Torino Social Innovation per le imprese giovani

Presentato ufficialmente nel dicembre scorso, Torino Social Innovation  è l’insieme di strategie e strumenti che il Comune di Torino mette a disposizione dei giovani per sostenere la nascita di imprese sociali trasformando idee innovative in servizi e prodotti.

facilito1Da gennaio 2014 a dicembre 2015 è attivo un programma – FaciliTo Giovani e Innovazione Sociale – che offre supporto informativo, accompagnamento alla costituzione e sviluppo dell’impresa, sostegno finanziario e un set di servizi supplementari offerti dai partner pubblici e privati che rappresentano l’ecosistema dell’innovazione sociale a Torino. La capacità di stare sul mercato e di rispondere alle sfide sociali emergenti richiedono competenze che il nuovo sportello è in grado di supportare.

Il  percorso di accompagnamento è rivolto a giovani di  età compresa tra 18 e 40 anni, aspiranti imprenditori, lavoratori autonomi, imprenditori individuali; possono accedervi anche imprese già attive, composte prevalentemente da giovani, interessate ad aprire o potenziare una sede operativa a Torino. Per accedere al programma, l’impresa dovrà svolgere in modo continuativo la propria attività, almeno per tre anni dalla data in cui si è concluso il progetto di investimento (vedi avviso pubblico per l’accesso al progetto).

Il programma mette in gioco 2 milioni di euro, di cui 650mila euro di sostegni diretti alle imprese, 200mila euro in servizi di accompagnamento e un milione di euro in fondo di garanzia.

Lo sportello è aperto su appuntamento: dall’8 gennaio è attivo il numero verde 800.300.194 (dal lunedì al giovedì 8.30-16.00, venerdì 8.30-12.30); e-mail: torinosocialinnovation[at]comune.torino.it

Largo al secondo welfare

Pressati dalla crisi economica, i governi europei devono contenere i costi con la conseguenza che non riescono più a far fronte ai bisogni sociali della popolazione, che invece sono in crescita.

Ecco allora l’ingresso sulla scena del welfare di altri soggetti disposti a contribuire – con risorse economiche ma soprattutto organizzative e relazionali – alla realizzazione di servizi che integrino gli interventi pubblici. Attori privati (imprese, fondazioni, terzo settore…) e pubblici uniscono quindi forze e capacità creando una rete capace di dare vita a un nuovo stato sociale, con strategie innovative e condivise.

logo_secondowelfareA monitorare in Italia il mondo del secondo welfare è il progetto “Percorsi di secondo welfare” realizzato dal Centro Einaudi in partnership con ANIA, Compagnia di San Paolo, Fondazione Cariplo, Fondazione Cassa di Risparmio di Cuneo, Fondazione Cassa di Risparmio di Padova e Rovigo, Fondazione con il Sud, KME Group, Luxottica e Corriere della Sera. Avviato nel maggio 2011 con l’obiettivo di ampliare e approfondire il dibattito sulle trasformazioni dello stato sociale in Italia, il progetto focalizza l’attenzione sulle esperienze in corso arricchendo un dibattito che raccoglie un numero crescente di voci.

Il progetto ha pubblicato recentemente il “Primo rapporto sul secondo welfare”, che potete leggere seguendo questo link.

“Social Entrepreneurs: Have Your Say!” , il documento finale

Secondo la “Guide to social innovation” pubblicata un anno fa dalla Commissione Europea, l’obiettivo che caratterizza le imprese sociali è quello di creare valore sociale in modo innovativo, finalizzando la produzione di beni e servizi al bene comune.

L’evento interattivo “Social Entrepreneurs: Have Your Say!”  di venerdì 16 e sabato 17 gennaio a Strasburgo, organizzato dalla Commissione europea, ha fatto il punto della situazione a tre anni dal lancio, nel 2011, dell’Iniziativa per l’imprenditoria sociale (Social Business Initiative) che individuava tre linee d’intervento per promuovere le imprese sociali: agevolazione dell’accesso ai finanziamenti, maggiore visibilità, ottimizzazione del quadro giuridico.

.strasburgoL’evento di Strasburgo ha quindi focalizzato le priorità per le azioni future volte a sostenere le imprese sociali. Imprese che dovranno giocare un ruolo maggiore perché vengano centrati quegli obiettivi economici, sociali e ambientali fissati dalla Strategia Europea 2020.

Oltre 2000 partecipanti hanno preso parte ai lavori delle 12 sessioni parallele di approfondimento su temi quali i fondi strutturali, la misurazione dell’impatto sociale, gli strumenti finanziari… Nella dichiarazione finale si sottolinea come il modello economico e sociale dell’Europa debba reinventarsi, per promuovere uno sviluppo più equo, più “verde” e ancorato alle comunità locali.

Ecco allora che l’impresa sociale viene individuata come veicolo capace di guidare il cambiamento, generando soluzioni innovative per rispondere alle nuove sfide. Un’impresa che nell’interesse generale crea lavoro (uno degli obiettivi della Strategia Europea 2020 è l’abbattimento della disoccupazione, soprattutto tra i giovani), fornisce prodotti e servizi innovativi, promuove un’economia più sostenibile.

Il documento finale individua quindi alcune caratteristiche che accomunano tutte le imprese sociali, tra cui la centralità del bene comune – da perseguire ponendosi obiettivi sociali sui quali reinvestire i profitti – e un metodo organizzativo basato sulla democrazia, sulla partecipazione e sulla giustizia sociale.

L’impresa sociale rappresenta insomma un nuovo modello di business che risponde in modo equilibrato ai diversi bisogni finanziari, sociali, culturali, ambientali; gli imprenditori sociali sono agenti di cambiamento, “appassionati” al miglioramento della vita delle persone e delle comunità. E non c’è zona in Europa che non possa beneficiarne.

Come aiutare, però, le imprese sociali a esprimere le loro potenzialità? Di tali potenzialità Governi ed enti locali si stanno rendendo conto: sono sempre più numerose le iniziative per incoraggiare la crescita di questa realtà. A livello europeo, sono state individuate 10 azioni. L’Iniziativa per l’imprenditoria sociale lanciata dall’Unione Europea è stata un buon inizio e ha dato i suoi frutti. Ma, avverte il documento finale di Strasburgo, non dobbiamo perdere tempo.

E’ necessario passare alla seconda fase del progetto, con un maggior impegno politico a livello europeo, nazionale, regionale e locale per creare una rete, un’ecosistema di supporto alla crescita dell’imprenditoria sociale. Le istituzioni europee e gli Stati membri sono quindi invitati a rafforzare il ruolo delle imprese sociali nelle riforme strutturali per uscire dalla crisi, soprattutto là dove l’economia sociale è meno sviluppata. Così come vengono auspicati il sostegno politico a una maggiore cooperazione tra le imprese sociali dei diversi Paesi, per condividere conoscenza e pratiche, e una maggiore collaborazione tra le stesse autorità pubbliche.

Tra le azioni proposte, anche la predisposizione di strumenti finanziari adeguati e il supporto alle aziende sociali nel corso della loro attività attraverso le figure di intermediari. Ancora, il potenziamento del lavoro di ricerca e di monitoraggio a livello nazionale per meglio comprendere questa realtà e darle visibilità.