Planet Idea Lab e SocialFare® per la prima social smart city | Intervista a Gianni Savio, Chief Operating Officer

All’interno del grattacielo di Intesa San Paolo il 26 gennaio è stato presentato il bando che avvia la prima esperienza di Living Lab sul quartiere CampidoglioIl quartiere, nella IV Circoscrizione, è stato da tempo scelto come laboratorio per la sperimentazione di nuove tecnologie da implementare al modello torinese di smart city. Il bando si pone l’obiettivo di cercare soggetti che vogliano sperimentare iniziative e soluzioni tecnologiche innovative di interesse pubblico, coerentemente alle linee di azione indicate dal piano strategico di Torino Smart City.

La presentazione del bando, oltre che interessante stimolo per quanti stanno sviluppando tecnologie e servizi in questa direzione, è stata occasione per condividere cinque esperienze di innovazione candidate ad essere realizzate nel quartiere Campidoglio, oltre che rappresentare il primo passo per avviare la collaborazione tra Torino e Fortaleza (Brasile). A Croatà, nel nord del Brasile, sorgerà infatti la prima social smart city. A realizzarla saranno  gli imprenditori torinesi della start-up Planet Idea LabPresentazione standard di PowerPointAl momento è in fase di realizzazione un primo prototipo (foto), secondo una nuova metodologia che si pone l’obiettivo di mettere a sistema i servizi e le tecnologie con l’obiettivo di disegnare nuovi ecosistemi urbani. Questo nuova modellizzazione può essere applicata alle città nella loro interezza, ma può riguardare anche solo porzioni di essa o strutture specifiche. Nasce secondo quest’ottica la social smart square: un modello
che sarà declinato secondo le esigenze delle due città, primo strumento di dialogo tra le esperienze e le tecnologie delle due città.

Oggi incontriamo Gianni Savio, Chief Operating Officer di Planet Idea Lab. Buongiorno Gianni, stamattina in ufficio ti ho sentito dire che le smart city vengono considerate solo cavi e gadget. Cosa taglia fuori questa visione che vuole ridurre (provocatoriamente) tutto alla dimensione tecnologica?

La prima cosa che si nota quando si approccia il tema smart city è che in realtà a livello mondiale non c’è una definizione univoca. Quando parlo agli operatori tecnologici la loro visione di smart city è quella di una città connessa, ricca di ICT e iOT. Se mi confronto con gli architetti per loro il tutto è riconducibile alla pianificazione di una città disegnata per essere resiliente. Per gli ingegneri si tratta di acque reflue, smart grid e gestione delle risorse ambientali. Per quanti hanno il focus sugli aspetti sociali il tema è l’inclusione sociale: come bisogno e come potenziale. Quello a cui Planet Idea Lab punta è integrare tutti questi punti di vista in una visione sistemica che possa contemplare tutti gli elementi tecnologici, tecnici e sociali fioriti negli ultimi anni, una visione di pianeta. Ci sono tante idee smart lodevoli come singole iniziative, ma molto spesso sono singole iniziative che trovano un utilizzo solo estemporaneo.  Piero Fassino ieri durante la presentazione nel grattacielo di Intesa San Paolo metteva in guardia, a riguardo, dal rischio di “fare il presepe”, con una giustapposizione di iniziative. È da questa riflessione che prende le mosse la nostra visione, secondo la quale tutti lavorano in sinergia per la creazione di ecosistemi più sostenibili.

Perché avete deciso di costruire una social smart city?

Attualmente il 2% del pianeta è ricoperto da città. Il 50% della popolazione mondiale vive in centri urbani, che consumano il 75% dell’energia e emettono l’80% delle emissioni di monossido di carbonio. Questo perché il 50% delle abitazioni non rispondono ad una visione smart. In questo contesto costruire social smart city costituisce una sfida: utilizzare nuove tecnologie per case che devono avere costi contenuti. L’innovazione spesso viene associata a costi elevati, noi partiamo da assunti differenti. Ora stiamo creando un prototipo che generi economia di scala, per sondare la possibilità di dare vita a un ecosistema urbano intelligente testato su un numero minimo di 5000 unità abitative. L’obiettivo è quello di creare sistema integrato, in cui i vari fattori non costituiscano solo una sommatoria algebrica di utilities e servizi, ma che nella loro interazione portino un valore aggiunto.

Il Social Housing tradizionale segue un modello massificante e indistinto, con unità abitative aggregate in maniera intensiva, che non considera la sostenibilità sociale e ambientale, e slegato dalla pianificazione urbana. SocialHousingMexicoNoi opponiamo a questo modello la progettazione di SMART URBAN ECOSYSTEM: la crescente urbanizzazione richiederà capacità e conoscenza per la progettazione, lo sviluppo e il miglioramento della pianificazione, delle infrastrutture, dell’edilizia e dei servizi in un approccio sistemico. Un esempio della visione integrata dei servizi può essere la app che abbiamo sviluppato. L’app offre, tra le altre, la possibilità con l’interazione con le smart grid di monitorare i consumi di energia elettrica in tempo reale, ma anche di pianificare il consumo del mese in relazione alle possibilità di spesa della famiglia. Allo stesso modo sono previste sinergie tra i sistemi di mobilità interna (come ad esempio il bike sharing) con quelli di mobilità esterna (es. car pooling). Questo approccio consentirà moltissimi vantaggi anche alla parte amministrativa della città (che ad esempio potrà ottenere big data utili alla sua pianificazione), ma soprattutto offrirà vantaggi immediati al cittadino.

Nella tua presentazione parli di quattro pilastri, tra cui citi l’inclusione sociale. In che modo quest’ultima offre alla città una dimensione smart?

Non ci può essere smart city senza un’adeguata pianificazione. Questo prevede un primo livello infrastrutturale: urbanistica, infrastrutture tecnologiche e smart grid, che potremmo definire come l’hardware della città. E poi c’è il software che riguarda la connessione tra i cittadini, la comunità. Naturalmente i servizi di cui parliamo offerti a Miami o all’interno di un contesto legato al social housing hanno due gittate completamente diverse. In contesti di difficoltà economica reti di prossimità, interazione e servizi a favore dell’inclusione assumono una valenza comprensibilmente diversa.

Non ci può essere smart city senza un’adeguata pianificazione. Questo prevede un primo livello infrastrutturale: urbanistica, infrastrutture tecnologiche e smart grid, che potremmo definire come l’hardware della città. E poi c’è il software che riguarda la connessione tra i cittadini, la comunità.

GIANNI SAVIO

 

Com’è nata la collaborazione con SocialFare?

Un progetto così catalizza automaticamente i diversi componenti: chi ha un know-how utile allo sviluppo di questo progetto si sente naturalmente coinvolto. È quasi un processo naturale. Non ci si sceglie, ci si incontra. SocialFare® è stato un incontro importante, soprattutto per la sua capacità di attrarre le idee migliori, di stabilire connessioni capace di dare forma a qualcosa che ancora non esiste in un’ottica di innovazione sociale.

Cosa ti aspetti da questo dialogo con SF?

Il dialogo fino ad ora è stato molto fruttuoso: mi aspetto che andremo a realizzare grandi cose.

Dai tuoi racconti so che hai vissuto, e continui a trascorrere molta parte del tuo tempo, in Brasile. In che modo la tua conoscenza della popolazione locale ha influito sulla progettazione di strutture e servizi?

Per me la molla non è stata tanto l’incontro con questo meraviglioso territorio, ma la scoperta che non si può continuare a costruire in questo modo: bisogna cambiare il modo di costruire. Ma soprattutto, che è possibile farlo. Spesso si pensa che innovare significhi ricorrere a capitali enormi, ma a volte questo può avvenire anche garantendo costi estremamente ridotti e una piena sostenibilità economica. Tornando alla distinzione tra hardware e software, una volta che hai individuato il software in un’economia di scala ammortizzi rapidamente i costi di progettazione. A volte ci si lascia prendere dal pregiudizio che replicare una buona idea costituisca un tentativo di omologazione, ma un format efficace opportunamente personalizzato costituisce l’esatto opposto e ti consente di portare l’innovazione sui territori che meno sarebbero in grado di captarla e che maggiormente ne hanno bisogno.

Per me la molla non è stata tanto l’incontro con questo meraviglioso territorio, ma la scoperta che non si può continuare a costruire in questo modo: bisogna cambiare il modo di costruire. Ma soprattutto, che è possibile farlo. Spesso si pensa che innovare significhi ricorrere a capitali enormi, ma a volte questo può avvenire anche garantendo costi estremamente ridotti e una piena sostenibilità economica.

GIANNI SAVIO

 

Chi collabora con te a questo progetto?

Tante persone. Alcune lavorano in Brasile: una ventina tra architetti, ingegneri, capo-cantiere e responsabili amministrativi. La parte operativa della costruzione del prototipo. Nell’ideazione del concept sono invece coinvolti RECS ARCHITECTS (per l’area pianificazione urbanistica, architettura). Francesco Tresso a capo del team per la sostenibilità ecologica. Daniele Alberti a capo del team ICT e iOT e SocialFare® per tutto ciò che concerne l’innovazione sociale e la valutazione di impatto.

Ora siamo impegnati nella realizzazione dei due esperimenti di piazza intelligente. Questo prima connessione costituisce la volontà di mettere a sistema la dimostrazione dei benefici che possono nascere quando l’ecosistema urbano è progettato e realizzato in maniera smart. Un concetto declinabile su differenti scale e che già adesso vede dei tentativi di applicazione nei concetti di smart station, smart factory, e per l’appunto smart square.

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L’Economia civile, una via di innovazione del mercato

I volti dei partecipanti sono sorridenti e concentrati. Anche ora che dopo due intesi giorni di lezioni, testimonianze e laboratori si conclude il primo appuntamento con il Corso di Economia Civile. Rinascimenti Sociali ha, infatti, ospitato nei suoi spazi il 14 e il 15 gennaio 2016 il primo modulo del corso di Economia Civile, dedicato all’economia civile come via di innovazione del mercato.

IMG-20160121-WA0004A introdurre il tema è il professor Zamagni. Il noto professore di Economia politica spiega che l’economia di mercato è comunemente intesa come il modello economico più efficiente che conosciamo per ottimizzare il rapporto tra domanda e offerta di merci e servizi, grazie alla possibilità di misurare la sua efficacia attraverso il profitto. L’economia di mercato, tuttavia, non dispone di uno solo, bensì di almeno tre modelli economici: quello liberista di stampo anglosassone, quello sociale di matrice tedesca e quello civile di origine italiana. Per Zamagni l’impresa capitalistica e quella sociale o civile non sono alternative, ma complementari.

L’economia civile è in grado di rispondere alle gravi lacune intrinseche all’economia classica. Il modello proposto riesce ad ovviare all’endemico aumento della diseguaglianza nella distribuzione dei beni, a sciogliere il paradosso elaborato da Richard Easterlin relativo al rapporto tra crescita del reddito e felicità, a dare risposte alle problematiche sollevate dai beni comuni.

La sfida dell’Economia Civile è quella di far coesistere, all’interno del medesimo sistema sociale, tutti e tre i principi regolativi dell’ordine sociale:

  • il principio dello scambio di equivalenti di valore (le relazioni si basano su un prezzo, che è l’equivalente in valore di un bene/servizio scambiato) attraverso cui il sistema garantisce la sua efficienza;
  • il principio di redistribuzione per cui l’efficacia del sistema economico è determinata dalla sua capacità di redistribuire la ricchezza tra tutti i soggetti che ne fanno parte, garantendo loro la possibilità di partecipare al sistema stesso attraverso cui si determina l’equità del sistema;
  • e il principio di reciprocità: è il principio fondante dell’Economia Civile ed è caratterizzato dalla presenza di tre soggetti (struttura triadica), di cui uno (homo reciprocans) compie un’azione nei confronti di un altro mosso non da “pretesa” di ricompensa dell’azione stessa, bensì da aspettativa, pena la rottura della relazione tra le due.

Attuando questi comportamenti l’homo reciprocans non solo agisce mettendo in primo piano le emozioni (la cosiddetta intelligenza emotiva), bensì riesce anche a rendere la razionalità “ragionevole”, in modo tale che i sentimenti possano essere maggiormente rilevanti rispetto alla pura e semplice razionalità, intesa come l’utilità caratteristica dell’homo oeconomicus. Il fine della reciprocità è l’affermazione della fraternità, principio che permette agli “uguali” di essere “diversi” “e” postula, di conseguenza, il pluralismo, il quale permette ad una società di garantirsi un futuro e di non scomparire.

Le imprese sociali rappresentano una forma moderna e innovativa attraverso la quale la società civile assume le possibilità offerte da questa trasformazione. In particolar modo lì dove il sistema capitalistico si ritrova a vivere una fase di jobless growth (crescita senza creazione di posti di lavoro) dovuto all’uso delle tecnologie, digitali e non, che presuppone un livello fisiologico e costante di disoccupazione. In questo contesto l’economia civile, che intende il lavoro come un fine e non solo come un mezzo o un fattore della produzione,  rende la generazione di posti di lavoro prioritaria e strettamente connessa alla capacità propositiva e innovativa dei lavoratori. Sembra sempre più vicina l’era paventata dalla fantascienza dei robot umanoidi in cui il lavoro di routine è delegato quasi integralmente alle macchine. Per questa ragione è fondamentale che il lavoro torni a essere un fine, e non solo un mezzo. Sarà necessario occuparsi di sanare il gap tra lavori creativi e lavori di routine, e questo riguarda fortemente il modello economico che orienta le scelte politiche, soprattutto nella scelta di favorire o meno imprese che non abbiano come fine obiettivi puramente economici.

Dopo la pausa pranzo il quadro disegnato dal professor Zamagni prende forma nel racconto di Gaetano Giunta. Un passato da fisico teorico, trasformato dalla scelta di tornare in Sicilia per proporre qualcosa di diverso. Seguendo la logica pregnante dell’economia civile ha scelto di non sfidare la mafia, ma di offrire ai cittadini un’alternativa creando un programma di infrastrutturazione sociale, altamente sperimentale, incentrato sulla promozione di forme evolute di welfare comunitario intrecciate con esperienze produttive di economia sociale e solidale. Un atto d’amore verso un territorio ed una comunità caduti da anni sotto la soglia di povertà trappola. La Fondazione di Comunità di Messina nasce per andare oltre la prospettiva della società liberal-individualista che non persegue una specifica concezione del bene e sancisce che né i diritti individuali possono essere sacrificati a vantaggio del bene comune, né i principi di giustizia, che specificano quei diritti, possono essere basati su una qualche nozione di solidarietà e fraternità. Coerentemente con i valori a cui essa si ispira, i meccanismi sociali ed economici proposti dalla Fondazione sono pensati nella logica relazionale del mutuo vantaggio.

IMG-20160121-WA0002Giunta racconta come una parte consistente del fondo è stato destinato alla creazione di un parco diffuso di energie rinnovabili dal vento, dal mare e dal sole, ricco di prototipi, e reso economicamente significativo attraverso tecnologie tradizionali, quali il fotovoltaico. Un bando pubblico ha permesso di selezionare tutte le famiglie, le organizzazioni e le istituzioni disponibili a mettersi in rete e a ospitare su strutture ed edifici in loro possesso gli impianti fotovoltaici. Tutti coloro che hanno aderito all’invito pubblico sono oggi beneficiari della produzione energetica degli impianti di cui sono titolari, mentre il conto energia è stato ceduto a titolo di liberalità alla Fondazione di Comunità di Messina per finanziare sul lungo periodo i propri programmi sociali, culturali, di ricerca e sviluppo, ecc. Inoltre, le famiglie, le organizzazioni e le istituzioni che hanno aderito all’iniziativa costituiscono la base sociale da cui è nato il Gruppo d’Acquisto Solidale che sostiene le produzioni buone, pulite e giuste del territorio. I circa 200 impianti della Fondazione permettono di erogare un sostegno alle famiglie, alle organizzazioni ed alle istituzioni partner, sotto forma di consumo energetico, pari a circe € 250.000,00 ogni anno. Mentre tale meccanismo genera per la fondazione donazioni annue pari a circa il doppio.Con Vittorio Pelligra, Professore Associato di Politica Economica presso l’Università di Cagliari, i partecipanti hanno esplorato i fondamenti dell’Economia Civile: il superamento dell’auto aiuto, la fiducia, i beni relazionali. La riflessione ha preso le mosse dal paradosso di Easterlin (Easterlin Paradox), o paradosso della felicità, formulato per la prima volta nel 1974 da Richard Easterlin, il quale nel ricercare le ragioni della limitata diffusione della moderna crescita economica evidenziò come nel corso della vita la felicità delle persone dipenda molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Questo paradosso, secondo Easterlin, si può spiegare osservando che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata.

Quasi tutte le ipotesi per spiegare il paradosso rimandano più o meno direttamente alla necessità “economica” di inserire nell’analisi delle ricchezze un’altra categoria di beni: i beni relazionali (come l’ambito familiare, affettivo e civile della partecipazione alla vita sociale/volontariato e politica della propria comunità).  Molte ricerche mettono in luce che per i beni relazionali  il treadmill dell’adattamento e delle aspirazioni non è totale e la felicità, o infelicità nei casi negativi, pur diminuendo nel tempo rimane comunque più elevata. Pelligra spiega come ci siano beni che il denaro non sempre è capace di comprare e spesso vengono sacrificati al fine di conseguire il reddito monetario necessario per acquistare i “beni di consumo” (si pensi al tempo crescente che le attività lavorative rubano alle relazioni familiari e ai rapporti di amicizia).

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La seconda giornata si è conclusa con il laboratorio condotto da SOLEA con l’obiettivo di supportare l’apprendimento, di collegare i saperi alla propria esperienza organizzativa e di facilitare la conoscenza fra i partecipanti.

Il secondo modulo, in programma giovedì 25 e venerdì 26 febbraio, entrerà nel vivo della logica di impresa. Assieme al professor Luigino Bruni (docente di Economia Politica presso l’Università LUMSA di Roma) e Marco Frey (Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna e Presidente del Comitato scientifico di Symbola) si identificheranno le caratteristiche che distinguono un imprenditore civile, le caratteristiche di cura del welfare e il contributo alla vita del territorio che contraddistinguono l’imprenditoria civile, addentrandosi anche in temi controversi come la concorrenza sul mercato e la differenza tra profitto e rendita.

Le iscrizioni sono ancora aperte, ed è possibile partecipare anche a singoli seminari.

Per informazioni indirizzare le proprie richieste alla segreteria organizzativa della Scuola di Economia civile, all’attenzione del dottor Leonardo Brancaccio (segreteteria@scuoladieconomiacivile.it, dal lunedì al venerdì, ore 9.00-13.00).

 

 

 

FOUNDAMENTA | Tante le idee: il processo di selezione è ancora in corso.

Il 5 dicembre si è conclusa FOUNDAMENTA, Founding | Mentorship | Acceleration.

Si tratta della prima call per start-up e idee di business a impatto sociale per candidarsi al programma di accelerazione Rinascimenti Sociali, un programma gratuito della durata di sei mesi co-progettato da partecipanti e team di Rinascimenti Sociali.

Al termine del programma sarà possibile accedere a un panel di valutazione per investimento da parte di Oltre Venture, la prima società di venture capital sociale in Italia, o al sostegno finanziario di FaciliTo Giovani (l’azione del programma Torino Social Innovation della Città di Torino) prorogata al 30 giugno 2016.

Tantissime le idee e le start-up candidate. Il processo di selezione è ancora in corso.

Seguici sui social (la pagina facebook di SocialFare e Rinascimenti Sociali, ma anche twitter) e non perdere gli aggiornamenti sulla pagina della call per restare aggiornato!

 

La Scuola di Economia Civile a Torino

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L’economia civile è una prospettiva culturale di interpretazione dell’intera economia, che si propone di riformulare le teorie di mercato tarandole sulla centralità di reciprocitàbene comune e ruolo delle persone che ne promuovono la ricerca con efficienza ed equità.

La Scuola di Economia Civile, in collaborazione con Aipec e SocialFare®, il 1 dicembre inaugura a Torino il primo corso di Economia Civile. Obiettivo del corso diffondere nel mercato, nelle organizzazioni e nelle imprese il paradigma economico-relazionale dell’Economia civile come scienza della felicità pubblica, volto a costruire mercati civili e civilizzanti, non escludenti ed equi, basati sul mutuo vantaggio degli attori economici e attenti alla dimensione della fioritura umana.

Sei i moduli previsti, della durata di due giorni consecutivi ciascuno, in cui si alterneranno momenti di formazione frontale a testimonianze di imprenditori, study case di progetti provenienti da tutt’Italia e laboratori tematici.

Il corso si rivolge a imprese, organizzazioni, associazioni pubbliche e amministrazioni. Ma anche a studiosi di Scienze economiche e sociali, e persone interessate semplicemente a conoscere l’Economia civile.

// Modulo 1 | L’Economia civile, una via di innovazione del mercato 
giovedì 14 e venerdì 15 gennaio 2016

Partendo dal confronto tra l’Economia civile e l’Economia classica, il modulo illustra i fondamenti dell’Economia civile, la felicità pubblica, i beni relazionali, il principio di reciprocità, la fiducia e come essi rappresentano una via di innovazione del mercato.

Professor Stefano Zamagni, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Bologna. Socio fondatore e Presidente del Comitato  Scientifico di Indirizzo di SEC.

Professore Vittorio Pelligra, ricercatore di Economia politica presso l’Università di Cagliari. Membro del Comitato scientifico di Indirizzo e docente SEC.

// Modulo 2 | L’imprenditore civile
giovedì 25 e venerdì 26 febbraio 2016

Quali caratteristiche distinguono un imprenditore civile? Il profitto e la rendita sono obiettivi o strumenti di impresa? La tradizione italiana di ieri e il mercato italiano di oggi favoriscono lo sviluppo di un mercato civile?

Professor Luigino Bruni, professore ordinario di Economia politica presso l’Università LUMSA di Roma. Socio fondatore e Presidente del Comitato Scientifico di Indirizzo di SEC.

Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna di Pisa, Presidente del Comitato scientifico di Symbola (Fondazione per le Qualità italiane).

// Modulo 3 | L’imprenditore civile e la Finanza eticamente orientata
giovedì 10 e venerdì 11 marzo 2016

La proposta della Finanza etica: prodotti e strumenti. I fondi etici: caratteristiche e analisi comparativa di rischio e rendimento rispetto a fondi standard. La funzione di profitto per le imprese socialmente responsabili. La Finanza d’impatto.

Professor Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata. Membro del Comitato Scientifico di Indirizzo e docente SEC.

Dottoressa Laura Orestano, CEO SocialFare®.

// Modulo 4 | Impresa e territorio, quando la responsabilità sociale di impresa agisce per un mercato civile
mercoledì 27 e 28 giovedì aprile 2016

Per un modello di impresa con i piedi nella terra e la testa nel mondo. Il radicamento territoriale e la filiera corta di relazioni, una risorsa da scoprire per intrecciare reti lunghe di scambio sovra locali e internazionali.

Professoressa Elena Granata, ricercatrice in Urbanistica presso il Politecnico di Milano e docente SEC.

Professoressa Sabrina Bonomi, ricercatrice in Organizzazioni aziendale e professore aggregato di Responsabilità sociale d’impresa presso l’Università degli studi e-Campus di Novedrate (CO). Socio fondatore, consigliere delegato e docente SEC.

// Modulo 5 | Il benessere lavorativo nelle organizzazioni: l’arte della valorizzazione delle persone nelle organizzazioni tra premi e incentivi
martedì 24 e 25 mercoledì maggio 2016

Il benessere organizzativo nelle organizzazioni tra premi e incentivi. I conflitti di ruolo nei gruppi di lavoro. Lo sguardo di un’economista e una psicologa.

Professoressa Alessandra Smerilli, professoressa di Economia politica presso la P.F.S.E.-Auxilium di Roma. Socio fondatore, membro del comitato scientifico di Indirizzo e docente SEC.

Dottoressa Francesca Busnelli, psicologa. Socia fondatrice di Aliante, Studio di formazione e consulenza. Docente di Metodologie di lavoro a gruppo, gestione di gruppi e competenze organizzative presso l’Università Ponficia Salesiana.

// Modulo 6 | Dal paradigma dell’Economia civile al modello economico dell’Economia di Comunione
venerdì 29 settembre 2016

L’Economia di Comunione, storia, progetti ed esperienze. Dal carisma di Chiara Lubich un modello di economia sostenibile, inclusivo verso il povero e l’indigente.

Il corso di svolgerà presso il Polo Lionello Bonfanti, Loppiano (Firenze)

Ingegnere Alberto Frassineti,  consulente aziendale e consigliere di GM&P Consulting Network. Socio fondatore, consigliere delegato e docente SEC.

Dottoressa Eva Gullo, presidente della società E. di C. S.p.a.

Ogni singolo modulo si svolge in due giorni consecutivi, dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.30.
Sede principale del corso: Rinascimenti Sociali, via Maria Vittoria 38, Torino.

Per le iscrizioni l’accettazione della domanda di partecipazione è subordinata a un colloquio con la direzione del corso.

Per informazioni indirizzare le proprie richieste alla segreteria organizzativa della Scuola di Economia civile, all’attenzione del dottor Leonardo Brancaccio (segreteteria@scuoladieconomiacivile.it, dal lunedì al venerdì, ore 9.00-13.00).

 

Eventbrite - PRESENTAZIONE "CORSO DI ECONOMIA CIVILE"

GammaDonna | Come cambia l’Italia: settimo Salone Nazionale dell’Imprenditoria femminile e giovanile

L’Italia sta cambiando il suo modo di fare impresa. L’associazione GammaDonna dimostra di esserne pienamente consapevole, esplorando l’evoluzione dell’imprenditoria italiana nella settima edizione del suo salone:“Come sta cambiando l’Italia? I modelli imprenditoriali emergenti”. Il programma degli incontri e dei workshop si propone di mettere in luce gli aspetti su cui il Paese dovrà concentrare interventi e strumenti di sostegno. La vera sfida per il nostro paese ora è, infatti, quella di attivare una “contaminazione” tra innovazione ed economia consolidata attraverso nuove modalità di fare impresa, tendenze che innovano i processi tradizionali, modelli imprenditoriali emergenti capaci di coniugare l’innovazione con la capacità di lavorare in squadra, attivare relazioni di business trasversali, attingere alle nuove frontiere del marketing e della comunicazione.

Anche in questa edizione donne e giovani sono i protagonisti del Salone Nazionale dell’Imprenditoria femminile e giovanile, che avrà luogo a Torino il 12 Novembre al Campus Einaudi con il patrocinio del Ministero dello Sviluppo Economico. Giunto al suo decimo anno di vita il Salone si è affermato a livello nazionale come manifestazione di alto livello per contenuti e format, guadagnando diverse medaglie di riconoscimento da parte del Presidente della Repubblica, e diventando un preciso punto di riferimento per quanti operano nel settore.

La giornata si apre con il conferimento del premio Giuliana Bertin Creativity Award a cinque storie di successo. Tantissimi i protagonisti dell’economia creativa presenti al Salone: decine di innovatori parteciperanno ai lavori del pomeriggio con l’obiettivo comune di formulare proposte d’intervento, concrete e condivise, da sottoporre agli enti competenti. I numeri di oggi delle imprese in rosa sono in leggero aumento. InfoCamere parla di una totalità di 1,3 milioni di realtà al femminile in Italia, con un tasso di crescita positivo. In sintesi, un’impresa su 5 è al femminile.

Ingresso gratuito, con accredito on-line.

 

 

FOUNDAMENTA per FaciliTo Giovani | Insieme per sostenere start-up a impatto sociale

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La call FOUNDAMENTA per business idea e start-up a impatto sociale, attiva fino al 5 dicembre 2015, sarà una porta di accesso al sostegno finanziario di FaciliTo Giovani, l’azione del programma Torino Social Innovation della Città di Torino, prorogata al 30 giugno 2016.

FOUNDAMENTA è la prima call lanciata da Rinascimenti Sociali – acceleratore di conoscenza e imprenditorialità a impatto sociale – inaugurato a marzo 2015 da SocialFare® con il partner promotore Consorzio Top-IX e un’ampia convergenza nazionale ed internazionale.

La call selezionerà business idea e start-up a impatto sociale che accederanno a un programma di accelerazione “su misura” e potranno essere candidabili anche al programma di finanziamento FaciliTo Giovani, affinché da un’idea possano nascere impresa, sostenibilitàricadute positive per la società.

La call FOUNDAMENTA è promossa e gestita da SocialFare® | Centro per l’Innovazione
Sociale in collaborazione con il Consorzio TOP-IX.

Per maggiori informazioni in merito alla call ​FOUNDAMENTA puoi visitare il sito:
http://rinascimentisociali.org/foundamenta/

Per saperne di più del Progetto FaciliTo Giovani e Innovazione Sociale: http://www.torinosocialinnovation.it/azioni/facilito-giovani/

Per scaricare l’avviso pubblico del Progetto FaciliTo Giovani e Innovazione Sociale:
http://www.torinosocialinnovation.it/wp-content/uploads/2014/01/Avviso-

FACILITO_Giovani_TSI_novembre_2015.pdf

Qui puoi trovare la nota integrativa per i progetti selezionati dalla call FOUNDAMENTA:
http://www.torinosocialinnovation.it/wp-content/uploads/2015/11/Integrazione_Foundamenta.pdf

Educare alla responsabilità sociale, ambientale e culturale di impresa| Buone pratiche all’Istituto Eugenio Bona

La cultura della responsabilità sociale di impresa ha iniziato a prendere forma nel 1968, nella teoria della Scomposizione dei parametri ideata da Giancarlo Pallavicini, che mise in relazione il calcolo dei risultati dell’attività aziendale con istanze non (direttamente) economiche, quali l’etica, la morale, la società e la cultura. Anche se la più nota teorizzazione a riguardo è considerata quella di Robert Edward Freeman, che nel 1984 dichiarava nella sua opera Strategic Managment: a Stakeholder Approach che l’attività di un organizzazione aziendale deve garantire un minimum prestazionale a tutti i portatori di interesse (stakeholder quali gli azionisti, i clienti, i dipendenti, i fornitori, la comunità con cui l’organizzazione interagisce).

La Responsabilità sociale d’impresa (nella letteratura anglosassone corporate social responsibility, CSR) è, nel gergo economico e finanziario, l’ambito riguardante le implicazioni di natura etica all’interno della visione strategica d’impresa: è una manifestazione della volontà delle grandi, piccole e medie imprese di gestire efficacemente le problematiche d’impatto sociale ed etico al loro interno e nelle zone di attività. L’Unione Europea nel Libro Verde del 2001 definiva la Responsabilità Sociale d’Impresa come una azione volontaria, ovvero come: integrazione volontaria delle preoccupazioni sociali ed ecologiche delle imprese nelle loro operazioni commerciali e nei loro rapporti con le parti interessate.

Con la nuova comunicazione del 25 ottobre 2011 (n. 681), la Commissione Europea, dopo dieci anni, riesamina e supera la nozione espressa nel precedente Libro Verde e offre una nuova definizione di CSR:

(EN)« The responsibility of enterprises for their impacts on society. » (IT)« La responsabilità delle imprese per il loro impatto sulla società. »

 

La nuova impostazione apporta significative novità alla complessa discussione intorno al tema, riducendo il peso di un approccio soggettivo delle imprese (imputabile all’approccio legato alla teoria degli Stakeholder) e richiede maggiore adesione ai principi promossi dalle organizzazioni internazionali come l‘OCSE e l’ONU (ed Agenzie come l’ILO). Come si vedrà, tale spostamento del focus, è un’importante innovazione e ricalca una posizione storicamente promossa dall’agenzia di rating etici Standard Ethics di Bruxelles, vicino agli ambienti europei. La nuova impostazione è sicuramente destinata a modificare profondamente gli orientamenti sin qui seguiti.
Educare a una visione responsabile e sostenibile dell’impresa oggi è urgente più che mai, per questo segnaliamo con entusiasmo l’attività dellistituto di Istruzione Superiore Eugenio Bona (Biella) che in occasione del 102° anniversario dalla sua fondazione, ci ha coinvolto nella prima edizione del corso base di Strategia, Gestione e Rendicontazione Sociale.  Il corso sarà riservato ai docenti e agli alunni meritevoli delle classi quarte e quinte, e sarà consentita la partecipazione agli ex docenti e ai dottori commercialisti che vorranno iscriversi.

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Il corso si articolerà in 3 lezioni, così strutturate:

// Lezione n. 1 | Lo sviluppo sostenibile e la responsabilità delle imprese, ore 16:00 -18:30 mercoledì 11 novembre 2015, Aula Magna.

Grace De Girolamo – Unioncamere Piemonte

Roberto Ramasco – Fondazione Sodalitas

Annalisa Zanni – Fondazione Fila Museum

Armona Pistoletto – Cittadellarte – Fondazione Pistoletto Onlus

 

// Evento Collaterale | Sostenibilità = Competitività ,ore 18:30 venerdì 13 novembre 2015, Aula Magna. Incontro con Enrico Botto Poala, Successori Reda spa.

 

// Lezione n. 2 | La relazione con gli interlocutori e la strategia sociale,  ore 16:00 – 18:30 mercoledì 25 novembre 2015, Aula Magna.

Giacomo Ghidelli – Koinètica srl

Anna Zegna – Fondazione Zegna

Claudio Musiari – Banca Sella spa

 

// Lezione n. 3 |Le buone pratiche di progetto, processo e di prodotto, ore 16:00 – 18:30 mercoledì 9 dicembre 2015, Aula Magna.

Andrea Loro Piana – Falpi srl

Enrico De Luca – Viaggi e Miraggi soc. coop. soc.

Roberta Destefanis e Monica Paolizzi – SocialFare srl

Stefano Mosca – Associazione 015 Biella.

La prima “Giornata Europea della Microfinanza” | PerMicro

Il microcredito è uno strumento finanziario rivolto a chi non riesce ad accedere al credito tradizionale a causa di mancanza di garanzie reali oppure per insufficiente storico creditizio. Ha origine antiche (le associazioni di credito rotativo in Africa e in Asia, o i Monte di Pietà italiani del XV secolo), ma è negli ultimi secoli che ha conosciuto un significativo sviluppo attraverso l’European Microfinance Network. 

Sempre più si guarda al microcredito non come diritto al credito, ma come diritto allo sviluppodiritto all’iniziativa economica. Questo spostamento prospettico sposta il tema dall’accesso al credito alla responsabilità che esso comporta per tutti i suoi protagonisti, beneficiari compresi: sulla necessità di investimento e sull’importanza della costruzione collettiva del capitale (risparmio).

In Europa il microcredito è associato sempre più fortemente alla tematica dell’inclusione finanziaria e sociale. Il 20 Ott0bre è stata celebrata la prima “Giornata Europea della Microfinanza”. Il tema di riflessione è stato “Cosa accadrebbe se si trasformassero quanti cercano in creatori di lavoro?”. Un evento centrale è stato realizzato a Brussels e una moltitudine di workshop, incontri, esposizioni ed incontri hanno avuto luogo a livello locale nei 28 stati membri.

In questa occasione il presidente PerMicro, Corrado Ferretti, ha preso parte alla High Level Session dell’European Microfinance Day (EMD) presso la European Economic and Social Committee (EESC) alla presenza di Sua Maestà la Regina del Belgio. PerMicro, infatti, è tra i sei istituti di microfinanza firmatari degli accordi che apriranno alle microimprese nuovi accessi ai finanziamenti grazie ad un intervento del Fondo Europeo per gli Investimenti (FEI): 20.000 microimprese europee avranno accesso al credito per un valore di 237.000.000 € nell’ambito del Programma europeo per l’occupazione e l’innovazione sociale (EASI).
PerMicro ha contribuito alla “Giornata Europea della Microfinanza” aprendo le porte delle proprie quattordici filiali, diffuse in tutt’Italia. A Torino l’evento principale si è svolto presso Rinascimenti Sociali. Rappresentanti di istituzioni locali ed europee si sono alternati sul palco:

 

  Programma degli interventi

Andrea LimonePerMicro
Guido GiubergiaFondazione Paideia
Riccardo AgugliaEuropean Investment Fund
Silvia BoschettiCiti
Laura OrestanoSocialFare
Guido BolattoCamera di Commercio di Torino
Luis Alejandro Aonzo – Imprenditore
Stefano GiaquintaAssociazione PerMicroLab Onlus

Con la presenza dell’Assessore alle Attività Produttive della Regione Piemonte, Giuseppina DeSantis e del vicesindaco di Torino, Elide Tisi.

A moderare Francesco Manacorda, Vicedirettore de La Stampa.

 

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Negli spazi di Rinascimenti Sociali, inoltre, è stato possibile incontrare gli imprenditori PerMicro del territorio piemontese che hanno presentato i propri prodotti raccontando la loro esperienza. Tanti gli imprenditori presenti, diverse le etnie di provenienza, estremamente variegate le proposte: dall’asilo per cani di Francesca Mutti (IT) alla musica della chitarra acustica di Maksim Dimitriev (RUS), dal commercio all’ingrosso di cosmetici naturali a base di olio di Argan del marocchino Abdelwahed Talbali al piattaforma di creative meetings di GianLorenzo Lagna.

SocialFare® e Oltre Venture insieme per generare impatto sociale

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È ufficiale: Oltre Venture, primo fondo italiano di venture capital sociale, ha siglato un accordo di partnership con SocialFare®| Centro per l’Innovazione Sociale. Oltre Venture, società di Venture Capital Sociale, opera oramai da oltre dieci anni nel supporto e nel lancio di nuove iniziative ad impatto sociale. Oltre sta attualmente lanciando il secondo fondo – Oltre II – che metterà a disposizione degli imprenditori sociali nuove risorse finanziarie e supporto manageriale per la realizzazione di nuove imprese.

Oltre Venture e SocialFare® si sono trovati concordi sulla necessità, ed opportunità, di avviare una collaborazione che si focalizzi sull’accelerazione di soluzioni innovative alle più pressanti sfide sociali, accelerazione che si declini in forma di impresa a impatto sociale: impresa capace di generare valore economico-finanziario e valore sociale per la comunità.

SocialFare®, Centro per l’Innovazione Sociale presenterà a Oltre Venture business idea, start-up e imprese a impatto sociale, come possibili soggetti nei quali investire, in linea e coerenza con la mission del fondo. La diligence sarà rigorosa e challenging. Tra i canali attraverso cui SocialFare® gestirà il processo di selezione delle startup/imprese anche l’acceleratore di conoscenza e imprenditorialità Rinascimenti Sociali (che ha recentemente lanciato la propria call FOUNDAMENTA, attiva fino al 5 dicembre 2015). La prima sinergia tra Oltre Venture e SocialFare® inizierà, infatti, proprio con FOUNDAMENTA: la call che intende reclutare, a livello nazionale, idee e soluzioni innovative a impatto sociale. Le proposte selezionate saranno ammesse ad un panel di valutazione per investimento da parte di Oltre Venture.

Lorenzo Allevi, AD di Oltre Venture, ha commentato così l’accordo: “questo nuovo modo di fare impresa – con una forte attenzione all’impatto sociale – si sta sviluppando sempre più; avere luoghi in cui professionisti del settore aiutino l’imprenditore a fare i primi passi nella concretizzazione delle proprie idee, è fondamentale sia per gli imprenditori, sia per gli investitori istituzionali. Per questo motivo noi siamo molto felici di questa collaborazione “

Laura Orestano, AD SocialFare®, ha espresso la soddisfazione di tutta la squadra SocialFare® e dei tanti partner convenuti in Rinascimenti Sociali, auspicando che questa collaborazione sia: “linea di partenza per un modello di convergenza sociale e finanziaria per costruire quelle nuove imprese di servizi e prodotti delle quali l’Italia ha tanto bisogno per creare innovazione sociale e sostenibilità economico-finanziaria”.

OPERAE 2015 | Fare Impresa Creativa

Per molto tempo si è pensato alla cultura come patrimonio da ereditare, o tramandare. Entra ora a far parte del processo di implementazione tecnologica. Nella società della conoscenza è oggi giusto considerarla fondamentale elemento del capitale sociale e umanoLa cultura, nella sua capacità di custodire la dimensione collettiva nei processi di evoluzione  economica, torna ad essere organo vitale del corpo sociale, rimodellando obiettivi e parametri della realizzazione dello sviluppo.

 Il dialogo tra cultura e sviluppo economico è una una delle sfide aperte tra le più importanti, nel suo essere sospesa tra la capacità pervasiva della cultura e le esigenze di mercato, tra una globalizzazione ancora imperfetta, tra burocrazia e interessi individuali. Le imprese culturali sono l’avanguardia in cui questa relazione si concretizza.

La tecnologia, che pure inizialmente sembrava appiattire l’offerta culturale, ora permette di tornare ai processi più umani di “metabolizzazione” delle informazioni e il territorio torna ad avere un ruolo centrale nei processi culturali. L’innovazione va dunque ripensata come una dimensione caratterizzata dall’incrocio tra arte, spirito del luogo (genius loci) e tecnologia. La grande accessibilità dei nuovi strumenti coinvolge fasce un tempo escluse dalla produzione artistica, e da vita a fenomeni di creazione condivisa.

Le nuove possibilità aprono la strada alle cosiddette comunità di pratica, nelle quali i contenuti circolano al di fuori degli scambi di mercato. In queste comunità, quelli che oggi sono dei produttori, domani sono dei fruitori, in uno scambio continuo di ruoli, che va a mettere in discussione tutta la normativa vigente sulla proprietà intellettuale, tarata sul precedente modello di sviluppo industriale.

Nell’ambito di OPERAE indipendent design festival (6-8 Novembre, Palazzo Cavour) la Compagnia di San Paolo organizza un momento dedicato alle opportunità promosse da soggetti pubblici e privati finalizzate a favorire l’accesso al credito, a strumenti finanziari e a servizi collaterali a sostegno dell’avvio e dello sviluppo di imprese culturali. Grazie alla presentazione dell’offerta sul territorio e alle testimonianze degli imprenditori che hanno avuto accesso a tali servizi, i partecipanti all’incontro acquisiranno informazioni e contatti che potranno essere sviluppati in futuro per consolidare le proprie competenze e dare solidità organizzativa alla propria attività.

Sostieni la tua creativa!

OPERAE 2015

Fare impresa creativa

Schermata 10-2457324 alle 18.09.48

Sabato 7 novembre ore 11
Palazzo Cavour

“ Fare impresa creativa:  opportunità, strumenti e competenze del sistema locale”. Incontro promosso e moderato dalla Compagnia di San Paolo.

Intervengono

Emiliano Iannone – Camera di Commercio di Torino
Susanna Barreca – Regione Piemonte
Gianni Rubino/Elisabetta Gastaldi – Banca Prossima
Andrea Limone – PerMicro
Lisa Orefice – Reseau Entreprendre Piemonte
Laura Orestano – SocialFare

Sito ufficiale: www.operae.biz