Scopri le startup selezionate!

SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale è co-organiser per il Piemonte di Start-Up Europe Awards (SEUA), un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea – DG Connect e DG Growth – e dal Parlamento Europeo, implementata da Finnova e dal Country Manager per l’Italia X23 Srl che è responsabile per il network e per il regolamento italiano.

Lunedì 28 Novembre 2016 si svolgerà presso Rinascimenti Sociali (in via Maria Vittoria 38 a Torino), la finale regionale #SEUA- Piemonte per l’ambito Innovazione Sociale: l’evento coinvolge l’intero ecosistema degli attori impegnati a sviluppare, accompagnare e supportare progetti e startup a impatto sociale sul territorio piemontese. Obiettivo dell’evento è individuare le migliori startup da accreditare per la finale nazionale, organizzata dal Country Manager SEUA-Italia X23 Srl, in programma il 6 dicembre 2016 a Milano.

 

Le 15 startup che si sfideranno il 28 novembre sono:

aGrisù è una startup innovativa, e uno spin-off universitario, impegnata a creare strumenti per monitorare gli inquinanti ambientali.

Cityteller è una piattaforma social dedicata alla condivisione e geo-localizzazione dei luoghi protagonisti dei libri.

Foodie4market + “fa bene.” è il progetto che vuole distribuire il cibo alle famiglie in difficoltà, attraverso un e-commerce dei mercati urbani.

GetWYS è la startup che ha sviluppato differenti strumenti innovativi a supporto del mondo charity, in particolar modo il Charitygram.

Last Minute Sotto Casa è la più grande community di negozianti e consumatori uniti nella battaglia allo spreco alimentare.

Maramao  è la startup impegnata nella costruzione di una impresa agricola sociale che coltivi in modo biologico i terreni, coinvolgendo alcuni dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale ospiti dei progetti SPRAR.

Net2Share  è il nuovo modello di attivazione di reti di prossimità, che permette di far circolare l’economia nelle comunità, aiutare le persone in difficoltà e premiare chi partecipa.

Progetto AgriLab è il progetto di inserimento in agricoltura sociale sviluppato dalla bio-farm I Tesori della Terra Società Cooperativa Agricola Sociale Onlus.

Sport Grand Tour è il primo progetto multi-sport in Italia per permettere a tutti i bambini/ragazzi di scoprire la propria passione sportiva.

Synapta è lo spin-off del Centro Nexa per Internet & Società del Politecnico di Torino, che si occupa di rendere più sostenibile e trasparente il sistema informativo di aziende e pubbliche amministrazioni, grazie al approccio Data Linked.

Yeerida è la piattaforma che consente di leggere in streaming gratuitamente.

Water View è la soluzione che permette in tempo reale la distribuzione spaziale e temporale della pioggia, offrendo numerose applicazioni utili ad agricoltura,  viabilità e sport.

We Mate è l’app che ti consente di condividere il tuo appartamento, i tuoi interessi e risparmiare.

Una mappa per le iniziative sociali è il progetto per la creazione di una piattaforma di crowdmapping.

Via Baltea 3 sono spazi multifunzionali per produrre e auto produrre, portando avanti diverse attività di integrazione ed empowering quartiere attraverso un bar sociale, un panificio, una falegnameria, uno spazio coworking, una scuola di jazz e una di teatro, una radio web.

A valutare le startup un panel di esperti:

Lorenzo Allevi, Oltre Venture
Stefano Ballerini, SELLALAB
Alessio Del Sarto, Fondazione SociAL
Corrado Ferretti, Per Micro
Lorenzo NiolaStartup Grind – Milan Chapter
Laura Orestano, SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale
Giancarlo Rocchietti, Club degli Investitori

Michele Visciola, Experientia

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Conversazioni sul futuro

SocialFare® partecipa a Conversazioni sul futuro. Un’iniziativa nata nel 2013 in occasione del TedxLecce grazie all’associazioneDiffondere idee di valore”, in collaborazione con numerosi partner pubblici e privati. “Conversazioni sul futuro” torna quest’anno da giovedì 3 a domenica 6 novembre a Lecce con la direzione di Gabriella Morelli per proporre quattro giorni di workshop, incontri, dibattiti, confronti, lezioni, proiezioni, musica, presentazioni di libri e le Officine dei bambini e delle bambine.

Oltre 100 tra giornalisti, imprenditori, attivisti, blogger, ricercatori, musicisti, docenti universitari, scrittori, amministratori pubblici, scienziati saranno i protagonisti di una serie di incontri disseminati nel centro storico di Lecce su economia e impresa, politiche giovanili e open data, diritti e inclusione sociale, satira, attivismo digitale, comunicazione politica, scienza, arte, giornalismo e molto altro. Attesissimi ospiti internazionali il collettivo di giornalisti e attivisti siriani Raqqa is being slaughtered silently, la giornalista libanese/americana Sarah Maria Aoun, l’attivista del Bahrein Maryam Al Khawaja.

Oggi la presentazione ufficiale del programma completo in una conferenza stampa. Evento principale il TedxLecce che si terrà sabato 5 novembre al Teatro Politeama Greco di Lecce e coinvolgerà diciassette tra relatori e performer sul tema della Memoria.

SellaLab, l’acceleratore d’imprese del Gruppo Banca Sella  che ha da poco inaugurato una nuova sede in viale De Pietro a Lecce, sarà protagonista di una serie di appuntamenti dedicati all’innovazione e al mondo dell’impresa con, tra gli altri, Stefano Quintarelli (parlamentare e presidente del Comitato d’indirizzo dell’Agenda Digitale), Alessandro Delli Noci (assessore all’innovazione tecnologica, politiche comunitarie, politiche giovanili, politiche per il lavoro e formazione professionale del Comune di Lecce), Gianluca Dettori (venture capitalist), Antonio Perdichizzi (imprenditore, Vice Presidente ItaliaStartup), Laura Orestano (CEO di SocialFare, primo Centro per l’Innovazione Sociale italiano), Gordon D’Silva (imprenditore e filantropista), Domenico Laforgia (direttore del Dipartimento di Sviluppo Economico, Innovazione, istruzione, formazione e lavoro della Regione Puglia).

Laura Orestano interverrà domenica 6 novembre dalle 17 alle 18.30 presso la sede SellaLab nell’ambito della tavola rotonda “Nessuno mi può giudicare. La sfida della valutazione, dai sistemi educativi alla finanza innovativa, gli interrogativi e le pratiche per la misurazione di impatto.”

Tra le novità di questa edizione la possibilità di partecipare ad alcuni workshop: Vincenzo Di Maria e Claudia Busetto (venerdì 4 novembre) terranno WowProgettare esperienze memorabili (info e iscrizioni design@commongroundpeople.com); Co-Space: Progettare e Gestire gli Spazi Collaborativi (sabato 5 e domenica 6) sarà a cura di Dario Carrera e Vincenzo Di Maria (info e iscrizioni workshop@hubroma.net).

La rassegna sarà ecofriendly grazie alla richiesta della certificazione volontaria “Ecofesta Puglia”, premiata nel 2012 dal Ministero dell’Istruzione, dell’Università e della Ricerca per la sua carica innovativa. La certificazione mitiga l’impatto sul territorio dell’evento attraverso attività di differenziazione dei rifiuti, riduzione delle emissioni di CO2 e informazione e sensibilizzazione ambientale. “Ecofesta Puglia”, inoltre, è certificata ISO 20121 – standard internazionale dei sistemi di gestione per la sostenibilità degli eventi.

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SocialFare® partecipa a REINVENTANDO E INNOVANDO LO SPAZIO URBANO

SocialFare® partecipa a Reinventando e innovando lo spazio urbano, un evento promosso da PMI Northern Italy Chapter. L’idea da cui prende le mosse l’iniziativa è valorizzare il concetto di ri-progettazione ed innovazione dello spazio urbano, presentando diverse testimonianze che danno voce a progetti di successo nazionali e internazionali relativi alla creazione di nuovi spazi o al ripensamento di strutture esistenti.

Si partirà dall’esperienza di SocialFare® nel ripensare gli spazi di Rinascimenti Sociali: opificio, convitto, e scuola dedicata all’autosufficienza delle giovani nell’Ottocento; oggi è un luogo di convergenza aperto alla cittadinanza e agli attori del territorio, luogo di innovazione e sviluppo per start-up a impatto sociale. L’occasione permetterà di raccontare la metodologia usata da SocialFare®, che combina l’approccio sistemico alla metodologia del design thinking, e l’esperienza del programma di accelerazione.  Si proseguirà quindi con le ultime novità dal Branch PVA in merito ai progetti di collaborazione internazionale. Seguirà la sfida vinta della riprogettazione di un polo culturale vitale per la città di Torino quale è il Museo Egizio. Infine, l’analisi del concetto di progettazione partecipata chiuderà la mattinata.

Programma

8:45  Registrazione dei Partecipanti

9:00  Saluti istituzionali | Direttivo Branch PVA

9:15 Idee, soluzioni e reti per il Bene Comune | Roberta Destefanis Project Manager e Monica Paolizzi Accelerator Program Coordinator SocialFare®

10:15 Ultime dal Branch PVA – Progetti di cooperazione internazionale | Sara Cerri, Direttore Branch PVA

10:45 Coffee Break

11:45 La sfida vinta del Nuovo Museo Egizio di Torino | Christian Greco, Direttore Museo Egizio

12:30 La progettazione partecipata | Giorgio Borgiattino Presidente Aregai

13:30 Chiusura dei lavori

Per le iscrizioni:

Compilare l’apposita scheda di iscrizione sul sito dell’associazione all’indirizzo www.pmi-nic.org  alla sezione Eventi. Per la partecipazione è richiesto un contributo di: •10 € per i soci PMI-NIC •13 € per tutti gli altri ospiti

INVENTANDO E INNOVANDO LO SPAZIO URBANO
Venerdì 28 Ottobre, 8:45 – 13:45
Hotel Concord in via Lagrange 47 (Torino).

Il PMI®-Northern Italy Chapter (PMI®-NIC) è il punto di riferimento per quanti sono interessati alle tematiche del Project Management e operano nell’Italia centro-settentrionale.Il PMI®-NIC fa parte del Project Management Institute (PMI®), la più importante associazione professionale per il project management, fondata nel 1969 negli Stati Uniti e che conta oggi circa 500.000 associati in 204 nazioni e territori.

PubCoder presenta BENVENUTI ABC

Quando è arrivata in Germania la prima ondata di migranti siriani nell’ottobre 2015, Anna Karina Birkenstock (illustratrice e volontaria nei campi profughi) ha deciso di utilizzare il linguaggio universale delle illustrazioni e la tecnologia di PubCoder per costruire uno strumento di dialogo con i tanti bambini rifugiati. Lei e suo marito, Caspar Armster, hanno individuato 150 parole di uso quotidiano, hanno chiesto a 25 illustratori di disegnarle, ed hanno creato un libro digitale con audio in doppia lingua inglese e tedescoDas Wilkommens ABC, che i volontari possono utilizzare con il proprio smartphone.

Un’iniziativa di enorme successo, che PubCoder ha deciso di replicare in Italia lanciando nel marzo scorso, in occasione della Bologna Children’s Book Fair, un appello a illustratori e creativi per creare un dizionario illustrato digitale interattivo in lingua italiana, inglese e araba per smartphone, tablet e pc. Benvenuti ABC oggi rappresenta probabilmente una delle più importanti opere collaborative mai realizzate: hanno aderito 120 illustratori realizzando 190 tavole, tra loro moltissime firme note al pubblico internazionale; e, insieme a loro, altri professionisti che si sono messi a disposizione per leggere e tradurre le parole e per creare i suoni.

Intuitivo, facile da usare e scaricabile gratuitamente da Apple Store e Google Play Store, attraverso l’applicazione gratuita Edook, il dizionario è pensato per la prima accoglienza, per stabilire un dialogo, per strappare un sorriso; verrà utilizzato dai volontari in Italia grazie alla collaborazione con Fondazione Migrantes, che ha aderito all’iniziativa sin dal primo momento.

Giovedì 27 ottobre 2016, alle ore 11.00, in via Cottolengo 22 a Torino, PubCoder e Fondazione Migrantes presentano l’applicazione Benvenuti ABC, un’iniziativa che ha unito innovazione, tecnologia, creatività e volontariato al servizio dell’altro. Ne parleranno Paolo Giovine, fondatore e presidente di PubCoder, e Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino. Modererà l’incontro Luca Rolandi, giornalista del settimanale diocesano La voce e il tempo.

L’Italia accoglie ogni anno un numero crescente di migranti, e, tra loro, tantissimi bambini; costruiranno, insieme ai nostri figli, il futuro di questo paese. Siamo felici e riconoscenti per la straordinaria risposta del mondo creativo, ma non sorpresi: sono tantissime le persone che ogni giorno si dedicano all’accoglienza e all’integrazione, volontariamente. Grazie a Fondazione Migrantes, che ha sposato dall’inizio l’iniziativa con incredibile entusiasmo, Benvenuti ABC verrà diffuso nei centri di accoglienza italiani e ovunque possa servire, a partire dalle scuole dove ogni giorno si realizza, concretamente, l’integrazione” afferma Paolo Giovine, fondatore e Presidente di PubCoder. “A noi interessa la tecnologia quando è utile alle persone. Benvenuti ABC rappresenta una tappa, ci sono tantissime cose da fare, il momento è adesso.”

Migrantes ha il privilegio di toccare con mano la volontà delle persone di farsi coinvolgere nelle tante occasioni e modalità di accoglienza”, afferma Sergio Durando, direttore dell’Ufficio Migrantes di Torino. “Dalle famiglie, che aprono la loro porta per accogliere un rifugiato, alle comunità parrocchiali, che nel solo territorio della Diocesi di Torino in un anno sono state in grado di ospitare gratuitamente 255 persone con titolo di protezione internazionale, sino alla bella e utile iniziativa di Benvenuti ABC che ha visto in pochi mesi collaborare professionisti lontani dal mondo dell’accoglienza, come i 120 illustratori che hanno trovato del tempo da condividere e che hanno messo a disposizione della comunità il loro talento. Sempre più è indispensabile sensibilizzare la società sui temi legati all’accoglienza e all’aiuto dell’altro: dovremmo creare più occasioni concrete e precise, come questa di Benvenuti ABC, perché ciascuno, avvalendosi delle proprie capacità e possibilità, possa contribuire a rendere migliore il nostro Paese. C’è ancora molto da lavorare, poiché sono ancora tante le fatiche e paure che registriamo sui nostri territori, ma non mancano i segnali positivi da cui partire”.

PubCoder è una start up innovativa torinese. Sviluppa un software che consente la creazione di contenuti digitali interattivi distribuibili come ebook, app, HTML5 dentro i browser, su desktop e mobile. Più di 5.000 editori, creativi, insegnanti in tutto il mondo hanno utilizzato PubCoder per realizzare prodotti e contenuti digitali. Dal 2014 Apple iTunes raccomanda ufficialmente PubCoder, a livello mondiale, come strumento di creazione di libri interattivi. Nell’ottobre 2016 Pubcoder è stata premiata come Best Cross-Platform App agli Xojo Design Award. Per ulteriori informazioni su PubCoder, visita www.pubcoder.com

Fondazione Migrantes è l’organismo costituito dalla Conferenza Episcopale Italiana per assicurare l’assistenza religiosa ai migranti, italiani e stranieri, per promuovere nelle comunità cristiane atteggiamenti ed opere di fraterna accoglienza nei loro riguardi, per stimolare nella stessa comunità civile la comprensione e la valorizzazione della loro identità in un clima di pacifica convivenza rispettosa dei diritti della persona umana. http://www.migrantes.it/

Contatti: https://www.pubcoder.com/ita/BenvenutiABC

Ufficio stampa

Daniela Sabatini daniela.sabatini@pubcoder.com Tel. 011 569022 – cell 347 4237423

Unreasonable Lab Italy | Open call (scadenza il 30 settembre)

 

“L’uomo ragionevole adatta se stesso al mondo;
l’uomo irragionevole persiste nel tentativo di adattare il mondo a sé.
Ne consegue che ogni forma di progresso dipende dall’uomo irragionevole”

– George Bernard Shaw

 

SocialFare® è pipeline partner dell’Unreasonable Lab Italy: il capitolo italiano di Unreasonable Institute USA, il noto programma di accelerazione, matching e mentoring di imprenditori sociali già presente in 29 Paesi del mondo e di cui ha già parlato anche Forbes, Inc.com, Fast Company, TechCrunch, Venture Beat.

Dal 24 al 28 ottobre a Milano per una selezione di 10-12 progetti impact, operanti in settori eterogenei, sarà possibile partecipare al Lab di 5 giorni dedicato alle tematiche del seed fundraising. Il percorso alternerà incontri dedicati a spiegazione teorica, o tavole rotonde fra diversi mentor, workshop. I temi affrontati dal Lab andranno dalla misurazione dell’impatto, alla pianificazione strategica del progetto e a quella del piano di fundraising, dalla impostazione delle metriche finanziarie alla gestione delle relazioni con gli investitori. E’ previsto inoltre un Capital Adviser Day, un reality check, in cui i team partecipanti saranno chiamati a presentare i propri progetti a degli investitori-mentor e a imparare a confrontarsi con le domande degli investitori, che a seguito del dialogo offriranno agli imprenditori brevi feedback.

Possono candidarsi tutti gli imprenditori:

  • Impegnati nella generazione di un positivo impatto sociale e ambientale attraverso la loro impresa
  • Abbiano un’impresa ai primi stadi di sviluppo che desideri far crescere il proprio capitale nei prossimi 6-12 mesi
  • Abbia sede in Italia
  • Con finalità For-profit o non-profit
  • Abbia raggiunto la maggiore età

La possibilità di candidarsi scade il 30 settembre: un’occasione privilegiata per presentare la propria impresa a persone attive nel settore, ma soprattutto per imparare a farlo in modo efficace. 

Inoltre per i team provenienti dalle zone terremotate, o i cui progetti offrano tecnologie o soluzioni rivolte alla  gestione delle crisi, Unreasonable lab Italy stanzia un massimo di 3 borse di studio. Per maggiori informazioni scrivere a mborin@be-come.guru

FoodMood | La business area di Terra Madre

SocialFare® partecipa a FoodMood (22-26 settembre, presso Torino Incontra in Via Nino Costa a Torino): l’evento di incontri professionali rivolto alle aziende della filiera agro-alimentare che intendono innovarsi e rinnovarsi in modo sistemico. Una importante iniziativa professionale, voluta dalla Camera di commercio di Torino, e organizzata con l’Università degli Studi di Scienze Gastronomiche.

Un luogo dedicato a incontri commerciali e tecnologici, un momento di confronto e approfondimento sulle tematiche del cibo, durante i cinque giorni di Terra Madre Salone del Gusto: 5 giorni di incontri per costruire nuove relazioni; 5 giorni di conferenze specializzate su cibo e innovazione per approfondire i rapporti tra prodotto e processo, il packaging alimentare, la gastronomia del futuro e la comunicazione; 5 giorni di presentazione di progetti innovativi.

Nel vasto programma segnaliamo il talk Cibo e Innovazione  – Servizi per la gastronomia del futuro, dove interverrà Laura Orestano (CEO di SocialFare®) per parlare di Innovazione Sociale nell’ambito Food, sabato 24 settembre 2016 dalle 10:30 alle 13:00 presso la Sala Giolitti di Torino Incontra in Via Nino Costa 8 (Torino). La partecipazione è gratuita, l’iscrizione obbligatoria.

 

Cambiare lavoro è facile se sai come fare

Cambiare lavoro è facile se sai come fare. A sostenerlo Cristina Gianotti, career coach e autrice del libro pubblicato quest’anno da Bookabook così intitolato. L’autrice presenta oggi (14 settembre 2016) il libro negli spazi di Rinascimenti Sociali. Un libro speciale fin dal suo debutto editoriale. Bookabook, infatti, rappresenta un modo nuovo di fare editoria: un team di esperti sceglie le migliori storie, che attraverso la piattaforma potranno incontrare i lettori, a cui spetterà la scelta di trasformarli o meno in libri. Il progetto editoriale di Cristina ha riscosso subito successo. Forse perché la sensazione che hai nel leggerlo è quella di uscire con tanti amici, e farti raccontare tutto quello che ti serve per trovare lavoro.

Cristina Gianotti: A me piace la teoria, ma da bravo ingegnere non dimentico che tra la teoria e la pratica c’è una bella differenza. Ora vanno di moda cose come il personal branding, approcci che incitano le persone a “trovare quello che ti rende unico”. Giustissimo, ma cosa significa concretamente? Da qui l’idea di passare dalla teoria alla pratica e tirare fuori un po’ di esempi, cosa non difficile per me grazie ad un’esperienza abbastanza lunga nell’ambito del career coaching. Negli esempi che riporto combino gli incontri avvenuti durante la mia attività per Reseau Entraprendre Lombardia, ma anche le storie condivise con i compagni dell’MBA, e le  persone che hanno fatto parte della mia vita. Quando ti parlo di esempi non intendo per forza dei role model, ma l’esperienza di persone più accessibili, con cui non è difficile identificarsi e da cui poter trarre immediata ispirazione.

Una cosa che emerge fin da subito nel tuo libro è che trovare lavoro riguarda profondamente la propria realizzazione personale, ma al contempo che non è qualcosa che devi soltanto a te stesso: nelle tue parole sembra quasi che la capacità di cambiare lavoro risponda ad una sorta di senso civico!

Questo deriva dalla introduzione a un libro che ho letto anni fa, “Troppo vecchi a quarant’anni”. Avevo superato la quarantina da poco, e le persone che dovevo seguire come coach rientravano tra quelle che ora vengono definite quote grigie (tra i quaranta e cinquant’anni). Quel libro racconta gli attori coinvolti dal mercato del lavoro: decisori politici, aziende, sindacati ma anche l’individuo. L’idea che l’individuo fosse inseriti tra gli attori che dovevano contribuire alla creazione del lavoro per me fu sorprendente. La gente della nostra generazione si è trovata a far parte di una società in crescita, con aziende che offrivano posti di lavoro, e si è creata l’idea che in qualche modo il lavoro fosse una cosa dovuta. Eppure l’uomo primitivo doveva andare a trovare sostentamento,  e anche i miei nonni non hanno mai pensato che fosse qualcun’altro a dover provvedere a trovare loro lavoro!

Il tuo libro è un vero compagno nella ricerca di un nuovo lavoro: parte dall’analisi dei propri talenti, offre strumenti di visualizzazione e mappatura, e moltissimi spunti sulla redazione del curriculum. Com’è nato?

Tutto nasce da una considerazione sulla carriera delle donne: noi, in Italia, non abbiamo dei reali role model. Le donne di successo tendenzialmente sono figlie di imprenditori, sono pochi i casi di donne di successo che non hanno un cognome prestigioso. Volevo raccogliere esempi che fossero di ispirazione, eppure la prima stesura risultava molto accademica. L’ho fatto leggere ad un imprenditore che avevo seguito come coach, che avevo intervistato, e che mi sarebbe piaciuto coinvolgere nella scrittura del libro. Lui mi ha detto: “a me non piace, perché non riconosco la tua voce in questo libro. Prova a scriverlo come quando fai consulenza!” Superata la delusione iniziale mi sono resa conto che aveva ragione: il mio obiettivo non voleva essere offrire uno strumento tecnico ai direttori del personale, ma aiutare le persone che sono già entrate nel mondo del lavoro e che per un motivo qualsiasi hanno bisogno di re-inventarsi. Per farlo era necessario mettere per iscritto gli strumenti che uso nelle mie consulenze! E direi che ci sono riuscita: ho sottoposto il libro al custode della casa in cui abito, una persona che ha fatto tutti i lavori del mondo con il diploma di terza media e che la domenica legge l’inserto culturale del Sole24ore, quando l’ha letto mi ha detto: si capisce, ed è concreto!

Dopo aver fornito molti strumenti per capire cosa si desidera fare e cosa si è capaci di offrire al mercato del lavoro, proponi un capitolo dal titolo “Emigrare”. Il penultimo capitolo del tuo libro.

Questo perché mentre scrivevo il mio libro si parlava molto degli Italiani all’estero: il solito mito di dover andare all’estero per trovare lavoro, o l’esigenza di studiare fuori. Nel settore da cui  vengo io (informatica e telecomunicazioni) a quaranta o a cinquant’anni le aziende non ti prendono più in considerazione per un’assunzione. A Praga e a Londra sì. Inoltre il lavoro non è l’unico movente per cambiare nazione, può essere legato anche a questioni di equilibrio familiare: il marito ha un’opportunità fuori, oppure ci si innamora e si cambia città. Ho voluto far trasparire il fatto che quando uno fa una scelta relativa al lavoro deve considerare tutti gli aspetti correlati a questa scelta, e inoltre che si può ritornare! Volevo smorzare l’idea che sia indispensabile trasferirsi all’estero per realizzarsi professionalmente.

E, infatti, l’ultimo capitolo è “Intraprendere”. Come mai questa scelta?

Nella mia ricerca ho notato che a un certo punto se uno è veramente bravo, fa il passaggio verso un’attività in proprio. Non so se questa sia una scoperta o una conferma. Parlo dell’esperienza di professionisti senior che arrivati a un certo punto della loro carriera non trovano la multinazionale che li prenda in considerazione, o magari neanche la società più piccola che ti consenta di continuare ottimizzando la tua esperienza in un settore: ora le risorse devono occuparsi di ambiti diversi. Allora lì bisogna tirarsi su le maniche e cercare. Non un nuovo lavoro, ma mettersi in proprio! Ultimamente sto scoprendo che anche i giovani si danno molto da fare in questa direzione, come ho potuto notare attraverso l’esperienza con Reseau Entraprendre, dove persone con più esperienza aiutano i più giovani a sviluppare i propri progetti. Quello che ho scoperto è che per fare impresa bisogna avere della gioventù, non intesa in senso anagrafico: ma di coraggio e intraprendenza.

Come immagini il mondo del lavoro tra dieci anni, fatto solo da liberi professionisti?

Io mi concentro sull’Italia: nel libro e ora in questa risposta. Per le multinazionali  la nostra nazione inizia a diventare sempre il luogo delle filiali, ma le filiali si possono spostare. La mia tesi di laurea è stata premiata dall’IBM. Allora loro avevano dei laboratori a Santa Palomba (Roma) in cui lavoravano sul riconoscimento vocale. Ora sono tutti spostati in America o in Cina, dove c’è gente con buoni cervelli, che costa di meno e si dà da fare. Io vedo il futuro del lavoro in Italia sempre più legato a delle professioni che non siano delocalizzabili, ma legate alle persone: servizi terziari, o di cura alla persona. Oppure fortemente legati ad una nuova concezione della tecnologia: pensa ai fablab e alle possibilità offerte da una semplice stampante 3 D! Inoltre sarebbe auspicabile una ripresa del manufacturing, anche in modo innovativo! In ogni caso quello che ritengo è che la persona dovrà riprendere in mano se stessa, non basandosi sulle prospettive offerte dalle multinazionali ma su quelle generate dalle sue capacità e impegno.

A questo punto dell’intervista non posso resistere alla tentazione di chiederti la tua storia lavorativa! Ovviamente non mi permetto di fare le domande dirette delle tue interviste, ma mi piacerebbe tu raccontassi come sei arrivata qui.

(Ride) Sono del 1961. Sono figlia unica. Eravamo nel boom economico. Famiglia umile. Molto brava a studiare: l’educazione familiare mi aveva insegnato che studiare doveva aveva la stessa importanza che lavorare aveva per i miei genitori. Quando si è trattato di scegliere l’università ho scelto ingegneria. Una scelta non facile allora per una donna. Finita l’università, quando c’è stato da decidere dove andare a lavorare (perché all’epoca c’era da scegliere), invece di andare in Olivetti o IBM sono andata in quella che allora era la Andersen Consulting, oggi Accenture.  La politica aziendale era che o crescevi o venivi licenziato. Negli anni Novanta le previsioni erano di recessione, per cui non riuscivano a promuovere nuove figure. Inoltre erano molto maschilisti. Ho deciso di fare l’MBA in Bocconi a mie spese, sono rientrata in Andersen e l’hanno valutato negativamente. Così ho iniziato a cambiare lavoro, e l’ho cambiato varie volte! Ho lavorato per diverse società più piccole, di derivazione americana. Poi il primo tentativo di mettermi in proprio, con una compagna di MBA, aprendo una società di formazione manageriale. Non ha funzionato e mi sono ritrovata bloccata, come se avessi fatto le cose più belle della mia carriera professionale all’inizio. Un giorno leggo su IO Donna un articolo sul coaching. Ho approfondito il tema, scoprendo che non si trattava solo di aiutare le persone a trovare la propria dimensione lavorativa ma anche di favorire i processi decisionali nelle riunioni. Ora te lo racconto così, ma all’epoca è stata tosta: ho studiato per diventare un ingegnere, e ritrovarsi a fare il coach non è stato facile! Era il 2004, volevo lasciare il mio mondo precedente e avevo iniziato a muovermi come libero professionista: ho trovato una società di outplacement in cui ho lavorato molto, mi sono formata, ho letto molto e ho fatto il master in coaching.

Un consiglio che daresti a una persona che oggi inizia ad essere “imprenditrice di se stessa”?

Una cosa su cui ho molto riflettuto è la soglia che trasforma la determinazione in ostinazione. Insomma, quando arriva il momento in cui arrendersi se le cose non vanno bene? Capirlo è difficilissimo. Pensa al fondatore della Geox: ha provato a vendere il suo modello di scarpe con i buchi a tutte le aziende di scarpe esistenti, e poi ha fatto da solo. E ha avuto successo! Il consiglio che do è di essere concreti, e avere il coraggio di testare le proprie intuizioni sul mercato. Provare a vendere il proprio prodotto, o servizio. Anche in una versione semplificata. E poi di essere curiosi: mia madre mi ha sempre spronato a seguire mille corsi, per imparare a fare l’infermiera, per saper cucire, per cucinare magnificamente!

 

Intervista a Franco Becchis, direttore scientifico di Turin School of Local Regulation

09 Settembre 2016 – Franco Becchis è direttore scientifico della Turin School of Local Regulation e Fondazione per l’Ambiente, ma anche economista di strada e autore del Bestiario di Finanza. Iniziamo allora questa intervista con una considerazione. La società è giunta alla «quarta rivoluzione industriale», come l’ha definita Klaus Schwab all’ultimo World Economic Forum (Wef) a Davos. Una nuova rivoluzione i cui protagonisti, ha spiegato il fondatore del Wef nel libro omonimo, sono aziende che hanno sovvertito la tradizionale catena dalla produzione al consumo di beni. Sono piattaforme che connettono la domanda e l’offerta di beni e servizi in modi mai visti prima della diffusione di Internet. I campioni di questa rivoluzione sono bestie strane, come le ha descritte su TechCrunch Tom Goodwin (senior vice president per la Strategia e Innovazione di Havas media): Uber, la più grande società al mondo di taxi, non possiede automobili; Facebook, il social media più popolare al mondo non crea alcun contenuto; Airbnb, il più grande fornitore al mondo di ospitalità, non possiede alcun immobile. E Amazon, il più grande commerciante al mondo, non ha una catena di negozi. Eppure il loro valore in Borsa — o quello stimato dai privati investitori, nel caso delle società non ancora quotate — è superiore a quello dei concorrenti del mondo non virtuale, quello dei brick mortar, «mattoni e cemento».

 Il sistema delle piattaforme manifesta la sua natura disruptive, e fatica a dialogare con l’esistente: Airbnb è sotto accusa perché non ha gli standard degli hotel, gli ospiti non pagano la tassa di soggiorno e i proprietari hanno tariffe dell’acqua, dei rifiuti e dell’energia di tipo domestico e non commerciale. Gnammo, che fa incontrare domanda e offerta di pranzi e cene, non passa inosservata alla grande famiglia dei ristoratori e recenti provvedimenti amministrativi a Torino segnalano un conflitto che non può che crescere. Non è ben chiaro il perché, ma sembra che la reputazione sociale che si forma con il giudizio dei clienti, quella che determina il successo e la sconfitta di molte imprese, non valga nulla senza un timbro della Asl. Amazon Flex, che permette a tutti di diventare fattorini per un giorno consegnando pacchi in un’ora, farà infuriare i corrieri e rinascere le polemiche sul lavoro on-demand. Intanto, gli sfidanti delle vecchie banche hanno già vinto la partita: miliardi di euro transitano nei siti di peer to peer finance. Non è un buon segnale per i gestori di bus, ferrovie, taxi, hotel e ristoranti, ma potrebbe esserlo per i consumatori.

La quarta rivoluzione industriale comporta quindi la combinazione di nuove tecnologie, sharing economy, protezione del consumatore e regolazione. Tre elementi la cui triangolazione traccia relazioni complesse, capaci di orientare (e condizionare) il futuro di consumatori, decisori politici e  lavoratori.

Franco Becchis: Vorrei iniziare facendo subito un distinguo, per meglio definire i confini della reale estensione coperta dalla definizione sharing economy, o economia della condivisione. La più (ab)usata fra le parole che piacciono ai media. Sharing vuol dire condividere e richiama una community, la fiducia e la gratuità. Blablacar, Uber, Taskrabbit, Airbnb, Gnammo e altre piattaforme non condividono un bel niente: un guidatore che carica un autostoppista, una famiglia che ospita gratuitamente dei migranti sono esempi di sharing, condivisione. Uber e i suoi fratelli, invece, semplicemente permettono ai proprietari di dormant asset di incontrare la domanda pagante di sconosciuti. È, quindi, un’economia degli asset dormienti che si risvegliano grazie alla capacità offerte dalle nuove tecnologie di comunicazione peer-to-peer di fare incontrare l’offerta con una domanda che restava latente. Le piattaforme internet hanno reso osservabile, e quindi contrattabile, ciò che prima era nascosto: passaggi auto da condividere, camere da affittare, abilità culinarie, disponibilità a fare le pulizie o altri lavoretti. Questo tuttavia non sempre è sharing, o collaborative.

IL POTERE DELLE PIATTAFORME

C’è da dire che vale quasi l’1 per cento del Pil, quindi non credo sia un fenomeno passeggero: considera che la tecnologia permette un enorme effetto leva, trasformando piccole reti informali di persone in gigantesche reti sociali in simultanea possibilità di comunicare e scambiare. Chi presidia le piattaforme da cui passano gli scambi ha un forte potere di mercato e costituisce una minaccia per chi produce e vende attraverso i canali tradizionali della comunicazione vis à vis o telefonica. Questo solleva un’interessante tema rispetto alle informazioni di cui le piattaforme sono detentrici: Amazon è chi conosce meglio il Franco Becchis lettore di saggi. Conosce non solo quali testi ho scelto ma anche dove ho sottolineato, dove mi sono soffermato nella lettura. Al momento non mi sembra ne faccia buon uso, guardando alle proposte di lettura che mi offre. Sicuramente per la regolazione questo diventerà un tema importante, e noi ce ne stiamo già occupando.

TECNOLOGIA E COSTI DI TRANSAZIONE

Il processo evolutivo delle tecnologie dell’informazione e comunicazione che con l’introduzione degli smartphone ha avuto un sensazionale salto in avanti ha consentito l’affermarsi di innovazioni cosiddette “disruptive”  che consentono di diminuire notevolmente i costi di transazione – che fanno da barriera fra scambi possibili e scambi effettivi. Quarant’anni fa Ronald Coase aveva già identificato i costi di transazione come principale ostacolo al raggiungimento di accordi tra controparti, quindi alla micro-economia il tema è presente da molti anni.  Si tratta delle difficoltà di transazione tra persone che possono essere dovute a distanza geografica, mancanza di fiducia, antipatia: questo si traduce in costi, costringendo elementi esterni a fare da mediatori. Invece la trasformazione dei mercati potenziali in mercati reali, operata dalle piattaforme, determinano la fine dello scenario business-as-usual e pongono problemi nuovi ai regolatori nazionali e locali. Gli attori di mercato, dal canto loro, si vedono costretti a innovare, e quelli che grazie alla regolazione hanno goduto per anni di un ambiente protetto sono a un punto di svolta critico. In questi casi, la qualità del servizio è molto importante e infatti viene valutata ex-ante, anche attraverso un sistema di recensioni.

REGOLARE LE DISRUPTIVE TECHNOLOGIES

In ogni caso è evidente come le capacità pervasive di mercato offerte dalle nuove tecnologie pongano in contrasto queste imprese non solo con gli incumbent ma anche con la regolazione, che a volte esiste ma è vecchia. A volte non è ancora stata formulata.  Il tema della regolazione, e le recenti polemiche relative alla mobilità, ci porta alla seconda parola tra quelle più abusate: servizio pubblico. Nella sua essenza, un servizio è pubblico quando il mercato non è in grado di fornirlo da solo in modo efficiente, equo e accessibile: in altre parole, abbiamo la sanità, le scuole, la depurazione delle acque, lo smaltimento dei rifiuti e altri servizi in mano diretta pubblica o regolati dal pubblico, perché non ci fidiamo dei mercati. Un servizio, quindi, non è pubblico perché giuridicamente è stato dichiarato tale o perché qualcuno ha ottenuto la licenza per fornirlo, con esclusiva o senza: è il contenuto che conta, non il contenitore. A forza di regolare oggetti e contenitori anziché bisogni e contenuti, la pubblica amministrazione ha creato una serie di fortini dove persone e organizzazioni difendono esclusive e diritti. Ma il cambiamento della tecnologia e la forza dei bisogni è più forte dei regolamenti.

LA SFIDA INTERNAZIONE DELLA REGOLAZIONE DEI SERVIZI: TURIN SCHOOL OF LOCAL REGULATION

Noi studiamo questo, alla Turin School of Local Regulation. Crediamo che la regolazione debba accompagnare il cambiamento. Un equilibrio non facile, perché la regolazione deve aiutare queste innovazioni, evitando la consumer exploitation e garantire al contempo la sicurezza di chi usa questi servizi. Turin School of Local Regulation è un network, senza muri, che connette quanti sono interessati alla formazione in questo ambito. Abbiamo iniziato con una scuola estiva in italiano, dedicata a chi si occupava di regolazione locale. Ma gli studenti italiani  diminuivano di anno in anno, e arrivati alla nona edizione ci siamo resi conto che era necessario aprirsi all’internazionalizzazione. La mossa si è rivelata vincente: abbiamo ottenuto moltissime candidature. Per darti l’ordine di grandezza dell’interesse che attualmente muove la summer school considera che quest’anno siamo alla diciannovesima edizione e abbiamo ricevuto 824 application da 98 paesi per 24 posti.

FONDAZIONE PER L’AMBIENTE, UN THINK TANK PER RIFLETTERE CON LIBERTA’

Quello che noi facciamo è un lavoro di nicchia: cercare di portare ai nostri studenti senior il meglio della ricerca che noi compiamo quotidianamente, proponendo loro casi studio, lezioni di ospiti internazionali e lavoro sul campo di simulazione nella creazione di un caso studio composto dall’analisi del quadro regolatorio, degli attori e dei loro incentivi, e degli investimenti. L’attività con la Summer School negli anni ci ha consentito di creare un network importante, grazie alla quale Fondazione per l’Ambiente (promotrice della scuola) ha potuto attivare numerose collaborazioni. Considera che Fondazione per l’Ambiente è una piccola think tank che si occupa di ambiente, energia e politiche locali. E ora sempre più di regulation: due aspetti che non sono in contraddizione, e anzi che tendono a completarsi. Volendo riassumere in una frase la nostra mission: noi ci occupiamo di riflettere con libertà sulle politiche e insegnarle con un approccio di policy e non accademico puro.

INNOVAZIONE SOCIALE E REGOLAZIONE

Noi siamo ospiti di Rinascimenti Sociali fin dall’inizio. Eravamo ospiti della Camera di Commercio di via Pomba. Per noi arrivare in questo luogo ha comportato una grossa rivoluzione: abbiamo dovuto rinunciare a dello spazio (allora disponevamo di quattro sale che dividevamo con delle associazioni che raramente erano presenti), in favore dell’apertura a ricchissimi stimoli esterni. In particolar modo con SocialFare® si è innescato un processo osmotico di scambio. La tavola rotonda Sharing Economy and disruptive technologies ne è l’esempio, un’operazione unica che cerca di tracciare le relazioni tra sharing economy, disruptive technologies, regulation e protezione dei consumatori. Solitamente i momenti di confronto si limitano a uno di questi aspetti, analizzarli assieme è davvero rivoluzionario. E combina innovazione sociale con regolazione dei servizi.

Sostenibilità Creative | Festival dell’Innovazione Sociale – seconda edizione, Ravenna

SocialFare® partecipa al festival di Sostenibilità Creative 2016, il festival dell’Innovazione Sociale che si terrà a Ravenna dal 23 al 25 settembre, ideato e realizzato da Kirecò Soc Coop Onlus.

Sostenibilità Creative è un evento culturale che, partendo dalle esigenze del territorio, promuove l’innovazione sociale e la sostenibilità ambientale. Soprattutto è un luogo di pensiero dove informarsi, partecipare, condividere, scoprire. Un’occasione per comprendere il valore del contesto socio-territoriale e ambientale in cui si vive, e dare voce a realtà innovative, esplorando insieme le sfide sociali più attuali.

In-Formarsi, Ri-Scoprirsi, Ri-Conoscersi sono le tre parole totem del Festival. Tre modalità di confronto e di approfondimento, per tre giornate con tre format diversi, per un unico obiettivo: indagare e leggere la società al fine di immaginare con coraggio qualcosa al di là del contingente, dove i cittadini sono i protagonisti principali del cambiamento, e riacquistano fiducia, e restituiscono valore e peso alle proprie azioni.

Un’importante occasione per spostare il proprio punto di vista su quello che ci circonda

Nel fittissimo CALENDARIO DI EVENTI E WORKSHOP segnaliamo:

Venerdì 23 Settembre 2016

Per la sezione pomeridiana Innovazione Sociale a Confronto,

l’incontro SEMINARE IL FUTURO:

14.00 Nuovi Modelli Economici per l’Innovazione Sociale
Interverranno:
Benedetto Gui | Economista, Coordina il Dipartimento di Economia e Management di Sophia
Andrea Rapisardi |Economista dello sviluppo, Presidente e socio fondatore di LAMA, Socio fondatore di Impact Hub Firenze
Monica Paolizzi | Service Designer SocialFare® e project manager del programma di accelerazione
Modera: Paolo Campagnano, Presidente Impact Hub Rovereto
15.30 Coffe Break

16,00 Finanza a supporto delle idee: il progetto Ripartire
Utilizzare il microcredito quale nuovo strumento di sviluppo economico e di rilancio dell’occupazione
Saluti istituzionali e presentazione del progetto
16.45 Partner a supporto del progetto
17.00 Casi di successo – i testimonial
Intervengono imprenditori del territorio e nazionali che hanno sviluppato la loro idea imprenditoriale grazie al microcredito
17.30 La parola agli stakeholders
La città ha bisogno di rilanciare la microimprenditorialità? Diamo la parola agli attori del territorio
18.00 Domande e risposte
18.15 Sintesi e chiusura della sessione

Sabato 24 Settembre 2016

Sezione mattutina Innovazione Sociale a confronto,

workshop FARE CULTURA DI INNOVAZIONE (prenotazione obbligatoria)

Realtà di eccellenza a livello nazionale condurranno laboratori su diverse tematiche  legate alla comunicazione e al fare cultura di innovazione sociale. Laboratori di innovazione – 45 minuti per parlare di innovazione nelle imprese.

Design sistemico e innovazione: comprendere la catena di valore delle relazioni

SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale

a cura di Roberta Destefanis, Systemic Designer e project manager di progetti di Social impact e Monica Paolizzi, Systemic Designer e project manager del programma di accelerazione per start up a impatto sociale di SocialFare®

Il workshop si focalizza sulla metodologia del design sistemico e su come la comprensione delle relazioni attive e passive, prossime e lontane, sia alla base di una visione strategica per costruire ecosistemi di innovazione. La catena di valore delle relazioni interpretata come valore sociale che può generare innovazione e valore economico.

(Prenota qui, e assicurati la possibilità di seguire il workshop!)

Leggi il programma completo

La continuità ci dà le radici.
Il cambiamento ci regala i rami, lasciando a noi la volontà
di estenderli e di farli crescere fino a raggiungere
nuove altezze
.”

Pauline R. Kezer (ex segretario di stato del Connecticut)

Parte da Rio l’avventura di Atleti Speciali

7 Settembre 2016 – (Rio de Janeiro). Questa mattina hanno sfilato al Maracanà per la cerimonia di apertura delle Paralimpiadi 4000 atleti, 101 arrivano dall’Italia. Tra questi, Ferdinando Acerbi in gara per la disciplina del paradressage nelle gare individuali e di squadra.

Ferdinando Acerbi: atleta d’eccezione e startupper

imageUn talento per l’equitazione che si manifesta subito: a soli 7 anni Ferdinando monta già a cavallo, gareggia e vince.  Nel 1982 partecipa ai Campionati Europei Juniores. La sua vita, però, subisce un brusco cambiamento quando durante un’immersione (allora era anche istruttore di sub), ha un incidente iperbarico: un membro del gruppo di immersione di cui è responsabile non torna su con gli altri. Ferdinando torna a cercarlo, lo trova in stallo a 80 metri di profondità. Per salvarlo deve fare in fretta, il più in fretta possibile. Salva il compagno, ma emergere troppo rapidamente gli provoca una paraplegia incompleta agli arti inferioriIn un recente articolo all’Huffingtonpost il racconto delle difficoltà affrontate nella lunga riabilitazione, e nel tentativo di recuperare l’uso parziale delle gambe (gravemente compromesso).

Henable: soluzioni digitali a problemi reali

Henable1-770x451Quando il team di SocialFare®  ha conosciuto Ferdinando, ha incontrato un imprenditore audace e creativo: nel frattempo ha fondato Henable, una cooperativa sociale che si occupa di inserimento lavorativo e promozione dell’inclusione sociale di persone con disabilità attraverso l’utilizzo delle tecnologie digitali. Ferdinando segue il programma di accelerazione di SocialFare®, si allena e non ferma la sua creatività. Oggi in contemporanea alla partenza delle Paralimpiadi, Henable lancia da Rio il sito “Atleti Speciali”, un nuovo modo di raccontare lo sport e le storie di atleti che hanno affrontato le loro sfide più importanti, prima nella vita e poi sui campi di gara.

Atleti Speciali: un nuovo modo di intendere e affrontare la disabilità

Una piattaforma web per dare voce ad atleti che lavorano spesso nell’ombra, le cui esperienze, fatte di storie di vita, percorsi, allenamenti, fatiche e traguardi, rappresentano un’opportunità per promuovere un cambio culturale e la diffusione di un nuovo modo di intendere e affrontare la disabilità.

Ferdinando Acerbi ha dichiarato: “Quando ho fondato Henable la mia intenzione era di offrire una nuova opportunità a chi, come me, si è trovato a convivere con una disabilità; noi formiamo persone, cerchiamo di inserirle nel mondo del lavoro, pensiamo a nuovi strumenti digitali per semplificare la vita; «Atleti Speciali» apre una nuova fase del nostro percorso, voglio che tutti i ragazzi possano avvicinarsi a uno sport adatto alla loro disabilità, con tutto il sostegno, anche finanziario, per arrivare a gareggiare al meglio delle loro possibilità”.

L’iniziativa, che ha l’appoggio ufficiale del Comitato Italiano Paralimpico, parte nella sua prima versione in occasione della cerimonia di apertura, ma è destinata a crescere e completarsi nei prossimi mesi, per seguire giorno per giorno tutti gli “atleti speciali” che praticano sport a qualsiasi livello. Il sito offrirà una serie di servizi e funzionalità ad atleti e federazioni, a partire da uno spazio nel quale raccontare e raccontarsi, e metterà a disposizione una semplice piattaforma di crowdfunding per permettere agli atleti di promuoversi e raccogliere le risorse finanziarie necessarie ad affrontare le imprese più ambiziose.

I servizi saranno arricchiti nei prossimi mesi: ad esempio, si lavorerà per permettere ai ragazzi di trovare rapidamente informazioni sui luoghi dove poter praticare sport adatti alla propria disabilità in maniera professionale e in sicurezza. Inoltre, uno spazio editoriale sarà messo a disposizione di atleti e tecnici che condivideranno idee, suggerimenti, soluzioni, trucchi ed esperienze.

Verranno seguite tutte le gare e gli appuntamenti paralimpici e, in futuro, sarà dato spazio a eventi nazionali e internazionali di particolare rilievo. 

In sella a Quasimodo di San Patrignano, Ferdinando rappresenta l’Italia nella disciplina del paradressage alle Paralimpiadi di Rio. Noi continuiamo a fare il tifo per tutte le sue imprese!

Atleti Speciali: www.atletispeciali.com/ita