull’innovazione sociale per per noi è assolutamente cruciale.

Desideriamo stimolare i nostri territori con modelli di intervento “alternativi” a quelli tradizionali, accompagnandoli nella crescita e nella familiarizzazione con strumenti e approcci tipici della progettazione per l’innovazione sociale. Occorre quindi ragionare sull’impatto che si vuole generare e da quello ripercorrere, un po’ a ritroso, gli output e gli outcome specifici, le azioni e le attività, il budget e le risorse da allocare. 

Altro tema su cui stiamo lavorando in via prioritaria è la sostenibilità, vale a dire che intendiamo non solo realizzare interventi che siano significativi sul territorio ma che abbiano anche la capacità di persistere nel tempo. In questo senso è importante maturare un approccio imprenditoriale e imprenditivo

Per favorire tutto questo, cerchiamo di stimolare la partecipazione a percorsi di formazione e capacity building. Con il Bando Innovazione Sociale, ad esempio, stiamo accompagnando 33 enti attraverso 5 Academy – realizzate nella primavera 2022 dagli esperti di SocialFare a Verona, Vicenza, Belluno e Ancona – con l’obiettivo di fornire strumenti e metodi utili non solo per poter migliorare la fase di progettazione, ma anche per gestire meglio e monitorare la fase di esecuzione operativa.

Il Bando Innovazione Sociale nasce in continuità con il progetto FutureUp. Ce ne parli?

Il progetto FutureUp! per noi è stata un’interessante  scommessa su un nuovo modo di lavorare. Per la prima volta, infatti, anziché rivolgerci agli enti del Terzo Settore, abbiamo provato a coinvolgere in via diretta i cittadini, ragazzi, studenti, professionisti particolarmente interessati a lavorare su alcune sfide sociali contemporanee e valide per i propri territori. Abbiamo aggregato persone che non si conoscevano fra loro, ma che erano motivate dal lavorare insieme. 

Questa scelta ha dato buoni frutti: a seguito delle 6 Social Innovation Academy, a cui hanno partecipato 161 persone (selezionate su 259 candidature), sono emerse alcune belle idee innovative per rispondere alle esigenze sociali più attuali dei territori. Le abbiamo ascoltate insieme ad una giuria, composta anche da esperti esterni, nel corso di un evento al Teatro Ristori di Verona, il FutureUp! Opportunity Day, nel settembre 2021. Abbiamo assegnato delle premialità alle migliori idee e alcune progettualità stanno maturando e trovando concretezza.

Quale ruolo per SocialFare nelle politiche della Fondazione Cariverona sull’Innovazione Sociale?

SocialFare è il primo hub dedicato all’Innovazione Sociale in Italia, lavora da tempo su questi temi: è stato quindi naturale pensare a una collaborazione nel momento in cui abbiamo scelto questa direzione. Inoltre, guardandoci intorno e osservando il mondo delle altre fondazioni di origine bancaria, abbiamo notato che la Fondazione CRC di Cuneo aveva avviato da alcuni anni un’interessante sperimentazione con SocialFare, con sviluppi e risultati fruttuosi e significativi (il progetto GrandUP! IMPACT, ndr) e abbiamo deciso di affidarci alla loro esperienza pregressa. 

Abbiamo così condiviso i nostri obiettivi e progettato insieme FutureUp!, che poi ha portato al Bando Innovazione Sociale in cui SocialFare gioca un ruolo determinante nell’accompagnamento dei team selezionati dalla fase formativa a quella di implementazione operativa. Ci siamo trovati molto bene, non solo per la vostra grande esperienza e competenza, ma anche per l’approccio particolarmente agile e “familiare” con cui il vostro team riesce a coinvolgere tutti i target a cui si rivolgono le azioni che stiamo realizzando insieme. C’è un trasferimento di competenze prezioso che avviene in ognuna di queste iniziative di cui siamo soddisfatti.

Oggi andiamo verso la seconda fase del Bando Innovazione Sociale: le Academy sono appena terminate e gli enti partecipanti stanno lavorando su un piano di sviluppo con cui potranno candidarsi ad accedere alla fase successiva. La Fondazione farà un’ulteriore selezione e assegnerà ad alcuni un grant che permetterà di avviare l’attività progettata, ma sempre con il supporto attivo degli esperti di SocialFare, previsto per la durata di due anni: questo per noi significa lavorare per lo sviluppo di attività di impresa sociale che sia solida, sostenibile e capace di generare un impatto positivo per la comunità anche nel lungo termine.

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La sfida per il 2022: coinvolgere la comunità e incentivare la partecipazione attiva dei cittadini. Ecco su cosa saranno impegnati i progetti che hanno preso parte alla nuova edizione di GrandUP! IMPACT Imprese, il programma di accelerazione di conoscenza promosso dalla Fondazione CRC in collaborazione con SocialFare nell’ambito del progetto GrandUP! Siamo curios* di vedere come cresceranno nei prossimi mesi!

I moduli di formazione

In queste prime giornate con i nostri esperti, i team stanno acquisendo conoscenze e competenze in ambito di Impact Design, e nello specifico con moduli su: analisi del problema sociale, Teoria del Cambiamento e definizione degli obiettivi d’impatto, disegno sistemico del progetto, Value Proposition e User Experience, analisi di mercato, competitor e benchmark.

[Qualche foto durante la prima giornata di formazione]

L’offerta del programma

Il programma offre non solo un ampio ventaglio di opportunità di approfondimento e formazione, ma anche di condivisione di competenze. Una ricetta di successo: fra il 2018 e il 2021 abbiamo infatti accelerato 30 team, molti dei quali hanno proseguito il loro percorso di crescita, dando vita a progetti di impresa che generano oggi un impatto sociale significativo su scala locale e/o nazionale.

Ma iniziamo a conoscere alcuni dei partecipanti a questa edizione 2021-2022! 

 

BUN DA MANGè

Un ponte tra scuola e lavoro per studenti ed ex studenti con disabilità: co-housing, gestione di eventi, produzione e confezionamento di prodotti alimentari, gestione alberghiera e attività agricola attraverso la gestione di beni confiscati.

1In cosa consiste il vostro progetto?

Creare opportunità di lavoro per ragazzi con disabilità attraverso la creazione di un servizio di catering inclusivo. Vogliamo rispondere al problema dell’inserimento lavorativo di ragazzi/e con disabilità in strutture ricettive: non sempre i ritmi di lavoro sono adatti alle loro esigenze e capacità, le strutture in cui poter lavorare diventano quindi inaccessibili. Con il servizio catering “BunDaMangè” si può creare un ponte tra scuola e lavoro per ovviare a questa problematicità.

2Quale impatto vi immaginate il vostro progetto possa generare?

Innanzitutto, speriamo che la nostra iniziativa possa stimolare la nascita di progetti simili. Crediamo anche che questo progetto possa portare alla soluzione del problema “del dopo di noi” e della residenzialità dei ragazzi con disabilità, generando benessere per questi studenti e le loro famiglie. Ma non solo,vogliamo immettere nel territorio nuove risorse per la comunità e diffondere buone pratiche.

3Come è nata la vostra idea?

Nasce dopo aver preso coscienza che il settore turistico alberghiero della provincia di Cuneo mostrava delle difficoltà ad inserire lavoratori con disabilità.

 

BIRRE DI CONFINE

Promozione e creazione di pacchetti turistici che colleghino attività di scoperta della filiera della birra al territorio circostante.

1In cosa consiste il vostro progetto?

Birre di Confine vuole creare percorsi turistici di scoperta del territorio lungo la filiera dei birrifici artigianali, integrando la produzione artigianale al contesto storico, culturale e naturale, superando i confini dei luoghi comuni e unendo le vecchie tradizioni con quelle nuove. L’obiettivo è quello di creare un modello di turismo sostenibile che unisca cultura, storia e enogastronomia.

2Quale impatto vi immaginate il vostro progetto possa generare?

Vorremmo che le piccole realtà prendessero coscienza del loro potenziale attrattivo e che, collaborando con altri attori, possano capire di avere un richiamo molto ampio. Superando i campanilismi e vedendosi parte di un percorso di insieme, i protagonisti del territorio dovrebbero superare la tipica ritrosia dei nostri luoghi per aprirsi ad un nuovo modo di valorizzare la propria attività e il proprio territorio.

La scoperta di punti di interesse meno noti distribuiti in zona invoglierebbe i turisti a tornare e ad ampliare la loro visita, vedendo il territorio della provincia come una rete di punti di interesse capaci di dare un’offerta turistica completa. Il progetto potrebbe aiutare quindi le realtà locali a comprendere il loro potenziale turistico se inserite in una rete. Infine, la creazione di interesse intorno a realtà agricole con produzioni relativamente piccole e dedicate a specifici settori potrebbe portare a una maggiore attenzione verso forme di agricoltura più sostenibili e variegate.

3Come è nata la vostra idea?

Collaborando con vari birrifici e portando personalmente amici a visitare il territorio ci siamo resi conto di come questo potenziale elevatissimo e interessante non fosse veicolato in un offerta turistica complessiva.

 

PUNTOZER.0

Un e-commerce di prodotti sostenibili e da artigianato locale.

1In cosa consiste il vostro progetto?

Il progetto puntozer.0, tramite la diffusione (vendita e produzione) di prodotti di consumo alternativi in chiave eco-sostenibile, corsi e strumenti dedicati (workshop, comunicazione, networking, divulgazione), ha l’obiettivo di fornire i mezzi e la possibilità di vivere in maniera più responsabile, consapevole e a basso impatto ambientale.

2Quale impatto vi immaginate il vostro progetto possa generare?

Miglioramento dell’impatto ambientale, della conoscenza e della sensibilità sul tema trattato (sia del singolo, che della rete e del territorio connessi al progetto) attraverso lo sviluppo di collaborazioni per la promozione dell’artigianato locale; accessibilità e inclusività dei percorsi didattico-formativi nonchè dei prodotti commercializzati; informazione e diffusione di contenuti a tema sostenibilità. Ci auguriamo che tutto questo porti a una maggiore presa di coscienza e conoscenza delle tematiche relative alla sostenibilità. 

3Come è nata la vostra idea?

Dal bisogno di agire per aiutare il pianeta guidando le persone nella transizione ecologica.

 

MYREMUS

Una soluzione digitale per la fruizione di musei da parte delle scuole.

1In cosa consiste il vostro progetto?

myReMuS crea un ponte fra scuola e museo: affianca la narrazione del prezioso patrimonio culturale italiano alla didattica nella scuola. Con myReMuS il museo partecipa all’educazione di bambini e ragazzi anche quando non possono visitarlo e li accompagna in un viaggio attraverso collezioni, aree archeologiche e paesaggistiche di tutta Italia. Il museo è un’istituzione per tutti e myReMuS rispetta questo valore con contenuti inclusivi, innovativi e interdisciplinari. 

2Quale impatto vi immaginate il vostro progetto possa generare?

Attraverso il progetto myReMuS gli studenti potranno imparare, divertirsi, conoscere e acquisire consapevolezza del patrimonio culturale. myReMuS scommette sul futuro: le nuove generazioni capiranno la grande importanza di piccoli e grandi musei e vorranno interagire in modo diretto con queste realtà, facendone parte e imparando a valorizzarli. 

La scuola e il museo avranno l’opportunità di consolidare un rapporto costante, sinergico e ottimo per i fini educativi. 

3Come è nata la vostra idea?

myReMuS nasce nell’autunno 2020 quando, dopo i primi mesi dallo scoppio della pandemia, in ambito museale si è avvertita sempre più l’esigenza di un sodalizio più strutturato e costante fra scuola e museo. Pensando alle potenzialità del digitale ed avvalendosi di una solida progettazione didattica è nata l’idea di un servizio educativo per la scuola che si avvale della partecipazione attiva dei musei italiani.

 

 

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Cuneo, qui nasce un nuovo modello di economia

Dicembre 2021 – Un territorio in cui le aziende crescono e creano occupazione, ma anche un luogo dove gli imprenditori faticano ad assumere e “trattenere” personale qualificato: è il quadro che emerge dal focus che il Corriere Torino dedica alla provincia di Cuneo, dando voce alle aziende che alimentano questo “miracolo economico iniziato più tardi rispetto al resto del Paese e che ora continua a ruggire”.

“Molti talenti fuggono e pochi vogliono rientrare”

I numeri parlano di fatturati a 8 zeri per i grandi gruppi industriali della Granda. C’è chi apre filiali negli USA e chi va particolarmente forte sull’export, pur senza “tradire” il territorio: il radicamento degli imprenditori cuneesi è sentito, è qui che intendono mantenere la produzione e creare occupazione, eppure emerge un senso di frustrazione perché i manager, gli ingegneri, gli operai qualificati sembrano non avere intenzione di restare.

Quali soluzioni per il futuro della Granda?

Ne parla Roberto Giordana, nuovo direttore della Fondazione CRC, che chiude l’articolo del Corriere menzionando i progetti di accelerazione di conoscenza e di alternanza scuola lavoro: è la sfida di GrandUP!, l’azione che dal 2018 vede SocialFare impegnata con la Fondazione per supportare l’Innovazione Sociale e la generazione di imprenditoria a impatto positivo nella provincia Granda.

Puntare sul capacity building, sulla condivisione di conoscenze e competenze nuove, sulla collaborazione attiva fra imprese, enti pubblici, Terzo Settore e cittadini è davvero la chiave per costruire un ecosistema capace di generare economia nuova e per rendere il territorio più attrattivo non solo per gli investimenti, ma anche per i giovani talentuosi e qualificati.

Oggi con GrandUP! IMPACT siamo in prima linea su diversi fronti: nelle scuole (500+ studenti coinvolti e un programma di formazione innovativa per docenti), nel dialogo fra stakeholder pubblico-privati (accompagnamento del Terzo Settore per inserirsi nella nuova programmazione EU, abbiamo avviato un percorso sul Procurement Sociale), nell’accelerazione di impresa a impatto sociale (30 progetti accelerati, una summer school per imprenditori montani, una nuova call per partecipare al programma Imprese 2022).

Il territorio di Cuneo rappresenta dunque un potenziale straordinario, fortemente reattivo, che grazie alla visione coraggiosa della Fondazione CRC ci ha permesso in questi anni di sperimentare e porre le basi per costruire un ecosistema vivo di Innovazione Sociale: un modello osservato con grande interesse in tutta Italia che, attraverso percorsi opportunamente calati negli specifici contesti, potrebbe essere replicato con successo anche in altre aree.

Per approfondire:

 

GrandUP! La scuola non si ferma

30 ottobre 2020 – Sono riprese da un paio di settimane le attività rivolte agli istituti superiori della provincia di Cuneo nell’ambito del progetto #GrandUP! Energia Giovane per lo Sviluppo promosso dalla Fondazione CRC con il supporto tecnico di SocialFare.

Il programma, che dal 2018 ad oggi ha visto coinvolte 13 scuole in 7 città del territorio, entro la fine del 2020 arriverà ad un ammontare complessivo di 850h di attività laboratoriale erogata dal nostro team di Impact Designer con la partecipazione di oltre 450 studenti.

La novità di questo autunno è la conversione dei nostri laboratori scolastici di Innovazione Sociale in attività a distanza: a fronte delle limitazioni legate all’emergenza Covid-19 e di un approfondito lavoro di ri-progettazione, il team di SocialFare ha infatti proposto di riavviare il programma volendo sperimentare insieme ai ragazzi nuove forme di collaborazione e interazione in remoto. La proposta si avvalora dell’esperienza consolidata dei nostri esperti di Innovazione Sociale – alle spalle centinaia di ore di workshop in streaming realizzati durante il lockdown, ma per lo più con un’utenza adulta – e dell’uso di tool di Design Thinking interattivi e particolarmente efficaci nel favorire la partecipazione attiva e collaborativa di tutte le persone coinvolte nella creazione e movimentazione di post-it e canvas virtuali.

È stata la 5°B Chimica dell’ITIS Delpozzo di Cuneo la prima classe a sperimentare con noi la nuova versione online di GrandUP! Scuole: oggi, 30 ottobre, si è concluso il percorso di 50h che nelle scorse due settimane ha offerto ai ragazzi strumenti, stimoli e linee guida per co-progettare secondo il metodo dell’Innovazione Sociale nuove soluzioni per rendere maggiormente sostenibile il contesto scolastico.

Armati di encomiabile motivazione ed entusiasmo, i ragazzi della 5°B hanno partecipato per 6 ore al giorno alle attività online condotte dai nostri esperti, suddivisi in 5 gruppi di lavoro che hanno elaborato altrettante proposte progettuali scegliendo, rispettivamente, di occuparsi delle seguenti sfide:

  • migliorare la qualità dell’attività laboratoriale di Didattica a Distanza
  • favorire l’integrazione e inclusione degli studenti con DSA
  • migliorare la raccolta differenziata a scuola
  • valorizzare le aree verdi scolastiche inutilizzate
  • favorire una corretta e migliore informazione sull’alimentazione sana

Di fronte ad una platea “allargata” del team SocialFare, i ragazzi hanno presentato questa mattina le rispettive proposte progettuali in un evento online che è stata anche occasione per un vivace ed entusiastico confronto, con ottimi feedback rispetto alle competenze acquisite nonché al metodo di lavoro che ha saputo superare le difficoltà della distanza fisica coinvolgendo e appassionando visibilmente tanto gli studenti quanto i nostri esperti.

Il nostro ringraziamento va alla Fondazione CRC, alla scuola e naturalmente ai ragazzi stessi che hanno creduto nella nostra proposta e ci hanno permesso ancora una volta di sperimentare nuove forme di lavoro condiviso, per guardare con fiducia ai prossimi mesi e non fermarsi di fronte alle barriere che il contesto può imporre.


 

 

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L’appello di HumusJob per l’emergenza manodopera nei campi

Segnaliamo l’appello di Humus Job, startup innovativa a vocazione sociale accelerata da SocialFare nel 2018/19, che ha messo a punto la nuova piattaforma di ricerca lavoro dedicata all’agricoltura e impegnata a favorire contratti etici e regolari:

 

APPELLO PER L’EMERGENZA MANODOPERA NEI CAMPI: 

creiamo una rete operativa e sinergica per rispondere alle esigenze delle aziende!

 

A tutti/e coloro che operano nel settore agricolo:

Istituzioni, Enti pubblici, Associazioni Datoriali, Sindacati, Terzo Settore

[Contatti: www.humusjob.it / rete@humusjob.it  ]

 

Ci insegnano alle scuole dell’obbligo che il settore primario sia quello più marginale, meno importante nelle economie “sviluppate”. Che tutto ormai è meccanizzato, che l’industria e il terziario sono le principali forze trainanti del Paese.

Eppure, ci ritroviamo oggi a non sapere dove reperire la manodopera per le nostre aziende agricole. Secondo quanto ha dichiarato il presidente di Coldiretti Prandini «il blocco delle frontiere ha fatto venire meno 370mila lavoratori stranieri nei campi, dai quali dipende un quarto della produzione “made in Italy” alimentare».

Ma questa non è un’emergenza dell’oggi. Sono anni che le nostre campagne hanno perso una governance dell’approvvigionamento della manodopera, arrivando a generare i famosi ghetti, che nella parole della Ministra Bellanova, sono «luoghi infernali! Dove sta montando la disperazione, dovuta anche alla fame e alla solitudine, che sono pieni di lavoratori che vengono dal Sud del mondo e che negli anni sono stati utilizzati nelle nostre campagne, spesso in nero» .

«Adesso noi ci rendiamo conto di quanto siamo NOI ad avere bisogno degli immigrati, perché il Nord sta soffrendo!» . Queste parole del ministro Bellanova risuonano in maniera vigorosa tra chi, da anni, si occupa delle questioni legate al bracciantato agricolo e all’inserimento lavorativo dei migranti.

Numerosi attori si muovono da tempo su questi temi, per tentare di arginare la sofferenza nei ghetti, per rispondere alle esigenze abitative degli stagionali, per tutelare gli interessi dei lavoratori e quelli delle aziende. O c’è lo stato a governare questi processi, o c’è la criminalità. Oggi, troppo spesso, non c’è un governo del fenomeno. Un fenomeno complesso e differenziato, ma che ha evidenziato da più parti una necessità prioritaria: è imprescindibile uno strumento che metta in comunicazione domanda e offerta di lavoro in agricoltura.

Humus Job sta lavorando da un anno e mezzo alla realizzazione di una piattaforma di matching lavorativo in agricoltura.

Ha ascoltato le aziende, i lavoratori, i sindacati e le associazioni datoriali. Ha cercato di rispondere alle esigenze di ognuno, tentando una mediazione che rispondesse in maniera forte alle necessità del settore.

Siamo nati in una delle Province a più forte vocazione agricola d’Italia: Cuneo. La Provincia Granda è famosa in tutto il mondo per le sue eccellenze e le sue produzioni alimentari. Oggi è anche il distretto del Nord Italia interessato dal fenomeno dei ghetti dei lavoratori stagionali, nel difficile contesto di Saluzzo e dintorni.

Humus Job mette in comunicazione domanda e offerta di lavoro in maniera efficiente e favorendo la regolarità dei contratti. Siamo ancora in fase di sviluppo dello strumento, ma siamo pronti a metterlo a disposizione dei lavoratori e delle aziende già dopo Pasqua.

Abbiamo deciso di spingere sull’acceleratore per dare una risposta a questa emergenza, per fornire uno strumento concreto a chi si occupa di questo fenomeno in tutte le parti d’Italia.

Non pensiamo di avere una soluzione definitiva, ma crediamo che, citando la ministra, ci sia «L’esigenza di fare un lavoro insieme, noi dobbiamo poter dare a queste persone la possibilità di lavorare in modo REGOLARE e di non avere un deficit di manodopera per le prossime campagne di raccolta» .

La piattaforma c’è e anche i possibili lavoratori non mancano, non solo tra i migranti. Chi ha perso il lavoro, i cassintegrati, chi percepisce i sostegni al reddito, possono essere oggi i nuovi lavoratori agricoli. Grazie alla piattaforma si possono contrattare le persone direttamente on-line e quindi evitare il movimento dei lavoratori in ricerca di impiego nelle campagne. Le aziende possono ricercare la manodopera sulla base della formazione, dell’esperienza nel settore e della disponibilità.

È attiva una verifica dei documenti dei lavoratori e un’attivazione dei contratti direttamente on-line. Chiediamo a entrambe le parti di tenere traccia delle giornate lavorative e verificheremo a fine stagione la regolarità dell’assunzione. Alle aziende verificate – ossia quelle che metteranno al centro regolarità e trasparenza – verrà rilasciato un bollino etico di qualità per la gestione delle risorse lavorative e sarà data visibilità positiva sui social e sul nostro sito.

Vogliamo favorire il lavoro nelle campagne, ma non un lavoro qualsiasi, nemmeno nell’emergenza: promuoviamo, soprattutto oggi, contratti etici e regolari!

Crediamo, però, che la buona riuscita di un progetto innovativo si basi sull’integrazione con altri servizi, pubblici e privati. Per dare risposte organiche e efficaci c’è la necessità di mettersi in connessione e a disposizione.

Questo appello va in questa direzione: abbiamo lavorato a un piccolo pezzo, ora ci auguriamo di poter stimolare un dialogo su possibili sperimentazioni concrete per fornire soluzioni immediate e condivise. Non saranno perfette, ma saranno soluzioni operative e disponibili. Attivare un processo di collaborazione su vasta scala ci sembra essenziale e le parole della Ministra ci motivano a metterci in gioco in prima persona. L’Humus ci insegna quanto la mescolanza di elementi sia essenziale per generare nuova vita. Ci ispiriamo a questo modello per cercare di creare reti, connessioni e nuove risposte integrate.

Mettiamo insieme le forze: aiutaci a diffondere la nostra piattaforma e scrivici per collaborare!

www.humusjob.it  / rete@humusjob.it

SocialFare #iorestoacasa

Cari collaboratori, partner e amici di SocialFare,
come molti di voi sanno dalla scorsa settimana tutto il team di SocialFare si è organizzato per lavorare in remoto. La sede di Rinascimenti Sociali è chiusa, ma tutti noi ci siamo moltiplicati in tanti uffici singoli, da casa, e siamo ancora e sempre più una rete.

Lavorare a distanza richiede spirito di adattamento e molte iniziative che ci vedono coinvolti hanno richiesto una nuova progettazione e rimodulazione per mantenerle attive: stiamo convertendo workshop, incontri, consulenze in format fruibili in remoto o aggiornabili nei prossimi mesi.

Il nostro approccio si basa fortemente sulla relazione, il confronto, l’interazione in presenza e lavorare in team è la nostra forza ma, nelle prossime settimane, non ci troverete in ufficio: siamo tutti operativi e reperibili in via digitale, occupati fra lavoro di concentrazione solitaria e confronti allargati in videocall.

Facciamo la nostra parte prendendoci la responsabilità di stare a casa e di lavorare al meglio delle nostre possibilità, attendendo fiduciosi un domani sostenibile e inclusivo per il quale ci adoperiamo insieme.

Un pensiero e un abbraccio da tutti noi a tutti voi, torneremo presto a vivere e a lavorare insieme nella nostra casa comune in via Maria Vittoria 38 a Torino.

#iorestoacasa #andràtuttobene
#SocialFarelavoradacasa #smartworking

L’innovazione Sociale è una cosa da ragazzi!

#ImpactStories | Il racconto di Matteo, Project Assistant di SocialFare impegnato nei nostri percorsi di Alternanza Scuola Lavoro in provincia di Torino e Cuneo.

L’Innovazione Sociale è (anche, e a pieno titolo) “una cosa da ragazzi”! Ne siamo convinti noi di SocialFare che da anni portiamo sui banchi di scuola percorsi di co-progettazione e autoimprenditorialità come GrandUP! Giovani Idee per lo Sviluppo (promosso dalla Fondazione CRC) e InnovAction School (promosso dalla Fondazione CRT).

Grazie a questi programmi, ad oggi inseriti nei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro, i nostri Impact Designer portano le scuole al centro dell’azione progettuale tramite laboratori innovativi, inclusivi e aperti all’ibridazione. Attraverso l’approccio didattico basato sull’experiential learning gli studenti mettono in campo le proprie risorse, attitudini e competenze per elaborare e riorganizzare soluzioni in risposta a sfide sociali individuate nel proprio contesto e nella comunità in cui vivono.

Abbiamo chiesto a Matteo Lupetti (SocialFare) di raccontarci in prima persona l’esperienza vissuta in questi mesi lavorando a contatto con decine di classi di istituti superiori in provincia di Torino e di Cuneo. Ecco cosa ci ha raccontato.

Gli ultimi giorni di un percorso nelle scuole sono sempre i più intensi: la stanchezza delle ore accumulate si somma alla necessità di dover far rispettare, senza accendere il panico, le scadenze di consegna del materiale finale alle ragazze e ai ragazzi coinvolti.  

E anche loro sentono questa pressione: per quanto la classe possa essere vivace o la soglia d’attenzione a tratti vacillante, la preparazione alla presentazione finale rivela quanto in realtà i ragazzi, incluso chi tende ad essere etichettato come “fannullone” o “difficile”, riescano a lavorare seriamente, anche senza la minaccia del cattivo voto ad incombere su di loro.

C’è chi si ritira in una parte isolata dell’auditorium per ripetere la presentazione finita, chi invece trova la sua dimensione nel disegnare il funzionamento dell’innovazione sociale che ha co-progettato, trovando un attimo di calma e concentrazione nella propria iperattività. C’è chi si veste quotidianamente con capi di colore evidenziatore, ma in questa occasione si è portato il cambio di vestiti per essere elegante, e chi chiede per l’ennesima volta se davvero ci sarà anche la preside a sentire la presentazione, mentre dà gli ultimi ritocchi al proprio prototipo.

 

Nonostante questo, la domanda che mi frulla in testa è la stessa tutte le volte: saremo riusciti a passare davvero qualcosa ai ragazzi con questo percorso?

L’obiettivo principale dei nostri percorsi nelle scuole superiori è trasferire ai giovani coinvolti le basi metodologiche dell’innovazione sociale e portare le classi a sviluppare concept o prototipi progettuali in risposta a sfide da loro stessi individuate nell’ecosistema scolastico. A livello pratico, in qualità di formatore vorresti che insieme alle competenze più propriamente “tecniche” i ragazzi comprendessero concetti come: “tutti abbiamo un talento, tutti siamo creativi, sii positivo di fronte ai problemi che incontri, collaborare con gli altri porta risultati inaspettati, cerca di conoscere le persone coinvolte in un problema” e molti altri che possono fare la differenza nei contesti lavorativi e personali presenti e futuri di ciascuno di loro.

 

Per me il raggiungimento di questo obiettivo resta sempre un mistero fino alla fine, quando la presentazione è alle spalle e il team è di ritorno a casa. È questo il momento infatti in cui leggiamo i riscontri (anonimi) che chiediamo ai ragazzi e alle ragazze in merito al percorso, ed è questo il momento in cui mi rendo conto che sì, forse un impatto su queste classi l’abbiamo avuto davvero, spesso anche oltre le aspettative iniziali.

 

Seguono: post-it con i feedback di alcuni dei ragazzi coinvolti nei nostri percorsi.