L’ecosistema delle start-up a Torino | Il progetto Metros e Start-up Metro Torino

L’ecosistema delle start-up a Torino | Il progetto Metros e Start-up Metro Torino

Procede la collaborazione di SocialFare®|Centro per l’Innovazione Sociale con l’Associazione Torino Internazionale|Stategica nell’ambito del laboratorio Start-up Metro Torino. Il progetto si inscrive nell’ambito del programma Metros (Metropolitan Economic Transformation and Regional Organizational Structures), promosso dal German Marshall Fund of United States. Il programma, sostenuto anche dalla Compagnia di San Paolo, vuole favorire la collaborazione tra alcune città del sud Europa (Torino, Genova, Bilbao e Salonicco) sui temi dello sviluppo economico, attraverso la condivisione di buone pratiche, lo scambio e il confronto tra operatori. Ogni città è attualmente impegnata nello sviluppo di un progetto specifico.

Start-up Metro Torino è nato con l’obiettivo di fornire indicazioni qualificate ai decisori istituzionali per definire le scelte strategiche di potenziamento dell’ecosistema piemontese per la creazione d’impresa. Gli startupper attivi sul territorio sono stati coinvolti in un processo di opinion survey, che ha permesso di raccogliere interessanti spunti di riflessione in merito ad alcuni elementi chiave di performance dell’ecosistema. In particolare, ad essere analizzate sono state le capacità dell’ecosistema piemontese di: fornire servizi e consulenza, promuovere nella collettività lo spirito imprenditoriale, fare scouting di talenti imprenditoriali e formarne la professionalità. Inoltre sono state raccolte opinioni circa la capacità degli attori locali di reperire capitali, fare investimenti, essere attrattivi, aprirsi all’esterno e fare network.

Il sondaggio di opinione è stato realizzato dalla Fondazione Human Plus su 50 attori del sistema, i cui risultati sono stati elaborati in collaborazione con il Labnet della Saa (School of Management di Torino) secondo i dettami della Social Network Analysis. Quello che viene fuori è un ecosistema ricco dal punto di vista dimensionale, con alcuni hub che si sono rafforzati negli ultimi anni, in prevalenza di natura istituzionale (Camera di commercio di Torino, Politecnico di Torino, Università degli Studi di Torino e Regione Piemonte), dove non mancano, però, attori in crescita tra quelli informali sia nell’ambito sia tecnologico (TOP-IX, I3P) che sociale (SocialFare®).

L’indagine non manca di individuare alcuni punti deboli come «la bassa densità di connessioni», che è il vero tema; la «openness», ossia la capacità di apertura e di scambio verso l’esterno, e le risorse finanziarie. Un punto sul quale, però, vale la pena specificare un aspetto: la criticità non è la mancanza di capitali in sé, ma la distanza tra le nuove forme di business e le società esistenti e operanti sul territorio (pmi e gruppi industriali), che non colgono ancora in pieno le opportunità di innovazione rappresentate dalle start-up. I primi assunti a cui giunge questa analisi è che il miglioramento dell’ecosistema torinese passa attraverso un miglior coordinamento e una maggiore integrazione tra gli attori dell’ecosistema, un rafforzamento del sistema finanziario locale, l’ideazione di percorsi formativi sulla creazione di business nelle scuole e nell’università, riuscire a meglio intercettare gli investimenti alle start-up di business group e corporation.

Alberto Carpaneto ha presentato questi risultati il 9 dicembre in occasione del seminario “Global Insights for Turin’s Local Start-Up Ecosystem“, combinando i suoi dati alle riflessioni di Greg Horowitt. Horowitt è considerato a buon diritto il guru dell’innovazione. Dopo la laurea in biochimica ed economia, ha avviato una start up nel settore tech a San Diego per poi diventare un venture capitalist. Ora è alla guida di T2 Venture Creation, fondo d’investimento focalizzato in esperienze innovative di forte impatto nel settore delle tecnologie e sanitario, ed è coautore del best seller “The Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon Valley”. Un percorso biografico che diventa teoria per tentare di mettere a sistema l’esperienza e codificare le chiavi del successo del modello Silicon Valley.

In“The Rainforest: The Secret to Building the Next Silicon Valley”  Victor W. Hwang e Greg Horowitt descrivono la metodologia del modello Silicon Valley, che paragonano a una  foresta pluviale. Per sua natura caotica e casuale, è rigogliosa e ricca di frutti come lo sono le start up innovative, che si rafforzano grazie alla diversità e agli inter-scambi. Qui  contano le connessioni, gli «scambi» di liquidi, elementi base, il sottobosco,  paragonabili all’«erba», come agli albori potevano presentarsi fenomeni come Google o Facebook: «In apparenza – semplifica – niente di speciale, realtà spesso percepite anche con fastidio e che appaiono come una  minaccia per il sistema, ma destinati a  diventare fenomeni mondiali».

«Senza caos niente può evolvere». Un modello-non modello in cui l’economia industriale si combina all’economia della conoscenza.  Un nuovo approccio per cui «l’immaginazione conta più della conoscenza» dice Horowitt. Fondato su quella che definisce la «religione dell’innovazione», capace di attivare un sistema di valori basati su un credo. Bisogna passare da un ego – sistema a un ecosistema, un sistema non più predittivo ma piuttosto adattivo. Per riuscire è necessario «superare il paradigma e passare da predire e ripetere a imparare e adattarsi, passare dal planning al modelling: un sistema dove l’insuccesso, il fallimento sono prodotti collaterale dell’innovazione».

Guarda l’intervento di Horowitt, e scarica il materiale del seminario Global Insights for Turin’s Local Start-Up Ecosystem.

Azzurra Spirito