Così SocialFare proverà a “spiegare” l’innovazione sociale

Riprendiamo l’attività del blog dopo una pausa estiva in cui SocialFare ha aggiunto altre maglie all’estesa rete di collaborazioni con attori – torinesi, piemontesi, nazionali, internazionali – che condividono l’obiettivo di promuovere un cambiamento che aumenti il benessere della comunità.

01E quale primo centro per l’innovazione sociale in Italia, nato a Torino nel 2013, SocialFare sente la responsabilità di contribuire a diffondere sul territorio la consapevolezza delle potenzialità della social innovation, definendone le caratteristiche e facendo chiarezza sulle parole chiave di un linguaggio spesso usato impropriamente.

Già, perché se da un lato cresce l’interesse per un argomento che è ormai centrale nell’elaborazione di politiche volte a un’economia sostenibile e inclusiva, dall’altro la ricerca di soluzioni per il bene comune non è ancora uniformemente supportata sul territorio nazionale da una reale comprensione del concetto e delle sue implicazioni.

innovazione-terzo-settore-crisiEcco perché SocialFare – incubatore e acceleratore di soluzioni che sappiano cogliere nuovi bisogni e sviluppino imprenditoria sociale, sostenibilità e reti – intende avviare su questo blog un percorso di conoscenza che attraverso definizioni ed esempi concreti contribuisca a diffondere anche tra i non addetti ai lavori il significato di una progettualità che ha caratteristiche ben precise. Una progettualità ancora in fase di codificazione e per questo a volte male interpretata, banalizzata, sottovalutata.

Di qui l’importanza, a fronte di un’esigenza sempre più avvertita da SocialFare, di fare chiarezza. O almeno vogliamo provarci, proponendo nei prossimi mesi, ogni 15 giorni a partire da giovedì 2 ottobre, un glossario di parole chiave dell’innovazione sociale, attualizzandole e dando loro concretezza attingendo alla ricca rete di esperienze locali e internazionali.

immagine_1Una rete in cui SocialFare, pur avendo poco più di un anno di vita, occupa già un posto importante proprio per la sua capacità e il suo sforzo di connettersi alle altre realtà presenti in diversi Paesi del mondo. Con un forte radicamento, però, nel territorio in cui opera, dove la collaborazione con molteplici professionalità – designer di servizi e prodotti, ricercatori, architetti, industrial eco-designers, pedagogisti, esperti in formazione ed imprenditoria sociale, in information technology, di reti informali e cambiamenti urbani… –  si traduce nalle co-creazione di nuovi prodotti, servizi e impresa.

Torino trampolino di lancio, dunque, di un cambiamento che parte dal basso, dai bisogni delle persone, e si sviluppa come comunità orizzontale di pratiche e centri di competenze dove la ricerca di soluzioni mette al centro la partecipazione e inclusione degli utenti, che diventano così attori del processo di sviluppo.

 

 

Innovazione sociale: cos’è?

L’innovazione sociale è uno dei cinque temi chiave individuati nella Strategia Europa 2020. In modo specifico ma anche trasversale a tutte le aree d’intervento, essa è ormai centrale nell’elaborazione di politiche volte a un’economia sostenibile e inclusiva.

Di qui la dimensione imprenditoriale dell’innovazione, che prende le distanze dall’esclusiva ricerca di profitto e dalla competizione di mercato. L’obiettivo è di soddisfare bisogni sociali che né il mercato né le risorse pubbliche sono in grado di soddisfare. Un’imprenditorialità che nasce dal basso, dai cittadini organizzati.

Il concetto è ben sintetizzato dalla definizione contenuta nella Guide to Social Innovation realizzata dalla Commissione Europea (febbraio 2013): “L’innovazione sociale può definirsi come lo sviluppo e l’implementazione di nuove idee (prodotti, servizi e modelli) che incontrano bisogni sociali, creano nuove relazioni social e collaborazioni. L’innovazione sociale porta nuove risposte ad impellenti bisogni che coinvolgono processi di interazione sociale. Le innovazioni sociali sono sociali solo se utilizzano strumenti e perseguono fini sociali. Le innovazioni sociali aggiungono valore alla società e aumentano la capacità di azione individuale e di comunità”.

Il Libro bianco sull’innovazione sociale, scritto da Robin Murray, Julie Caulier Grice e Geoff Mulgan e curato per l’edizione italiana da Alex Giordano e Adam Arvidsson, passa in rassegna strumenti e pratiche che danno sostanza a questa definizione.

LibroBianco