L’arte per la trasformazione sociale responsabile: come valutarne l’impatto? Cittadellarte racconta il percorso fatto insieme

Il 25 maggio 2018, nellambito della 20ma edizione di ARTE AL CENTRO, si è inaugurata a Biella COSTELLAZIONI DEMOPRATICHE. Limpatto sociale di Cittadellarte, mostra che rilegge ventanni di progetti ed esperienze di Cittadellarte – Fondazione Pistoletto alla luce di quanto emerge da un processo collettivo di autoriflessione che questanno ha visto coinvolta la Fondazione stessa nellintento di studiare e ripensare il proprio impatto sociale. Il percorso di valutazione di impatto, realizzato con il supporto scientifico di SocialFare, nasce in continuità con la vocazione e lambiziosa missione che fin dalle sue origini caratterizza Cittadellarte, fondata sulla convinzione che lArte debba farsi carico delle sfide delle contemporaneità ed essere generatrice di una nuova civiltà.

 

“È tempo che l’artista prenda su di sé la responsabilità di porre in comunicazione ogni altra attività umana”.
Pistoletto, Progetto Arte 1994

 

Abbiamo intervistato Michele Cerruti But, Coordinatore di UNIDEE Higher Education Cittadellarte, che ha curato la mostra COSTELLAZIONI DEMOPRATICHE insieme a Juan Sandoval (Education Office e Art Office Cittadellarte).

 

 

Michele, ci racconti come vi siete avvicinati al tema dell’impatto sociale e perché avete sentito l’esigenza di valutare e misurare il cambiamento generato da Cittadellarte | Fondazione Pistoletto?

Cittadellarte è fondata nel 1998, a seguito del manifesto di Michelangelo Pistoletto “Progetto Arte” (1994), dichiarando che “è tempo che l’arte prenda su di sé la responsabilità di mettere in comunicazione ogni altra attività umana”. Fin dal ‘900 diverse esperienze – come la Bauhaus o Joseph Beuys – hanno traghettato l’arte verso l’impegno sociale, tanto che oggi la Socially Engaged Art è una forma d’arte diffusa nonché una disciplina accademica. Il progetto Cittadellarte mette in relazione il lavoro di Michelangelo Pistoletto insieme ad altre esperienze con il fine dell’Arte per la trasformazione sociale responsabile.

Cittadellarte persegue dunque questo obiettivo da vent’anni, ma non aveva mai tentato prima d’ora di valutare l’effettivo impatto dei suoi progetti finalizzati alla trasformazione sociale. E poiché riteniamo che per trasformare la società la critica non sia sufficiente (“Critique is not enough” è stata una mostra di alcuni anni fa), ma sia necessaria l’azione, abbiamo deciso di lavorare per misurare le azioni che portiamo avanti e i loro effetti. D’altra parte, siamo convinti che questa non sia un’esigenza specifica ed esclusiva della nostra realtà: l’Arte ha necessità di rivendicare e dimostrare la sua reale capacità di incidere sulla società. Per questo confidiamo che il percorso di valutazione dell’impatto sociale intrapreso da Cittadellarte sia di incentivo e si configuri come esperienza pilota replicabile per altri soggetti che operano nell’ambito della Socially Engaged Art.

 

Perché avete scelto di lavorare con SocialFare e qual è il percorso fatto insieme?

 

Ci siamo avvicinati a SocialFare, che opera a poca distanza da noi ma è nel contempo punto di riferimento per l’Innovazione Sociale a livello nazionale, nell’ambito delle attività formative che portiamo avanti con Unidee (l’ “Università delle Idee”, che racchiude tutti i progetti di Alta Formazione di Cittadellarte) e per le quali vorremmo arrivare ad un riconoscimento formale da parte del Ministero.

Abbiamo quindi deciso di avvalerci della consulenza scientifica di SocialFare per avviare un percorso di valutazione dell’impatto sociale generato da Cittadellarte mirato a definire in modo sistemico e misurabile le aree d’impatto sociale, e i relativi indicatori, con cui valutare, da oggi in poi, l’effettivo impatto delle nostre azioni sulla base degli obiettivi delineati e condivisi.

Si tratta di una strada particolarmente interessante perché ibrida, tanto in termini di contenuti trattati quanto di approccio. Il lavoro che stiamo realizzando insieme coniuga infatti strumenti propri di un approccio scientifico/sistematico con elementi comunemente considerati “intangibili” come il valore sociale di un’azione e, ancor di più, l’arte stessa. A livello personale, poi, ho avuto modo di apprezzare il modo sistemico ma “non ideologico” con cui l’approccio Design Thinking è stato proposto e applicato alla nostra realtà al fine di comprendere il contesto in cui lavoriamo e le peculiarità del mondo dell’Arte, come incipit del processo di identificazione delle aree d’impatto sociale.

Concretamente, siamo partiti con un lavoro di consapevolezza e definizione della nostra sfida sociale, il cambiamento sistemico a cui vogliamo tendere. Abbiamo dunque individuato quattro aree di impatto, lavorando sulla “catena del valore” di Cittadellarte, e cominciando a definire per ciascuna misuratori e indicatori che permettono di valutare e misurare gli effetti generati dalla fondazione in quell’ambito specifico ed in rapporto a specifici stakeholder.

Grazie a questo percorso abbiamo constatato che gli oltre 800 progetti realizzati in 20 anni di attività, pur nella loro eterogeneità, sono effettivamente riconducibili ad una specifica identità di Cittadellarte, persino indipendente dall’identità più strettamente legata alla sua originaria fondazione, poiché tutti i soggetti entrati in contatto con il progetto – il luogo Cittadellarte – hanno arricchito e contribuito attivamente alla definizione della sua identità.

 

Il passo successivo, tutt’ora in progress, è la costruzione degli strumenti di progettazione necessari ad orientare le azioni future verso il cambiamento sistemico a cui tendiamo, validando misuratori e indicatori, definendo la strategia di raccolta/lettura e visualizzazione dei dati su cui baseremo la valutazione dell’impatto delle azioni stesse.

 

La mostra COSTELLAZIONI DEMOPRATICHE rappresenta a tutti gli effetti il primo “prototipo narrativo” del lavoro di valutazione di impatto fatto insieme. In che modo la mostra comunica in modo fruibile questo percorso? 

 

La mostra è pensata per narrare il percorso fatto e nel contempo arricchirlo e integrarlo. Si tratta di un dispositivo aperto e relazionale, che contribuisce attivamente alla valutazione dell’impatto e all’immaginazione del futuro verso cui tendere. Stando a quanto abbiamo appreso del Design Thinking, potremmo ricondurre la mostra a una delle fasi di “apertura” nel processo iterativo di apertura/chiusura rappresentato dalla figura del double diamond (http://www.alpine-space.eu/projects/desalps/en/about/the-project/design-thinking/design-thinking-process) a cui dovrà seguire necessariamente una fase di sintesi.

È importante chiarire che l’obiettivo non è raccontare in modo esaustivo la totalità dei progetti realizzati da Cittadellarte. Questa mostra non ha la funzione di un archivio storico, bensì di chiave di lettura della nostra identità attraverso alcune delle azioni portate avanti in questi 20 anni, che in qualche modo sintetizzano ed esprimono il DNA comune rintracciabile in tutto quello che Cittadellarte fa. Il titolo della mostra rappresenta nel contempo il fine delle nostre azioni e il modo in cui le realizziamo, creando sinergie e sistemi relazionali paragonabili a costellazioni.

COSTELLAZIONI DEMOPRATICHE ha tre obiettivi: raccontare il percorso sopra citato, descrivere un modello di misurazione di impatto sociale e raccontare quello che Cittadellarte fa. Questi obiettivi si esprimono attraverso altrettante aree della mostra:

  • Un grande tavolo, lungo 15 metri, su cui Cittadellarte narra se stessa attraverso una selezione di progetti (descritti con piccole schede a disposizione dei visitatori) riletti secondo le 4 aree di impatto individuate durante il percorso, qui rappresentate da 4 diverse tonalità di grigio. I progetti hanno inoltre pesi e scale diverse (locale o più allargata), caratteristiche rappresentate anche in questo caso attraverso elementi visivi riconoscibili.

 

  • 4 grandi costellazioni disegnate su tende “trasparenti e attraversabili” come i progetti che rappresentano, a mostrare che i soggetti coinvolti hanno la possibilità di entrare e uscire in modo dinamico e aperto. Le costellazioni raffigurano le relazioni fra i soggetti stessi, i cui nomi sono riportati al posto delle stelle, raggruppati all’occorrenza in sciami di stelle, stelle fisse, stelle comete e legati da linee di diverso tipo. Accanto a ciascuna costellazione, cinque diagrammi offrono una chiave di lettura possibile sulla trasformazione sociale generata dai progetti rappresentati, pur nella consapevolezza dei limiti di una valutazione a posteriori: non parliamo in questo caso propriamente di impatto sociale, che come sappiamo necessita di intenzionalità, vale a dire di un’azione orientata secondo precisi indicatori definiti a priori

 

  • Un’area di interazione con i visitatori, composta da uno spazio di reazione “a caldo” in cui è possibile lasciare indicazioni e contributi, e soprattutto da (d)estructura, progetto di creazione collaborativa che permette attraverso un’esperienza ludica di attivare processi di dialogo intorno (in questo caso) al tema dell’impatto sociale di Cittadellarte. La mostra infatti è pensata come dispositivo relazionale e la raccolta di feedback avverrà anche attraverso corsi e workshop previsti nei prossimi mesi per coinvolgere soggetti diversi.

 

Nel corso del lavoro fatto insieme abbiamo appurato che l’impatto sociale, per essere tale, richiede intenzionalità. Quale la vostra intenzione rispetto al futuro, quali i prossimi passi del percorso verso un cambiamento sistemico?

 

Uno degli obiettivi del percorso fatto insieme è la costruzione di uno strumento di misurazione utile a progettare il futuro. Abbiamo avuto modo di constatare come la valutazione dell’impatto fatta costruendo gli indicatori a posteriori (ex-post) sia più difficoltosa da compiere e meno efficace, poiché non frutto di un processo sistemico compiuto su tutta la filiera progettuale ex-ante e in itinere.

La nostra intenzione è quindi mettere a frutto quanto emerso dal percorso per costruire uno strumento agile di valutazione, articolato in indicatori e misuratori che ben rappresentino le sfide sociali verso le quali intendiamo orientare in modo pervasivo le nostre attività e azioni future.

 

 

Clicca sulle fotografie per vedere la gallery della mostra:

 

Vi racconto FOUNDAMENTA: intervista a SEP Jordan, una delle startup accelerate da SocialFare

Abbiamo intervistato Roberta Ventura, founder e CEO di SEP Jordan, una delle startup selezionate da SocialFare per partecipare al programma di accelerazione FOUNDAMENTA#5 avviato nel mese di aprile 2018.

SEP è un marchio di lusso, specializzato in accessori moda e lifestyle, centrato sul talento e sulla tradizione di artiste rifugiate rivisitati in chiave moderna. Il meglio dell’artigianato Mediorientale si fonde con il gusto e lo stile italiano, dando vita a collezioni che raccontano le storie delle artiste, che ritrovano un’autonomia economica e psicologica. Le artiste SEP ritrovano la dignità attraverso il proprio lavoro, cominciano a sognare e a pianificare e cambiano la loro vita, quella delle loro famiglie e della comunità. Tutti i clienti SEP sono Brand Ambassadors, orgogliosi di possedere un pezzo unico destinato a durare nel tempo, che ha un impatto immediato sull’artista che l’ha creato.

Vuoi partecipare a FOUNDAMENTA?
La call è aperta! Applica qui

 

SEP Jordan ha iniziato il programma di accelerazione SocialFare all’inizio di aprile. In base all’esperienza di queste prime settimane, consiglieresti ad altre startup di partecipare alla call FOUNDAMENTA?

 

Il programma di accelerazione di SocialFare offre fin da subito, in maniera particolarmente veloce ed efficace, le basi di financial planning, business planning e tutto quanto serve a fondare su basi più solide il proprio business: questo è il primo motivo per cui consiglierei di candidarsi. D’altra parte anche chi ha già solide basi tecniche trae giovamento dal programma, in particolare in termini di pianificazione strategica a livello micro e macro.

Sul piano finanziario, poi, due sono gli aspetti che portano un significativo valore aggiunto a chi entra nella rete di SocialFare: l’accesso ad un ampio network di investitori interessati a investire nell’innovazione sociale e il seed fund erogato tramite SocialFare Seed.

 

SEP Jordan beneficia del seed fund erogato da SocialFare Seed, il veicolo finanziario di SocialFare che investe fino a 500k euro all’anno nelle startup selezionate tramite la call FOUNDAMENTA. Si tratta di un’iniezione di capitale cash resa disponibile già nel corso del programma di accelerazione ed erogata in cambio di equity. Cosa rappresenta per voi questa opportunità?

 

Per un’azienda come la nostra, che fino ad oggi si è autofinanziata, l’iniezione di capitale seed permette di accelerare in maniera significativa i piani di crescita, accorciando sensibilmente i tempi di start-up dell’attività e consentendoci di avvicinarci in breve tempo allo status di established company. È un passo significativo e quindi un’opportunità per chi ha un’attività imprenditoriale innovativa e non dispone dei capitali necessari ad un avviamento che ponga basi solide e crei i presupposti per la scalabilità.

 

 

In conclusione, se dovessi sintetizzare in 3 parole chiave l’opportunità che rappresenta FOUNDAMENTA per una startup, quali sceglieresti?

 

  1. Disciplina: l’Acceleration Team di SocialFare aiuta la tua startup a fissare obiettivi strategici chiari con scadenze precise e ad autodisciplinarsi per rispettarle. È un’opportunità preziosa per imparare a conoscere meglio la propria realtà imprenditoriale e ad avere padronanza e controllo del suo destino.

 

  1. Esperti: grazie al programma FOUNDAMENTA hai la possibilità di interfacciarti con numerosi esperti nei diversi ambiti utili a far crescere l’azienda e a gestirla. Oltre all’esperienza specifica del team di Accelerazione, nel corso del programma incontri speaker, mentor e advisor d’eccellenza.

 

  1. Capitali: è importante per una startup avere accesso ad un network di investitori e iniziare a tessere relazioni con loro, anche per acquisire competenze in termini di investment readiness. Questa possibilità è offerta nel corso dell’intero programma e trova la sua massima espressione nel Social Impact Investor Day, l’evento conclusivo del programma, nel corso del quale le startup accelerate si presentano di fronte ad un panel di investitori più ampio.

 

Per quanto 14 settimane siano un periodo breve, considerando l’intensità del programma siamo fiduciosi che lascino un segno e ci aiutino a delineare una direzione chiara nella prospettiva di una crescita significativa e solida per il nostro progetto imprenditoriale.

 

 

IMPACT THROUGH DESIGN by SocialFare and ELISAVA International open talk | SDGs Applied Design Research Program

• Read the interview with Arianna Mazzeo
• Read the interview with Joke Quintens

IMPACT THROUGH DESIGN: UN SDGS and Societal Challenges.
International Open Talk | SDGs Applied Design Research Program

Co-produced by

SocialFare | Center for Social Innovation Italy

and

ELISAVA – Barcelona School of Design and Engineering

 

IMPACT THROUGH DESIGN: UN SDGSs and Societal Challenges is an applied research program co-produced by SocialFare | Centre of Social Innovation based in Turin, Italy and ELISAVA – Barcelona School of Design and Engineering, aimed to improve and promote the generation of Social Impact through Design.

The applied design research program will focus on the United Nations Sustainable Development Goals and will involve professionals, researchers, public and private institutions as well as the communities in which the best practices of Social Impact Design are already being applied in order to define a programmatic and systemic proposal for the next decade.

Starting in Turin (Italy) on May the 4th, 2018, the program includes an Open Talk Series in Marseille, Barcelona, Matera, Roma, Zurich, Toronto, Boston, Shanghai and will be presented at the High Level Political Forum on Sustainable Development in New York. The program is also part of the European Development Days (EDW 2018).

EUROPE


 

opentalk#1 | TURIN

Impact through design SDGs and Societal Challenges. The Italian Perspective

Friday 4th May 17.00 – 19.30 h | Rinascmenti Sociali, Via Maria Vittoria 38, Torino

 

opentalk#2 | MARSEILLE

The Marseille social design and bottom-up perspective

Saturday 19th May 16.00-18.00 h | Femmes D’Ici et D’Ailleurs,  4 Rue Mazagran, 13001 Marseille

 

opentalk#3 | BARCELONA

Data & the City. Design, Policy and Resilience. The Barcelona Perspective

Wednesday 23rd May 18.30-19.30 h | Elisava Design School, Rambla 32 08002 Barcelona

 

opentalk#4 | MATERA

The system food-design.  The Community Perspective

Saturday 2nd june from 11.30-12.30 h | Palazzo Lanfranchi, Via Carlo Levi Matera

 

opentalk#5 | ROME

Digital Social Innovation. Top down either/ or Bottom-up. Which sustainability through design?  The Public Interest Perspective

Thursday 7th June 11.00-12.00 h | Festival dello Sviluppo Sostenibile, 00186 Roma RM, Italy

 

opentalk#6 | ZURICH

Cultural devices: models of design and design of models. The Zurich perspective

Wednesday 27th June 2018 18.00-19.30 h | Cabaret Voltaire, Spiegelgasse 1,8001 Zürich, Switzerland

 

UNITED STATES AND CANADA


 

opentalk#7 | NEW YORK

Social Impact through design. The Design Schools and Policy perspective toward the transition to sustainability

United Nations High-level Political Forum on Sustainable Development (HLPF), New York, United Nations

17th July 2018

 

opentalk#8 | TORONTO

Cultural impact. Principles and practices. The indigenous perspective and technologies.

3rd September 18.00-19,00 h | OCAD university, Toronto, Canada

 

 

ASIA


opentalk#10 | SHANGHAI

Design for city-making. Models and Collaborative cities systems for no-Western social impact.

30th October 17.00-18.30 h | Tonjii University, 1239 Siping Road, Shanghai, China

 

END OF THE PROGRAM


TORINO

International Impact Through Design. The Festival

23th November | Rinascimenti Sociali, Via Maria Vittoria 38, Torino, Italy

 

SocialFare | Center for Social Innovation Italy

SocialFare is the first Center for Social Innovation in Italy. Research, community engagement, capacity building, and co-design are at the basis of our work to develop  innovative solutions to contemporary societal challenges, while generating new economy via social ventures. SocialFare is located in Torino, in the premises of  Rinascimenti Sociali, the place and convergence network dedicated to accelerate social impact knowledge and entrepreneurship in Italy.

 

ELISAVA – Barcelona School of Design and Engineering

ELISAVA is one of the most important schools of Europe, a pioneer in studies of Design and Engineering. The Centre, affiliated to the Universitat Pompeu Fabra, has 2.000 students from around the world. ELISAVA promotes education, knowledge, research, development and innovation in the field of design, engineering and communication. The School offers a college education that prepares students to meet professional challenges worldwide.

IMPACT THROUGH DESIGN | Intervista ad Arianna Mazzeo

 SocialFare ed ELISAVA lanciano IMPACT THROUGH DESIGN International open talk | Applied design research for SDGs

 

Parte e si chiude a Torino l’Open Talk Series sul ruolo del Design nella generazione di impatto sociale. Un calendario di appuntamenti che farà tappa all’ONU a New York passando per Marsiglia, Barcellona, Matera, Roma, Zurigo, Toronto, Boston, Shanghai.

 

Torino, maggio 2018 – Abbiamo intervistato Arianna Mazzeo, Visiting Professor ad Harvard Seas e direttrice del MasterLab in Service Design Systems all’ELISAVABarcelona School of Design and Engineering, che insieme a SocialFare ha creato il format innovativo di open talk IMPACT THROUGH DESIGN. SDGs Societal Challenges lanciato a Torino lo scorso 4 maggio e dedicato ai Sustainable  Development Goals delle Nazioni Unite. 

Il 4 maggio 2018 a Torino si è tenuto il primo di una serie di eventi internazionali dedicati all’impatto sociale generato dal Design, co-prodotto da SocialFare ed ELISAVA.

Ci racconti come è nata l’iniziativa e di cosa si tratta?

 

IMPACT THROUGH DESIGN. SDGs and Societal Challenges è un Open Talk Series il cui format innovativo nasce a seguito del summit International Days of Deans and Experts: Impact Through Design (Barcellona, aprile 2018) nel corso del quale 30 scuole di Design di prestigio internazionale hanno accettato il mio invito a prendere posizione rispetto ai Sustainable Development Goals definiti dalle Nazioni Unite e ad integrarli nelle attività curriculari di ricerca così come nei piani di studio dei rispettivi corsi e master. Questa premessa è fondamentale per iniziare a parlare in maniera più diffusa del ruolo rilevante che il Design ha e deve avere a livello strategico e sistemico nell’implementazione degli SDGs al fine di generare un effettivo impatto sulla società.

Di qui l’Open Talk Series, un fitto calendario di appuntamenti che ci vedrà impegnati nei prossimi mesi in una serie di tavoli di lavoro e confronto con gli attori del cambiamento. Da Torino a Shanghai, passando per Marsiglia, Barcellona, Roma, Matera, Zurigo, Boston, New York, i talk si svolgeranno proprio nei luoghi che già stanno sperimentando l’impatto sociale del Design attraverso l’implementazione di progetti che vedono coinvolte le comunità locali in sinergia con gli enti pubblici e privati.

 

Siamo orgogliosi di aprire e chiudere proprio a Torino l’Open Talk Series che ci porterà in giro per il mondo a diffondere il valore dell’impatto sociale che può essere generato dal Design.

Perché questa scelta e quali ruoli giocano SocialFare ed ELISAVA nell’iniziativa?

 

A Torino c’è SocialFare, il primo Centro per l’Innovazione Sociale in Italia, con il relativo hub e la rete di convergenza che trova spazio nella sede di Rinascimenti Sociali. È importante creare maggiore consapevolezza della ricchezza di questo contesto e del ruolo giocato da Torino nell’ecosistema internazionale dell’Innovazione Sociale. In questo territorio molti progetti di educazione di qualità e di innovazione digitale sono già a tutti gli effetti generatori di cambiamento e costituiscono un modello di implementazione concreta ed efficace degli SDGs. Per questo abbiamo scelto non solo di avviare, ma anche di concludere l’Open Talk Series in questa città: l’appuntamento è a novembre per un evento che non sarà solo occasione di restituzione delle esperienze, spunti e testimonianze raccolte, bensì un punto di partenza per elaborare una strategia e una proposta di lavoro su questi temi nel futuro prossimo.

L’idea di questo format innovativo nasce proprio da un momento di scambio e confronto fra SocialFare ed ELISAVA, School of Design and Engineering di Barcellona, che nel corso dei prossimi mesi coinvolgeranno di volta in volta professionisti, ricercatori, rappresentanti di istituzioni e altri soggetti attivi nelle città in cui realizzeremo gli open talk.

 

Tieni a precisare che l’Open Talk Series non è un semplice calendario di eventi di disseminazione e informazione, bensì un vero e proprio progetto di ricerca applicata.

Vuoi spiegare cosa intendi esattamente?

 

Questo progetto è diretta espressione dell’approccio con cui lavoriamo quotidianamente, da anni, nelle rispettive realtà. Il Master in Service Design System che dirigo all’ELISAVA è un Master Lab, un programma aperto e integrato in cui il vero laboratorio non è l’aula, bensì la città di Barcellona. È nei suoi quartieri, a contatto con la comunità che gli studenti applicano i concetti di innovazione sociale studiati nel master, incentivati a ideare e realizzare progetti che abbiano un impatto diretto e positivo sul contesto in cui vivono e operano.

Sento dunque una forte affinità con la vision e l’approccio metodologico di SocialFare, che pone al centro della sua attività di innovazione l’impatto sociale e lavora su di esso come generatore di impatto economico. Il mio lavoro all’ELISAVA parte dai processi creativi per innovare la città e le comunità con cui opera, SocialFare implementa l’approccio sistemico e Design Thinking nell’accelerazione di conoscenza e generazione di impatto tangibile e misurabile.

Dalla nostra collaborazione non poteva che nascere un’iniziativa fondata sulla co-produzione, dove il concetto di “co” rappresenta la collaborazione come metodo sistemico di relazioni che, partendo dal nostro lavoro congiunto, va a coinvolgere tutte le comunità in cui porteremo l’open talk. È stato così a Torino il 4 maggio, con la presenza e la partecipazione attiva in sala di rappresentanti di realtà particolarmente eterogenee e significative del territorio, dalle associazioni impegnate negli orti urbani a importanti fondazioni private e istituzioni, includendo professionisti, ricercatori, studenti, artisti. Altrettanto vivaci sono gli ecosistemi delle città dove faremo tappa nei prossimi mesi: a Roma parteciperemo al Festival dello Sviluppo Sostenibile, a Zurigo incontreremo l’inventore di Conceptual Devices, un metodo interdisciplinare volto a sviluppare strategie di design ad impatto sociale ed economico, a Marsiglia avremo modo di confrontarci con una città che è simbolo stesso di innovazione sociale e integrazione attraverso pratiche dal basso e progetti di social design.

Ognuno di questi incontri sarà quindi non una semplice tappa, bensì una fase del percorso in divenire, la cui stessa mission sarà ridefinita di volta in volta in base alle esperienze e all’apporto di ciascuna comunità coinvolta. È quindi un progetto di ricerca applicata e comunitaria che ha come obiettivo la definizione di una proposta programmatica per l’implementazione dei Sustainable Development Goals nel prossimo decennio.

Il work in progress della proposta sarà presentato all’High Level Political Forum on Sustainable Development dell’ONU a New York, a cui parteciperò personalmente nel mese di luglio.

Per scoprire insieme e confrontarci in modo più approfondito sul programma che si definirà nel corso dell’Open Talk Series vi do appuntamento a Torino per novembre 2018, sperando di incontrarvi numerosi all’evento conclusivo di SOCIAL IMPACT THROUGH DESIGN. SDGs Societal Challenges.

 

 

FOUNDAMENTA: un’opportunità per le startup! Intervista a EthicJobs

Intervistiamo Luca Carrai, CEO e Responsabile Commerciale di EthicJobs, startup che ha recentemente portato a termine il percorso di accelerazione FOUNDAMENTA#4 con SocialFare.

Vuoi partecipare a FOUNDAMENTA?
La call è aperta! Applica qui

Ethicjobs (www.ethicjobs.com) valuta e certifica la qualità del lavoro percepita dai collaboratori all’interno delle imprese. L’obiettivo è dare forte visibilità a tutte le aziende che già offrono una qualità del lavoro eccellente, aiutando nel contempo le altre ad efficientarsi a livello sociale e, di conseguenza, a livello economico.

 

Quale valore aggiunto ha portato a EthicJobs la partecipazione al programma di accelerazione FOUNDAMENTA?

Dopo aver tentato diverse strade e percorsi, il programma di accelerazione #FOUNDAMENTA ha finalmente portato EthicJobs su un gradino più alto, trasformandola in una realtà imprenditoriale ben più solida e in qualche modo più corporate. Grazie al team di SocialFare, alla loro professionalità e al network di esperti con cui ci hanno messi in contatto, abbiamo rivisto le dinamiche interne all’azienda, assegnato i ruoli giusti alle persone giuste, ci siamo dotati di un sito web migliore e di strumenti all’altezza dei nostri obiettivi.

Consiglieresti a una startup di candidarsi alla call FOUNDAMENTA#6?

Assolutamente sì, FOUNDAMENTA è davvero l’occasione per far crescere la tua startup, per maturare una buona consapevolezza del qui ed ora, per capire dove si vuole andare e che strada intraprendere per arrivarci. Il valore aggiunto è senz’altro la professionalità del team che SocialFare mette a completa disposizione delle startup accelerate, offrendo supporto in tutti gli ambiti più importanti per un progetto imprenditoriale emergente, dal marketing alla gestione economico-finanziaria, passando per l’opportunità di conoscere investitori interessati e imparare a presentarsi nella maniera giusta al loro cospetto.

Quali i prossimi traguardi per EthicJobs?

Dopo aver portato a termine il programma ed esserci presentati ad un buon panel di investitori nel corso del Social Impact Investor Day dello scorso 15 marzo, oggi possiamo dire di avere i numeri, il servizio e le validazioni da parte del mercato per scalare a livello nazionale, tenendo a mente l’obiettivo ambizioso di portare in qualche forma un cambiamento positivo ed etico nel mondo del lavoro in Italia.

 

Innovare con impatto sociale: BTREES intervista Laura Orestano

Ringraziamo BTREES per l’intervista a Laura Orestano, CEO di SocialFare, pubblicata sul blog www.btrees.social sul tema “Innovare con impatto sociale”.

Buongiorno Laura! Grazie per essere qua con noi. Cominciamo subito dalla prima domanda: cos’è Social Fare in una frase? E qual è la vostra missione?

SocialFare è il primo Centro per l’Innovazione Sociale in Italia con focus verticale sullo sviluppo di modelli, servizi e prodotti che rispondano in modo innovativo alle sfide sociali contemporanee. La nostra missione è quella di generare innovazione a impatto sociale, cioè rilevante per la qualità della vita delle persone e delle comunità. SocialFare esplica la sua azione in due modi: accelerando conoscenza e accelerando imprese a impatto sociale.

 

Perché Torino? E perché Rinascimenti Sociali? Ci spiegate com’è nato lo spazio?

Torino ha un mix unico in Italia in termini di azione sociale, cultura di impresa e sviluppo tecnologico: questi sono tre elementi chiave per costruire nuove soluzioni e nuove imprese ibride, cioè, che intendano risolvere dei bisogni/sfide sociali, che siano strutturate managerialmente, che includano la tecnologia ed il digitale come parte della loro offerta.
Rinascimenti Sociali è il luogo e la rete di convergenza tra attori, pubblici e privati, profit e no profit che si sono riconosciuti come uniti da un obiettivo comune: generare impatto sociale positivo per generare nuovo sviluppo economico ma anche culturale, in termini di nuovi modelli di riferimento e non solo di nuove prassi.

Lo spazio è nato dal basso: era vuoto e disponibile, un piccolo gruppo di attori lo ha visto come sede della sperimentazione di convergenza e ha iniziato a trasferire le proprie attività, man mano altri attori sono arrivati, sempre in coerenza con la visione iniziale, e si sono trasferiti ma anche aggiunti alla rete non solo fisica. Ognuno ha portato qualcosa, ha configurato il pensiero, il modello, le relazioni, le opportunità che si sono moltiplicate, la comunicazione che è divenuta coesa, ognuno ha portato anche i propri mobili ed allestimenti: non era una casa costruita da altri, omologata anche nel suo apparire ma una casa comune costruita da tutti coloro che si identificano con la visione e per questo ricca di diversità ed anche di opportunità vere. Oggi Rinascimenti Sociali conta più di 40 partner di diversa natura e costituisce un punto vibrante, innovativo ed in continua evoluzione non solo in Italia ma in tutta Europa.

 

Foundamenta#4 è stato il vostro ultimo bando. Come scegliete le startup? Sulla base di quali criteri principali?

Il 15 di marzo si è concluso il programma di accelerazione FOUNDAMENTA#4, nel frattempo abbiamo selezionato i nuovi progetti che entreranno nel quinto programma di accelerazione e, il 26 di marzo, abbiamo lanciato la nuova call FOUNDAMENTA#6 il cui programma inizierà il 24 settembre per poi concludersi il 24 gennaio 2019.

Questi ritmi richiedono un processo e criteri di selezione rodati e ben condivisi. I criteri con i quali selezioniamo i progetti sono tendenzialmente i seguenti: il team, fondamentale, quello che cerchiamo è un team di founder con un forte commitment nel progetto e che lavora full time (almeno dal momento dell’ingresso al programma); l’idea, che deve risolvere un bisogno chiaro e in modo nuovo rispetto ai competitor diretti/ indiretti, mostrando una value proposition distintiva; il mercato, un mercato in crescita, anche di nicchia, ma con forte potenziale.

Questi aspetti vengono sempre tenuti a mente durante l’intero iter di selezione che è caratterizzato da tre macro attività:

1) Lancio della call su F6S. Piattaforma di riferimento a livello globale al quale si appoggiano molti acceleratori e incubatori.

2) Screening e diligence, tramite call e meeting, del team di accelerazione.

3) Presentazione dei migliori 10 progetti a SocialFare Seed, il veicolo che investe nelle startup accelerate.

 

Quali case histories di maggiore valore vi rendono più felici di quanto fatto sino ad ora, in questi anni?

Abbiamo due livelli di osservazione di quello che è stato fatto in questi anni: l’osservazione del modello e l’osservazione delle attività specifiche. In termini di modello quello che ci rende felici è che SocialFare è un organismo vivo, dinamico, aperto, auto-regolato e che attrae intelligenza internazionale, giovani che vogliono cambiare il mondo con professionalità e una precisa scala di valori e di scelte.

In termini di attività specifiche, siamo felici ogni volta che una startup fa un passo avanti e incontra investitori che ci credono, ogni qual volta le nostre attività di accelerazione di conoscenza, nelle scuole, nelle cooperative così come nel privato, sviluppano maggiore consapevolezza e saper fare, con strumenti nuovi, internazionali, riconoscibili e di reputazione.

 

Come si comporta l’Italia rispetto al mondo dell’innovazione sociale? Stanno aumentando gli investimenti?

L’Italia sta prendendo coscienza che l’innovazione sociale, così come l’imprenditorialità sociale, possono costituire una vera leva di sviluppo per il Paese. Gli investimenti sono disponibili, almeno sulla carta, ma c’è bisogno di maggiore capacity: sia in termini di qualificazione della domanda (imprese pronte ad essere investite) sia in termini di propensione al rischio (da parte degli investitori); e poi c’è il grande punto politico: serve “evolutionary policy-making“, cioè politiche che siano dinamiche e che accompagnino in modo dinamico e sistemico l’innovazione sociale.

 

Quali sono le prossime iniziative in arrivo?

SocialFare sta progettando in modo sistemico ed agendo in modo imprenditoriale: significa che costruisce parti mancanti della catena del valore dell’innovazione sociale e le attiva come sperimentazioni imprenditoriali “in-house”. In questo approccio ha lanciato recentemente SocialFare SEED, primo veicolo/fondo impact seed che investe seed money nelle startup a impatto sociale accelerate da SocialFare attraverso la call Foundamenta e a breve lancerà un’altra iniziativa sistemica nell’area di accelerazione della conoscenza a impatto sociale, laddove già stiamo raccogliendo grandissimi risultati con il nostro programma Design Your Impact, programma di accelerazione di conoscenza pratica sugli strumenti dell’innovazione sociale. Recentemente, SocialFare è stato anche promotore della nuova piattaforma Torino Social Impact, ulteriore tentativo di raccordo metropolitano per posizionare Torino tra le leading cities europee per l’innovazione sociale.

 

 

Torino è pronta a diventare capitale dell’Europa meridionale nell’innovazione sociale con Nesta italia

“Vogliamo rendere Torino la capitale dell’Europa meridionale nell’innovazione sociale e nella finanza d’impatto sociale”, racconta Francesco Profumo, il presidente della Compagnia di San Paolo. L’ente aveva messo questo obiettivo nelle sue linee strategiche valide fino al 2020 e ora è passata all’azione portando a Torino la fondazione Nesta. È un’istituzione del Regno Unito nata nel 1998 grazie ai fondi della lotteria britannica ed è specializzata in filantropia innovativa. Costituirà una fondazione gemella (ma indipendente) chiamata Nesta Italia, con sede nel capoluogo piemontese. Sarà operativa dall’autunno e lavorerà a stretto contatto con gli uffici di Londra.

“Porteremo avanti diversi progetti per la risoluzione di alcune problematiche sociali. Ci occuperemo di arte, di istruzione e di salute e invecchiamento della popolazione”, racconta Marco Zappalorto, futuro direttore della nuova fondazione torinese. Solo nell’ultimo quinquennio la Nesta Uk ha portato avanti circa 100 progetti l’anno, facendo leva su un budget annuo da circa 30 milioni di sterline. Per esempio, ha creato una sfida fra studenti tra gli 11 e i 16 anni a chi inventava un modo per sfruttare i dati dei satelliti in modo da creare benefici alla società. Oppure ha lanciato un premio a chi realizzava nuove tecnologie in grado di includere i disabili. E ancora, ha aiutato dieci ospedali a creare team di volontari misurando l’impatto positivo che il loro utilizzo ha avuto sulla salute dei pazienti.

Soprattutto, la forza di Nesta è la sua capacità di immaginare nuovi meccanismi di sostegno: “La loro realtà è complementare a quella della Compagnia di San Paolo. Noi abbiamo mille progetti ogni anno, che gestiamo per lo più in modo tradizionale. Loro hanno competenze diverse, che ci aiuteranno a migliorare”, sottolinea Profumo. Dunque, nel futuro ci saranno sempre meno contributi a fondo perduto e sempre più forme di sostegno diverse, che ad esempio prevedano un contributo iniziale che poi si trasforma in un prestito oppure in una partecipazione societaria. Tra l’altro, evidenzia Profumo, “Nesta Italia potrà fare leva su un ecosistema torinese già molto sviluppato, che conta su realtà come Rinascimenti Sociali e l’ex Incet”. [Read more]

L’acceleratore di bene comune: Wired racconta SocialFare®

21 dicembre 2016

Viviamo nel momento migliore della storia, ma non ce ne accorgiamo.

A sostenerlo è Wired, la nota rivista cartacea e online. La spiegazione è da ricondurre non solo alla bolla creata dai social media che ci porta a vedere solo contenute omogenee alle nostre idee,  ma l’intero sistema che contribuisce alla comprensione e alla lettura del mondo da parte dei cittadini. Paul Dolan, professore di Scienze comportamentali alla London School of Economics and Political Science, ha studiato la questione, concludendo che l’umore e la fiducia nel futuro delle persone sono condizionati da singoli eventi che, seppur di grande impatto mediatico, si devono considerare effimeri rispetto a trend molto più grandi [continua a leggere l’articolo].

Per rendere il cambiamento intelligibile, Wired inaugura una nuova sezione dedicata alle good news, e tra le prime buone notizie, capaci di generare cambiamento positivo, presenta SocialFare®: leggi l’articolo!

Sellalab | Talenti da non buttare

Schermata 11-2457343 alle 18.03.43Essere un’impresa sostenibile oggi significa non solo rispetto dell’ambiente, rispetto della salute dei lavoratori e dei consumatori, e rispetto dei diritti umani, ma anche riduzione degli sprechi, creazione di nuovi e più trasparenti legami con le comunità di interesserisparmio delle materie prime e delle risorse economiche, razionalizzazione dei processi creativi e produttivi.

La sostenibilità è certamente uno dei più importanti veicoli di innovazione dal punto di vista tecnologico, organizzativo, commerciale e sociale. Inevitabilmente, un’azienda che si immette sulla via della sostenibilità si trova esposta a un gran numero di sollecitazioni a sviluppare prodotti innovativi. Nell’industria tessile una parte importante della ricerca e innovazione nel campo dei nuovi materiali, dei finissaggi e dei processi produttivi è stata, già negli ultimi anni, guidata dalla tensione verso una maggiore sostenibilità, divenuta quindi un elemento strategico imprescindibile.

In questo senso, il processo creativo assume una parte fondamentale: non basta comprenderlo in un nuovo paradigma sostenibile nei modelli di business, è necessario che esso diventi elemento di valore in tutta la catena di processi produttivi, di approvvigionamento, stoccaggio e di distribuzione: un vero e proprio Life Cycle Design che riesca a non produrre scarti. Ad oggi però il modello è ancora imperfetto, e la creatività deve dedicarsi a trovare soluzioni di ottimizzazione delle risorse che il modello attuale di produzione ancora non consente di impiegare in maniera ottimale.

Impegnati a sviluppare nuove soluzioni troviamo attori inediti, come Sellalab. Il polo di innovazione e accelerazione di impresa di Banca Sella ha deciso, infatti, di selezionare nove talenti dai differenti background (eco-design, ingegneria ambientale, social sciences and managment, fashion design, architettura, antropologia, matematica analitica), a cui affidare la ricerca di nuove soluzioni per i fondi di magazzino di due importanti imprese biellesi. I giovani ricercatori hanno sei mesi per immaginare una soluzione inedita, attraverso cui dare nuova vita ai tessuti campionari e allo stock di fili rimasti invenduti.

 Alessia Spadetto (26 anni, eco-designer) spiega che l’origine biellese è considerato sinonimo di qualità nel sistema moda, per quanto riguarda tessuti e filati. Settori storicamente radicati nel territorio, ora tanto più costretti dalla crisi economica ad aprirsi all’innovazione. Le due imprese coinvolte da Banca Sella nella sperimentazione presentano caratteristiche molto diverse. Da una parte piccole tirature su richiesta di tessuti finalizzati a presentare al cliente il proprio prodotto, con l’obiettivo di offrire una scelta capace di coprire i ritmi serrati delle case di moda e la loro necessità di differenziare il proprio prodotto. Dall’altra filati prodotti in quantità elevata per poter rispondere rapidamente per poter rispondere rapidamente alle numerose richieste del mercato.

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“Questo è uno dei motivi per cui i selezionati sono stati divisi in due team, ciascuno dedicato alle specificità di una delle due imprese”. Aggiunge Ilaria Ballari (27 anni, antropologa). “Il modello operativo con cui condurre la ricerca è stato indicato da Fullbrand e Sellalab, fissando degli step da seguire, ma l’organizzazione del lavoro è autonoma.” Si unisce al discorso Giulia Cuzzolin (25 anni, una laurea in disegno industriale ed eco-design): “Al momento le due squadre si stanno dedicando allo studio del settore, e in questa fase l’eterogeneità delle nostre formazioni ci consente una comprensione più estesa del materiale che stiamo collezionando: ognuno coglie qualcosa di diverso!”

Siamo nella stanza di Rinascimenti Sociali in cui da settembre i ragazzi esplorano il settore a cui si stanno dedicando, si confrontano, ridono, cercano soluzioni. Nel centro della stanza due tavoli rotondi, attorno ai quali sono raccolte le due squadre. Nelle vetrine spiccano pile di tessuti, rocchetti di dimensioni diverse.

“La richiesta”, specifica Fausto Saltetti (29 anni, laureato in architettura con un master in marketing), “è quella di trovare un nuovo impiego per questi fondi di magazzino all’esterno dei prodotti legati alla moda o all’abbigliamento”.

Gli fa eco Enrico Orlanda (22 anni, Fashion Designer) :”Anche per questo è stato scelto un team misto, con background differenti, in cui ognuno può dare un contributo diverso. Il mondo della moda ha già cercato delle soluzioni al problema con risultati non sempre soddisfacenti.” Aggiunge Alice Sanca (26 anni, eco-designer): “Probabilmente si cerca, anche, di non entrare in conflitto con quella clientela che ha scelto questi tessuti proprio per caratterizzare la propria offerta!”

Sara Lisot (27 anni, titolo conseguito all’estero in Social Sciences Managment) precisa: “In ogni caso l’unico reale vincolo posto alla nostra idea è stato quello di generare posti di lavoro nel territorio biellese per generare impatto sociale positivo, e far emergere l’importanza del rapporto tra impresa e territorio.”

“Abbiamo tempo fino al 25 marzo per ipotizzare una soluzione, con la speranza che sia efficace e scalabile.” Commenta Stefania Caglia (26 anni, ingegnere ambientale).

E l’urgenza di soluzioni innovative in questo ambito trovano conferma nei dati della Commissione Europea, l’industria del riciclo infatti è sempre più strategica per diminuire l’impiego di risorse naturali e per migliorare l’efficienza energetica. Nel Vecchio Continente il settore del riuso produce un fatturato di 24 miliardi di euro grazie a 60 mila imprese con mezzo milione di addetti. L’UE ospita circa il 50% delle industrie che nel mondo lavorano partendo dai rifiuti.  In Italia, nel 2008, secondo l’ultimo rapporto ISPRA sui rifiuti speciali, il 37,4% dei rifiuti non pericolosi del manifatturiero proviene da tessile, abbigliamento e industria conciaria.

Il sistema moda produce ogni anno tonnellate di scarti che finiscono in gran parte in discarica e che potrebbero essere nuovamente inseriti nel ciclo produttivo in modo innovativo generando nuove possibilità. Ci sono opportunità che è necessario non vengano buttate.

 

WEstart | Mapping Social Entrepreneurship in Europe

  Il progetto WEstart è un progetto di ricerca europeo dedicato alla mappatura dell’imprenditorialità sociale femminile in Europa. La prima fase pilota, che si concluderà a settembre 2015, è il primo passo verso una più estesa strategia a lungo termine: sostenere l’imprenditorialità sociale femminile favorendo il contatto con gli stakeholder chiave e la promozione di mirate azioni di policy.

Tra le dieci nazioni coinvolte è presente anche l’Italia, a cui è dedicato il mini report Women’s Social Entrepreneurship in ITALY, creating value by addressing and tackling unmet social needs. Il report sintetico, disponibile da pochi giorni online, è basato sui primi dati empirici raccolti tra maggio e giugno del 2015 in Italia da European Woman’s Lobby.

I dati raccolti uniscono una desk research articolata su 10 intervistate attraverso un format di indagine semi-stutturato secondo il feminist interview method, e i sondaggi sottoposti on-line a 32 imprenditrici. Tra di loro Laura Orestano, CEO di SocialFare®.

Il quadro, che risulta dall’indagine condotta da Valentina Patetta, offre una visione complessiva sullo stato dell’arte dell’imprenditorialità sociale in Italia, evidenziandone punti di forza e criticità. In questa mappa complessiva emerge con forza il contributo specifico che le donne sanno portare in questa nuova forma di imprenditorialità caratterizzata da un approccio responsabile, trasparente e innovativo.

 

Women’s Social Entrepreneurship in Italy, report integrale.

Mapping Women’s Social Entrepreneurship in Europe, synthesis report.

WEstart, piattaforma.