L’Economia civile, una via di innovazione del mercato

I volti dei partecipanti sono sorridenti e concentrati. Anche ora che dopo due intesi giorni di lezioni, testimonianze e laboratori si conclude il primo appuntamento con il Corso di Economia Civile. Rinascimenti Sociali ha, infatti, ospitato nei suoi spazi il 14 e il 15 gennaio 2016 il primo modulo del corso di Economia Civile, dedicato all’economia civile come via di innovazione del mercato.

IMG-20160121-WA0004A introdurre il tema è il professor Zamagni. Il noto professore di Economia politica spiega che l’economia di mercato è comunemente intesa come il modello economico più efficiente che conosciamo per ottimizzare il rapporto tra domanda e offerta di merci e servizi, grazie alla possibilità di misurare la sua efficacia attraverso il profitto. L’economia di mercato, tuttavia, non dispone di uno solo, bensì di almeno tre modelli economici: quello liberista di stampo anglosassone, quello sociale di matrice tedesca e quello civile di origine italiana. Per Zamagni l’impresa capitalistica e quella sociale o civile non sono alternative, ma complementari.

L’economia civile è in grado di rispondere alle gravi lacune intrinseche all’economia classica. Il modello proposto riesce ad ovviare all’endemico aumento della diseguaglianza nella distribuzione dei beni, a sciogliere il paradosso elaborato da Richard Easterlin relativo al rapporto tra crescita del reddito e felicità, a dare risposte alle problematiche sollevate dai beni comuni.

La sfida dell’Economia Civile è quella di far coesistere, all’interno del medesimo sistema sociale, tutti e tre i principi regolativi dell’ordine sociale:

  • il principio dello scambio di equivalenti di valore (le relazioni si basano su un prezzo, che è l’equivalente in valore di un bene/servizio scambiato) attraverso cui il sistema garantisce la sua efficienza;
  • il principio di redistribuzione per cui l’efficacia del sistema economico è determinata dalla sua capacità di redistribuire la ricchezza tra tutti i soggetti che ne fanno parte, garantendo loro la possibilità di partecipare al sistema stesso attraverso cui si determina l’equità del sistema;
  • e il principio di reciprocità: è il principio fondante dell’Economia Civile ed è caratterizzato dalla presenza di tre soggetti (struttura triadica), di cui uno (homo reciprocans) compie un’azione nei confronti di un altro mosso non da “pretesa” di ricompensa dell’azione stessa, bensì da aspettativa, pena la rottura della relazione tra le due.

Attuando questi comportamenti l’homo reciprocans non solo agisce mettendo in primo piano le emozioni (la cosiddetta intelligenza emotiva), bensì riesce anche a rendere la razionalità “ragionevole”, in modo tale che i sentimenti possano essere maggiormente rilevanti rispetto alla pura e semplice razionalità, intesa come l’utilità caratteristica dell’homo oeconomicus. Il fine della reciprocità è l’affermazione della fraternità, principio che permette agli “uguali” di essere “diversi” “e” postula, di conseguenza, il pluralismo, il quale permette ad una società di garantirsi un futuro e di non scomparire.

Le imprese sociali rappresentano una forma moderna e innovativa attraverso la quale la società civile assume le possibilità offerte da questa trasformazione. In particolar modo lì dove il sistema capitalistico si ritrova a vivere una fase di jobless growth (crescita senza creazione di posti di lavoro) dovuto all’uso delle tecnologie, digitali e non, che presuppone un livello fisiologico e costante di disoccupazione. In questo contesto l’economia civile, che intende il lavoro come un fine e non solo come un mezzo o un fattore della produzione,  rende la generazione di posti di lavoro prioritaria e strettamente connessa alla capacità propositiva e innovativa dei lavoratori. Sembra sempre più vicina l’era paventata dalla fantascienza dei robot umanoidi in cui il lavoro di routine è delegato quasi integralmente alle macchine. Per questa ragione è fondamentale che il lavoro torni a essere un fine, e non solo un mezzo. Sarà necessario occuparsi di sanare il gap tra lavori creativi e lavori di routine, e questo riguarda fortemente il modello economico che orienta le scelte politiche, soprattutto nella scelta di favorire o meno imprese che non abbiano come fine obiettivi puramente economici.

Dopo la pausa pranzo il quadro disegnato dal professor Zamagni prende forma nel racconto di Gaetano Giunta. Un passato da fisico teorico, trasformato dalla scelta di tornare in Sicilia per proporre qualcosa di diverso. Seguendo la logica pregnante dell’economia civile ha scelto di non sfidare la mafia, ma di offrire ai cittadini un’alternativa creando un programma di infrastrutturazione sociale, altamente sperimentale, incentrato sulla promozione di forme evolute di welfare comunitario intrecciate con esperienze produttive di economia sociale e solidale. Un atto d’amore verso un territorio ed una comunità caduti da anni sotto la soglia di povertà trappola. La Fondazione di Comunità di Messina nasce per andare oltre la prospettiva della società liberal-individualista che non persegue una specifica concezione del bene e sancisce che né i diritti individuali possono essere sacrificati a vantaggio del bene comune, né i principi di giustizia, che specificano quei diritti, possono essere basati su una qualche nozione di solidarietà e fraternità. Coerentemente con i valori a cui essa si ispira, i meccanismi sociali ed economici proposti dalla Fondazione sono pensati nella logica relazionale del mutuo vantaggio.

IMG-20160121-WA0002Giunta racconta come una parte consistente del fondo è stato destinato alla creazione di un parco diffuso di energie rinnovabili dal vento, dal mare e dal sole, ricco di prototipi, e reso economicamente significativo attraverso tecnologie tradizionali, quali il fotovoltaico. Un bando pubblico ha permesso di selezionare tutte le famiglie, le organizzazioni e le istituzioni disponibili a mettersi in rete e a ospitare su strutture ed edifici in loro possesso gli impianti fotovoltaici. Tutti coloro che hanno aderito all’invito pubblico sono oggi beneficiari della produzione energetica degli impianti di cui sono titolari, mentre il conto energia è stato ceduto a titolo di liberalità alla Fondazione di Comunità di Messina per finanziare sul lungo periodo i propri programmi sociali, culturali, di ricerca e sviluppo, ecc. Inoltre, le famiglie, le organizzazioni e le istituzioni che hanno aderito all’iniziativa costituiscono la base sociale da cui è nato il Gruppo d’Acquisto Solidale che sostiene le produzioni buone, pulite e giuste del territorio. I circa 200 impianti della Fondazione permettono di erogare un sostegno alle famiglie, alle organizzazioni ed alle istituzioni partner, sotto forma di consumo energetico, pari a circe € 250.000,00 ogni anno. Mentre tale meccanismo genera per la fondazione donazioni annue pari a circa il doppio.Con Vittorio Pelligra, Professore Associato di Politica Economica presso l’Università di Cagliari, i partecipanti hanno esplorato i fondamenti dell’Economia Civile: il superamento dell’auto aiuto, la fiducia, i beni relazionali. La riflessione ha preso le mosse dal paradosso di Easterlin (Easterlin Paradox), o paradosso della felicità, formulato per la prima volta nel 1974 da Richard Easterlin, il quale nel ricercare le ragioni della limitata diffusione della moderna crescita economica evidenziò come nel corso della vita la felicità delle persone dipenda molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Questo paradosso, secondo Easterlin, si può spiegare osservando che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata.

Quasi tutte le ipotesi per spiegare il paradosso rimandano più o meno direttamente alla necessità “economica” di inserire nell’analisi delle ricchezze un’altra categoria di beni: i beni relazionali (come l’ambito familiare, affettivo e civile della partecipazione alla vita sociale/volontariato e politica della propria comunità).  Molte ricerche mettono in luce che per i beni relazionali  il treadmill dell’adattamento e delle aspirazioni non è totale e la felicità, o infelicità nei casi negativi, pur diminuendo nel tempo rimane comunque più elevata. Pelligra spiega come ci siano beni che il denaro non sempre è capace di comprare e spesso vengono sacrificati al fine di conseguire il reddito monetario necessario per acquistare i “beni di consumo” (si pensi al tempo crescente che le attività lavorative rubano alle relazioni familiari e ai rapporti di amicizia).

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La seconda giornata si è conclusa con il laboratorio condotto da SOLEA con l’obiettivo di supportare l’apprendimento, di collegare i saperi alla propria esperienza organizzativa e di facilitare la conoscenza fra i partecipanti.

Il secondo modulo, in programma giovedì 25 e venerdì 26 febbraio, entrerà nel vivo della logica di impresa. Assieme al professor Luigino Bruni (docente di Economia Politica presso l’Università LUMSA di Roma) e Marco Frey (Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna e Presidente del Comitato scientifico di Symbola) si identificheranno le caratteristiche che distinguono un imprenditore civile, le caratteristiche di cura del welfare e il contributo alla vita del territorio che contraddistinguono l’imprenditoria civile, addentrandosi anche in temi controversi come la concorrenza sul mercato e la differenza tra profitto e rendita.

Le iscrizioni sono ancora aperte, ed è possibile partecipare anche a singoli seminari.

Per informazioni indirizzare le proprie richieste alla segreteria organizzativa della Scuola di Economia civile, all’attenzione del dottor Leonardo Brancaccio (segreteteria@scuoladieconomiacivile.it, dal lunedì al venerdì, ore 9.00-13.00).

 

 

 

Casa della Progettazione | La Stanza dei Giochi (Experimenta)

 

Casa della Progettazione è un ciclo di incontri promosso dall’Accademia Maurizio Maggiora. Nasce come luogo di condivisione e sperimentazione, capace di offrire un contesto piacevole e creativo. Un luogo volto a favorire lo scambio di competenze, collaborazioni e metodologie progettuali tra diversi attori, con l’obiettivo di promuovere la formazione di una cultura progettuale condivisa.

La Casa della Progettazione è un luogo dinamico da costruire ed esplorare di volta in volta. I diversi ambiti della progettazione vengono trattatati come stanze, con un loro preciso ordine logico e impostazione definita. I progettisti, come veri padroni di casa, mostrano come questi spazi vengono abitati e aiutano gli ospiti ad orientarsi.

Il 26 Novembre si esplora assieme l’area “Experimenta”. Il laboratorio della progettazione sociale dell’Accademia che nasce con l’obiettivo di accrescere il valore delle altre aree dell’Accademia, introducendo nell’associazione innovazioni in termini di metodi, processi e prodotti.

L’incontro è inserito nella “Stanza dei giochi” della Casa Progettazione e prevede un coinvolgimento attivo dei partecipanti che verranno coinvolti in giochi che aiuteranno a spiegare il metodo e attività di“Experimenta”  ed a stimolare proposte di collaborazioni  a sostegno delle altre aree dell’Accademia o di idee di altri Partner interessati alla progettazione sociale.

La Casa della Progettazione è aperta a:

  • i curiosi ed interessati che vogliono avvicinarsi ai temi della progettazione sociale senza necessariamente avere una formazione specialistica
  • i sostenitori e partner che possono partecipare alle sessioni, essere coinvolti nei progetti di Accademia e confrontarsi su nuove idee progettuali comuni avendo nel contempo un luogo di visibilità
  • i soci dell’Accademia che possono presentare attività e progetti che ciascun gruppo di lavoro ritiene interessante condividere con modalità sperimentale, secondo uno stile comunicativo accessibile a tutti.

Non perdere la “Stanza dei giochi”, e vieni a sperimentare con Accademia Maggiora metodo e attività della progettazione sociale.

Ti aspettiamo il 26 Novembre 2015 dalle 18:00 alle 20:00.
Presso gli spazi di Rinascimenti Sociali in via Maria Vittoria 38, Torino (Sala Accelerate).

La prenotazione non è necessaria. Per maggiori informazioni: organizzazione@accademiamm.it

La Scuola di Economia Civile a Torino

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L’economia civile è una prospettiva culturale di interpretazione dell’intera economia, che si propone di riformulare le teorie di mercato tarandole sulla centralità di reciprocitàbene comune e ruolo delle persone che ne promuovono la ricerca con efficienza ed equità.

La Scuola di Economia Civile, in collaborazione con Aipec e SocialFare®, il 1 dicembre inaugura a Torino il primo corso di Economia Civile. Obiettivo del corso diffondere nel mercato, nelle organizzazioni e nelle imprese il paradigma economico-relazionale dell’Economia civile come scienza della felicità pubblica, volto a costruire mercati civili e civilizzanti, non escludenti ed equi, basati sul mutuo vantaggio degli attori economici e attenti alla dimensione della fioritura umana.

Sei i moduli previsti, della durata di due giorni consecutivi ciascuno, in cui si alterneranno momenti di formazione frontale a testimonianze di imprenditori, study case di progetti provenienti da tutt’Italia e laboratori tematici.

Il corso si rivolge a imprese, organizzazioni, associazioni pubbliche e amministrazioni. Ma anche a studiosi di Scienze economiche e sociali, e persone interessate semplicemente a conoscere l’Economia civile.

// Modulo 1 | L’Economia civile, una via di innovazione del mercato 
giovedì 14 e venerdì 15 gennaio 2016

Partendo dal confronto tra l’Economia civile e l’Economia classica, il modulo illustra i fondamenti dell’Economia civile, la felicità pubblica, i beni relazionali, il principio di reciprocità, la fiducia e come essi rappresentano una via di innovazione del mercato.

Professor Stefano Zamagni, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Bologna. Socio fondatore e Presidente del Comitato  Scientifico di Indirizzo di SEC.

Professore Vittorio Pelligra, ricercatore di Economia politica presso l’Università di Cagliari. Membro del Comitato scientifico di Indirizzo e docente SEC.

// Modulo 2 | L’imprenditore civile
giovedì 25 e venerdì 26 febbraio 2016

Quali caratteristiche distinguono un imprenditore civile? Il profitto e la rendita sono obiettivi o strumenti di impresa? La tradizione italiana di ieri e il mercato italiano di oggi favoriscono lo sviluppo di un mercato civile?

Professor Luigino Bruni, professore ordinario di Economia politica presso l’Università LUMSA di Roma. Socio fondatore e Presidente del Comitato Scientifico di Indirizzo di SEC.

Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna di Pisa, Presidente del Comitato scientifico di Symbola (Fondazione per le Qualità italiane).

// Modulo 3 | L’imprenditore civile e la Finanza eticamente orientata
giovedì 10 e venerdì 11 marzo 2016

La proposta della Finanza etica: prodotti e strumenti. I fondi etici: caratteristiche e analisi comparativa di rischio e rendimento rispetto a fondi standard. La funzione di profitto per le imprese socialmente responsabili. La Finanza d’impatto.

Professor Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata. Membro del Comitato Scientifico di Indirizzo e docente SEC.

Dottoressa Laura Orestano, CEO SocialFare®.

// Modulo 4 | Impresa e territorio, quando la responsabilità sociale di impresa agisce per un mercato civile
mercoledì 27 e 28 giovedì aprile 2016

Per un modello di impresa con i piedi nella terra e la testa nel mondo. Il radicamento territoriale e la filiera corta di relazioni, una risorsa da scoprire per intrecciare reti lunghe di scambio sovra locali e internazionali.

Professoressa Elena Granata, ricercatrice in Urbanistica presso il Politecnico di Milano e docente SEC.

Professoressa Sabrina Bonomi, ricercatrice in Organizzazioni aziendale e professore aggregato di Responsabilità sociale d’impresa presso l’Università degli studi e-Campus di Novedrate (CO). Socio fondatore, consigliere delegato e docente SEC.

// Modulo 5 | Il benessere lavorativo nelle organizzazioni: l’arte della valorizzazione delle persone nelle organizzazioni tra premi e incentivi
martedì 24 e 25 mercoledì maggio 2016

Il benessere organizzativo nelle organizzazioni tra premi e incentivi. I conflitti di ruolo nei gruppi di lavoro. Lo sguardo di un’economista e una psicologa.

Professoressa Alessandra Smerilli, professoressa di Economia politica presso la P.F.S.E.-Auxilium di Roma. Socio fondatore, membro del comitato scientifico di Indirizzo e docente SEC.

Dottoressa Francesca Busnelli, psicologa. Socia fondatrice di Aliante, Studio di formazione e consulenza. Docente di Metodologie di lavoro a gruppo, gestione di gruppi e competenze organizzative presso l’Università Ponficia Salesiana.

// Modulo 6 | Dal paradigma dell’Economia civile al modello economico dell’Economia di Comunione
venerdì 29 settembre 2016

L’Economia di Comunione, storia, progetti ed esperienze. Dal carisma di Chiara Lubich un modello di economia sostenibile, inclusivo verso il povero e l’indigente.

Il corso di svolgerà presso il Polo Lionello Bonfanti, Loppiano (Firenze)

Ingegnere Alberto Frassineti,  consulente aziendale e consigliere di GM&P Consulting Network. Socio fondatore, consigliere delegato e docente SEC.

Dottoressa Eva Gullo, presidente della società E. di C. S.p.a.

Ogni singolo modulo si svolge in due giorni consecutivi, dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.30.
Sede principale del corso: Rinascimenti Sociali, via Maria Vittoria 38, Torino.

Per le iscrizioni l’accettazione della domanda di partecipazione è subordinata a un colloquio con la direzione del corso.

Per informazioni indirizzare le proprie richieste alla segreteria organizzativa della Scuola di Economia civile, all’attenzione del dottor Leonardo Brancaccio (segreteteria@scuoladieconomiacivile.it, dal lunedì al venerdì, ore 9.00-13.00).

 

Eventbrite - PRESENTAZIONE "CORSO DI ECONOMIA CIVILE"

Up To Youth, percorsi gratuiti per fare impresa

L’11, il 18 e il 25 febbraio prossimi l’associazione nazionale PerMicroLab Onlus propone a Torino – ospite di SocialFare® presso il Collegio Artigianelli di corso Palestro 14 – un percorso gratuito di accompagnamento per giovani fino a 35 anni che vogliono realizzare la propria idea di impresa (due precedenti sessioni si sono svolte in giugno e dicembre dello scorso anno). L’iniziativa UP TO YOUTH si colloca in un più ampio programma di formazione che interessa altre sei città italiane: Napoli, Bari, Catania, Genova, Padova, Pescara. L’obiettivo è quello di agevolare l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro attraverso la creazione di imprese e lavoro autonomo.PerMicroLab Onlus, fondata a Torino nel 2003 per favorire il microcredito come strumento di inclusione sociale, persegue scopi sociali quali l’alfabetizzazione finanziaria, la formazione di base per fare impresa, percorsi di accompagnamento (mentoring) a favore di neo o aspiranti imprenditori. Risale al 2007 la nascita di Permicro, la più grande società di microcredito in Italia a favore di famiglie e imprese.banner-up-to-youth-630x250Il progetto UP TO YOUTH è realizzato con il finanziamento di JP Morgan Chase Foundation e il supporto di YBI Youth Business International, rete globale – sostenuta dal Principe di Galles –  che conta 40 organizzazioni indipendenti non profit impegnate ad aiutare i giovani ad avviare e sviluppare la loro attività imprenditoriale.

In Italia, PerMicroLab sostiene la nascita di nuove imprese attraverso una rete di mentor che mettono a disposizione le loro competenze in forma di volontariato. I percorsi di accompagnamento realizzati dall’associazione si inquadrano in un programma nazionale che l’associazione vorrebbe diventasse continuativo e riconosciuto anche dalle istituzioni come strumento efficace per contrastare la disoccupazione giovanile.

Rivolgiamo alcune domande a Maria Teresa Buffa, segretario di PerMicroLab.

A chi si rivolge UP TO YOUTH?

A giovani entro 35 anni, italiani e stranieri, che desiderino mettersi in proprio e confrontarsi su come realizzare il loro progetto di impresa. Non importa se non sanno ancora cosa intendono fare. Nelle passate edizioni hanno frequentato ragazzi usciti dalle scuole professionali, persone disoccupate o intenzionate a cambiare occupazione. L’utenza riproduce la clientela tipo del microcredito, costituita per oltre il 50 per cento da stranieri, con una presenza femminile che supera quella maschile.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ogni percorso è seguito in media da 15-20 giovani (200 in tutt’Italia) che dimostrano grande interesse. Vorrebbero realizzare piccole attività (ristorazione, centri di estetica, botteghe artigianali…) e noi li aiutiamo a ragionare e a capire se le loro idee sono economicamente valide. Alcuni richiedono, dopo il corso, un accompagnamento individuale.

E qui entrano in gioco i mentor

Si tratta di pensionati, professionisti o ex imprenditori con esperienza in campo finanziario o gestionale che affiancano i giovani neo imprenditori nella fase di avviamento dell’attività. Contiamo su una rete nazionale di 60 mentor, di cui 5 a Torino. Una rete di persone preparate e motivate che stiamo cercando di incrementare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl loro lavoro è gratuito, basato sulla disponibilità, sul passaggio di esperienza da un soggetto all’altro in un rapporto centrato sulla fiducia reciproca, sull’ascolto. L’accompagnamento può avere una durata massima di un paio di anni. Ai giovani vengono insegnati i passi essenziali, anche burocratici, per fare impresa, con la possibilità di accedere al microcredito attraverso Permicro.

Come è strutturato il corso?

Tre incontri di due ore ciascuno. Il primo, guidato da un commercialista, è sull’avvio d’impresa: un inquadramento generale su quali sono i primi passi da compiere. Segue un incontro –  Startuplab – che prevede esercizi pratici di redazione di un business plan. Infine, si affronta l’argomento del credito per l’impresa: un responsabile locale di Permicro offre una panoramica su vari tipi di credito e sul microcredito in particolare, più facile da ottenere per i giovani.

Qual è la vostra rete?

La stiamo costruendo. L’associazione esiste dal 2003, ma è solo dal 2014 che propone interventi strutturati con la collaborazione di istituzioni e realtà che perseguono gli stessi obiettivi. A Torino, abbiamo stretto numerosi accordi (Torino Social Innovation, Action Aid, Rotary 2031, International University College di Torino, Balon Mundial…). Sotto la Mole c’è un fervore di condivisione di rapporti tra associazioni molto stimolante, con grande vivacità di iniziative.

Per iscrizioni e maggiori informazioni:  www.permicrolab.it/uptoyouth,uptoyouth@permicrolab.it, tel. 011 658778

Progettista sociale: ecco un nuovo mestiere. A Torino 20 borse di studio per impararlo

Come già annunciato su questo blog la scorsa settimana, giovedì 12 giugno avrà inizio un ciclo di incontri organizzato dall’Accademia di Progettazione Sociale Maurizio Maggiora  in collaborazione con SocialFare. Gli appuntamenti, gratuiti, sono rivolti a giovani interessati a conoscere i processi per realizzare progetti sociali sostenibili.

Slogan-finale_v3-11-212x300Si tratta di seminari tematici introduttivi, una base di partenza per chi – dopo un “assaggio” – maturasse un reale interesse per questa professione. Perché di professione si tratta, e compito dell’Accademia è proprio quello di insegnare questo mestiere. Dopo aver partecipato agli incontri, aperti a tutti purché di età compresa tra i 18 e i 35 anni, a luglio gli interessati potranno essere selezionati per l’assegnazione di 5 borse di studio che consentiranno di accedere al corso base previsto da ottobre 2014 ad aprile 2015: 11 appuntamenti cui parteciperanno 20 ragazzi, tutti borsisti grazie al sostegno dell’associazione ProSpera, del Gruppo 2 del Distretto 2031 del Rotary Club e del Rotary Club Torino Sud Est.

Per capire meglio di cosa si tratta e come sta mutando il quadro di riferimento, rivolgiamo alcune domande a Federico Maggiora, fondatore e presidente dell’Accademia, da quasi 25 anni impegnato nel sociale e, soprattutto, nella progettazione.

Quando e da quale bisogno nasce l’Accademia?

E’ nata ufficialmente il 7 gennaio 2013, dedicata a mio padre Maurizio Maggiora a 20 anni dalla sua scomparsa. Il progetto, però, risale a due anni e mezzo fa: un lungo periodo di incubazione per capire se ci fosse bisogno di una realtà del genere e per definire il modello d’intervento in base alle evoluzioni della figura del progettista sociale.logo

E avete concluso che effettivamente ce n’è bisogno…

Sì, e dopo aver studiato e analizzato il terzo settore abbiamo capito che tipo di approccio dare al progetto. Ce n’è bisogno perché la figura del progettista cambia. Io faccio parte dell’Associazione italiana progettisti sociali, nata nel 2009, e ho potuto rilevare come l’approccio classico – che era quello di partecipare ai bandi con un progetto scritto per ottenere i fondi – sia ormai superato: oggi occorrono anche capacità realizzative, manageriali, non basta portare i soldi a casa. Si sta andando, ed è questa la nostra scommessa, verso una figura professionale molto più trasversale, si cercano figure che abbiano una visione di processo e contesto (mercato, relazione, rete), che sappiano dare valore al progetto, non solo dal punto di vista economico; ci sono, infatti, progetti a basso costo ma dal valore inestimabile.

E quando si parla di “sociale” non si parla solo di terzo settore: anche l’azienda ha necessità di queste figure con capacità di visione e metodo. Si tratta insomma di figure ricercate anche dai contesti aziendali.

Quali sono allora i vostri obiettivi?

Offrire visione e metodo, cambiare il terzo settore italiano e dare ai giovani un’opportunità di lavoro scommettendo su nuovi mestieri.

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Quali caratteristiche deve avere un progettista sociale?

Sicuramente capacità creativa e di visione, saper vedere le situazioni come opportunità, con un punto di vista “altro”. Determinazione nel perseguire l’obiettivo, capacità di lettura del rischio, grande capacità comunicativa e di fare squadra. Curiosità, motivazione e anche capacità commerciale, perché c’è tutto un pezzo che riguarda la vendita del progetto.

Cosa si impara dunque all’Accademia?

Visione e metodo, innanzi tutto. Lo strumento è una diretta conseguenza del metodo e ci interessa far capire il “perché” lo si usa più che il “come”. Ci definiamo laboratorio, non centro formativo: il mestiere del progettista si impara sul campo, accanto a persone che hanno esperienza. Qui si fa una didattica molto pratica e poco teorica. “Saper fare” sono le parole chiave della metodologia dell’Accademia.

Al nostro primo corso base abbiamo avuto come partecipanti ragazzi provenienti dal mondo del volontariato, con una cultura prevalentemente umanistica e molto legata al concetto di “bando”: per loro la progettazione sociale si limitava infatti alla partecipazione a un bando. Abbiamo cercato di educare loro e gli enti che li hanno segnalati a ragionare in un’ottica di ideazione, pianificazione, organizzazione e coordinamento progettuale: dopo aver individuato bisogni e obiettivi, occorre definire la sua sostenibilità (come e per quanto tempo è in grado di stare in piedi) e i processi per realizzarlo, con quale team, con quali partner, con quali fondi…

Da chi sono segnalati i partecipanti? Come li reclutate?

I giovani partecipano ai nostri corsi grazie a borse di studio attivate in partnership con reti pubbliche e private, laiche e religiose,  con le quali definiamo l’iter di selezione dei potenziali progettisti e individuiamo i progetti sui quali incentrare la didattica.

Il corso base che si svolgerà da ottobre 2014 ad aprile 2015 sarà aperto a giovani provenienti dalla cooperazione sociale e dal mondo religioso: i partecipanti saranno divisi in piccoli gruppi, seguiti da docenti e tutor specializzati in project management e nella gestione di progetti sociali.

Nel primo corso base organizzato dall’Accademia si è lavorato su progetti elaborati dalle stesse organizzazioni che vi hanno segnalato i giovani. Anche nel prossimo sarà così?

No, nel corso che partirà in ottobre lavoreremo su idee, con l’obiettivo di farle evolvere in progetti realizzabili e sostenibili. L’anno scorso abbiamo riscontrato che non tutti i progetti proposti erano “progetti”, alcuni erano poco sostenibili mentre altri erano già in fase avanzata di realizzazione e non potevamo stravolgerli.

Recentemente avete partecipato al Salone del libro…

Un’altra nostra scommessa è di riuscire a parlare di progettazione sociale a tutti e non solo agli addetti ai lavori, far capire che progettazione sociale non vuol dire solo terzo settore, carità o beneficenza. Siamo stati al Salone con Primaradio, con la quale abbiamo realizzato il programma “Diogene, una lanterna per progettare il futuro”, co-condotto tra l’altro  anche da una ragazza che ha partecipato al corso base dell’anno scorso. In 16 puntate (il mercoledì dalle 12 alle 13 con replica il sabato dalle 17 alle 18) raccontiamo, con l’aiuto di esperti, la progettazione sociale, spieghiamo cos’è, quali sono i vari step.

L’Accademia ha anche un laboratorio “Mentoring”: di che si tratta?

E’ dedicato ai giovani progettisti con maggiore esperienza. Attraverso l’accompagnamento del mentor realizzano il progetto affidato, apprendendo tecniche e metodi di progettazione che accrescono la quantità di strumenti in loro possesso. Grazie a questi laboratori costruiamo, sotto la guida di un project manager aziendale, la “cassetta degli attrezzi” del giovane progettista.

E nel 2015, accanto al corso base e al laboratorio “Mentoring”, vorremmo avviare un percorso finalizzato a costruire un modello di sviluppo per il progettista.