Stay hungry, stay visible, stay social

Il gettito medio annuale per le imprese che negli Stati Uniti hanno costruito per la propria azienda una pagina Facebook è approssimativamente di 142,000 dollari, contro una media di 77,000 dollari per le imprese prive di account. Per quanto riguarda il mondo delle imprese a impatto sociale, quelle con una più esteso network su Facebook hanno dimostrato un più alto tasso di successo nel reperimento di capitale, con una correlazione tra like e sostegno finanziario dello 0,34. Anche l’uccellino azzurro, nonostante ultimamente sembra aver perso un po’ di appeal, si dimostra un valido alleato per le imprese: quelle attive su twitter attestano in media entrate maggiori (un gettito di circa 149,000 contro 69,000 dollari), e maggiore capacità attrattive di capitali (147,000 versus 67,000 dollari). In questo caso, tuttavia, non si evidenzia alcuna correlazione tra entrate/capitali e numero di follower.

I dati sui risultati ottenuti dalle imprese sociali con un più esteso network di social-media follower, come si declinano rispetto a investitori e supporter (siano essi individui o organizzazioni)? Secondo l’Harward Business Review, una più estesa rete sui social-media suggerisce che l’idea di impresa a impatto sociale può fare affidamento su una solida base: l’idea di cambiamento proposta riesce a risuonare in molte persone, dimostrando di saper raggiungere in modo efficace la propria idea ai potenziali sostenitori e clienti (fattore di successo fondamentale).

The Guardian offre preziosi suggerimenti a imprenditori sociali rispetto all’uso dei social-media. Primo fra tutti utilizzare il web per raccontare la propria causa, piuttosto che il proprio business: la visibilità della propria organizzazione serve per consentire una migliore comprensione della propria visione, e non della propria impresa. I rapporti online con i propri stakeholder non sostituiscono le relazioni: fin dall’audience building la grande sfida che i giovani imprenditori devono affrontare è l’abisso di interazione fisica con il proprio audience.Una cartina di tornasole per verificare che la comunicazione di un’organizzazione non stia sviando dal proprio obiettivo è l’attenzione dedicata alle personalità che strutturano l’ente o l’impresa: quando diventano centrali non si sta parlando adeguatamente del problema a cui si vuole porre rimedio. Essere competitivi non deve impedire all’imprenditore di instaurare collaborazioni: condividere conoscenza e competenze non è in contraddizione con il proprio successo.

La creunnamedazione e lo sviluppo di una community può essere compiuto dall’imprenditore o dallo start-upper, spesso più capaci di trasmettere i propri valori rispetto a professionisti della comunicazione. Ma per riuscire è necessario dotarsi di strumenti efficaci. Per questa ragione nella nostra rete dei partner da pochi giorni è entrata a far parte Socializers. Una start-up innovativa che utilizza nuovi strumenti per comunicare i valori e le storie delle realtà che incontra, con particolare attenzione all’utilizzo dei canali digitali. Una social media agency che si occupa di raccontare e promuovere le aziende, i prodotti, i progetti on line, in particolare utilizzando i social media.

 

Se vuoi conoscerli e scoprire qualcosa di più, il 20 novembre 2015, ospite degli spazi di Rinascimenti Sociali, (esperto di comunicazione online e offline di Socializer) per il primo appuntamento con l’Academy di Sellalab.