L’entusiasmo della folla a supporto delle tue idee: il crowdfunding

La raccolta collaborativa di donazioni di piccolo importo non è invenzione recente, ma l’evoluzione tecnologica ha consentito al crowdfunding di poter superare i confini locali a beneficio di un pubblico globale, trasformando le campagne di crowdfunding in veri e propri strumenti di engagement. Per donare, infatti, devi desiderare fortemente la realizzazione del progetto e sentirti partecipe della sua evoluzione.

I portali sono ormai vere e proprie vetrine digitali  in cui il donatore può semplicemente scegliere tra una pluralità di buone cause e progetti presentati utilizzando un breve video e una scheda descrittiva. Il successo dei social network e l’avvento del web partecipativo hanno reso le campagne di raccolta un’opportunità ideale per rafforzare il processo collaborativo tra persone proprio del crowdfunding. Non secondario è l’apporto offerto dal cambiamento degli strumenti per donare (attualmente carta di credito e pay pal, ma presto anche bitcoin e nuovi strumenti di pagamento) che offrono nuove possibilità alle raccolte per sostenere progetti di charity, cultura e imprenditoria.

In Italia a partire dal 2005 sono nati numerosi portali, organizzati in piattaforme, sulle quali è possibile caricare la propria campagna. L’approccio iniziale delle piattaforme è stato di tipo generalista, ma ora sempre più questa tendenza sta lasciando spazio ad una specializzazione progressiva. Questa progressiva diversificazione può avvenire su base tematica (dedicata ad esempio alle smart city o al green), legata alla durata e al numero delle campagne che accetta (ad esempio la bolognese Ginger segue tendenzialmente una campagna annua, e alcune piattaforme come quelle di Palazzo Madama o quella del Museo del Cinema vengono attivate ad hoc). Altro grande distinguo è dato dal modello che segue:

  • donation – based (si dona in favore di una buona causa senza avere nulla in cambio),
  • reward (si riceve un contro dono: ringraziamenti, menzioni, merchandising del progetto, biglietti omaggio),
  • il social – lending (che consiste non in una donazione ma in un prestito che consente alle persone di intervenire in favore di privati o di iniziative sociali per una causa meritoria)
  • l’equity crowdfunding (strumento immaginato per favorire la crescita delle nuove aziende e la loro capacità d’attrazione, introdotto da poco in Italia con la legge n.221 del 17 dicembre 2012 e disciplinato con regolamento Consob del 26 giugno 2013).

Nel 2015  il modello prevalente è quello reward-based, utilizzato da 20 piattaforme su 54, seguito da modelli ibridi (scelto da 15 piattaforme), 9 dedicate legate alle equity, 7 donation-based, e 3 di social lending.  Nonstante la diffusione attestata dai portali registrati (9 portali basati sulle equity non tutti attivi, di cui il più famoso è Unica seed: una società d’intermediazione mobiliare iscritta al registro speciale degli operatori di equity, e 8 portali registrati nella sezione ordinaria come: Assiteca Crowd, Crowdfundme, Muum lab, Nextequity, Mamacrowd, Smarthub, Starsup), fatica a prendere piede il modello basato sulle equity a causa delle forti restrizioni poste dalla Consob che lo rendono meno competitivo che in altre nazioni, dove questo modello si è diffuso con successo. Anche la distribuzione geografica delle piattaforme è un filtro interessante:

I portali sviluppano un loro business, che si basa su una percentuale ricavata da ogni donazione ricevuta e che richiede mediamente una percentuale del 7%, destinata a crescere con l’erogazione di ulteriori servizi specialistici, e che diminuisce o non viene richiesta nei portali donation – based per cause umanitarie e sociali, a cui bisogna aggiungere i costi delle transazioni bancarie e l’iva. Se tutto racconta di un settore in crescita, qual è il reale successo delle campagne promosse su questi portali?Ne parliamo ancora sul nostro blog grazie al corso organizzato da Innamorati della Cultura e Fahrenheit452 dedicato al crowdfunding.

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