L’appello di HumusJob per l’emergenza manodopera nei campi

Segnaliamo l’appello di Humus Job, startup innovativa a vocazione sociale accelerata da SocialFare nel 2018/19, che ha messo a punto la nuova piattaforma di ricerca lavoro dedicata all’agricoltura e impegnata a favorire contratti etici e regolari:

 

APPELLO PER L’EMERGENZA MANODOPERA NEI CAMPI: 

creiamo una rete operativa e sinergica per rispondere alle esigenze delle aziende!

 

A tutti/e coloro che operano nel settore agricolo:

Istituzioni, Enti pubblici, Associazioni Datoriali, Sindacati, Terzo Settore

[Contatti: www.humusjob.it / rete@humusjob.it  ]

 

Ci insegnano alle scuole dell’obbligo che il settore primario sia quello più marginale, meno importante nelle economie “sviluppate”. Che tutto ormai è meccanizzato, che l’industria e il terziario sono le principali forze trainanti del Paese.

Eppure, ci ritroviamo oggi a non sapere dove reperire la manodopera per le nostre aziende agricole. Secondo quanto ha dichiarato il presidente di Coldiretti Prandini «il blocco delle frontiere ha fatto venire meno 370mila lavoratori stranieri nei campi, dai quali dipende un quarto della produzione “made in Italy” alimentare».

Ma questa non è un’emergenza dell’oggi. Sono anni che le nostre campagne hanno perso una governance dell’approvvigionamento della manodopera, arrivando a generare i famosi ghetti, che nella parole della Ministra Bellanova, sono «luoghi infernali! Dove sta montando la disperazione, dovuta anche alla fame e alla solitudine, che sono pieni di lavoratori che vengono dal Sud del mondo e che negli anni sono stati utilizzati nelle nostre campagne, spesso in nero» .

«Adesso noi ci rendiamo conto di quanto siamo NOI ad avere bisogno degli immigrati, perché il Nord sta soffrendo!» . Queste parole del ministro Bellanova risuonano in maniera vigorosa tra chi, da anni, si occupa delle questioni legate al bracciantato agricolo e all’inserimento lavorativo dei migranti.

Numerosi attori si muovono da tempo su questi temi, per tentare di arginare la sofferenza nei ghetti, per rispondere alle esigenze abitative degli stagionali, per tutelare gli interessi dei lavoratori e quelli delle aziende. O c’è lo stato a governare questi processi, o c’è la criminalità. Oggi, troppo spesso, non c’è un governo del fenomeno. Un fenomeno complesso e differenziato, ma che ha evidenziato da più parti una necessità prioritaria: è imprescindibile uno strumento che metta in comunicazione domanda e offerta di lavoro in agricoltura.

Humus Job sta lavorando da un anno e mezzo alla realizzazione di una piattaforma di matching lavorativo in agricoltura.

Ha ascoltato le aziende, i lavoratori, i sindacati e le associazioni datoriali. Ha cercato di rispondere alle esigenze di ognuno, tentando una mediazione che rispondesse in maniera forte alle necessità del settore.

Siamo nati in una delle Province a più forte vocazione agricola d’Italia: Cuneo. La Provincia Granda è famosa in tutto il mondo per le sue eccellenze e le sue produzioni alimentari. Oggi è anche il distretto del Nord Italia interessato dal fenomeno dei ghetti dei lavoratori stagionali, nel difficile contesto di Saluzzo e dintorni.

Humus Job mette in comunicazione domanda e offerta di lavoro in maniera efficiente e favorendo la regolarità dei contratti. Siamo ancora in fase di sviluppo dello strumento, ma siamo pronti a metterlo a disposizione dei lavoratori e delle aziende già dopo Pasqua.

Abbiamo deciso di spingere sull’acceleratore per dare una risposta a questa emergenza, per fornire uno strumento concreto a chi si occupa di questo fenomeno in tutte le parti d’Italia.

Non pensiamo di avere una soluzione definitiva, ma crediamo che, citando la ministra, ci sia «L’esigenza di fare un lavoro insieme, noi dobbiamo poter dare a queste persone la possibilità di lavorare in modo REGOLARE e di non avere un deficit di manodopera per le prossime campagne di raccolta» .

La piattaforma c’è e anche i possibili lavoratori non mancano, non solo tra i migranti. Chi ha perso il lavoro, i cassintegrati, chi percepisce i sostegni al reddito, possono essere oggi i nuovi lavoratori agricoli. Grazie alla piattaforma si possono contrattare le persone direttamente on-line e quindi evitare il movimento dei lavoratori in ricerca di impiego nelle campagne. Le aziende possono ricercare la manodopera sulla base della formazione, dell’esperienza nel settore e della disponibilità.

È attiva una verifica dei documenti dei lavoratori e un’attivazione dei contratti direttamente on-line. Chiediamo a entrambe le parti di tenere traccia delle giornate lavorative e verificheremo a fine stagione la regolarità dell’assunzione. Alle aziende verificate – ossia quelle che metteranno al centro regolarità e trasparenza – verrà rilasciato un bollino etico di qualità per la gestione delle risorse lavorative e sarà data visibilità positiva sui social e sul nostro sito.

Vogliamo favorire il lavoro nelle campagne, ma non un lavoro qualsiasi, nemmeno nell’emergenza: promuoviamo, soprattutto oggi, contratti etici e regolari!

Crediamo, però, che la buona riuscita di un progetto innovativo si basi sull’integrazione con altri servizi, pubblici e privati. Per dare risposte organiche e efficaci c’è la necessità di mettersi in connessione e a disposizione.

Questo appello va in questa direzione: abbiamo lavorato a un piccolo pezzo, ora ci auguriamo di poter stimolare un dialogo su possibili sperimentazioni concrete per fornire soluzioni immediate e condivise. Non saranno perfette, ma saranno soluzioni operative e disponibili. Attivare un processo di collaborazione su vasta scala ci sembra essenziale e le parole della Ministra ci motivano a metterci in gioco in prima persona. L’Humus ci insegna quanto la mescolanza di elementi sia essenziale per generare nuova vita. Ci ispiriamo a questo modello per cercare di creare reti, connessioni e nuove risposte integrate.

Mettiamo insieme le forze: aiutaci a diffondere la nostra piattaforma e scrivici per collaborare!

www.humusjob.it  / rete@humusjob.it

SocialFare #iorestoacasa

Cari collaboratori, partner e amici di SocialFare,
come molti di voi sanno dalla scorsa settimana tutto il team di SocialFare si è organizzato per lavorare in remoto. La sede di Rinascimenti Sociali è chiusa, ma tutti noi ci siamo moltiplicati in tanti uffici singoli, da casa, e siamo ancora e sempre più una rete.

Lavorare a distanza richiede spirito di adattamento e molte iniziative che ci vedono coinvolti hanno richiesto una nuova progettazione e rimodulazione per mantenerle attive: stiamo convertendo workshop, incontri, consulenze in format fruibili in remoto o aggiornabili nei prossimi mesi.

Il nostro approccio si basa fortemente sulla relazione, il confronto, l’interazione in presenza e lavorare in team è la nostra forza ma, nelle prossime settimane, non ci troverete in ufficio: siamo tutti operativi e reperibili in via digitale, occupati fra lavoro di concentrazione solitaria e confronti allargati in videocall.

Facciamo la nostra parte prendendoci la responsabilità di stare a casa e di lavorare al meglio delle nostre possibilità, attendendo fiduciosi un domani sostenibile e inclusivo per il quale ci adoperiamo insieme.

Un pensiero e un abbraccio da tutti noi a tutti voi, torneremo presto a vivere e a lavorare insieme nella nostra casa comune in via Maria Vittoria 38 a Torino.

#iorestoacasa #andràtuttobene
#SocialFarelavoradacasa #smartworking

L’innovazione Sociale è una cosa da ragazzi!

#ImpactStories | Il racconto di Matteo, Project Assistant di SocialFare impegnato nei nostri percorsi di Alternanza Scuola Lavoro in provincia di Torino e Cuneo.

L’Innovazione Sociale è (anche, e a pieno titolo) “una cosa da ragazzi”! Ne siamo convinti noi di SocialFare che da anni portiamo sui banchi di scuola percorsi di co-progettazione e autoimprenditorialità come GrandUP! Giovani Idee per lo Sviluppo e InnovAction School.

Grazie a questi programmi, ad oggi inseriti nei percorsi di Alternanza Scuola Lavoro, i nostri Impact Designer portano le scuole al centro dell’azione progettuale tramite laboratori innovativi, inclusivi e aperti all’ibridazione. Attraverso l’approccio didattico basato sull’experiential learning gli studenti mettono in campo le proprie risorse, attitudini e competenze per elaborare e riorganizzare soluzioni in risposta a sfide sociali individuate nel proprio contesto e nella comunità in cui vivono.

Abbiamo chiesto a Matteo Lupetti, Project Assistant di SocialFare, di raccontarci in prima persona l’esperienza vissuta in questi mesi lavorando a contatto con decine di classi di istituti superiori in provincia di Torino e di Cuneo. Ecco cosa ci ha raccontato.

Gli ultimi giorni di un percorso nelle scuole sono sempre i più intensi: la stanchezza delle ore accumulate si somma alla necessità di dover far rispettare, senza accendere il panico, le scadenze di consegna del materiale finale alle ragazze e ai ragazzi coinvolti.  

E anche loro sentono questa pressione: per quanto la classe possa essere vivace o la soglia d’attenzione a tratti vacillante, la preparazione alla presentazione finale rivela quanto in realtà i ragazzi, incluso chi tende ad essere etichettato come “fannullone” o “difficile”, riescano a lavorare seriamente, anche senza la minaccia del cattivo voto ad incombere su di loro.

C’è chi si ritira in una parte isolata dell’auditorium per ripetere la presentazione finita, chi invece trova la sua dimensione nel disegnare il funzionamento dell’innovazione sociale che ha co-progettato, trovando un attimo di calma e concentrazione nella propria iperattività. C’è chi si veste quotidianamente con capi di colore evidenziatore, ma in questa occasione si è portato il cambio di vestiti per essere elegante, e chi chiede per l’ennesima volta se davvero ci sarà anche la preside a sentire la presentazione, mentre dà gli ultimi ritocchi al proprio prototipo.

 

Nonostante questo, la domanda che mi frulla in testa è la stessa tutte le volte: saremo riusciti a passare davvero qualcosa ai ragazzi con questo percorso?

L’obiettivo principale dei nostri percorsi nelle scuole superiori è trasferire ai giovani coinvolti le basi metodologiche dell’innovazione sociale e portare le classi a sviluppare concept o prototipi progettuali in risposta a sfide da loro stessi individuate nell’ecosistema scolastico. A livello pratico, in qualità di formatore vorresti che insieme alle competenze più propriamente “tecniche” i ragazzi comprendessero concetti come: “tutti abbiamo un talento, tutti siamo creativi, sii positivo di fronte ai problemi che incontri, collaborare con gli altri porta risultati inaspettati, cerca di conoscere le persone coinvolte in un problema” e molti altri che possono fare la differenza nei contesti lavorativi e personali presenti e futuri di ciascuno di loro.

 

Per me il raggiungimento di questo obiettivo resta sempre un mistero fino alla fine, quando la presentazione è alle spalle e il team è di ritorno a casa. È questo il momento infatti in cui leggiamo i riscontri (anonimi) che chiediamo ai ragazzi e alle ragazze in merito al percorso, ed è questo il momento in cui mi rendo conto che sì, forse un impatto su queste classi l’abbiamo avuto davvero, spesso anche oltre le aspettative iniziali.

 

Seguono: post-it con i feedback di alcuni dei ragazzi coinvolti nei nostri percorsi.