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Vi racconto FOUNDAMENTA: intervista a SEP Jordan, una delle startup accelerate da SocialFare

Abbiamo intervistato Roberta Ventura, founder e CEO di SEP Jordan, una delle startup selezionate da SocialFare per partecipare al programma di accelerazione FOUNDAMENTA#5 avviato nel mese di aprile 2018.

SEP è un marchio di lusso, specializzato in accessori moda e lifestyle, centrato sul talento e sulla tradizione di artiste rifugiate rivisitati in chiave moderna. Il meglio dell’artigianato Mediorientale si fonde con il gusto e lo stile italiano, dando vita a collezioni che raccontano le storie delle artiste, che ritrovano un’autonomia economica e psicologica. Le artiste SEP ritrovano la dignità attraverso il proprio lavoro, cominciano a sognare e a pianificare e cambiano la loro vita, quella delle loro famiglie e della comunità. Tutti i clienti SEP sono Brand Ambassadors, orgogliosi di possedere un pezzo unico destinato a durare nel tempo, che ha un impatto immediato sull’artista che l’ha creato.

 

La videointervista realizzata al termine del programma di accelerazione:

 

SEP Jordan ha iniziato il programma di accelerazione SocialFare all’inizio di aprile. In base all’esperienza di queste prime settimane, consiglieresti ad altre startup di partecipare alla call FOUNDAMENTA?

 

Il programma di accelerazione di SocialFare offre fin da subito, in maniera particolarmente veloce ed efficace, le basi di financial planning, business planning e tutto quanto serve a fondare su basi più solide il proprio business: questo è il primo motivo per cui consiglierei di candidarsi. D’altra parte anche chi ha già solide basi tecniche trae giovamento dal programma, in particolare in termini di pianificazione strategica a livello micro e macro.

Sul piano finanziario, poi, due sono gli aspetti che portano un significativo valore aggiunto a chi entra nella rete di SocialFare: l’accesso ad un ampio network di investitori interessati a investire nell’innovazione sociale e il seed fund erogato tramite SocialFare Seed.

 

SEP Jordan beneficia del seed fund erogato da SocialFare Seed, il veicolo finanziario di SocialFare che investe fino a 500k euro all’anno nelle startup selezionate tramite la call FOUNDAMENTA. Si tratta di un’iniezione di capitale cash resa disponibile già nel corso del programma di accelerazione ed erogata in cambio di equity. Cosa rappresenta per voi questa opportunità?

 

Per un’azienda come la nostra, che fino ad oggi si è autofinanziata, l’iniezione di capitale seed permette di accelerare in maniera significativa i piani di crescita, accorciando sensibilmente i tempi di start-up dell’attività e consentendoci di avvicinarci in breve tempo allo status di established company. È un passo significativo e quindi un’opportunità per chi ha un’attività imprenditoriale innovativa e non dispone dei capitali necessari ad un avviamento che ponga basi solide e crei i presupposti per la scalabilità.

 

 

In conclusione, se dovessi sintetizzare in 3 parole chiave l’opportunità che rappresenta FOUNDAMENTA per una startup, quali sceglieresti?

 

  1. Disciplina: l’Acceleration Team di SocialFare aiuta la tua startup a fissare obiettivi strategici chiari con scadenze precise e ad autodisciplinarsi per rispettarle. È un’opportunità preziosa per imparare a conoscere meglio la propria realtà imprenditoriale e ad avere padronanza e controllo del suo destino.

 

  1. Esperti: grazie al programma FOUNDAMENTA hai la possibilità di interfacciarti con numerosi esperti nei diversi ambiti utili a far crescere l’azienda e a gestirla. Oltre all’esperienza specifica del team di Accelerazione, nel corso del programma incontri speaker, mentor e advisor d’eccellenza.

 

  1. Capitali: è importante per una startup avere accesso ad un network di investitori e iniziare a tessere relazioni con loro, anche per acquisire competenze in termini di investment readiness. Questa possibilità è offerta nel corso dell’intero programma e trova la sua massima espressione nel Social Impact Investor Day, l’evento conclusivo del programma, nel corso del quale le startup accelerate si presentano di fronte ad un panel di investitori più ampio.

 

Per quanto 14 settimane siano un periodo breve, considerando l’intensità del programma siamo fiduciosi che lascino un segno e ci aiutino a delineare una direzione chiara nella prospettiva di una crescita significativa e solida per il nostro progetto imprenditoriale.

 

 

FOUNDAMENTA: un’opportunità per le startup! Intervista a EthicJobs

Intervistiamo Luca Carrai, CEO e Responsabile Commerciale di EthicJobs, startup che ha recentemente portato a termine il percorso di accelerazione FOUNDAMENTA#4 con SocialFare.

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La call è aperta! Applica qui

Ethicjobs (www.ethicjobs.com) valuta e certifica la qualità del lavoro percepita dai collaboratori all’interno delle imprese. L’obiettivo è dare forte visibilità a tutte le aziende che già offrono una qualità del lavoro eccellente, aiutando nel contempo le altre ad efficientarsi a livello sociale e, di conseguenza, a livello economico.

 

Quale valore aggiunto ha portato a EthicJobs la partecipazione al programma di accelerazione FOUNDAMENTA?

Dopo aver tentato diverse strade e percorsi, il programma di accelerazione #FOUNDAMENTA ha finalmente portato EthicJobs su un gradino più alto, trasformandola in una realtà imprenditoriale ben più solida e in qualche modo più corporate. Grazie al team di SocialFare, alla loro professionalità e al network di esperti con cui ci hanno messi in contatto, abbiamo rivisto le dinamiche interne all’azienda, assegnato i ruoli giusti alle persone giuste, ci siamo dotati di un sito web migliore e di strumenti all’altezza dei nostri obiettivi.

Consiglieresti a una startup di candidarsi alla call FOUNDAMENTA#6?

Assolutamente sì, FOUNDAMENTA è davvero l’occasione per far crescere la tua startup, per maturare una buona consapevolezza del qui ed ora, per capire dove si vuole andare e che strada intraprendere per arrivarci. Il valore aggiunto è senz’altro la professionalità del team che SocialFare mette a completa disposizione delle startup accelerate, offrendo supporto in tutti gli ambiti più importanti per un progetto imprenditoriale emergente, dal marketing alla gestione economico-finanziaria, passando per l’opportunità di conoscere investitori interessati e imparare a presentarsi nella maniera giusta al loro cospetto.

Quali i prossimi traguardi per EthicJobs?

Dopo aver portato a termine il programma ed esserci presentati ad un buon panel di investitori nel corso del Social Impact Investor Day dello scorso 15 marzo, oggi possiamo dire di avere i numeri, il servizio e le validazioni da parte del mercato per scalare a livello nazionale, tenendo a mente l’obiettivo ambizioso di portare in qualche forma un cambiamento positivo ed etico nel mondo del lavoro in Italia.

 

Pronto ad innamorarti della montagna? Nasce il servizio per fare impresa e abitare nelle terre alte

Torino, mercoledì 14 febbraio 2018 – Nell’ambito del progetto InnovAree nasce “Vado a vivere in montagna”, il servizio che consente a chi vuole sviluppare un progetto di impresa nelle terre alte del Piemonte di usufruire di un servizio gratuito di mentorship, networking e matching con enti interessati a supportare, attraverso strumenti di micro-credito e finanza etica, progettualità in queste aree. InnovAree è un progetto promosso da Accademia Alte Terre, Collegio Carlo Alberto, Uncem e SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale.

INNOVAREE

InnovAree mira allo sviluppo delle aree interne e montane piemontesi, mettendo in relazione la “domanda di montagna” di cui sono portatori tanti soggetti a vocazione imprenditoriale (giovani, innanzitutto) e l’offerta di (micro)credito a livello regionale legata alla presenza di un importante tessuto locale di attori disponibili a valutare investimenti in questa direzione. L’11 gennaio 2018, la Direzione Generale dell’Agricoltura della Commissione Europea ha pubblicato una serie numerosa e approfondita di dati, da utilizzare come indicatori di contesto per la valutazione ed il monitoraggio delle misure della politica di sviluppo rurale (PSR) che ha permesso di leggere in maniera diversa il territorio.

UN PATRIMONIO IMMATERIALE CHE RISCHIA DI ANDARE DISPERSO

In relazione alla struttura per classi di età dei titolari di aziende agricole si possono ricavare i seguenti dati: gli imprenditori agricoli con età inferiore a 35 anni, determinati dall’ultima analisi sulle strutture agrarie del 2013, sono il 5,9% del totale nell’Ue (28 paesi membri) ed in Italia sono il 4,5%. Rispetto al 2010, l’incidenza dei giovani è diminuita (erano il 7,5% nella Ue ed il 5,1% in Italia). Si assiste all’invecchiamento della classe degli agricoltori, a dispetto dei tanti sforzi fatti dalle politiche europee e nazionali.

I NUOVI MONTANARI

La difficoltà di categorizzare quanti in questi ultimi anni stanno scegliendo di trasferire la propria vita ed attività lavorativa in montagna rende difficile far emergere attraverso i dati il profilo dei “Nuovi Montanari”. La ricerca condotta dall’associazione Dislivelli pubblicata nel volume “Nuovi montanari – abitare le alpi nel XXI secolo” (2014) ne evidenzia alcune caratteristiche: sono spesso famiglie giovani, ma anche uomini e in minor numero donne, che scelgono di andare a vivere in montagna alla ricerca di una migliore qualità di vita e di nuove opportunità lavorative. Si tratta di persone con profili professionali ed educativi medio/alti e spesso capacità imprenditoriali che vengono prevalentemente dalle aree urbane.

MANCANZA DI CREDITO E STRUMENTI FINANZIARI

InnovAree mira ad agire sui fattori che fanno da deterrente per chi desidera sviluppare nuove progettualità nelle terre alte. Un primo workshop è stato condotto l’11 novembre 2017, coinvolgendo diversi stakeholder: imprese di successo attive nelle aree interne, fondazioni bancarie, enti di (micro)credito e di finanza etica. Le testimonianze portate e gli interventi che li hanno seguiti hanno dimostrato come le aree interne e montane del Piemonte costituiscano una porzione molto importante del territorio regionale (considerando il dato che oltre il 40% del territorio piemontese è montano). Pur risultando ad oggi sotto-valorizzate e in larga misura spopolate, queste aree costituiscono il luogo di elezione per numerose attività imprenditoriali che si propongono di innovare il settore agro-silvo-pastorale e sviluppare servizi ad elevata intensità relazionale.

DIFFICOLTÀ DI CONOSCERE ED INTERPRETARE GLI INCENTIVI POLITICI IN ATTO

L’interesse dei singoli trova supporto e riscontro in importanti interventi realizzati dalla politica naizonale quali la Strategia Nazionale per le Aree Interne (SNAI), finalizzata al rilancio di queste aree ricche di importanti risorse ambientali e culturali ma significativamente distanti dai centri di offerta di servizi essenziali ed in declino demografico. Le aree interne si attestano come una risorsa pronta a diventare pienamente generativa anche in termini di welfare di comunità e community building, anche grazie alla sua capacità di attrarre investimenti adeguati e azioni in sostegno del credito diffuso attraverso i diversi strumenti offerti dal micro-credito e la finanza etica.

“VADO A VIVERE IN MONTAGNA”

“Vado a vivere in montagna” è un servizio che si rivolge a quanti (neo-laureati, liberi professionisti a partita Iva, associazioni, organizzazioni non profit, imprese già costituite o costituende, imprese sociali) hanno intenzione di sviluppare progetti di vita e di lavoro nelle montagne piemontesi, a partire dai settori:

  • agro-silvo-pastorale
  • servizi alla persona
  • turismo sostenibile
  • agricoltura sociale
  • energie rinnovabili
  • cultura e promozione del territorio
  • recupero dell’edilizia dismessa a fini produttivi e comunitari.

 

IL SERVIZIO

Gli interessati potranno presentare le proprie idee imprenditoriali così come le iniziative già attive che intendono ulteriormente sviluppare: tramite un colloquio mirato potranno esporre i principali elementi progettuali e gli obiettivi che intendono raggiungere. Potranno così ricevere supporto di orientamento rispetto a questa scelta ed essere messi in contatto con mentor esperti di strumenti di microfinanza ed imprenditori che stanno sviluppando progettualità nelle aree interne. Le proposte così raccolte andranno a costituire un database di progetti supportabili tramite il micro-credito e l’apporto degli strumenti della finanza etica.

L’OBIETTIVO

Grazie alla sinergia a livello territoriale con operatori della finanza agevolata, nei prossimi mesi il progetto InnovAree avrà come obiettivo principale quello di mettere in relazione gli imprenditori (o potenziali tali) interessati a sviluppare iniziative nelle terre alte piemontesi con gli attori che possono offrire particolari strumenti di credito, ritagliati sulle necessità di chi intende fare impresa in montagna.

COME ACCEDERE

Il servizio sarà attivo a partire dal 14 Febbraio 2018 (straordinariamente di mercoledì), sarà attivo dal 22 febbraio tutti i giovedì (su prenotazione) dalle 10:00 alle 17:00, presso Rinascimenti Sociali (in via Maria Vittoria, 38 a Torino. Per accedere al servizio è necessario fissare un appuntamento con il responsabile del servizio, Dr. Andrea Membretti, tramite e-mail (innovaree@socialfare.org).

 

I PARTNER

Accademia Alte Terre
nasce dal “Memorandum of Understanding” tra l’Università degli Studi di Torino, il Politecnico di Torino, il CNR, la Regione Piemonte, l’Uncem, la città di Mondovì e la Fondazione Collegio Carlo Alberto, con l’obiettivo di costituire sulle Alpi Sud-Occidentali un’Accademia delle Alte Terre, intendendo per Alte Terre non solo le Alpi, ma anche le colline e le aree appenniniche.
www.accademiaalteterre.it

Collegio Carlo Alberto
Il Collegio Carlo Alberto è una fondazione nata nel 2004 su iniziativa della Compagnia di San Paolo e dell’Università di Torino. La sua missione consiste nel promuovere la ricerca e la didattica nelle scienze sociali, nel rispetto dei valori e degli usi della comunità accademica internazionale.
www.carloalberto.org

Unione nazionale dei comuni, comunità ed enti montani (UNCEM)
è un’organizzazione nazionale presente in ogni regione italiana, che raduna e rappresenta i comuni montani e le comunità montane, oltre ad associare province, consorzi, camere di commercio e altre entità operanti in montagna. UNCEM esiste da più di cinquanta anni ed è rappresentativa di un bacino territoriale pari al 54% di quello italiano e nel quale vivono oltre dieci milioni di abitanti.
www.uncem.it

SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale
è il primo centro italiano interamente dedicato all’innovazione sociale: attraverso la ricerca, l’engagement, il capacity building e il co-design sviluppa soluzioni innovative alle pressanti sfide sociali contemporanee, generando nuova economia. Crede che il valore sociale possa generare valore economico e convergenza per innovare prodotti, servizi e modelli. Con un’ampia rete di partner nazionali ed internazionali accelera conoscenza ed imprenditorialità a impatto sociale attraverso il design sistemico, il design thinking, le tecnologie abilitanti, mentoring, networking e impact investing per la scalabilità.
www.socialfare.org | fb: @socialfaretorino | tw: @SocialFareCSI

È facile cambiare lavoro se sai come fare

Cambiare lavoro è facile se sai come fare. A sostenerlo Cristina Gianotti, career coach e autrice del libro pubblicato quest’anno da Bookabook così intitolato. L’autrice presenta oggi (14 settembre 2016) il libro negli spazi di Rinascimenti Sociali. Un libro speciale fin dal suo debutto editoriale. Bookabook, infatti, rappresenta un modo nuovo di fare editoria: un team di esperti sceglie le migliori storie, che attraverso la piattaforma potranno incontrare i lettori, a cui spetterà la scelta di trasformarli o meno in libri. Il progetto editoriale di Cristina ha riscosso subito successo. Forse perché la sensazione che hai nel leggerlo è quella di uscire con tanti amici, e farti raccontare tutto quello che ti serve per trovare lavoro.

Cristina Gianotti: A me piace la teoria, ma da bravo ingegnere non dimentico che tra la teoria e la pratica c’è una bella differenza. Ora vanno di moda cose come il personal branding, approcci che incitano le persone a “trovare quello che ti rende unico”. Giustissimo, ma cosa significa concretamente? Da qui l’idea di passare dalla teoria alla pratica e tirare fuori un po’ di esempi, cosa non difficile per me grazie ad un’esperienza abbastanza lunga nell’ambito del career coaching. Negli esempi che riporto combino gli incontri avvenuti durante la mia attività per Reseau Entraprendre Lombardia, ma anche le storie condivise con i compagni dell’MBA, e le  persone che hanno fatto parte della mia vita. Quando ti parlo di esempi non intendo per forza dei role model, ma l’esperienza di persone più accessibili, con cui non è difficile identificarsi e da cui poter trarre immediata ispirazione.

Una cosa che emerge fin da subito nel tuo libro è che trovare lavoro riguarda profondamente la propria realizzazione personale, ma al contempo che non è qualcosa che devi soltanto a te stesso: nelle tue parole sembra quasi che la capacità di cambiare lavoro risponda ad una sorta di senso civico!

Questo deriva dalla introduzione a un libro che ho letto anni fa, “Troppo vecchi a quarant’anni”. Avevo superato la quarantina da poco, e le persone che dovevo seguire come coach rientravano tra quelle che ora vengono definite quote grigie (tra i quaranta e cinquant’anni). Quel libro racconta gli attori coinvolti dal mercato del lavoro: decisori politici, aziende, sindacati ma anche l’individuo. L’idea che l’individuo fosse inseriti tra gli attori che dovevano contribuire alla creazione del lavoro per me fu sorprendente. La gente della nostra generazione si è trovata a far parte di una società in crescita, con aziende che offrivano posti di lavoro, e si è creata l’idea che in qualche modo il lavoro fosse una cosa dovuta. Eppure l’uomo primitivo doveva andare a trovare sostentamento,  e anche i miei nonni non hanno mai pensato che fosse qualcun’altro a dover provvedere a trovare loro lavoro!

Il tuo libro è un vero compagno nella ricerca di un nuovo lavoro: parte dall’analisi dei propri talenti, offre strumenti di visualizzazione e mappatura, e moltissimi spunti sulla redazione del curriculum. Com’è nato?

Tutto nasce da una considerazione sulla carriera delle donne: noi, in Italia, non abbiamo dei reali role model. Le donne di successo tendenzialmente sono figlie di imprenditori, sono pochi i casi di donne di successo che non hanno un cognome prestigioso. Volevo raccogliere esempi che fossero di ispirazione, eppure la prima stesura risultava molto accademica. L’ho fatto leggere ad un imprenditore che avevo seguito come coach, che avevo intervistato, e che mi sarebbe piaciuto coinvolgere nella scrittura del libro. Lui mi ha detto: “a me non piace, perché non riconosco la tua voce in questo libro. Prova a scriverlo come quando fai consulenza!” Superata la delusione iniziale mi sono resa conto che aveva ragione: il mio obiettivo non voleva essere offrire uno strumento tecnico ai direttori del personale, ma aiutare le persone che sono già entrate nel mondo del lavoro e che per un motivo qualsiasi hanno bisogno di re-inventarsi. Per farlo era necessario mettere per iscritto gli strumenti che uso nelle mie consulenze! E direi che ci sono riuscita: ho sottoposto il libro al custode della casa in cui abito, una persona che ha fatto tutti i lavori del mondo con il diploma di terza media e che la domenica legge l’inserto culturale del Sole24ore, quando l’ha letto mi ha detto: si capisce, ed è concreto!

Dopo aver fornito molti strumenti per capire cosa si desidera fare e cosa si è capaci di offrire al mercato del lavoro, proponi un capitolo dal titolo “Emigrare”. Il penultimo capitolo del tuo libro.

Questo perché mentre scrivevo il mio libro si parlava molto degli Italiani all’estero: il solito mito di dover andare all’estero per trovare lavoro, o l’esigenza di studiare fuori. Nel settore da cui  vengo io (informatica e telecomunicazioni) a quaranta o a cinquant’anni le aziende non ti prendono più in considerazione per un’assunzione. A Praga e a Londra sì. Inoltre il lavoro non è l’unico movente per cambiare nazione, può essere legato anche a questioni di equilibrio familiare: il marito ha un’opportunità fuori, oppure ci si innamora e si cambia città. Ho voluto far trasparire il fatto che quando uno fa una scelta relativa al lavoro deve considerare tutti gli aspetti correlati a questa scelta, e inoltre che si può ritornare! Volevo smorzare l’idea che sia indispensabile trasferirsi all’estero per realizzarsi professionalmente.

E, infatti, l’ultimo capitolo è “Intraprendere”. Come mai questa scelta?

Nella mia ricerca ho notato che a un certo punto se uno è veramente bravo, fa il passaggio verso un’attività in proprio. Non so se questa sia una scoperta o una conferma. Parlo dell’esperienza di professionisti senior che arrivati a un certo punto della loro carriera non trovano la multinazionale che li prenda in considerazione, o magari neanche la società più piccola che ti consenta di continuare ottimizzando la tua esperienza in un settore: ora le risorse devono occuparsi di ambiti diversi. Allora lì bisogna tirarsi su le maniche e cercare. Non un nuovo lavoro, ma mettersi in proprio! Ultimamente sto scoprendo che anche i giovani si danno molto da fare in questa direzione, come ho potuto notare attraverso l’esperienza con Reseau Entraprendre, dove persone con più esperienza aiutano i più giovani a sviluppare i propri progetti. Quello che ho scoperto è che per fare impresa bisogna avere della gioventù, non intesa in senso anagrafico: ma di coraggio e intraprendenza.

Come immagini il mondo del lavoro tra dieci anni, fatto solo da liberi professionisti?

Io mi concentro sull’Italia: nel libro e ora in questa risposta. Per le multinazionali  la nostra nazione inizia a diventare sempre il luogo delle filiali, ma le filiali si possono spostare. La mia tesi di laurea è stata premiata dall’IBM. Allora loro avevano dei laboratori a Santa Palomba (Roma) in cui lavoravano sul riconoscimento vocale. Ora sono tutti spostati in America o in Cina, dove c’è gente con buoni cervelli, che costa di meno e si dà da fare. Io vedo il futuro del lavoro in Italia sempre più legato a delle professioni che non siano delocalizzabili, ma legate alle persone: servizi terziari, o di cura alla persona. Oppure fortemente legati ad una nuova concezione della tecnologia: pensa ai fablab e alle possibilità offerte da una semplice stampante 3 D! Inoltre sarebbe auspicabile una ripresa del manufacturing, anche in modo innovativo! In ogni caso quello che ritengo è che la persona dovrà riprendere in mano se stessa, non basandosi sulle prospettive offerte dalle multinazionali ma su quelle generate dalle sue capacità e impegno.

A questo punto dell’intervista non posso resistere alla tentazione di chiederti la tua storia lavorativa! Ovviamente non mi permetto di fare le domande dirette delle tue interviste, ma mi piacerebbe tu raccontassi come sei arrivata qui.

(Ride) Sono del 1961. Sono figlia unica. Eravamo nel boom economico. Famiglia umile. Molto brava a studiare: l’educazione familiare mi aveva insegnato che studiare doveva aveva la stessa importanza che lavorare aveva per i miei genitori. Quando si è trattato di scegliere l’università ho scelto ingegneria. Una scelta non facile allora per una donna. Finita l’università, quando c’è stato da decidere dove andare a lavorare (perché all’epoca c’era da scegliere), invece di andare in Olivetti o IBM sono andata in quella che allora era la Andersen Consulting, oggi Accenture.  La politica aziendale era che o crescevi o venivi licenziato. Negli anni Novanta le previsioni erano di recessione, per cui non riuscivano a promuovere nuove figure. Inoltre erano molto maschilisti. Ho deciso di fare l’MBA in Bocconi a mie spese, sono rientrata in Andersen e l’hanno valutato negativamente. Così ho iniziato a cambiare lavoro, e l’ho cambiato varie volte! Ho lavorato per diverse società più piccole, di derivazione americana. Poi il primo tentativo di mettermi in proprio, con una compagna di MBA, aprendo una società di formazione manageriale. Non ha funzionato e mi sono ritrovata bloccata, come se avessi fatto le cose più belle della mia carriera professionale all’inizio. Un giorno leggo su IO Donna un articolo sul coaching. Ho approfondito il tema, scoprendo che non si trattava solo di aiutare le persone a trovare la propria dimensione lavorativa ma anche di favorire i processi decisionali nelle riunioni. Ora te lo racconto così, ma all’epoca è stata tosta: ho studiato per diventare un ingegnere, e ritrovarsi a fare il coach non è stato facile! Era il 2004, volevo lasciare il mio mondo precedente e avevo iniziato a muovermi come libero professionista: ho trovato una società di outplacement in cui ho lavorato molto, mi sono formata, ho letto molto e ho fatto il master in coaching.

Un consiglio che daresti a una persona che oggi inizia ad essere “imprenditrice di se stessa”?

Una cosa su cui ho molto riflettuto è la soglia che trasforma la determinazione in ostinazione. Insomma, quando arriva il momento in cui arrendersi se le cose non vanno bene? Capirlo è difficilissimo. Pensa al fondatore della Geox: ha provato a vendere il suo modello di scarpe con i buchi a tutte le aziende di scarpe esistenti, e poi ha fatto da solo. E ha avuto successo! Il consiglio che do è di essere concreti, e avere il coraggio di testare le proprie intuizioni sul mercato. Provare a vendere il proprio prodotto, o servizio. Anche in una versione semplificata. E poi di essere curiosi: mia madre mi ha sempre spronato a seguire mille corsi, per imparare a fare l’infermiera, per saper cucire, per cucinare magnificamente!