Nel 2017 SocialFare® si attiva per i Sustainable Development Goals (SDGs)

11 gennaio 2017

La società sta affrontando sfide sociali, ambientali, economiche e culturali senza precedenti. In tutto il mondo nuovi comportamenti, tendenze e bisogni si incontrano in uno spazio dinamico e complesso in cui gli individui, le comunità e i soggetti – pubblici e privati – sono alla ricerca di nuove modalità di interazione per affrontare le sfide sociali più pressanti.

La facilità degli spostamenti, la globalizzazione e le nuove tecnologie hanno reso sempre più forte la consapevolezza delle relazioni che legano su scala globale popoli e territori. Il concetto di sviluppo ha abbandonato la sua connotazione puramente economica, per ampliare la propria estensione a nuove sfere. Una nuova consapevolezza si è generata, ponendo come obiettivo, condiviso e imprescindibile, uno sviluppo che sia sostenibile in termini ambientali, economici e culturali.

In questa ottica 193 paesi membri dell’ONU hanno sottoscritto l’Agenda 2030 per lo Sviluppo Sostenibile: “un programma d’azione per le persone, il pianeta e la prosperità sottoscritto che ingloba i 17 Sustainable Development Goals (SDGs) in un grande programma d’azione per un totale di 169 target, o traguardi”. [Da “Trasforming our world: the 2030 agenda for sustainable development“]

Sustainable Development Goals (2015 – 2030)

SocialFare® per tutto il 2017 ha deciso di sostenere e promuovere i 17 Sustainable Development Goals (SDGs) tramite le proprie azioni e le attività sviluppate con la rete Rinascimenti Sociali.

Gli SDGs nascono nel settembre 2015, anno in cui trova conclusione l’azione degli 8 Millennium Development Goals (MDG)

Millennium Development Goals (2000 – 2015)

Nei 15 anni seguiti alla loro adozione molti, e significativi, sono i risultati ottenuti, come l’abbassamento del tasso di mortalità infantile al di sotto del quinto anno di età. Tuttavia in molti paesi gli obiettivi posti dagli MDGs non sono stati raggiunti, in particolar modo rispetto alla sostenibilità ambientale o al numero di persone sotto la soglia di povertà (che secondo la Banca Mondiale nel 2013 erano 700 milioni di persone).

Allo scadere del termine fissato per gli MDGs nasce la necessità di impostare una nuova Agenda, con una tempistica di più ampio respiro e obiettivi meno ristretti che possano permettere a tutti i paesi (già sviluppati o in via di sviluppo) di convergere sulle più pressanti sfide sociali verso uno sviluppo sostenibile. [Per maggiori informazioni qui trovi il report Getting Started with Sustainable Development Goals]

La differenza risulta evidente già a partire dal modo in cui i nuovi obiettivi sono stati individuati. Gli SDGs, infatti, hanno previsto un processo di consultazione il più inclusivo possibile: 5 milioni le persone coinvolte tra rappresentanti di governo, settore privato e società civile di 88 paesi in tutto il mondo. Il segretario delle Nazioni Unite Ban Ki-moon, il 3 agosto 2015, nel presentare l’Agenda post-2015 lo ha definito “il più trasparente e inclusivo processo nella storia delle Nazioni Unite”. Un meccanismo molto diverso da quello che aveva orientato la costruzione dei Millenium Development Goals nel 2000, che Charles Kenny (senior fellow al Center for Global Development) definì come “un creazione burocratica interna alle Nazioni Unite”. [Leggi l’articolo]

Per SocialFare® l’Innovazione Sociale rappresenta un processo centrale nell’elaborazione di politiche e imprenditorialità volte a un’economia sostenibile e collaborativa. I 17 Sustainable Development Goals rappresentano, quindi, un traguardo importante che SocialFare®, in accordo con quanto deciso dai 193 Paesi dell’ONU, si è impegna a raggiungere mettendo in gioco le proprie competenze, network e know-how, consapevole che nuove convergenze siano necessarie per generare sviluppo sostenibile a livello locale e globale.

Lavorare per gli SDGs significa per SocialFare® :

  • promuovere e disseminare gli SDGs a livello italiano per raccordarli a livello internazionale con altri grandi attori che hanno già dichiarato la propria visione a sostegno degli stessi (ad es. FAO, ILO, OECD, UNDP, WHO – World Health Organization);
  • contribuire in modo pragmatico al cambiamento, accelerando conoscenza e, al contempo, promuovendo, progettando e implementando soluzioni efficaci per uno sviluppo sostenibile;
  • generare una nuova “economia a impatto sociale” che sostenga e faccia nascere nuove risposte imprenditoriali e di sviluppo in linea con gli SDGs;
  • sviluppare progettualità che riconoscano gli SDGs come visione di indirizzo e declinazione delle innovazioni proposte;
  • attivare una rete di hub sui gli SDGs per condividere esperienze, pratiche, ricerca, network e lobbying.

Racconteremo nel blog People Innovation l’impegno di SocialFare® per contribuire al raggiungimento di questi obiettivi, che esploreremo insieme a voi, scoprendo buone pratiche e novità a riguardo.

Stay tuned!

L’acceleratore di bene comune: Wired racconta SocialFare®

21 dicembre 2016

Viviamo nel momento migliore della storia, ma non ce ne accorgiamo.

A sostenerlo è Wired, la nota rivista cartacea e online. La spiegazione è da ricondurre non solo alla bolla creata dai social media che ci porta a vedere solo contenute omogenee alle nostre idee,  ma l’intero sistema che contribuisce alla comprensione e alla lettura del mondo da parte dei cittadini. Paul Dolan, professore di Scienze comportamentali alla London School of Economics and Political Science, ha studiato la questione, concludendo che l’umore e la fiducia nel futuro delle persone sono condizionati da singoli eventi che, seppur di grande impatto mediatico, si devono considerare effimeri rispetto a trend molto più grandi [continua a leggere l’articolo].

Per rendere il cambiamento intelligibile, Wired inaugura una nuova sezione dedicata alle good news, e tra le prime buone notizie, capaci di generare cambiamento positivo, presenta SocialFare®: leggi l’articolo!

Seconda Giornata della Generatività sociale

Venerdì 16 dicembre

Cosa significa per un’organizzazione essere generativa?
Su quali dimensioni deve concentrarsi per diventarlo? È possibile misurare questa propensione alla generatività sociale?

Per rispondere a queste domande, il centro di ricerca ARC (Anthropology of Religion and Cultural Change) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e l’Archivio della Generatività Sociale hanno predisposto un set di indicatori di generatività sociale per le organizzazioni italiane. La Seconda Giornata della Generatività Sociale, promossa dall’Archivio della Generatività e da VITA  in partnership con il Gruppo Unipol e con il sostegno di Intesa Sanpaolo, presenterà i risultati di questa ricerca. L’evento, soprattutto, sarà l’occasione per dare voce alle realtà generative scelte, che il 16 dicembre a partire dalle ore 17:00 si alterneranno sul palco del bellissimo teatro Litta di Milano, per raccontare la propria attività. SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale è onorato di essere tra le dieci esperienze scelte.

Le storie che verranno raccontate sono storie di persone che hanno intrapreso azioni condivise dando luogo a organizzazioni, famiglie, imprese e comunità. Persone il cui agire è orientato da innovazione e rigenerazione, nuove alleanze di governance e modelli di business, passione per i prodotti, cura dei legami e ricerca di direzione e senso. Si va dall’altissima tecnologia di una società di Como che ha aperto una nuova frontiera della sostenibilità occupandosi del recupero dei satelliti che hanno esaurito la loro vita, all’allegria esplosiva di una banda dei 70 giovani, abili e diversamente abili insieme, che suonano gli strumenti che hanno creato da soli utilizzando oggetti di recupero.

Le dieci esperienze generative saliranno sul palco e si racconteranno, presentando ciascuno un oggetto simbolo della loro attività. Le esperienze generative scelte sono:

1. Penny Wirton, Milano
Una scuola informale ma accogliente e rigorosa: nata quattro anni fa dall’impegno di Eraldo Affinati (insegnante e scrittore) e di sua moglie Anna Luce Lenzi. I professori sono docenti, pensionati, ragazzi italiani e non; gli allievi sono minori spesso non accompagnati e migranti anche meno giovani che apprendendo la lingua italiana cercano di porre le basi per un futuro meno difficile.

2. SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale,  Torino
Centro per l’Innovazione Sociale, è il primo centro italiano interamente dedicato all’innovazione sociale: attraverso la ricerca, l’engagement e il co-design sviluppa soluzioni innovative alle pressanti sfide sociali contemporanee, generando nuova economia. Danilo Magni, presidente di SocialFare® racconterà come il valore sociale possa generare valore economico e convergenza per innovare prodotti, servizi e modelli. Inoltre sarà presentata l’intervista a Vita in cui abbiamo raccontato come, con un’ampia rete di partner nazionali ed internazionali, acceleriamo conoscenza ed imprenditorialità a impatto sociale attraverso il design sistemico, il design thinking, le tecnologie abilitanti, social finance, mentoring e networking per la scalabilità.

3. D-Orbit, Como
D-Orbit è oggi considerata una tra le 100 aziende più innovative al mondo. Una start-up dal nome evocativo che suona come una missione: rispondere al problema della rimozione dei satelliti obsoleti o non più utilizzati dallo spazio. D-Orbit apre dunque una nuova frontiera della sostenibilità – lo spazio – dopo terra, aria e acqua. I suoi prodotti sono portatori di nuove logiche: lo spazio, non più considerato risorsa da sfruttare o ambiente in cui scaricare i rifiuti terrestri, diventa un nuovo valore da custodire poiché strettamente legato al destino del pianeta Terra.

4. Officine Culturali, Catania
Divertire, emozionare ed educare allo scopo di rendere vitali i beni culturali anche come luoghi di occupazione e professionalizzazione. Attraverso lo studio, la ricerca e la comunicazione Officine Cuturali creano nuove grammatiche che siano a servizio della società e del suo sviluppo. Si propone quale agente della valorizzazione dei beni culturali, ambientali e paesaggistici, attivando processi virtuosi finalizzati alla più ampia e migliore conoscenza del patrimonio culturale per il grande pubblico, primo passaggio indispensabile nella tutela e valorizzazione del patrimonio stesso. Nel quadro di tali obiettivi ne sussiste uno “sociale”, ovvero la prospettiva che dalla valorizzazione del patrimonio possa scaturire occupazione e professionalizzazione giovanile.

5. Neuron Guard, Modena
Neuron Guard è una start-up innovativa che sviluppa un sistema integrato di protezione cerebrale per pazienti con ictus, trauma cranico grave e arresto cardiaco. La soluzione si compone di un collare refrigerante ed un innovativo sistema di somministrazione per un farmaco ad azione neuro-protettiva. Frutto dell’esperienza professionale e personale di Enrico Giuliani nell’ambito della Medicina d’Emergenza con una forte componente di ricerca, l’azienda nasce alla fine di maggio 2013 nell’ambito del programma di incubazione intensiva SeedLab che si conclude con la vittoria di Neuron Guard, coronata da un’esperienza in Silicon Valley per studiare le più moderne tendenze in ambito di imprenditorialità innovativa.

6. Brandina The Original, Pesaro
Brandina The Original è la linea di borse e accessori made in Italy realizzata con il tessuto dei lettini da mare. Il fascino di Brandina risiede nel suo immenso potere evocativo: un’esperienza tattile e visiva che conduce al mare, ai suoi colori e profumi, alla spensieratezza ed al brio che hanno caratterizzato nel tempo – ed ancora oggi – le spiagge del Bel Paese. Il nome del brand coincide con la sua essenza materiale, ciò crea una forte associazione mentale. Per questo, prima di essere un prodotto, Brandina è un concept che comunica con decisione la propria personalità.

7. San Benedetto Po
San Benedetto Po è un paese di circa 7.000 abitanti, a cavallo tra il Po e il Mincio. Terra di contadini e di allevatori, nel passato il piccolo centro mantovano ha fatto da scenario ad eventi che hanno segnato la storia dell’Europa. La svolta giunge con le elezioni amministrative del 2006, quando un gruppo di cittadini accomunati dall’idea di abbandonare progetti di crescita che non si percepiscono coerenti con la propria vocazione storica, territoriale, economica decide di dare vita ad una lista civica.

8. Cauto, Brescia
La Cooperativa Sociale CAUTO nasce con lo scopo di arginare situazioni di marginalità ed esclusione sociale attraverso percorsi lavorativi. Fin dall’inizio battono all’unisono tre cuori: la centralità della persona; il rispetto per l’ambiente; l’interesse per il benessere della Comunità, attraverso lo svolgimento di attività ambientali.

9. Valemour, Verona
VALEMOUR è un marchio sociale la cui missione è favorire l’inserimento di persone con sindrome di Down e disabilità intellettiva nel mondo del lavoro. Acquistando i prodotti e gli accessori VALEMOUR sostieni percorsi di formazione ed inserimento personalizzati. Dei veri e propri Hub Formativi dove le persone con disabilità imparano abilità, mansioni, diritti e doveri dei lavoratori.

10. Banda Rulli Frulli, Mirandola
Banda Rulli Frulli è un progetto sperimentale di musica, integrazione e riutilizzo creativo dei materiali di recupero nato da un’idea di Federico Alberghini all’interno della Fondazione Scuola di musica C. e G. Andreoli di Mirandola (MO) che comprende i nove comuni dell’area nord. Rulli Frulli è un percorso di crescita nei confronti dell’altro, nel rispetto delle diverse capacità. “La banda è la banda.” Non ci sono solisti, non ci sono elementi che spiccano rispetto ad altri ma si è tutti uguali e ognuno dà il proprio contributo col massimo del proprio impegno.

Per saperne di più leggi l’articolo di Vita dedicato agli Spiriti Creatori.

Il programma della Giornata prevede anche un intervento del presidente di Unipol Pierluigi Stefanini (che ha sostenuto la Giornata) e un riconoscimento speciale di Vita alla Fondazione Rava, per le attività svolte nel salvataggio dei migranti nel Mediterraneo. In chiusura un’esibizione straordinaria della Banda Rulli Frulli.

Spiriti Creatori

Seconda Giornata della Generatività Sociale

Teatro Litta, Corso Magenta 24 – Milano
16 dicembre (17:00 – 23:00)
Per maggiori informazioni e iscrizioni: evento Spiriti Creatori su facebook!


L’Archivio della Generatività Sociale è un progetto nazionale promosso dall’ARC (Centre for the Anthropology of Religion and Cultural Change) dell’Università Cattolica del Sacro Cuore di Milano e diretto da Mauro Magatti. L’Archivio raccoglie le video story di oltre 100 esperienze di generatività sociale nei settori dell’impresa, della società civile e delle policy istituzionali. È dedicato ai policy maker e amministratori pubblici, studenti e accademici, imprenditori, artigiani, creativi, professionisti del welfare, volontari e cittadini attivi. L’Archivio si pone scopi multipli: comunicativi, formativi, culturali e scientifici.

Informazione e stampa 2.0 | Quale racconto per i diritti umani?

Giovedì 15 dicembre 2016

SocialFare® sarà una delle voci che contribuirà alla riflessione su Informazione e stampa 2.0: quale racconto per i diritti umani?, evento promosso dal gruppo regionale piemontese del Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO in collaborazione con il Consiglio Regionale del Piemonte.

L’incontro si inscrive nell’ambito dei diversi eventi che il Comitato Giovani UNESCO ha organizzato, in modo capillare e coordinato in tutta Italia, per celebrare la Giornata Mondiale dei Diritti UmaniL’obiettivo è mettere in relazione le esperienze e le competenze degli esperti nella gestione di tematiche inerenti la promozione e lo sviluppo dei diritti umani e di coloro che, per professione, hanno il compito di raccontare lo svolgersi di queste dinamiche, determinando una presa di coscienza e l’acquisizione di rinnovata consapevolezza.

Nel presentare l’evento Paolo Petrocelli, Presidente del Comitato Giovani, ha commentato: “Crediamo che i valori e gli ideali alla base di questa importante iniziativa internazionale, debbano essere promossi anche e soprattutto tra i giovani. Quest’anno abbiamo deciso di affrontare, all’interno della Giornata, il tema particolarmente attuale della libertà di stampa e di espressione.

“Siamo convinti che attraverso l’educazione al confronto e l’accesso diretto alla cultura e all’informazione, si possano formare giovani responsabili più consapevoli dei propri diritti e di quelli degli altri. In questo senso, la Giornata Mondiale rappresenta un’importante occasione per favorire questo dibattito in tutto il Paese.” 

Paolo Petrocelli, Presidente del Comitato Giovani

UNESCO Giovani promuove l’evento anche sui canali social ufficiali (pagina Facebook, Twitter e Instagram) tramite gli hashtag #UNESCOgiovani, #HumanRightsDay, #Standup4HumanRights, creati appositamente per la giornata. Previsto anche un contest fotografico su Instagram: per partecipare basta postare un’immagine che esprima il concetto di libertà di stampa e di espressione seguito dagli hashtag della giornata internazionale e @unescogiovani.

Informazione e stampa 2.0: quale racconto per i diritti umani?

Giovedì 15 dicembre 2016, ore 15:00 – 17:30

Consiglio Regionale del Piemonte, Palazzo Lascaris (Sala dei Presidenti)

via Alfieri, 15 – Torino

PROGRAMMA COMPLETO

Saluti iniziali

Mauro Laus,

Presidente del Consiglio Regionale del Piemonte,
Presiedente del Comitato Regionale per i Diritti Umani

Introduzione a cura del Comitato Giovani della Commissione Nazionale Italiana per l’UNESCO

Contributi alla discussione

Daniele Albanese

Coordinatore dei gruppi di lavoro sull’immigrazione internazionale di Caritas Italiana

Laura Secci

Giornalista – La Stampa

Laura Orestano

CEO di SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale

Adriana Riccomagno

giornalista free-lance e socia del Comitato Giovani della CNI UNESCO

Conclusioni


UNESCO GIOVANI – Oltre trecento giovani tra i 20 e i 35 anni, fra cui studenti, ricercatori, artisti, professionisti, manager e imprenditori: sono loro l’anima del Comitato giovani della Commissione Nazionale italiana per l’UNESCO.  Costituitosi nel 2015, il Comitato Giovani ha l’obiettivo di supportare le attività della Commissione nel campo dell’educazione, della scienza, della cultura e della comunicazione.

 

 

SocialFare® ha realizzato il primo Social Hackathon di Torino!

Venerdì 2 e sabato 3 dicembre 2016

SocialFare® ha realizzato presso gli spazi del Collegio Artigianelli il primo Social Hackathon di Torino: un evento open, rivolto all’intera cittadinanza, che mira a stimolare, tramite la co-progettazione di uno storytelling condiviso, un confronto pratico sull’identità sociale della città di Torino. Sharing economy, nuove forme di inclusione (sociale, educativa ed economica), mobilità sostenibile, innovazione sociale e biodiversità sono stati alcuni dei temi affrontati da partecipanti e moderatori durante i due giorni di lavori.

Hackathon è un termine che inizia a diffondersi anche tra i non addetti ai lavori.  Deriva dalla crasi di “hack” e “marathon”, e ha origine dal virtuosismo informatico promosso dagli hacker. L’hacking è una forma di creative problem solving, spesso non connessa alla tecnologia. Per questa ragione gli hackathon, sempre più, diventano eventi di community engagement destinati a condividere strumenti ed esperienze per riflettere insieme su un problema specifico.

Il Social Hackathon è stato un’azione collettiva di hacking sullo status della Torino Sociale. L’evento ha saputo ibridare creatività, esperienze e competenze -anche digitali- dei partecipanti traducendosi in tavole di scenario e visione, e un documento di storytelling della Torino Sociale, presto disponibili sul sito di SocialFare® e su quello dell’Agorà delle identità.

La visione da cui Roberta Destefanis e Francesco Majno, ideatori e coordinatori del Social Hackathon, sono partiti è che una città sociale prende forma da  una comunità attiva e consapevole, che genera occasioni di ingaggio, condivisione e sviluppo, ponendo al centro valori condivisi. Loro l’hanno descritta così:

“La città sociale è una comunità che co-progetta soluzioni e iniziative per migliorare il benessere collettivo. In una città sociale ogni abitante è cittadino di pari grado e dignità, vive e alimenta le potenzialità della vita di comunità, nel rispetto dei propri valori e talenti.”

Da qui la scelta di articolare il lavoro in 4 tavoli di co-progettazione, corrispondenti ai capitoli fondamentali che strutturano il documento di restituzione del Social Hackathon. Scopriamo i temi e le caratteristiche che hanno orientato il lavoro dei tavoli:

    1. La Torino Sociale è ACCESSIBILE, perché accoglie, rispetta, valorizza le identità culturali, e garantisce a tutti inclusione sociale, educativa e lavorativa.
    2. La Torino Sociale è DEMOCRATICA, perché i propri cittadini sono decisori attivi e partecipi nelle politiche locali.
    3. La Torino Sociale è ADATTIVA, perché sa leggere, interpretare e adattarsi alla costante trasformazione sociale, economica e ambientale dei nostri tempi.
    4. La Torino Sociale è GENERATIVA, perché è propositiva; produce stimoli, opportunità, nuovi strumenti e modelli per i city maker.
    5. La Torino Sociale è SOSTENIBILE, perché cresce e si trasforma nel rispetto dello sviluppo sostenibile e della biodiversità.
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Roberta Destefanis introduce il Social Hackathon

Il Social Hackathon, oltre a essere stato occasione di confronto su tematiche fondamentali per la città, è stato anche campo di sperimentazione per una delle start-up a vocazione sociale accelerate nel programma di SocialFare®. Merkur.io sta progettando un sistema innovativo per fornire alle Fiere Umanitarie un circuito di pagamento veloce, tracciabile e sicuro. Il team di Merkur.io ha elaborato un sistema basato sui bitcoin veicolato attraverso QR code che i partecipanti hanno testato, consentendo di identificare criticità e punti di forza del meccanismo proposto.

Venerdì sera, dopo una breve introduzione, i gruppi di lavoro hanno iniziato a prendere forma e a conoscersi, grazie alla cena di team building. Per introdurre i temi con cui i partecipanti si sarebbero confrontati, alcuni speaker hanno stimolato la platea attraverso brevi interventi ispirazionali.  

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Marco Giusta, Assessore alle Pari Opportunità

L’Assessore alle pari opportunità Marco Giusta, Assessore alle Pari Opportunità, ha aperto il dialogo ponendo l’accento sull’importanza della parità di genere e del rispetto delle differenze nelle scelte strategiche della politica cittadina, anticipando alcune scelte significative che orienteranno l’agenda di Torino.

 

 

 

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Luigi Bistagnino, ‘Il “fare” sistemico genera un nuovo paradigma culturale’

Luigi Bistagnino, Fondatore e Presidente della Systemic Approach Foundation, nel suo intevento Il “fare” sistemico genera un nuovo paradigma culturale ha illustrato l’approccio alla base del design sistemico, raccontando come in un’ottica eco-sistemica sappia evidenziare e valorizzare l’effetto delle azioni individuali sul benessere collettivo. 

 

 

 

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Filippo Barbera, ‘L’altra faccia dell’eccellenza: innovazione e fallimento’

Filippo Barbera, professore di Sociologia dei processi economici e del lavoro per il Dipartimento di Culture, Politica e Società dell’università di Torino, ha introdotto nel dibattito l’importante tema dell’ambivalenza dell’eccellenza, sospesa tra innovazione e fallimento. Nel suo intervento Barbera ha evidenziato come premiare pochi generi il fallimento ed il malessere di molti. Ma come non intaccare, in questa ottica, il livello della qualità? La proposta avanzata è quella di ripensare il paradigma che orienta le relazioni tra gli enti e le istituzioni, dando spazio a un modello diffuso, capace di far emergere il valore delle piccole realtà.

 

 

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Marguerite Kahrl, ‘ConMoi: un modello di resilienza per la città informale’

Marguerite Kahrl, Artista, Permaculture Designer, Co-founder di ConMoi, ha raccontato l’esperienza dell’associazione e il suo rapporto con il territorio nello sforzo quotidiano di far emergere le comuni radici umane attraverso la permacultura, l’autoproduzione, la resilienza, la salvaguardia e la promozione dei beni comuni, la mappatura dei beni in disuso e recuperare spazi e beni per uso sociale, la ri-vitalizzazione di aree ‘stagnanti’ o degradate in ecosistemi urbani, periurbani e rurali.

 

 

 

 

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Giuseppe Tuttobene, ‘Il ruolo della comunicazione sociale nell’identità metropolitana’

E’ seguito l’intervento di Giuseppe Tuttobene, co-founder dell’agenzia di comunicazione Quattrolinee, in cui sono stati spiegati i concetti di brand e comunicazione, offrendo ai partecipanti alcuni spunti utili per comunicare in maniera efficace l’identità ed i valori significativi di un territorio o un progetto.

 

 

 

 

Se vuoi leggere il racconto di uno dei partecipanti qui l’articolo: www.taurinews.it/torino-social-hackaton/.

La mattina di sabato è iniziata con una colazione da ETIKØ, diversamente Bistrò. La scelta del luogo è derivata dal desiderio di introdurre i lavori partendo da una realtà che applica i valori proposti. ETIKØ  “diversamente Bistrò” è un progetto ristorativo legato alla sostenibilità sociale ed ambientale. Tutto ciò che propone, appartiene ad un ambito in cui la correttezza solidale e l’attenzione alla materia prima, si uniscono per supportare, a loro volta, le realtà socio assistenziali legate al mondo del Murialdo.

Durante la giornata di co-progettazione ogni tavolo, secondo i diversi approcci che i moderatori hanno scelto, ha lavorato alla raccolta delle esperienze dei partecipanti per identificare gli aspetti su cui intervenire e proporre possibili soluzioni.

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In queste foto: alcune fasi di lavoro dei diversi tavoli

 

Il tavolo dedicato all’Accessibilità, guidato da Marco Muzzarelli (ENGIM) ha seguito un approccio maieutico, in cui con sapienza il moderatore ha fatto emergere le riflessioni dei partecipanti, rendendoli visibili attraverso mappe mentali. Il tavolo dedicato alla Democrazia e alla Sostenibilità ha unito l’approccio del design thinking e del design sistemico proposto da Monica Paolizzi (SocialFare®) a quelli dell’analisi del territorio portati dall’esperienza di Daniele Russolillo. Caterina Manolino (Experientia) e Federico Maggiora (Accademia Maurizio Maggiora) hanno saputo fondere l’approccio del human-centered design all’esperienza della progettazione sociale nell’esplorazione della Generatività. Marcello Bogetti ha supportato i partecipanti nell’indagine dell’Adattività a partire dagli strumenti offerti dalla network analysis.

 

Ogni tavolo ha prodotto un capitolo che in questi giorni il team di SocialFare®, in dialogo con i moderatori, sta provvedendo a montare nel documento di sintesi progettualeche raccoglie gli esiti dei lavori: “Lo storytelling della Torino Sociale”, una narrazione polifonica, identitaria e partecipata. Il testo sarà presto fruibile online, insieme al video di presentazione. Stay tuned!

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I partecipanti mentre realizzano il video di presentazione

StartUp Europe Awards 2016, Italy edition | Vincitori e premi nazionali assegnati

Martedì 6 dicembre 2016

Si è chiuso oggi l’entusiasmante roadshow di StartUp Europe Awards 2016 Italy edition, iniziativa promossa dalla Commissione Europea e dal Parlamento Europeo e implementata in Italia dal Country Manager, X23 Srl, oltre che Manager del Network Internazionale. Ricchissima di ospiti, contenuti e interventi, la finale che si è tenuta oggi a Milano, presso l’Auditorium Gio Ponti di Assolombarda. SocialFare® è tra i co-organiser che hanno contribuito a selezionare le 50 startup in gara. Dal Piemonte, per la categoria Social Innovation, durante la finale regionale ospitata da Rinascimenti Sociali, si sono aggiudicate la possibilità di concorrere alla competizione nazionale: GetWYS, Last Minute Sotto Casa, Yeerida, Water View.

Grande partecipazione del pubblico, che ha assistito alle presentazioni delle 50 finaliste, in un susseguirsi serrato di pitch battles, che hanno tenuto con il fiato sospeso giuria ed ospiti. Altissimo il valore delle startup partecipanti e l’innovazione dei progetti presentati; passione, determinazione e fair play hanno contraddistinto la competizione, che metteva in palio 10 biglietti per la finale internazionale di SEUA prevista a Bruxelles tra Gennaio e Febbraio 2017. Rilevanti anche i premi nazionali che X23, in qualità di Country Manager, e i numerosi partner e sponsor coinvolti hanno voluto mettere a disposizione dell’iniziativa per le startup capaci di distinguersi durante la competizione.

L’ European Business Angel Network (EBAN) ha messo in palio per i 10 i finalisti un complimentary ticket (ingresso gratuito) per l’esclusivo workshop dedicato agli imprenditori al prossimo Global Investor Forum (pitching competition) del 7 Giugno 2017 a Malaga; e un complimentary pass (gratuito) per l’Annual EBAN Congress del 8-9 Giugno 2017 a Malaga.

Enterprise Europe Network (EEN) dedica a tutte le startup finaliste (10), un servizio ”tailor-made” di supporto alle fasi di internazionalizzazione e miglioramento della competitività, declinato sulle specifiche esigenze e caratteristiche di ciascuna startup.

Singularity University Italia offre, attraverso i suoi 4 chapters italiani (Milano, Modena, Venezia, Roma), ad una sola startup, un modulo di training gratuito sul tema “Exponential Organisation, Exponential Growth”.

Una giuria di esperti provenienti dal mondo degli investors e dell’industria hanno così selezionato le finaliste: – Vincitori assoluti StartUp Europe Awards 2016 Italy Edition:

    • Tooteko (Veneto, cat. Social Innovation)
    • Last Minute Sotto Casa (Piemonte, cat. Social Innovation)
    • Windcity (Veneto, cat. Energy)
    • Huduma (Sicilia, cat. Health)
    • Credimi (Lombardia, cat. Fintech)
    • Neuron Guard (Emilia Romagna, cat. Health)
    • X-next (Lombardia, cat. ICT)
    • Veranu (Sardegna, cat. Energy)
    • Pandhora (Marche, cat. Health)
    • Panoxyvir (Piemonte, cat. Health – Vincitore Assoluto PNI)

Assegnati i premi nazionali con cui diversi enti hanno voluto valorizzare le migliori concorrenti dello StartUp Europe Awards – Italy edition:

Per X23: X-next
Per Network Society Venture: Neuron Guard
Per EY: X-next
Per IAG: Agricolus
Per EBAN: Last Minute Sotto Casa, X-next, Waterview, Agricolus, Ultroneo-Get your Bill, DIS, Tooteko, Neuron Guard, Credimi, Briareo
Per EEN: X-next, 2Pay, Waterview, Last Minute Sotto Casa, Panoxyvir, Neuron Guard, Tooteko, Veranu, Credimi, Briareo
Per Singularity University: Robotfarm, Windcity, Getwys

Giuseppe Laquidara, CEO di X23 e Marika Mazzi Boém, Country Manager di SEUA, hanno chiuso la kermesse, che ha toccato 14 regioni, coinvolto 120 organizzazioni, selezionato tra 751 startup le 50 finaliste, in un viaggio emozionate per l’Italia per un totale di 7500 chilometri percorsi. La prossima tappa è a Bruxelles, per la chiusura dell’edizione 2016 e la proclamazione dei 10 vincitori assoluti a livello europeo. Il Piemonte ha saputo fare incetta di premi. Riuscirà a replicare il successo durante la competizione europea, distinguendosi magari proprio nella categoria Social Innovation? La sfida continua: stay tuned!

METROS #6: workshop e final meeting

Giovedì 1 dicembre 2016  

SocialFare® partecipa al programma Metropolitan Economic Transformation and Regional Organizational Structures (METROS). Il programma, promosso dal German Marshall Fund of United States (GMF), per favorire attraverso la condivisione di buone pratiche e lo scambio e il confronto tra gli operatori, la collaborazione tra alcune città del sud Europa sul tema dello sviluppo economico. Le città coinvolte sono Torino e Genova (per l’Italia), Bilbao (Spagna) e Salonicco (Grecia).

METROS (Metropolitan Economic Transformation and Regional Organizational Structures)

Ogni città ha partecipato attraverso una delegazione che la rappresentasse, coinvolgendo professionisti provenienti da diversi settori. I gruppi di lavoro che hanno aggregato le diverse rappresentanze combinando differenti professionalità, hanno preso parte ai laboratori intensivi organizzati dal GMF per stimolare il processo di apprendimento tra pari, e favorire il confronto sulle strategie e gli strumenti che sono stati proposti al fine di stimolare la collaborazione tra settori e favorire lo sviluppo economico a livello regionale. Ogni città ha avuto la possibilità di identificare fino a due obiettivi specifici su cui focalizzare la propria azione, rispetto ai quali il GMF si è occupato di proporre degli strumenti che potessero essere agilmente declinati nelle diverse città, settori e progetti. Torino ha scelto di concentrarsi su sfide e opportunità offerte connesse all’ecosistema start-up.

Torino, città metropolitana

Molti e interessanti gli sviluppi offerti a Torino in qualità di città metropolitana, soprattutto alla luce delle modifiche introdotte dalla legge del 7 aprile 2014 “Disposizioni sulle città metropolitane, sulle province, sulle unioni e fusioni di comuni”, la modifica che ha recentemente mutato la funzione delle 14 città metropoliltane presenti sul territorio nazionale trasformadole in enti di area vasta. La nuova area di competenza mira a favorire l’affermarsi di un nuovo approccio supportato da un’ottica ecosistemica, capace di superare il mero perimetro cittadino e incentivare il coordinamento degli enti territoriali nell’affrontare le sfide poste dalle città. 

METROS #6

METROS #6, ultimo workshop e incontro conclusivo del programma, è il sesto appuntamento dei sei workshop attraverso cui METROS si è strutturato. Nell’introdurre i casi di successo torinesi, SocialFare® ha presentato la propria realtà alle delegazioni coinvolte nel workshop ospitato da Rinascimenti Sociali. L’evento è stata infatti l’occasione per stimolare una riflessione condivisa su future innovazioni, imprenditorialità e start-up policy, supportata dagli interventi di esperti di fama internazionale del calibro di Daniel Soriano, Videesha Kunkulagunta, e Reuben Nieuwenhuis. Altri esperti europei sono stati coinvolti per la giornata di venerdì 2 dicembre in cui è stato condiviso il piano di azione, articolato su ogni città, attraverso cui è stata identificata la strada che condurrà i partecipanti a raggiungere gli obiettivi identificati.

Metodologia

Aspetti chiave del processo che ha strutturato METROS sono stati design thinking, creative problem solving, e human centered innovation. La scelta di ricorrere a queste metodologie e rafforzare simili competenze deriva dall’obiettivo di offrire strumenti utili alle istituzioni coinvolte e ai professionisti continuando ad agire oltre la durata del programma.

German Marshall Fund of United States
German Marshall Fund of United States è un ente destinato a rafforzare la collaborazione transatlantica sulle sfide e le opportunità che si presentano a livello regionale, nazionale e globale nello spirito del Piano Marshall. E’ un’organizzazione apartitica senza fine di lucro fondata nel 1972 come dono da parte della Germania a perenne memoria per l’assistenza ricevuta con il Piano Marshall. GMF contribuisce alla ricerca e all’analisi e favorisce la convergenza dei leader sulle tematiche transatlantiche rilevanti per i decisori politici.

StartUp Europe Awards – Piemonte, categoria Social Innovation: i vincitori.

Torino, 29 Novembre 2016 –  aGrisù, GetWYS, Last Minute Sotto Casa, Net2Share, Progetto AgriLab, Synapta – Contratti Pubblici, Yeerida, WaterView: sono queste le magnifiche 8 start-up che si sono aggiudicate la finale regionale della StartUp Europe Awards (SEUA), l’iniziativa promossa dalla Commissione Europea – DG Connect e DG Growth – e dal Parlamento Europeo, implementata da Finnova e dal Country Manager per l’Italia X23 Srl , responsabile per il network e per il regolamento italiano.

SocialFare® ha interpellato i principali attori dell’ecosistema startup Piemontese (acceleratori, incubatori università, fondazioni, esperti di progetti a impatto sociale, imprenditori, investitori, consorzi e associazioni) per identificare le startup da coinvolgere nelle finali regionali, arrivando a selezionare i 13 team che si sono fronteggiati ieri.

Ogni team ha avuto 5 minuti per presentare in un pitch la propria startup: sfida affrontata, prodotto/servizio offerto, analisi di mercato e dei possibili competitor, impatto sociale, roadmap. La giuria ha ascoltato con grande attenzione, e ha utilizzato al meglio i 5 minuti a sua disposizione per provare a scovare i punti di debolezza dei progetti in gara. Al termine dell’evento sono state annunciate le 8 vincitrici della finale regionale, tra di loro le 4 che si sono aggiudicate i pass per accedere alle finale nazionale del 6 dicembre a Milano: 

  • Last Minute Sottocasa
  • GetWYS
  • WaterView
  • Yeerida

L’evento di ieri è stato l’ultima delle manifestazioni locali che hanno visto coinvolte ben 16 regioni italiane. La competition organizzata da SocialFare® inoltre è stata l’unica, a livello nazionale, interamente dedicata alla categoria Social Innovation.

Belgio, Croazia, Irlanda, Montenegro, Slovenia e Spagna hanno già proclamato le loro vincitrici. Obiettivo comune per tutte le startup partecipanti al progetto europeo è il raggiungimento delle finali che avranno luogo a Bruxelles in occasione delle settimane che la Commissione Europea dedica ai diversi ambiti in gara: Ambiente, Innovazione Sociale, Energia, Turismo, ICT, Innovazione Urbana, Industrie Creative e Acqua. SEUA rientra tra le iniziative di Startup Europe che si pongono l’obiettivo di determinare la nascita di un vero e proprio StartUp Continent, in grado di competere a livello globale e di diventare una leva determinante per la crescita del sistema imprenditoriale, sia a livello nazionale che europeo.

Resta aggiornato per seguire gli scontri e scoprire i vincitori!

 

 

Scopri le startup selezionate!

SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale è co-organiser per il Piemonte di Start-Up Europe Awards (SEUA), un’iniziativa promossa dalla Commissione Europea – DG Connect e DG Growth – e dal Parlamento Europeo, implementata da Finnova e dal Country Manager per l’Italia X23 Srl che è responsabile per il network e per il regolamento italiano.

Lunedì 28 Novembre 2016 si svolgerà presso Rinascimenti Sociali (in via Maria Vittoria 38 a Torino), la finale regionale #SEUA- Piemonte per l’ambito Innovazione Sociale: l’evento coinvolge l’intero ecosistema degli attori impegnati a sviluppare, accompagnare e supportare progetti e startup a impatto sociale sul territorio piemontese. Obiettivo dell’evento è individuare le migliori startup da accreditare per la finale nazionale, organizzata dal Country Manager SEUA-Italia X23 Srl, in programma il 6 dicembre 2016 a Milano.

 

Le 15 startup che si sfideranno il 28 novembre sono:

aGrisù è una startup innovativa, e uno spin-off universitario, impegnata a creare strumenti per monitorare gli inquinanti ambientali.

Cityteller è una piattaforma social dedicata alla condivisione e geo-localizzazione dei luoghi protagonisti dei libri.

Foodie4market + “fa bene.” è il progetto che vuole distribuire il cibo alle famiglie in difficoltà, attraverso un e-commerce dei mercati urbani.

GetWYS è la startup che ha sviluppato differenti strumenti innovativi a supporto del mondo charity, in particolar modo il Charitygram.

Last Minute Sotto Casa è la più grande community di negozianti e consumatori uniti nella battaglia allo spreco alimentare.

Maramao  è la startup impegnata nella costruzione di una impresa agricola sociale che coltivi in modo biologico i terreni, coinvolgendo alcuni dei richiedenti asilo e titolari di protezione internazionale ospiti dei progetti SPRAR.

Net2Share  è il nuovo modello di attivazione di reti di prossimità, che permette di far circolare l’economia nelle comunità, aiutare le persone in difficoltà e premiare chi partecipa.

Progetto AgriLab è il progetto di inserimento in agricoltura sociale sviluppato dalla bio-farm I Tesori della Terra Società Cooperativa Agricola Sociale Onlus.

Sport Grand Tour è il primo progetto multi-sport in Italia per permettere a tutti i bambini/ragazzi di scoprire la propria passione sportiva.

Synapta è lo spin-off del Centro Nexa per Internet & Società del Politecnico di Torino, che si occupa di rendere più sostenibile e trasparente il sistema informativo di aziende e pubbliche amministrazioni, grazie al approccio Data Linked.

Yeerida è la piattaforma che consente di leggere in streaming gratuitamente.

Water View è la soluzione che permette in tempo reale la distribuzione spaziale e temporale della pioggia, offrendo numerose applicazioni utili ad agricoltura,  viabilità e sport.

We Mate è l’app che ti consente di condividere il tuo appartamento, i tuoi interessi e risparmiare.

Una mappa per le iniziative sociali è il progetto per la creazione di una piattaforma di crowdmapping.

Via Baltea 3 sono spazi multifunzionali per produrre e auto produrre, portando avanti diverse attività di integrazione ed empowering quartiere attraverso un bar sociale, un panificio, una falegnameria, uno spazio coworking, una scuola di jazz e una di teatro, una radio web.

A valutare le startup un panel di esperti:

Lorenzo Allevi, Oltre Venture
Stefano Ballerini, SELLALAB
Alessio Del Sarto, Fondazione SociAL
Corrado Ferretti, Per Micro
Lorenzo NiolaStartup Grind – Milan Chapter
Laura Orestano, SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale
Giancarlo Rocchietti, Club degli Investitori

Michele Visciola, Experientia

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Intervista ad Alessandro Lanteri 3/3 | Casi innovativi nella finanza a impatto

Ultima parte dell’intervista di Guglielmo Gori, Social Business Engineer di SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale e parte del team di accelerazione, ad Alessandro Lanteri (professore di Imprenditorialità presso la Hult International Business School).

Guglielmo Gori: Abbiamo già parlato dei social impact bond (conosciuto anche come Pay for Success Bond): uno strumento finanziario finalizzato alla raccolta, da parte del settore pubblico, di finanziamenti privati. Il meccanismo si basa sulla remunerazione del capitale investito tramite il margine generato dal risparmio per la Pubblica Amministrazione dato dal raggiungimento del risultato sociale previsto. Lo strumento è molto interessante, per quanto non manchino le perplessità rispetto al rapporto che crea tra Pubblica Amministrazione e finanziatori privati.

Alessandro Lanteri: I social impact bond in realtà non sono dei bond, non so se siano social, spero che almeno siano impact. Quello che tu dici è sicuramente  vero: una delle motivazioni per cui esistono è che i governi e il sistema del welfare stanno cambiando, e questa è una risposta che può aiutare un cambiamento senza traumi eccessivi, per continuare a innovare senza che lo stato e il pubblico si espongano a rischi finanziari esagerati. Il settore pubblico, a mio avviso, è per sua natura un po’ conservatore, e deve esserlo, ma grazie ai social impact bond può tentare di essere innovatore limitando il rischio legato all’innovazione.

Il terzo settore è già fortemente orientato alla privatizzazione dei servizi di welfare. Tuttavia gli operatori di questo settore, che in moltissimi casi sono fantastiche persone estremamente motivate, non sempre sono in grado di fare il loro lavoro, a volte sprecano soldi, o semplicemente accade che le cose vadano male. Pagare a risultato secondo me costituisce un fortissimo meccanismo di meritocrazia, forse eccessivo. Dipende anche da come negozi il bond, perché c’è un’infinità di varianti, e in ogni caso sei tu a disciplinarti.

Si tratta di un cambio di visione: non vengono rimborsati perché ho speso un tot di denaro, ma perché ho raggiunto dei risultati che possono essere misurati e valutati. In questa ottica, nell’ambito della  formazione, un’università viene supportata non tanto perché ha speso €100.000 di stipendi per i docenti, ma perché ha erogato 1.000 ore di formazione a studenti che vengono poi testati rispetto alle conoscenze acquisite e che dimostrano di aver ottenuto valutazioni positive.

G.G: I SIB non sono gli unici strumenti a cui la pubblica amministrazione ha iniziato a fare ricorso: tra le iniziative più interessanti e innovative promosse in questo ambito c’è il  crowd-funding civico. Anche Stati che hanno un welfare molto forte (vedi la Svizzera o l’Austria) stanno attivando sistemi di questo tipo con l’obiettivo principale di spostare il senso di ownership dalla pubblica amministrazione al cittadino stesso.

A.L.: Sono fortemente d’accordo e penso che il settore pubblico possa essere un importante attore economico rivestendo diversi ruoli: può essere un investee ma può anche ricevere un investimento, può essere intermediario finanziario, o il regolatore dei servizi che eroga gli investimenti.

G.G: Se concordi andrei un pochino avanti. Sarebbe interessante capire quali sono le barriere che l’impact investing deve superare perché possa crescere.

Per risponderti ritorno a quello che stavamo dicendo proprio precedentemente: il primo problema sono senz’altro le scarse capacità del terzo settore di creare una struttura in grado di ricevere un investimento a impatto, e questo comporta che la pipeline (come dicono i venture capitalist: il flow dei possibili investimenti) è davvero ridotta. Soprattutto rispetto all’approccio finance first, perché nell’ambito finance investono prevalentemente in forme simil-equity.

Il meccanismo alla base di questi investimenti è: adesso tu vali 100, io ti do altri 100. Grazie ai miei soldi tu fai faville e alla fine vali un milione. Quando io vendo le mie quote,  mi porto a casa 500 a fronte di un investimento iniziale di 100. Questo meccanismo rispetto agli investimenti a impatto pone due problemi: uno relativo all’ingresso, e cioè che per gli investitori ad oggi esistono pochissime di queste opportunità; e l’altro rispetto alla exit, perché una volta che hai fatto crescere un’impresa sociale (anche in maniera significativa) non c’è nessuno interessato all’acquisto.

  “Naturalmente tra l’entrata e l’uscita c’è un problema sostanziale: l’essere investment ready, che potremmo riassumere con la capacità di crescere senza perdere la propria missione. Il ruolo degli incubatori nel creare realtà pronte a ricevere diventa fondamentale.

A fronte di questo scenario non so dirti quello che potrebbe accadere in futuro: ad esempio fondazioni che si creano i  loro fondi di investimento e comprano delle imprese sociali quando sono già pronte, e portano avanti il loro investimento ottenendo una rendita sul cash flow, puntando sulla generazione di introiti continui piuttosto che sulla crescita. Una tipologia di investimento di questo tipo potrebbe essere adeguata a investitori pazienti, come quelli dei fondi pensione: il cui obiettivo non è correre dei rischi, ma garantire dei flussi di cassa con cui pagare le pensioni dei propri beneficiari. Ma non so dirti quando una cosa del genere potrebbe accadere!

G.G: A fronte di tutto quello che ci siamo detti quali differenze e analogie identifichi tra l’impact investing e la finanza tradizionale?

A.L: Questa tua domanda  mi riporta alla logica dell’asset class di cui parlavamo prima. Abbiamo detto che nell’impact investing possiamo evidenziare due differenti filosofie: l’impact first che vuole generare impatto a tutti i costi, la finance first che invece cerca l’impatto ma con alcuni vincoli legati alla sostenibilità economica del progetto e ai ritorni finanziari. Questa è la più grossa differenza. A valle di questo puoi osservare dove investe il fondo, i soldi che ha a disposizione , e gli strumenti finanziari utilizzati: il finance first investe prevalentemente in equity, l’impact prevalentemente in debito. Anche se non è obbligatoriamente così.

Nella finanza tradizionale le dimensioni del mercato sono talmente più estese che il livello di specializzazione raggiunto oggi è straordinario. Pochi giorni fa mi sono trovato a parlare con il CEO di un fondo di private equity di medie dimensioni, lui stesso si occupa personalmente degli investimenti che avvengono esclusivamente in uno specifico settore. Un professionista, molto ben pagato, che gestisce un sacco di soldi  destinati ad una nicchia di mercato estremamente specifica. Questo ti porta a sviluppare delle competenze, una profondità di conoscenza verticale, e di reputazione personale e professionale elevatissime. Sviluppi un network estremamente coeso, con professionisti altamente qualificati.

Nell’impact investing invece oggi hai un po’ di tutto, e nello stesso ambito convivono persone interessate prettamente alla sfera valoriale, e persone che arrivano dalla finanza pura. Questo accade un po’ perché è un settore nuovo, un po’ perché c’è un interesse ancora confuso. Il meccanismo che raccontavamo prima: per cui un fondo pensione trova interessante un’operazione ma non sa bene come intervenire e nel dubbio investe 20 milioni, poi arriva qualcun altro che investe nella causa promossa e decide di investire senza ben sapere cosa vuole.  È tutto un po’ amatoriale. Non lo dico in senso polemico, semplicemente è così perché non c’è stato il tempo di maturare competenze in questo ambito e di formare professionisti specializzati.

G.G.: Questo si riflette anche nella due-diligence che precede gli investimenti. L’esperienza di investitori, operatori finanziari attivi nel settore e investee testimonia come la due-diligence nel mondo dell’impatto sia più costosa e più lunga: cambiano gli schemi, e il peso del quadro burocratico e amministrativo dell’area geografica in cui opera l’investee.

A.L.: Senz’altro la differenza in questo è molto significativa. Per l’impact investing la diligence è lunga, delicata e complessa. Mentre nel mondo della finanza tradizionale, che ormai ha identificato degli standard, puoi mandare tutti i dati ad Accenture e in due giorni hai la tua valutazione pronta!

G.G: Prima di salutarti mi piacerebbe farti ancora un paio di domande. Date le esperienze di cui mi parlavi, potresti raccontare quali siano le somiglianze e le differenze che hai notato nell’approccio all’impact investing inglese e quello italiano?

A.L: prima sensazione è che gli UK siano semplicemente un po’ più avanti. L’Inghilterra è partita prima. L’altro aspetto, forse neanche del tutto vero ma che io ho avuto modo di sentire, è che in Inghilterra ci sia la ricerca di una seria professionalizzazione che in Italia non ho ancora visto. Ma devo ammettere che in Italia manco da un po’. Ad ogni modo, quello che fa la grossa differenza è il fatto che  gli inglesi siano partiti prima, e sono partiti prima perché hanno avuto un forte input del Governo che si è occupato del market building. Il Governo ha creato una banca d’investimento vendendo tutti i fondi dormienti (i fondi abbandonati sui conti correnti dormienti che in Italia vengono destinati a rimborsare i consumatori e le vittime di frodi fiscali). In Inghilterra hanno convogliato tutti i conti dormienti in un ente che serve a prestare soldi per la finanza a impatto, e hanno creato dei fondi investimento per organizzazioni benefiche.

Ma non si è trattato solo di costruire strutture finanziarie ad hoc, ma anche di realizzare una rivoluzione culturale. Quando sono passati dai grant alla modalità pay for results o altre tipologie di investimento, gli operatori del terzo settore erano stupiti: fino ad allora avevano ricevuto donazioni benefiche e ora si trovavano a dover restituire quello che gli veniva offerto. Inizialmente non hanno capito cosa succedeva, e molti di questi soldi sono andati persi o sono stati spesi male. Un po’ per volta l’hanno capito, e questo nel tempo ha consentito di avere dei player specializzati.

G.G.: Ci sono altre esperienze innovative che ti hanno colpito?

A.L.:  Un’esperienza che piace moltissimo sono i fondi di investimento locali. Una realtà ancora in divenire ma che ci consente anche di tornare al discorso che facevamo sul ruolo del settore pubblico. I fondi di investimento locali sono fondi di investimento ad impatto, che hanno la caratteristica di essere fortemente legati a una logica territoriale. Un esempio interessante è quello legato alla zona di Liverpool: una regione dal passato industriale, impoverita, oggi in forte difficoltà.

I social investing business (un esempio è Sib Group), questi grossi fondi a gestione pubblica, loro utilizzano i soldi che hanno per investire su delle iniziative in una zona geografica specifica, perché partono dalla constatazione che il ritorno dell’investimento in questo modo si somma e si moltiplica: se tu risolvi un problema sociale in un quartiere hai un miglioramento marginale, se tu risolvi 5 problemi sociali  in un quartiere l’impatto sociale complessivo è di 50 volte! I loro fondo, inoltre, convoglia al proprio interno i fondi strutturali europei e questo consente di porre in dialogo livelli di policy diversi: governo locale, nazionale, e Unione Europea.

G.G.: L’esperienza che riportavi evidenzia un aspetto che personalmente apprezzo molto dell’impact investing: la possibilità di costruire modelli ritagliati sulle esigenze della specifica situazione. Si muove su uno spettro estremamente ampio, come abbiamo potuto vedere, ma poi il singolo investimento si cala e prende la forma esatta a secondo dell’investee, del contesto geografico, e della mission. È molto più empatico. Anche perché ha la necessità di raggiungere dei risultati specifici.

A.L.: Se uno volesse applicare la logica della banca o un sistema standard di investimento su operazioni di questo tipo sarebbe decisamente controproducente. Ti riporto l’esperienza di un amico che ha un grosso fondo di Finanza impatto in Brasile, forse il più grosso. Sicuramente uno dei pochi rimasti. Loro fanno finanza a impatto finance first, quindi sono interessati a portare a casa i soldi con ritorni generosi. Capita spesso che chi riceve i loro finanziamenti sia senza soldi, e che oltre ai grandi investimenti chiedano  anche piccoli prestiti. Dal punto di vista del fondo si tratta di tantissime operazioni di dimensioni molto piccole che comportano molti costi,. La cosa particolare a cui assisti è  che questi piccoli prestiti tornano sempre, perché chi li riceve ne fa una questione di onore.

  “La grande peculiarità di questo fondo è che loro percepiscono indicativamente il 2% all’anno delle somme che gestiscono, un tasso che corrisponde alla management fee, poi quando esci da un investimento generando un determinato profitto, gli investitori prendono l’80% e il 20% va al manager che gestisce il fondo secondo questa clausola: a loro è garantito il 10%, l’altro 10% lo ottengono soltanto se possono dimostrare di aver avuto un impatto sociale positivo documentato. Questo cambia il modo con cui viene gestito il fondo che ha tutti gli interessi affinché  venga massimizzato l’impatto.

G.G.: Quando parlavi del fondo brasiliano mi hai fatto pensare all’esperienza che il microcredito sta portando avanti con successo. Alcuni tendono a considerarlo una delle prime forme di impact investing, tu cosa ne pensi?

A.L.: Io penso due cose: la prima è che dipende da che tipo di impatto vuoi avere, se l’impatto è l’empowerment anche prestare €50 ad una persona può cambiare la traiettoria della sua esistenza; l’altra cosa è che ci sono dei grossi player che si stanno muovendo in questo ambito e hanno interessi diversi. Ho conosciuto una realtà che è partita dal sud-est asiatico e in un anno sta già crescendo anche in Africa. Entrano in una nazione e aprono gli sportelli di una banca di microcredito nelle aree rurali, perché la crescita economica è anche una questione di uguaglianza come dimostrano anche i Sustainable Development Goals (SDG). Ci sono tanti livelli di impatto. Il libero investitore, l’impresa e la banca si muovono su scale molto diverse.

Detto questo uno dei grandi problemi dell’impact investing è che quando misuri il ritorno sull’investimento non sai cosa stai misurando. Cambiano le cose in corso, e quello che era un prestito si trasforma in donazione (write off) e non capisci più come misurare la performance: è peggio delle scatole cinesi. Manca ancora una standardizzazione degli strumenti. Se è vero quindi che scattare una foto di qualcosa in continua evoluzione è estremamente difficile, allo stesso modo diventa indispensabile riuscire a mostrare i risultati ottenuti per poter iniziare la costruzione dell’affascinante, e inafferrabile, mercato della finanza a impatto.