L’Economia civile, una via di innovazione del mercato

I volti dei partecipanti sono sorridenti e concentrati. Anche ora che dopo due intesi giorni di lezioni, testimonianze e laboratori si conclude il primo appuntamento con il Corso di Economia Civile. Rinascimenti Sociali ha, infatti, ospitato nei suoi spazi il 14 e il 15 gennaio 2016 il primo modulo del corso di Economia Civile, dedicato all’economia civile come via di innovazione del mercato.

IMG-20160121-WA0004A introdurre il tema è il professor Zamagni. Il noto professore di Economia politica spiega che l’economia di mercato è comunemente intesa come il modello economico più efficiente che conosciamo per ottimizzare il rapporto tra domanda e offerta di merci e servizi, grazie alla possibilità di misurare la sua efficacia attraverso il profitto. L’economia di mercato, tuttavia, non dispone di uno solo, bensì di almeno tre modelli economici: quello liberista di stampo anglosassone, quello sociale di matrice tedesca e quello civile di origine italiana. Per Zamagni l’impresa capitalistica e quella sociale o civile non sono alternative, ma complementari.

L’economia civile è in grado di rispondere alle gravi lacune intrinseche all’economia classica. Il modello proposto riesce ad ovviare all’endemico aumento della diseguaglianza nella distribuzione dei beni, a sciogliere il paradosso elaborato da Richard Easterlin relativo al rapporto tra crescita del reddito e felicità, a dare risposte alle problematiche sollevate dai beni comuni.

La sfida dell’Economia Civile è quella di far coesistere, all’interno del medesimo sistema sociale, tutti e tre i principi regolativi dell’ordine sociale:

  • il principio dello scambio di equivalenti di valore (le relazioni si basano su un prezzo, che è l’equivalente in valore di un bene/servizio scambiato) attraverso cui il sistema garantisce la sua efficienza;
  • il principio di redistribuzione per cui l’efficacia del sistema economico è determinata dalla sua capacità di redistribuire la ricchezza tra tutti i soggetti che ne fanno parte, garantendo loro la possibilità di partecipare al sistema stesso attraverso cui si determina l’equità del sistema;
  • e il principio di reciprocità: è il principio fondante dell’Economia Civile ed è caratterizzato dalla presenza di tre soggetti (struttura triadica), di cui uno (homo reciprocans) compie un’azione nei confronti di un altro mosso non da “pretesa” di ricompensa dell’azione stessa, bensì da aspettativa, pena la rottura della relazione tra le due.

Attuando questi comportamenti l’homo reciprocans non solo agisce mettendo in primo piano le emozioni (la cosiddetta intelligenza emotiva), bensì riesce anche a rendere la razionalità “ragionevole”, in modo tale che i sentimenti possano essere maggiormente rilevanti rispetto alla pura e semplice razionalità, intesa come l’utilità caratteristica dell’homo oeconomicus. Il fine della reciprocità è l’affermazione della fraternità, principio che permette agli “uguali” di essere “diversi” “e” postula, di conseguenza, il pluralismo, il quale permette ad una società di garantirsi un futuro e di non scomparire.

Le imprese sociali rappresentano una forma moderna e innovativa attraverso la quale la società civile assume le possibilità offerte da questa trasformazione. In particolar modo lì dove il sistema capitalistico si ritrova a vivere una fase di jobless growth (crescita senza creazione di posti di lavoro) dovuto all’uso delle tecnologie, digitali e non, che presuppone un livello fisiologico e costante di disoccupazione. In questo contesto l’economia civile, che intende il lavoro come un fine e non solo come un mezzo o un fattore della produzione,  rende la generazione di posti di lavoro prioritaria e strettamente connessa alla capacità propositiva e innovativa dei lavoratori. Sembra sempre più vicina l’era paventata dalla fantascienza dei robot umanoidi in cui il lavoro di routine è delegato quasi integralmente alle macchine. Per questa ragione è fondamentale che il lavoro torni a essere un fine, e non solo un mezzo. Sarà necessario occuparsi di sanare il gap tra lavori creativi e lavori di routine, e questo riguarda fortemente il modello economico che orienta le scelte politiche, soprattutto nella scelta di favorire o meno imprese che non abbiano come fine obiettivi puramente economici.

Dopo la pausa pranzo il quadro disegnato dal professor Zamagni prende forma nel racconto di Gaetano Giunta. Un passato da fisico teorico, trasformato dalla scelta di tornare in Sicilia per proporre qualcosa di diverso. Seguendo la logica pregnante dell’economia civile ha scelto di non sfidare la mafia, ma di offrire ai cittadini un’alternativa creando un programma di infrastrutturazione sociale, altamente sperimentale, incentrato sulla promozione di forme evolute di welfare comunitario intrecciate con esperienze produttive di economia sociale e solidale. Un atto d’amore verso un territorio ed una comunità caduti da anni sotto la soglia di povertà trappola. La Fondazione di Comunità di Messina nasce per andare oltre la prospettiva della società liberal-individualista che non persegue una specifica concezione del bene e sancisce che né i diritti individuali possono essere sacrificati a vantaggio del bene comune, né i principi di giustizia, che specificano quei diritti, possono essere basati su una qualche nozione di solidarietà e fraternità. Coerentemente con i valori a cui essa si ispira, i meccanismi sociali ed economici proposti dalla Fondazione sono pensati nella logica relazionale del mutuo vantaggio.

IMG-20160121-WA0002Giunta racconta come una parte consistente del fondo è stato destinato alla creazione di un parco diffuso di energie rinnovabili dal vento, dal mare e dal sole, ricco di prototipi, e reso economicamente significativo attraverso tecnologie tradizionali, quali il fotovoltaico. Un bando pubblico ha permesso di selezionare tutte le famiglie, le organizzazioni e le istituzioni disponibili a mettersi in rete e a ospitare su strutture ed edifici in loro possesso gli impianti fotovoltaici. Tutti coloro che hanno aderito all’invito pubblico sono oggi beneficiari della produzione energetica degli impianti di cui sono titolari, mentre il conto energia è stato ceduto a titolo di liberalità alla Fondazione di Comunità di Messina per finanziare sul lungo periodo i propri programmi sociali, culturali, di ricerca e sviluppo, ecc. Inoltre, le famiglie, le organizzazioni e le istituzioni che hanno aderito all’iniziativa costituiscono la base sociale da cui è nato il Gruppo d’Acquisto Solidale che sostiene le produzioni buone, pulite e giuste del territorio. I circa 200 impianti della Fondazione permettono di erogare un sostegno alle famiglie, alle organizzazioni ed alle istituzioni partner, sotto forma di consumo energetico, pari a circe € 250.000,00 ogni anno. Mentre tale meccanismo genera per la fondazione donazioni annue pari a circa il doppio.Con Vittorio Pelligra, Professore Associato di Politica Economica presso l’Università di Cagliari, i partecipanti hanno esplorato i fondamenti dell’Economia Civile: il superamento dell’auto aiuto, la fiducia, i beni relazionali. La riflessione ha preso le mosse dal paradosso di Easterlin (Easterlin Paradox), o paradosso della felicità, formulato per la prima volta nel 1974 da Richard Easterlin, il quale nel ricercare le ragioni della limitata diffusione della moderna crescita economica evidenziò come nel corso della vita la felicità delle persone dipenda molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Questo paradosso, secondo Easterlin, si può spiegare osservando che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata.

Quasi tutte le ipotesi per spiegare il paradosso rimandano più o meno direttamente alla necessità “economica” di inserire nell’analisi delle ricchezze un’altra categoria di beni: i beni relazionali (come l’ambito familiare, affettivo e civile della partecipazione alla vita sociale/volontariato e politica della propria comunità).  Molte ricerche mettono in luce che per i beni relazionali  il treadmill dell’adattamento e delle aspirazioni non è totale e la felicità, o infelicità nei casi negativi, pur diminuendo nel tempo rimane comunque più elevata. Pelligra spiega come ci siano beni che il denaro non sempre è capace di comprare e spesso vengono sacrificati al fine di conseguire il reddito monetario necessario per acquistare i “beni di consumo” (si pensi al tempo crescente che le attività lavorative rubano alle relazioni familiari e ai rapporti di amicizia).

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La seconda giornata si è conclusa con il laboratorio condotto da SOLEA con l’obiettivo di supportare l’apprendimento, di collegare i saperi alla propria esperienza organizzativa e di facilitare la conoscenza fra i partecipanti.

Il secondo modulo, in programma giovedì 25 e venerdì 26 febbraio, entrerà nel vivo della logica di impresa. Assieme al professor Luigino Bruni (docente di Economia Politica presso l’Università LUMSA di Roma) e Marco Frey (Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna e Presidente del Comitato scientifico di Symbola) si identificheranno le caratteristiche che distinguono un imprenditore civile, le caratteristiche di cura del welfare e il contributo alla vita del territorio che contraddistinguono l’imprenditoria civile, addentrandosi anche in temi controversi come la concorrenza sul mercato e la differenza tra profitto e rendita.

Le iscrizioni sono ancora aperte, ed è possibile partecipare anche a singoli seminari.

Per informazioni indirizzare le proprie richieste alla segreteria organizzativa della Scuola di Economia civile, all’attenzione del dottor Leonardo Brancaccio (segreteteria@scuoladieconomiacivile.it, dal lunedì al venerdì, ore 9.00-13.00).

 

 

 

La Scuola di Economia Civile a Torino

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L’economia civile è una prospettiva culturale di interpretazione dell’intera economia, che si propone di riformulare le teorie di mercato tarandole sulla centralità di reciprocitàbene comune e ruolo delle persone che ne promuovono la ricerca con efficienza ed equità.

La Scuola di Economia Civile, in collaborazione con Aipec e SocialFare®, il 1 dicembre inaugura a Torino il primo corso di Economia Civile. Obiettivo del corso diffondere nel mercato, nelle organizzazioni e nelle imprese il paradigma economico-relazionale dell’Economia civile come scienza della felicità pubblica, volto a costruire mercati civili e civilizzanti, non escludenti ed equi, basati sul mutuo vantaggio degli attori economici e attenti alla dimensione della fioritura umana.

Sei i moduli previsti, della durata di due giorni consecutivi ciascuno, in cui si alterneranno momenti di formazione frontale a testimonianze di imprenditori, study case di progetti provenienti da tutt’Italia e laboratori tematici.

Il corso si rivolge a imprese, organizzazioni, associazioni pubbliche e amministrazioni. Ma anche a studiosi di Scienze economiche e sociali, e persone interessate semplicemente a conoscere l’Economia civile.

// Modulo 1 | L’Economia civile, una via di innovazione del mercato 
giovedì 14 e venerdì 15 gennaio 2016

Partendo dal confronto tra l’Economia civile e l’Economia classica, il modulo illustra i fondamenti dell’Economia civile, la felicità pubblica, i beni relazionali, il principio di reciprocità, la fiducia e come essi rappresentano una via di innovazione del mercato.

Professor Stefano Zamagni, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Bologna. Socio fondatore e Presidente del Comitato  Scientifico di Indirizzo di SEC.

Professore Vittorio Pelligra, ricercatore di Economia politica presso l’Università di Cagliari. Membro del Comitato scientifico di Indirizzo e docente SEC.

// Modulo 2 | L’imprenditore civile
giovedì 25 e venerdì 26 febbraio 2016

Quali caratteristiche distinguono un imprenditore civile? Il profitto e la rendita sono obiettivi o strumenti di impresa? La tradizione italiana di ieri e il mercato italiano di oggi favoriscono lo sviluppo di un mercato civile?

Professor Luigino Bruni, professore ordinario di Economia politica presso l’Università LUMSA di Roma. Socio fondatore e Presidente del Comitato Scientifico di Indirizzo di SEC.

Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna di Pisa, Presidente del Comitato scientifico di Symbola (Fondazione per le Qualità italiane).

// Modulo 3 | L’imprenditore civile e la Finanza eticamente orientata
giovedì 10 e venerdì 11 marzo 2016

La proposta della Finanza etica: prodotti e strumenti. I fondi etici: caratteristiche e analisi comparativa di rischio e rendimento rispetto a fondi standard. La funzione di profitto per le imprese socialmente responsabili. La Finanza d’impatto.

Professor Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata. Membro del Comitato Scientifico di Indirizzo e docente SEC.

Dottoressa Laura Orestano, CEO SocialFare®.

// Modulo 4 | Impresa e territorio, quando la responsabilità sociale di impresa agisce per un mercato civile
mercoledì 27 e 28 giovedì aprile 2016

Per un modello di impresa con i piedi nella terra e la testa nel mondo. Il radicamento territoriale e la filiera corta di relazioni, una risorsa da scoprire per intrecciare reti lunghe di scambio sovra locali e internazionali.

Professoressa Elena Granata, ricercatrice in Urbanistica presso il Politecnico di Milano e docente SEC.

Professoressa Sabrina Bonomi, ricercatrice in Organizzazioni aziendale e professore aggregato di Responsabilità sociale d’impresa presso l’Università degli studi e-Campus di Novedrate (CO). Socio fondatore, consigliere delegato e docente SEC.

// Modulo 5 | Il benessere lavorativo nelle organizzazioni: l’arte della valorizzazione delle persone nelle organizzazioni tra premi e incentivi
martedì 24 e 25 mercoledì maggio 2016

Il benessere organizzativo nelle organizzazioni tra premi e incentivi. I conflitti di ruolo nei gruppi di lavoro. Lo sguardo di un’economista e una psicologa.

Professoressa Alessandra Smerilli, professoressa di Economia politica presso la P.F.S.E.-Auxilium di Roma. Socio fondatore, membro del comitato scientifico di Indirizzo e docente SEC.

Dottoressa Francesca Busnelli, psicologa. Socia fondatrice di Aliante, Studio di formazione e consulenza. Docente di Metodologie di lavoro a gruppo, gestione di gruppi e competenze organizzative presso l’Università Ponficia Salesiana.

// Modulo 6 | Dal paradigma dell’Economia civile al modello economico dell’Economia di Comunione
venerdì 29 settembre 2016

L’Economia di Comunione, storia, progetti ed esperienze. Dal carisma di Chiara Lubich un modello di economia sostenibile, inclusivo verso il povero e l’indigente.

Il corso di svolgerà presso il Polo Lionello Bonfanti, Loppiano (Firenze)

Ingegnere Alberto Frassineti,  consulente aziendale e consigliere di GM&P Consulting Network. Socio fondatore, consigliere delegato e docente SEC.

Dottoressa Eva Gullo, presidente della società E. di C. S.p.a.

Ogni singolo modulo si svolge in due giorni consecutivi, dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.30.
Sede principale del corso: Rinascimenti Sociali, via Maria Vittoria 38, Torino.

Per le iscrizioni l’accettazione della domanda di partecipazione è subordinata a un colloquio con la direzione del corso.

Per informazioni indirizzare le proprie richieste alla segreteria organizzativa della Scuola di Economia civile, all’attenzione del dottor Leonardo Brancaccio (segreteteria@scuoladieconomiacivile.it, dal lunedì al venerdì, ore 9.00-13.00).

 

Eventbrite - PRESENTAZIONE "CORSO DI ECONOMIA CIVILE"

GammaDonna | Come cambia l’Italia: settimo Salone Nazionale dell’Imprenditoria femminile e giovanile

L’Italia sta cambiando il suo modo di fare impresa. L’associazione GammaDonna dimostra di esserne pienamente consapevole, esplorando l’evoluzione dell’imprenditoria italiana nella settima edizione del suo salone:“Come sta cambiando l’Italia? I modelli imprenditoriali emergenti”. Il programma degli incontri e dei workshop si propone di mettere in luce gli aspetti su cui il Paese dovrà concentrare interventi e strumenti di sostegno. La vera sfida per il nostro paese ora è, infatti, quella di attivare una “contaminazione” tra innovazione ed economia consolidata attraverso nuove modalità di fare impresa, tendenze che innovano i processi tradizionali, modelli imprenditoriali emergenti capaci di coniugare l’innovazione con la capacità di lavorare in squadra, attivare relazioni di business trasversali, attingere alle nuove frontiere del marketing e della comunicazione.

Anche in questa edizione donne e giovani sono i protagonisti del Salone Nazionale dell’Imprenditoria femminile e giovanile, che avrà luogo a Torino il 12 Novembre al Campus Einaudi con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico. Giunto al suo decimo anno di vita il Salone si è affermato a livello nazionale come manifestazione di alto livello per contenuti e format, guadagnando diverse medaglie di riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica, e diventando un preciso punto di riferimento per quanti operano nel settore.

La giornata si apre con il conferimento del premio Giuliana Bertin Creativity Award a cinque storie di successo. Tantissimi i protagonisti dell’economia creativa presenti al Salone: decine di innovatori parteciperanno ai lavori del pomeriggio con l’obiettivo comune di formulare proposte d’intervento, concrete e condivise, da sottoporre agli enti competenti. I numeri di oggi delle imprese in rosa sono in leggero aumento. InfoCamere parla di una totalità di 1,3 milioni di realtà al femminile in Italia, con un tasso di crescita positivo. In sintesi, un’impresa su 5 è al femminile.

Ingresso gratuito, con accredito on-line.

 

 

Educare alla responsabilità sociale, ambientale e culturale di impresa| Buone pratiche all’Istituto Eugenio Bona

La cultura della responsabilità sociale di impresa ha iniziato a prendere forma nel 1968, nella teoria della Scomposizione dei parametri ideata da Giancarlo Pallavicini, che mise in relazione il calcolo dei risultati dell’attività aziendale con istanze non (direttamente) economiche, quali l’etica, la morale, la società e la cultura. Anche se la più nota teorizzazione a riguardo è considerata quella di Robert Edward Freeman, che nel 1984 dichiarava nella sua opera Strategic Managment: a Stakeholder Approach che l’attività di un organizzazione aziendale deve garantire un minimum prestazionale a tutti i portatori di interesse (stakeholder quali gli azionisti, i clienti, i dipendenti, i fornitori, la comunità con cui l’organizzazione interagisce).

La Responsabilità sociale d’impresa (nella letteratura anglosassone corporate social responsibility, CSR) è, nel gergo economico e finanziario, l’ambito riguardante le implicazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa: è una manifestazione della volontà delle grandi, piccole e medie imprese di gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico al loro interno e nelle zone di attività. L’Unione Europea nel Libro Verde del 2001 definiva la Responsabilità Sociale d’Impresa come una azione volontaria, ovvero come: integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate.

Con la nuova comunicazione del 25 ottobre 2011 (n. 681), la Commissione Europea, dopo dieci anni, riesamina e supera la nozione espressa nel precedente Libro Verde e offre una nuova definizione di CSR:

(EN)« The responsibility of enterprises for their impacts on society. » (IT)« La responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società. »

 

La nuova impostazione apporta significative novità alla complessa discussione intorno al tema, riducendo il peso di un approccio soggettivo delle imprese (imputabile all’approccio legato alla teoria degli Stakeholder) e richiede maggiore adesione ai principi promossi dalle organizzazioni internazionali come l‘OCSE e l’ONU (ed Agenzie come l’ILO). Come si vedrà, tale spostamento del focus, è un’importante innovazione e ricalca una posizione storicamente promossa dall’agenzia di rating etici Standard Ethics di Bruxelles, vicino agli ambienti europei. La nuova impostazione è sicuramente destinata a modificare profondamente gli orientamenti sin qui seguiti.
Educare a una visione responsabile e sostenibile dell’impresa oggi è urgente più che mai, per questo segnaliamo con entusiasmo l’attività dellistituto di Istruzione Superiore Eugenio Bona (Biella) che in occasione del 102° anniversario dalla sua fondazione, ci ha coinvolto nella prima edizione del corso base di Strategia, Gestione e Rendicontazione Sociale.  Il corso sarà riservato ai docenti e agli alunni meritevoli delle classi quarte e quinte, e sarà consentita la partecipazione agli ex docenti e ai dottori commercialisti che vorranno iscriversi.

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Il corso si articolerà in 3 lezioni, così strutturate:

// Lezione n. 1 | Lo sviluppo sostenibile e la responsabilità delle imprese, ore 16:00 -18:30 mercoledì 11 novembre 2015, Aula Magna.

Grace De Girolamo – Unioncamere Piemonte

Roberto Ramasco – Fondazione Sodalitas

Annalisa Zanni – Fondazione Fila Museum

Armona Pistoletto – Cittadellarte – Fondazione Pistoletto Onlus

 

// Evento Collaterale | Sostenibilità = Competitività ,ore 18:30 venerdì 13 novembre 2015, Aula Magna. Incontro con Enrico Botto Poala, Successori Reda spa.

 

// Lezione n. 2 | La relazione con gli interlocutori e la strategia sociale,  ore 16:00 – 18:30 mercoledì 25 novembre 2015, Aula Magna.

Giacomo Ghidelli – Koinètica srl

Anna Zegna – Fondazione Zegna

Claudio Musiari – Banca Sella spa

 

// Lezione n. 3 |Le buone pratiche di progetto, processo e di prodotto, ore 16:00 – 18:30 mercoledì 9 dicembre 2015, Aula Magna.

Andrea Loro Piana – Falpi srl

Enrico De Luca – Viaggi e Miraggi soc. coop. soc.

Roberta Destefanis e Monica Paolizzi – SocialFare srl

Stefano Mosca – Associazione 015 Biella.

La prima “Giornata Europea della Microfinanza” | PerMicro

Il microcredito è uno strumento finanziario rivolto a chi non riesce ad accedere al credito tradizionale a causa di mancanza di garanzie reali oppure per insufficiente storico creditizio. Ha origine antiche (le associazioni di credito rotativo in Africa e in Asia, o i Monte di Pietà italiani del XV secolo), ma è negli ultimi secoli che ha conosciuto un significativo sviluppo attraverso l’European Microfinance Network. 

Sempre più si guarda al microcredito non come diritto al credito, ma come diritto allo sviluppodiritto all’iniziativa economica. Questo spostamento prospettico sposta il tema dall’accesso al credito alla responsabilità che esso comporta per tutti i suoi protagonisti, beneficiari compresi: sulla necessità di investimento e sull’importanza della costruzione collettiva del capitale (risparmio).

In Europa il microcredito è associato sempre più fortemente alla tematica dell’inclusione finanziaria e sociale. Il 20 Ott0bre è stata celebrata la prima “Giornata Europea della Microfinanza”. Il tema di riflessione è stato “Cosa accadrebbe se si trasformassero quanti cercano in creatori di lavoro?”. Un evento centrale è stato realizzato a Brussels e una moltitudine di workshop, incontri, esposizioni ed incontri hanno avuto luogo a livello locale nei 28 stati membri.

In questa occasione il presidente PerMicro, Corrado Ferretti, ha preso parte alla High Level Session dell’European Microfinance Day (EMD) presso la European Economic and Social Committee (EESC) alla presenza di Sua Maestà la Regina del Belgio. PerMicro, infatti, è tra i sei istituti di microfinanza firmatari degli accordi che apriranno alle microimprese nuovi accessi ai finanziamenti grazie ad un intervento del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI): 20.000 microimprese europee avranno accesso al credito per un valore di 237.000.000 € nell’ambito del Programma europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale (EASI).
PerMicro ha contribuito alla “Giornata Europea della Microfinanza” aprendo le porte delle proprie quattordici filiali, diffuse in tutt’Italia. A Torino l’evento principale si è svolto presso Rinascimenti Sociali. Rappresentanti di istituzioni locali ed europee si sono alternati sul palco:

 

  Programma degli interventi

Andrea LimonePerMicro
Guido GiubergiaFondazione Paideia
Riccardo AgugliaEuropean Investment Fund
Silvia BoschettiCiti
Laura OrestanoSocialFare
Guido BolattoCamera di Commercio di Torino
Luis Alejandro Aonzo – Imprenditore
Stefano GiaquintaAssociazione PerMicroLab Onlus

Con la presenza dell’Assessore alle Attività Produttive della Regione Piemonte, Giuseppina DeSantis e del vicesindaco di Torino, Elide Tisi.

A moderare Francesco Manacorda, Vicedirettore de La Stampa.

 

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Negli spazi di Rinascimenti Sociali, inoltre, è stato possibile incontrare gli imprenditori PerMicro del territorio piemontese che hanno presentato i propri prodotti raccontando la loro esperienza. Tanti gli imprenditori presenti, diverse le etnie di provenienza, estremamente variegate le proposte: dall’asilo per cani di Francesca Mutti (IT) alla musica della chitarra acustica di Maksim Dimitriev (RUS), dal commercio all’ingrosso di cosmetici naturali a base di olio di Argan del marocchino Abdelwahed Talbali al piattaforma di creative meetings di GianLorenzo Lagna.

SocialFare® e Oltre Venture insieme per generare impatto sociale

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È ufficiale: Oltre Venture, primo fondo italiano di venture capital sociale, ha siglato un accordo di partnership con SocialFare®| Centro per l’Innovazione Sociale. Oltre Venture, società di Venture Capital Sociale, opera oramai da oltre dieci anni nel supporto e nel lancio di nuove iniziative ad impatto sociale. Oltre sta attualmente lanciando il secondo fondo – Oltre II – che metterà a disposizione degli imprenditori sociali nuove risorse finanziarie e supporto manageriale per la realizzazione di nuove imprese.

Oltre Venture e SocialFare® si sono trovati concordi sulla necessità, ed opportunità, di avviare una collaborazione che si focalizzi sull’accelerazione di soluzioni innovative alle più pressanti sfide sociali, accelerazione che si declini in forma di impresa a impatto sociale: impresa capace di generare valore economico-finanziario e valore sociale per la comunità.

SocialFare®, Centro per l’Innovazione Sociale presenterà a Oltre Venture business idea, start-up e imprese a impatto sociale, come possibili soggetti nei quali investire, in linea e coerenza con la mission del fondo. La diligence sarà rigorosa e challenging. Tra i canali attraverso cui SocialFare® gestirà il processo di selezione delle startup/imprese anche l’acceleratore di conoscenza e imprenditorialità Rinascimenti Sociali (che ha recentemente lanciato la propria call FOUNDAMENTA, attiva fino al 5 dicembre 2015). La prima sinergia tra Oltre Venture e SocialFare® inizierà, infatti, proprio con FOUNDAMENTA: la call che intende reclutare, a livello nazionale, idee e soluzioni innovative a impatto sociale. Le proposte selezionate saranno ammesse ad un panel di valutazione per investimento da parte di Oltre Venture.

Lorenzo Allevi, AD di Oltre Venture, ha commentato così l’accordo: “questo nuovo modo di fare impresa – con una forte attenzione all’impatto sociale – si sta sviluppando sempre più; avere luoghi in cui professionisti del settore aiutino l’imprenditore a fare i primi passi nella concretizzazione delle proprie idee, è fondamentale sia per gli imprenditori, sia per gli investitori istituzionali. Per questo motivo noi siamo molto felici di questa collaborazione “

Laura Orestano, AD SocialFare®, ha espresso la soddisfazione di tutta la squadra SocialFare® e dei tanti partner convenuti in Rinascimenti Sociali, auspicando che questa collaborazione sia: “linea di partenza per un modello di convergenza sociale e finanziaria per costruire quelle nuove imprese di servizi e prodotti delle quali l’Italia ha tanto bisogno per creare innovazione sociale e sostenibilità economico-finanziaria”.

OPERAE 2015 | Fare Impresa Creativa

Per molto tempo si è pensato alla cultura come patrimonio da ereditare, o tramandare. Entra ora a far parte del processo di implementazione tecnologica. Nella società della conoscenza è oggi giusto considerarla fondamentale elemento del capitale sociale e umanoLa cultura, nella sua capacità di custodire la dimensione collettiva nei processi di evoluzione  economica, torna ad essere organo vitale del corpo sociale, rimodellando obiettivi e parametri della realizzazione dello sviluppo.

 Il dialogo tra cultura e sviluppo economico è una una delle sfide aperte tra le più importanti, nel suo essere sospesa tra la capacità pervasiva della cultura e le esigenze di mercato, tra una globalizzazione ancora imperfetta, tra burocrazia e interessi individuali. Le imprese culturali sono l’avanguardia in cui questa relazione si concretizza.

La tecnologia, che pure inizialmente sembrava appiattire l’offerta culturale, ora permette di tornare ai processi più umani di “metabolizzazione” delle informazioni e il territorio torna ad avere un ruolo centrale nei processi culturali. L’innovazione va dunque ripensata come una dimensione caratterizzata dall’incrocio tra arte, spirito del luogo (genius loci) e tecnologia. La grande accessibilità dei nuovi strumenti coinvolge fasce un tempo escluse dalla produzione artistica, e da vita a fenomeni di creazione condivisa.

Le nuove possibilità aprono la strada alle cosiddette comunità di pratica, nelle quali i contenuti circolano al di fuori degli scambi di mercato. In queste comunità, quelli che oggi sono dei produttori, domani sono dei fruitori, in uno scambio continuo di ruoli, che va a mettere in discussione tutta la normativa vigente sulla proprietà intellettuale, tarata sul precedente modello di sviluppo industriale.

Nell’ambito di OPERAE indipendent design festival (6-8 Novembre, Palazzo Cavour) la Compagnia di San Paolo organizza un momento dedicato alle opportunità promosse da soggetti pubblici e privati finalizzate a favorire l’accesso al credito, a strumenti finanziari e a servizi collaterali a sostegno dell’avvio e dello sviluppo di imprese culturali. Grazie alla presentazione dell’offerta sul territorio e alle testimonianze degli imprenditori che hanno avuto accesso a tali servizi, i partecipanti all’incontro acquisiranno informazioni e contatti che potranno essere sviluppati in futuro per consolidare le proprie competenze e dare solidità organizzativa alla propria attività.

Sostieni la tua creativa!

OPERAE 2015

Fare impresa creativa

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Sabato 7 novembre ore 11
Palazzo Cavour

“ Fare impresa creativa:  opportunità, strumenti e competenze del sistema locale”. Incontro promosso e moderato dalla Compagnia di San Paolo.

Intervengono

Emiliano Iannone – Camera di Commercio di Torino
Susanna Barreca – Regione Piemonte
Gianni Rubino/Elisabetta Gastaldi – Banca Prossima
Andrea Limone – PerMicro
Lisa Orefice – Reseau Entreprendre Piemonte
Laura Orestano – SocialFare

Sito ufficiale: www.operae.biz

FOUNDAMENTA#1 | Call4Startups

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FOUNDAMENTA#1 è prima call lanciata da Rinascimenti Sociali, acceleratore di conoscenza e imprenditorialità sociali: un ecosistema aperto che aggrega partner nazionali e internazionali con l’obiettivo di co-sviluppare soluzioni innovative alle più pressanti sfide sociali.

La call FOUNDAMENTA#1 ha come obiettivo selezionare fino a un massimo di 12 tra le migliori business idea/ start-up che rispondano a importanti sfide sociali del nostro paese presentando una soluzione innovativa nelle seguenti aree a impatto sociale generando nuova economia:

// Istruzione e Apprendimento
// Cibo e Alimentazione
// Salute e Benessere
// Housing
// Patrimonio culturale e artistico 
// Cittadinanza attiva 
// Migrazione

Le business idea/start-up selezionate saranno ammesse gratuitamente al programma di accelerazione Rinascimenti Sociali.

C’È TEMPO FINO AL 5 DICEMBRE!

// La partecipazione alla call è gratuita e APERTA a tutti gli italiani o stranieri che studiano o lavorano in Italia. Il referente del team deve essere maggiorenne.

// Sono ammesse imprese/soggetti costituiti in qualsiasi forma, purché costituiti da meno di 24 mesi (snc, srl, associazioni, cooperative, imprese sociali, ecc.), che team di progetti (eventualmente anche spin-off universitari o di altre organizzazioni/enti).

// La value proposition dei proponenti deve costituire una potenziale risposta a una sfida sociale o la generazione di valore economico condiviso e comunitario.

Le proposte selezionate accederanno a un programma unico in Italia, della durata di sei mesi (da gennaio a giugno 2016), capace di mettere a sistema per la prima volta diverse professionalità ed expertise, partner e mentor di eccellenza a livello nazionale e internazionale!

La call aperta ufficialmente il 14 ottobre 2015 alle ore 12:00, terminerà il 5 dicembre. Comunicazione delle business idea e start-up selezionate entro il 14 dicembre.

www.rinascimentisociali.org

Per maggiori informazioni in merito alla call FOUNDAMENTA#1 è possibile:

visitare il sito

http://rinascimentisociali.org/foundamenta/

scaricare il bando completo al seguente link

http://rinascimentisociali.org/wp-content/uploads/2015/10/foundamenta-bando.pdf

scrivere a

info@rinascimentisociali.org

La call FOUNDAMENTA#1 è promossa e gestita da

SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale in collaborazione con il Consorzio TOP-IX

Il programma di accelerazione è erogato e gestito da SocialFare® in collaborazione con il Consorzio TOP-IX e la rete dei partner Rinascimenti Sociali.

 

 

 

 

WEstart | Mapping Social Entrepreneurship in Europe

  Il progetto WEstart è un progetto di ricerca europeo dedicato alla mappatura dell’imprenditorialità sociale femminile in Europa. La prima fase pilota, che si concluderà a settembre 2015, è il primo passo verso una più estesa strategia a lungo termine: sostenere l’imprenditorialità sociale femminile favorendo il contatto con gli stakeholder chiave e la promozione di mirate azioni di policy.

Tra le dieci nazioni coinvolte è presente anche l’Italia, a cui è dedicato il mini report Women’s Social Entrepreneurship in ITALY, creating value by addressing and tackling unmet social needs. Il report sintetico, disponibile da pochi giorni online, è basato sui primi dati empirici raccolti tra maggio e giugno del 2015 in Italia da European Woman’s Lobby.

I dati raccolti uniscono una desk research articolata su 10 intervistate attraverso un format di indagine semi-stutturato secondo il feminist interview method, e i sondaggi sottoposti on-line a 32 imprenditrici. Tra di loro Laura Orestano, CEO di SocialFare®.

Il quadro, che risulta dall’indagine condotta da Valentina Patetta, offre una visione complessiva sullo stato dell’arte dell’imprenditorialità sociale in Italia, evidenziandone punti di forza e criticità. In questa mappa complessiva emerge con forza il contributo specifico che le donne sanno portare in questa nuova forma di imprenditorialità caratterizzata da un approccio responsabile, trasparente e innovativo.

 

Women’s Social Entrepreneurship in Italy, report integrale.

Mapping Women’s Social Entrepreneurship in Europe, synthesis report.

WEstart, piattaforma.

Fare impresa sociale si può, si deve, conviene. Ecco perché

Le diverse esperienze imprenditoriali che un po’ ovunque – anche in Italia – stanno attecchendo in un terreno inaridito dalla crisi si collocano in uno scenario di cambiamento, di rottura con il passato che impone un nuovo modello di sviluppo. Un modello che esprime esempi concreti, quindi reali, di come un’impresa sia capace di generare valore economico e valore sociale allo stesso tempo, facendo incontrare due mondi che fino ad oggi pensavamo opposti e inconciliabili.

L’imprenditorialità sociale è possibile, anzi, auspicabile in una società dove la contrazione delle risorse pubbliche e la crescente disuguaglianza costringono a percorrere nuove strade: alcune non portano lontano, altre sì, con tutti i rischi di fallimento che comporta ogni nuova sperimentazione, soprattutto se non è sostenuta da un’”alleanza” tra le diverse componenti della società civile.

Ne parliamo col prof. Filippo Giordano, dal 2011 docente di imprenditorialità sociale alla Bocconi di Milano, al quale chiediamo innanzitutto: cos’è un’impresa sociale, quali sono gli elementi che caratterizzano questo modello?

Filippo_GiordanoNon c’è una condivisione sul piano scientifico di cosa è un’impresa sociale. Ci sono diverse scuole di pensiero e tantissime definizioni che risentono dei diversi approcci al tema (giuridico, manageriale, economico e sociologico).

Per gli studi di management un’impresa sociale è un’organizzazione che ha come finalità primaria quella di generare cambiamento e impatto sociale, non dando semplicemente risposta ai problemi ma contribuendo alla loro risoluzione. Ciò connota la parola “sociale” in senso ampio. Mentre “l’impresa” è lo strumento attraverso cui si persegue questo scopo.

Un’impresa sociale, come le imprese tradizionali, è infatti basata su un business model market-based in cui la sostenibilità economica ed il perseguimento della missione sono garantiti prevalentemente dalla produzione e vendita di beni o servizi. La finalità sociale di un’impresa, però, fa sì che l’imprenditore agisca nell’esclusivo interesse della missione e non nel suo, destinando ad esempio i margini a favore dell’obiettivo sociale da perseguire.

Eppure non profit e impresa sono due modelli completamente differenti…

Certo. Il concetto d’impresa porta con sé l’elemento del rischio imprenditoriale, dell’innovazione e dall’orientamento al mercato. Questi aspetti non appartengono al non profit tradizionale, che si finanzia prevalentemente con donazioni e contributi pubblici ed eroga servizi gratuitamente e in ogni caso non con logiche market-based.

Anche le logiche di intervento sono diverse. Il non profit tradizionale interviene per rispondere a un bisogno sociale generato dal fallimento del mercato e dello stato. L’imprenditorialità sociale cerca soluzioni innovative in grado di rimuovere i fattori alla base dei problemi. Per questo le organizzazioni che lavorano per favorire l’inclusione sociale possono essere definite imprese sociali.

Inoltre, un modello di impresa sociale impone strategie di funding e diversificazione delle attività che permettano di raggiungere autonomamente la sostenibilità economica. Ma devo dire che su questo il non profit tradizionale sta evolvendo e si verifica una certa convergenza di pratiche. E’ frequente che il non profit, quando incontra il mondo del business, metta in campo esperienze interessanti. Si crea un mondo ibrido dove innovazione e impatto sociale sono legati ala contaminazione di competenze e modelli di business che vengono da più settori.

Quali modelli di impresa sociale esistono oggi in Italia?

Le cooperative sociali sono imprese sociali a tutti gli effetti. Lo sono soprattutto quelle di tipo B, mentre quelle di tipo A possono presentare più elementi di criticità in quanto erogano servizi in convenzione con il pubblico: se il rapporto con la pubblica amministrazione è di dipendenza, vengono a mancare i requisiti di autonomia e orientamento al mercato.

Altri modelli di impresa sociale sono le “Srl” (Società a responsabilità limitata) fondate nell’interesse della comunità, per rispondere a  suoi bisogni, o le imprese sociali ex lege. E poi c’è tutto il tema delle startup innovative a vocazione sociale. Però ripeto: se portiamo la discussione sulle formule giuridiche sbagliamo strada. Parlare di impresa e imprenditorialità sociale significa prima di tutto discutere di un nuovo modo di concepire sia il sociale che le modalità di intervento.

Può farci degli esempi concreti?

A Padova il consorzio di cooperative sociali di tipo B “Officina Giotto” accompagna al lavoro disabili e realizza nelle carceri programmi di reinserimento dei detenuti coinvolgendoli nel contesto di un’azienda che intende essere competitiva sul mercato.

Sant'AgostinoA Milano il Centro medico Sant’Agostino è una srl promossa da Oltre Venture, il fondo di venture capital sociale di Luciano Balbo. Si tratta di una rete di poliambulatori specialistici che sperimentano un modello di sanità che concilia qualità elevata e tariffe accessibili per rispondere a un bisogno crescente e insoddisfatto di una larga parte di popolazione.

In Toscana l’impresa sociale Dynamo Academy srl con i proventi delle sue iniziative di formazione ed eventi aziendali contribuisce – secondo un modello nato negli Stati Uniti – alla sostenibilità economica di Dynamo Camp onlus, organizzazione non profit che ospita gratuitamente in campi estivi bambini malati grazie a donazioni e al 100% dei margini di attività di Dynamo Academy.

untitledMarioWay” è una  startup innovativa a vocazione sociale che sta lanciando un nuovo modello di sedia a rotelle che permette al disabile di portarsi ad altezza naturale: qui c’è anche il tema  dell’innovazione tecnologica applicata a un oggetto, la sedia a rotelle, che non viene innovato dal 1932.

In Italia l’attuale quadro normativo favorisce lo sviluppo dell’imprenditorialità sociale?

No. L’unico quadro normativo consolidato riguarda il mondo delle cooperative sociali. E’ questo il modello prevalente in Italia. In Inghilterra per costituire una community interest company, cioè un’impresa sociale, ci vogliono 3 giorni e 35 sterline; ma occorre poco anche per mettere in piedi un’impresa tradizionale. In Italia è tutto più complicato.

Però il dibattito in corso nel nostro Paese è molto vivace…

Certo, ci sono aspetti positivi, si cerca di dare la possibilità ad altre forme giuridiche tipicamente profit di fare impresa sociale. Ma l’impostazione italiana va prima a verificare “chi” sei e poi “cosa” fai. Se sei una cooperativa sociale va bene. Il modello anglosassone, invece, guarda prima al “cosa”, alla sostanza,  più che alla forma, con un approccio che crea elementi di flessibilità.

Il dibattito italiano si sta ponendo il problema dell’inclusività, ma si continua a ragionare sul “chi”. Il Governo dovrebbe dare legittimità all’imprenditorialità sociale, leva straordinaria per promuovere la crescita e l’occupazione del Paese; dovrebbe  creare un ambiente normativo favorevole, un ecosistema, ma aldilà delle dichiarazioni di facciata ciò non sembra essere una priorità politica.

Il tema delle community interest company in Inghilterra viene gestito dentro il ministero dello Sviluppo economico,  mentre in Italia il tema è gestito dal ministero del Welfare. Segnale importante che in Italia l’argomento viene relegato al mondo del sociale in senso stretto.

Come vede il futuro degli attuali sistemi socio economici occidentali?

Sicuramente non sono sostenibili. Tutte le ricerche che riguardano il consumo delle risorse del pianeta ci dicono che nel 2050 avremo bisogno di risorse pari a due pianeti e mezzo con gli attuali livelli di consumo e i trend demografici; inoltre, questo sistema sta aumentando il gap tra ricchi e poveri: non è un caso che i segnali di crescita del pil dei Paesi occidentali non siano accompagnati dalla crescita dei livelli occupazionali.

Cosa occorre dunque per promuovere il cambiamento sociale e un’economia “positiva”?

Abbiamo bisogno di attori economici e politici che prendano decisioni in prospettiva di lungo periodo. Abbiamo bisogno di modelli imprenditoriali che non solo creino valore economico, ma in cui il valore creato venga distribuito equamente su tutta la filiera. Occorre promuovere un sistema economico in cui nel fare impresa e nel concepire anche interventi pubblici ci siano al centro valori come l’equità, l’inclusione sociale e la sostenibilità ambientale.