Accelerazione di conoscenza per l’innovazione culturale

Incentivare una crescita economica duratura, inclusiva e sostenibile, un’occupazione piena e produttiva ed un lavoro dignitoso per tutti.

SocialFare® | Centro per l’Innovazione Sociale con Accademia Maurizio Maggiora e Intesa Sanpaolo Formazione, ha lanciato il progetto Art-è: il programma di accelerazione per le imprese culturali del futuro.

Nel 2015, il valore aggiunto prodotto dal Sistema Produttivo Culturale e Creativo in Italia ha sfiorato i 90 miliardi di euro (+538 milioni rispetto al 2011), ovvero il 6,1% della ricchezza complessivamente prodotta dal Paese, considerando l’apporto della componente privata, prevalente tra tutte, così come il contributo offerto dalle istituzioni pubbliche (centrali nelle attività di valorizzazione e conservazione del patrimonio storico e artistico) e dal mondo del no profit (presente soprattutto nelle performing arts e nelle arti visive). 

Fondazione Symbola – Unioncamere, Io sono Cultura – Rapporto 2016

Un risultato raggiunto grazie all’impiego di quasi 1,5 milioni di occupati che, anche in questo caso, rappresentano una quota sul totale dell’economia pari al 6,1%. Il dato sull’occupazione è ancor più interessante se si considera come, nel confronto con il 2011, a fronte di una riduzione complessiva di circa 360mila occupati, si sia registrato un piccolo aumento riferibile al Sistema Produttivo Culturale e Creativo (+3.600 circa).[ondazione Symbola – Unioncamere, Io sono Cultura – Rapporto 2016]

È sempre difficile catturare in maniera adeguata i dati relativi al sistema produttivo culturale e creativo: sfuggenti sono i suoi confini, e sempre mobile la sua evoluzione. La diffusione di internet, la convergenza dei canali e dei dispositivi di comunicazione, l’avvento dei social network e delle piattaforme di user generated contents hanno cambiato completamente il nostro modo di produrre, distribuire e fruire della cultura. Questi aspetti hanno contribuito ad ampliare il raggio di azione che la produzione culturale si è cercato di tracciare negli anni, come nel modello proposto dall’economista David Throsby (2008) che attraverso diversi cerchi concentrici individua l’estensione di questo ambito partendo da un core di industrie con un’alta densità di contenuti creativi che non possono essere organizzati industrialmente, fino ad arrivare all’experience economy, in cui sono raggruppati settori non-culturali che hanno tuttavia subito una penetrazione sempre più pervasiva dei contenuti culturali.

Alla base di questa trasformazione, oltre ai nuovi strumenti offerti dalla tecnologia e da una potente ibridazione con ambiti maggiormente orientati al business, c’è il tentativo da parte della Cultura di acquisire una nuova sostenibilità economica, sulla spinta dalla necessità di reperire fondi diversi dalle sempre più esigue risorse pubbliche. Un percorso delicato, che costringe le realtà attive in questo ambito ad avviare un dialogo strutturato con il mercato, senza però perdere di vista la propria missione. Un percorso che per molti aspetti può essere considerato gemello a quello già tracciato dall’Innovazione Sociale.

“Troppo spesso l’etichetta «innovazione culturale» è risultata essere un mero sinonimo di approcci esclusivamente imprenditoriali alla gestione della cultura. Si tratta di una condizione necessaria, in taluni casi, ma non certo sufficiente a trovare le risposte a ciò su cui la complessità del contemporaneo ci porta a interrogarci. Non si può immaginare che, in un paese dove le imprese continuano a chiudere, la chiave di volta di un settore tanto delicato come quello culturale sia sic et simpliciter «fare come le imprese». Perché la cultura non può essere vista solo in chiave economica, ma deve coinvolgere necessariamente le sfere della cittadinanza e della partecipazione alla vita democratica. In quest’ambito, semmai, la progettazione può farsi «intrapresa», adottando uno spirito «imprenditivo», più che imprenditoriale.”

Da “La cultura in trasformazione: l’innovazione e i suoi processi”,
a cura di CheFare edito da Minimum Fax

Mentre lo Stato Italiano cerca di colmare il gap che lo separa da altri stati europei con iniziative come quella dell’Art Bonus, fioriscono le iniziative regionali (stimolate soprattutto dai finanziamenti europei per lo sviluppo regionale) e nuovi attori si fanno promotori di questa trasformazione con bandi dedicati a questo ambito. L’innovazione culturale deve quindi saper superare formule facili, favorendo la convergenza di attori differenti, ma soprattutto deve elaborare soluzioni nuove capaci di coinvolgere e accogliere nuovi pubblici. Per questa ragione è nata Innovart-e, l’associazione temporanea di scopo che riunisce SocialFare® | Centro per l’Innovazione, Accademia Maurizio Maggiora e Intesa Sanpaolo Formazione. Innovart-e ha lanciato online il bando di selezione per Art-è: il programma di accelerazione per le imprese culturali del futuro.

Art-è è l’opportunità per team organizzati in maniera informale o formalizzati (nonprofit) attivi in Piemonte, Liguria e Valle d’Aosta, di acquisire nuove conoscenze, competenze e trovare uno spazio di sperimentazione in cui verificare la propria progettualità, supportati da professionisti. I team potranno così trovare il miglior modello di business e trasformare la propria idea in impresa culturale.  Le progettualità candidabili riguardano le aree delle industry culturali che vanno dal gaming (applicato ad educazione e intrattenimento) fino all’editoria, passando per design, comunicazione e storytelling, valorizzazione del patrimonio storico-artistico e antropologico, performing arts (teatro, danza e musica), e arti visive (video making, cinema, illustrazione, fotografia, arte digitale).

È ora online il form per candidarsi al sito www.innovart-e.it (termine ultimo di presentazione della domanda: ore 12:00 del 24 marzo 2017). Il programma avrà luogo dal 6 aprile al 5 giugno a Torino, ospitato da due prestigiose location nel centro della città: Rinascimenti Sociali e il grattacielo Intesa Sanpaolo.

Il desiderio di rinnovamento ormai condiviso da produttori e fruitori ha portato ad un vivissimo fermento culturale e ad una profonda trasformazione dei linguaggi espressivi, rendendo necessario lo sviluppo e il supporto di nuovi modelli di progettazione, produzione e consumo culturale. Un processo d’innovazione in ambito culturale chiamato a tenere in considerazione i nuovi utenti, sempre più eterogenei e alla ricerca di un ruolo attivo,  e della rapida evoluzione digitale degli strumenti a disposizione. In tale contesto è necessario che organizzazioni culturali nuove, oppure già esistenti, siano supportate nella propria progettualità, affinché possa svilupparsi (anche) in impresa culturale. Questa è la visione e la missione di Art-è.

Scarica il bando, visita il sito oppure guarda il video di presentazione:

Stay tuned!

Art-è

        

SocialFare® e ESCP insieme per l’Economia a Impatto Sociale

SocialFare® ed ESCP Europe, la più antica Business School tra le più prestigiose a livello mondiale, lanciano un progetto di collaborazione che vedrà coinvolti gli studenti della Scuola di Management internazionale a fianco delle start-up a impatto sociale accelerate dal programma intensivo di SocialFare® che si svolge nella grande location “Rinascimenti Sociali”, nel centro di Torino.

L’accordo prevede che 20 studenti della ESCP Europe svolgano per la prima volta nella storia della Business School un’importante attività formativa, il Collective Project, a stretto contatto con alcune tra le start-up selezionate da SocialFare® per il proprio programma di accelerazione partecipato da partner nazionali, mentor e advisor di assoluta eccellenza, e in collaborazione con il primo fondo italiano di social venture, Oltre Venture. Obiettivo del programma è generare start-up pronte a ricevere investimenti per generare valore sociale ed economico rispondendo alle più pressanti sfide sociali negli ambiti: salute e benessere, innovazione didattico-formativa, welfare, cultura, agricoltura e cibo.

Gli studenti che partecipano al progetto, fanno parte del percorso internazionale di laurea di primo livello per il Bachelor in Management (BIM) hanno un’età media di 18 anni e provengono da Paesi di tutto il mondo (Austria, Cile, Croazia, Germania, Serbia, Thailandia, Ucraina, Ungheria; solo il 30% è italiana). Attraverso un progetto collettivo gli studenti potranno condividere esperienze costruttive e di crescita personale acquisendo al tempo stesso abilità pratiche, manageriali e di leadership. Il progetto rappresenta un’opportunità non solo per i giovani studenti di entrare in contatto con realtà innovative, giovani e dinamiche in grado di proporre soluzioni innovative che rispondano alle più pressanti sfide sociali dei nostri tempi, ma costituisce al tempo stesso l’occasione per le start-up a impatto sociale di cogliere tutte le intuizioni che possono provenire dai giovani in grado di sperimentare nuove soluzioni di business e favorire la loro scalabilità a livello europeo.

Obiettivo comune, infatti, quello di unire formazione manageriale e start-up a impatto sociale per far emergere nelle nuove generazioni l’importanza di pensare e creare una nuova economia, ovvero di sviluppare soluzioni innovative per affrontare i bisogni sociali e collettivi, creando valore non solo per gli azionisti, ma anche per gli utenti e per l’intera collettività.

Start-up protagoniste di analisi e proposte da parte degli studenti per i collective project sono:
BadaPlus (l’app che rassicura e aiuta chi ti aiuta, un vero e proprio planner che mette a disposizione della famiglia e dei caregiver un’agenda condivisa con item preimpostati),
Bed&Care (la start-up che punta a dare vita ad un modello di turismo assistito e accessibile ottimizzando e rendendo più fruibile l’offerta turistica esistente attraverso dei servizi a tour operator),
Xnoova (fornisce alla scuola uno strumento semplice e flessibile in grado di risolvere il problema dell’utilizzo dei tablet in classe, migliorando la qualità dell’apprendimento),
Yeerida ( la piattaforma dedicata alla lettura che offre la fruizione gratuita e senza limiti di tutto il catalogo di testi di autori, professionisti ed editori tradizionali).

I collective project sono, infatti, perfettamente allineati con la mission del Bachelor in Management di ESCP Europe. Il programma internazionale offre una solida base di materie finanziarie e di management ma permette ai ragazzi anche di acquisire quella sensibilità culturale e sociale indispensabile per fare di loro dei cittadini del mondo, consapevoli e impegnati. Le start-up innovative a vocazione sociale sono una palestra perfetta per sviluppare tali sensibilità e rappresentano anche un perfetto anello di congiunzione tra il mondo del no-profit e l’orientamento formativo degli studenti coinvolti. Infatti l’economia sociale è sempre più rivolta al mercato, all’innovazione e alle risorse che ne possano garantire la sostenibilità. È proprio in questo segmento che gli studenti del BSc possono dare il loro contributo.

La Social Innovation sta emergendo tra i modelli esistenti, attestandosi come uno degli attori chiave del prossimo futuro. Uno scambio e una sinergia tra questa realtà in divenire e il mondo della formazione manageriale non solo è auspicabile ma è ormai anche imprescindibile – dichiara il Prof. Francesco Rattalino, Direttore Generale di ESCP Europe Torino campus. ESCP Europe forma i manager di domani ed è di primaria importanza che vengano educati ad affrontare il mondo del business in modo etico e consapevole”.

Laura Orestano, CEO di SocialFare®, ha inoltre aggiunto “la partnership tra SocialFare® e ESCP Europe è un nuovo passo avanti nell’ibridazione di modelli e competenze per accelerare impatto sociale in modo condiviso e basato sull’eccellenza. Questa collaborazione mette insieme educazione di eccellenza e applicazione pratica per la costruzione di startup a impatto sociale che attraggono sempre più attenzione e know-how da parte delle nuove generazioni.

Erasmus per imprenditori | Scopri Exage

Quando si parla di programma Erasmus tutti pensano all’incredibile esperienza di scambio riservata agli universitari, ma pochi conoscono l’opportunità riservata agli imprenditori: vivere un’esperienza internazionale prima di mettersi in proprio, conoscere dall’interno e, operativamente, come funziona un’azienda straniera, avviare contatti diretti con mercati esteri per avviare la propria impresa. Tutto ciò supportati dal sostegno dell’Unione Europea, che mette a disposizione borse di soggiorno per neo imprenditori europei.

Nell’ambito del programma comunitario “Erasmus per giovani imprenditori” la Camera di Commercio di Torino ha attivato Exage per cui sono ancora disponibili le ultime 10 borse di soggiorno  per neoimprenditori torinesi, a cui sarà riservata la possibilità di partire entro l’anno 2016. L’importo varia a seconda del paese: da un minimo di 530 euro mensili  ad un massimo di 1.100 euro (per la Norvegia) e prevedono una durata minima del soggiorno di 2 mesi. Possono partecipare imprenditori in attività da meno di 3 anni, ma anche liberi professionisti con partita iva. Si segnala, invece, alle imprese attive sul territorio piemontese interessate a partecipare come host la possibilità ancora per 8 imprese di ospitare a titolo gratuito un imprenditore europeo per un periodo di lavoro all’interno dell’azienda: l’accoglienza di persone giovani, motivate e ricche di idee nuove rappresenta un’opportunità a costo zero di scambio e di collaborazione, che quasi sempre non si esaurisce al termine del soggiorno.

Il programma europeo per giovani imprenditori dal 2009 ad oggi ha coinvolto 12mila imprenditori in tutta Europa, e ha concretizzato oltre 3.700 scambi. Al progetto partecipano oltre ai 28 Stati Membri dell’Unione Europea, anche Albania, Macedonia, Islanda, Israele, Serbia, Montenegro, Norvegia, Turchia e Liechtenstein, per un totale di 37 paesi. L’Italia è il secondo paese di destinazione, dopo la Spagna. Le candidature riguardano per il 60% nuovi imprenditori, il restante 40% da imprenditori ospitanti. L’89% dei nuovi imprenditori ha meno di 40 anni, il 74% degli imprenditori ospitanti non raggiunge i 50 anni.

Il progetto Exage ha coinvolto ad oggi 12mila imprenditori, provenienti da 37 stati, conretizzando oltre 3.700 scambi. L’Italia è la seconda destinazione più opzionata, dopo la Spagna.

La Camera di commercio di Torino partecipa al progetto all’interno di un consorzio di organizzazioni provenienti da 5 Paesi Europei (Spagna, Francia, Regno Unito, Portogallo e Romania). Ciascun partner, in qualità di organizzazione intermediaria del programma europeo, opera come punto di contatto e ha il compito di facilitare l’incontro tra nuovi imprenditori e imprenditori esperti, assistendoli in tutte le fasi dello scambio. Sono 212 gli intermediari attivi in Europa sul progetto.

A volte le proprie ambizioni possono trovare sponda nelle esperienze già realizzate da altri, offrendo spunti di crescita, come nel caso di Gianluca Barbieri, architetto che attraverso Exage ha collaborato con uno studio di Bruxelles. “Io disegno e costruisco case sugli alberi: in Belgio il settore delle costruzioni in legno, su alberi o su acqua, e, più, in generale, il settore delle costruzioni ecosostenibili è molto sviluppato. Grazie al portale di Exage ho trovato un grande studio di architettura che mi ha ospitato a Bruxelles e che mi ha dato numerosi contatti, oltre alla possibilità di vedere da vicino molteplici aspetti organizzativi e gestionali di un’impresa medio grande, che mi torneranno utili quando a mia volta aprirò un’attività in proprio.”

Oppure andare all’estero può consentire di rafforzare in maniera strategica le competenze che abbiamo individuato come necessarie per sviluppare il nostro business. Lo racconta Simona Iuele – Olivia Revel & Co ha scelto di lavorato due mesi a Parigi per Playtime, la principale fiera francese di articoli per maternità e bambini per esplorare le dinamiche dell’e-commerce.“Ero ancora dipendente, ma già stavo mettendo in piedi una piccola attività in proprio di maglieria e filati pregiati piemontesi. Prima di fare il grande salto e dedicarmi completamente a questa nuova impresa, volevo avere un periodo di tempo per ripensare il mio business e per farlo diventare definitivamente un lavoro a tempo pieno.”

“Prima di fare il grande salto e dedicarmi completamente a questa nuova impresa, volevo avere un periodo di tempo per ripensare il mio business e per farlo diventare definitivamente un lavoro a tempo pieno.”  Simona Iuele – Olivia Revel & Co

“Cercavo un paese culturalmente simile al nostro, ma più avanti nel digitale, essendo la mia un’attività di e-commerce: la Francia mi è sembrata l’ideale, anche per la presenza di una fiera di settore particolarmente importante, Playtime, che si svolge ogni anno a Parigi. Proprio l’ente fieristico mi ha ospitato e mi ha permesso di vivere in prima persona non solo l’organizzazione dell’evento, ma anche lo sviluppo della loro nuova start up, Playologie, un vero e proprio showroom virtuale. Consiglio l’esperienza di Exage perché nessuno oggi può pensare di fare l’imprenditore senza muoversi e senza vedere cosa avviene nel mondo: tutto cambia troppo velocemente, per non aggiornarsi di continuo”.

Si tratta di incontri che arricchiscono non solo chi decide di partire, ma anche chi accoglie nel proprio team chi arriva da altre realtà consentendo di ampliare il proprio mercato. CASIT, ad esempio, è un’azienda manifatturiera di Caselette che produce sistemi di automazione per ingressi (cancelli, portoni, varchi) per il mercato industriale e residenziale. Da tempo in contatto con la Camera di commercio, ha usufruito nel 2015 del servizio Improve, per una ottimale gestione della propria capacità innovativa, anche attraverso la presenza in nuovi mercati. Ospita da alcune settimane Anas Bennis, titolare di una start up a Barcellona e imprenditore nel campo dell’arredamento nel mercato magrebino.

Elena Ramella di CASIT: “Alla base della positiva esperienza di scambio, la totale flessibilità e la volontà di raggiungere degli obiettivi comuni nella creazione di un modello sempre più attuale di “sharing entrepreneurship”. Anas, infatti, ha messo a disposizione della nostra realtà aziendale le sue competenze acquisite durante gli studi all’estero in Finance. Ci accomuna la stessa vision e l’aver vissuto e viaggiato all’estero in diversi paesi.  In poco tempo, ha condiviso con noi contatti in mercati interessanti, come quello spagnolo, marocchino e turco. Il progetto Exage è assolutamente consigliabile a tutte le pmi, soprattutto se interessate ad internazionalizzarsi, ma perché sia utile occorre una valutazione molto precisa dei profili disponibili e l’immediata creazione di un contatto e di un network, in modo da iniziare a lavorare insieme  da subito, con reciproco vantaggio”.

 Valutazione confermata da Anas: “Mi sono iscritto al programma Erasmus circa un anno fa – racconta Anase sono entrato in contatto con Casit, un’azienda che mi ha accolto in un ambiente stimolante e positivo, dove poter imparare: lavorando insieme a loro ho acquisito notevole esperienza nella gestione dell’operatività quotidiana. Exage è però forse un’opportunità ancor più vantaggiosa per una pmi intenzionata a espandersi. Con la mia azienda www.dopodo.es, infatti, aiuto le aziende nell’impostare la propria strategia di vendita all’estero: export e scambi commerciali, che permettono contatti diretti tra produttori e rivenditori in diversi paesi, sono un fattore determinante nell’economia globale e permettono non solo di vendere di più, ma anche di investire in nuovi prodotti e innovazione. Exage è dunque un’esperienza importante: la consiglio a chiunque abbia un’idea da sviluppare, per ottenere contatti e supporto da imprenditori esperti”.

Può cadere anche che la scelta avviene al di fuori del programma, e che Exage divenga solo lo strumento per dare forma alla connessione tra realtà diverse. Addfor s.r.l. è un’azienda torinese che si occupa di intelligenza artificiale, programmazione, apprendimento automatico, Data Analytics e Data Visualization, analisi predittiva. Sta ospitando per 5 mesi Kent Danielsson, un programmatore svedese che ha realizzato un software per l’apprendimento delle lingue.

Enrico Busto – Addfor s.r.l. Torino: “Addfor periodicamente organizza dei tutorial – Meet Up – per spiegare la propria tecnologia soprattutto in ambito di intelligenza artificiale. Questo è stato il punto di contatto con Kent che grazie ad Exage oggi è qui a lavorare con noi. Ci ha positivamente colpito sia il supporto che abbiamo ricevuto dalla Camera di commercio, sia la facilità con cui è stato possibile partecipare al bando europeo: spesso i tempi di questi progetti non coincidono con le scadenze e le necessità aziendali; invece in questo caso è stato tutto molto facile e veloce. Abbiamo poi riscontrato dei benefici fin dall’inizio: Kent è stato subito propositivo e ricco di spirito di iniziativa, ci  supporta nel marketing, attraverso sito web, analisi di mercato su competitor e potenziali clienti e attività di SEO. Facilmente proseguiremo la collaborazione anche al termine del progetto”.

Addfor periodicamente organizza dei tutorial – Meet Up – per spiegare la propria tecnologia soprattutto in ambito di intelligenza artificiale. Questo è stato il punto di contatto con Kent che grazie ad Exage oggi è qui a lavorare con noi. Ci ha positivamente colpito sia il supporto che abbiamo ricevuto dalla Camera di commercio.” Enrico Busto – Addfor s.r.l. Torino

Kent Danielsson, programmatore specializzato in software per l’apprendimento di lingue viene dalla Svezia: “All’inizio mi sono rivolto alle scuole di lingue per proporre il mio programma di apprendimento linguistico, ma successivamente ho scoperto l’importanza dell’ambito dei software analytics anche per il mio progetto. Ho iniziato a lavorare per Addfor, faccio ricerche di mercato per l’Italia e per l’estero, ho scoperto un nuovo mercato molto promettente, ma soprattutto è interessante conoscere come lavora un’azienda di questo tipo, non troppo grande, che mi dà la possibilità di vedere tutti i processi al suo interno”.  

Se sei interessato al programma, ma vuoi saperne di più o ti occorre assistenza nella compilazione della tua candidatura non perdere l’infoday in programma il 22 Marzo a partire dalle 18:00 negli spazi di Rinascimenti Sociali, via Maria Vittoria 38 (Torino). Sarà presentato il progetto, verranno raccontate esperienze di chi è partito e di chi ha ospitato, e potranno essere fatte tutte le domande utili alla compilazione della propria candidatura.

Il ruolo dell’imprenditore nella comunità | Lezione di Luigino Bruni per il corso di Economia Civile

tempo di lettura:15 minuti

Dalla lezione del professor Luigino Bruni sull’imprenditore civile per il corso di Economia Civile presso l’Acceleratore di conoscenza e imprenditorialità a impatto sociale Rinascimenti Sociali:

Imprenditore è una parola abbastanza recente, il primo ad averla usata pare sia stato Richard Cantillon (banchiere irlandese), nel suo celebre Essai sur la nature du commerce en général scritta intorno al 1730. Entrepreneur: lo prendono dal francese, ma subito entra nella teoria economica inglese. Nell’economia classica abbiamo tre categorie: i lavoratori (direi gli operai), gli imprenditori, e i proprietari terrieri (intesi come coloro i quali forniscono i mezzi di produzione). Oggi dovremmo ascrivere a quest’ultima categoria anche banche e leasing. Ricardo, Marx, Smith dicevano che ai lavoratori va il salario, agli imprenditori il profitto, ai proprietari terrieri la rendita. L’imprenditore paga il lavoro, paga la rendita: il profitto è uno scarto tra costi e ricavi.”

“L’imprenditore è un soggetto che ha un’idea di impresa. Se sono imprenditore vado in banca accendo un mutuo, trovo i lavoratori, affitto lo spazio. Questi sono tutti costi che sostiene: interessi sui mutui, affitti, costi indiretti, salari, costi di uso, erogazione energia. Il profitto è un valore residuale. Se l’impresa non trova sostenibilità economica in un medio periodo, chiude. L’imprenditore è qui, al centro: attorno a lui possiamo tracciare tutti i rapporti che mette in atto.  Questo flusso produce un ricavo se il flusso generato è maggiore dei costi, se è minore va in perdita. In questo caso un tempo il consiglio era chiudi: hai distribuito meno ricchezza di quella che hai utilizzato.”

“Ora si è affermato il concetto di start-up: hai tre anni per riuscire a trovare la tua sostenibilità economica. E nel caso di attività orientate dall’innovazione sociale, posso rifarmi al concetto di impatto sociale: il valore economico allora si relaziona al valore sociale. Questo si traduce nella possibilità di inserire nei ricavi l’impatto positivo che generi, ma perché questo possa accadere qualcuno deve riconoscerlo e assumerne i costi. Vedete come l’impresa si pone al centro di una rete di relazioni? La prima skill necessaria a un imprenditore è saper gestire la complessità di relazioni: l’imprenditore è in primo luogo un costruttore di relazioni.”

“ A tutto ciò bisogna aggiungere che il profitto non si basa sul merito: è questione di tempistica, di fortuna, di serendipità. Ricardo ci mette in guardia: date le difficoltà a generare profitto, quello che tende ad accadere è che si affermi il reddito. Secondo la sua analisi, il capitalismo finirà per la tensione tra redditieri e imprenditori. Il redditiere gode di qualcosa che ha fatto ieri, e che probabilmente non ha realizzato lui, mentre chi produce oggi è l’imprenditore: il redditiere in questa ottica rischia di essere poco più che un parassita. Qual è il problema? Il capitalismo che vive di rendita strozza l’imprenditore, rischiando a causa di ciò di andare in crisi per mancanza di profitti. Piketty ha dato esattamente questo input: dati alla mano ha sostenuto che le economie che hanno avuto più rendite che profitti sono andate in declino.”

“Dopo Ricardo arriva Marx, che pone il conflitto tra lavoratori e imprenditori lasciando crescere gli ereditieri. Cento anni di capitalismo hanno fatto crescere gli ereditieri, senza far capire a lavoratori e imprenditori che sono alleati. Qual è quindi l’idea che c’è in Ricardo? Tassate molto le rendite e lasciate crescere il profitto. La storia conferma questa analisi: tra gli anni Trenta e i Sessanta la tendenza non è stata questa, e l’Italia ha funzionato. Negli anni Novanta però le cose sono nuovamente cambiate. Tuttavia il primo protagonista che è sottoposto al ciclo profitto-rendita è proprio l’imprenditore, che nasce imprenditore e diventa redditiere. Dopo una fase di “giovinezza imprenditoriale” in cui sei generativo subentra la stanchezza, e le energie residue le impieghi per difendere quello che hai prodotto: prendi i paletti e non vuoi più spostarli in avanti. Li utilizzi per difendere il tuo patrimonio.”

“Quando subentra questa fase puoi decidere di vendere l’azienda, di diventare speculatore o hai la maturità di cedere agli eredi. In quest’ultimo caso il rischio è che l’imprenditore condanni i propri eredi a una libertà vigilata. Questa vigilanza, se non c’è paternalismo, può non essere negativa: i figli e le mogli non sempre sono capaci come il fondatore di un’azienda. Anche se i figli hanno bisogno di spazi per poter crescere, l’imprenditore deve fare accompagnamento. Tuttavia inevitabilmente l’impresa risulta essere un po’ la foto di chi l’ha creata. Per questa ragione alcuni amici sostengono che le imprese italiane sono, in media, invendibili. Ci vuole che chi l’ha fatta nascere faccia qualcosa.”

“ Qual è la caratteristica fondamentale dell’imprenditore? L’anticipazione. Lo vedremo ora attingendo alle riflessioni di un economista più recente, Jevons.  Devi vedere prima del mercato dove vanno le cose. Quando il cielo si rannuvola vedi comparire i venditori indiani di ombrelli, pronti agli angoli delle strade esattamente un minuto prima che la pioggia inizi. Se tu aspetti che piova è troppo tardi. Come puoi capire quando il cielo si rannuvolerà? Fuor di metafora la risposta è che devi ascoltare la gente, devi leggere. Il mondo cambia ovunque: non solo in centro, cambia anche nelle periferie. Per questo il segno più chiaro del decadimento di un imprenditore, secondo Einaudi, è quando non esce dalla propria azienda. Per rigenerare devi frequentare luoghi promiscui, esporti a stimoli inattesi. Come diceva Edgard Moren: se non ti rigeneri, degeneri. Allora innovi, e devi capire quando è necessario farlo. Vale la legge del tramonto dentro il mezzodì: il declino inizia dentro il massimo successo. L’importante è fermarsi un minuto prima dell’apice, poi inizia il declino.”

“Parlare di anticipazione implica anche la  propensione al rischio, la disponibilità all’innovazione. A questo proposito è utile citare il contributo di due economisti: Keynes e Schumpeter. Quest’ultimo scrive la Teoria dello sviluppo economico: la prima descrizione dell’imprenditore, la prima teorizzazione completa. Immaginiamo un mondo stazionario in cui il tempo non conta niente. Ogni anno l’impresa produce solo ammortamenti. Cosa spezza questo stato stazionario? L’Innovazione, qualsiasi cosa sia nuova. Ma cosa spinge a innovare? Chi crede che sia il profitto sbaglia, quella è una conseguenza. L’imprenditore è mosso dall’innovazione, non dal profitto. Il premio e il movente non sono la stessa cosa. Direbbe qualcuno, me compreso, tu cerchi il profitto e non ti arriva. Arriva come nella favola veneziana dei figli del re Serendippo che grazie al caso, all’osservazione e alla sagacia si trovano a venir fuori dalle situazioni più complicate. Arriva come la scoperta della  penicillina. L’imprenditore innova per vocazione, perché gli imprenditori sono come gli artisti: abitati da un demone che li rende irrequieti. Se fossero mossi dal profitto non sarebbero imprenditori, ma speculatori.”

“La cosa incredibile del profitto per gli innovatori è che quando l’imprenditore idea un’innovazione, arrivano gli imitatori e si appropriano della rendita. Perché l’imprenditore possa continuare ad avere profitto l’unica soluzione è continuare a innovare: il profitto viene asciugato dagli imitatori. Che soluzione resta allora all’innovatore? Fare cose ancora più innovative, perché se tu inizi a lamentarti inizia il declino. Dico questo perché all’arrivo degli imitatori quello che succede è che l’innovazione diventa patrimonio del mercato: si abbassano i prezzi, si favorisce il dinamismo del mercato. In un mondo stazionario la prima povertà è che mancano le idee. Quindi quello che bisogna fare è innovare ancora di più, perché se non lo farete voi lo faranno altri, e voi resterete indietro.”

“Innovare non è semplice. Non si tratta solo di avere l’idea giusta: il primo problema in cui si imbatte chi innova è che senza credito non si fa innovazione. Ma l’innovazione non può essere compresa da chi porta una mentalità vecchia, e i banchieri solitamente oppongono naturalmente resistenza al cambiamento. Ci vuole allora un banchiere innovatore. Eppure il problema si ripropone: se il sistema è tradizionale, come trova i fondi il banchiere? A partire da questa domanda cambia la teoria della banca e viene messa in discussione la visione classica, per cui la banca, per fare i prestiti, deve avere alle spalle del credito come accadeva con i depositi fino al 1910. Da economista pratico Schumpeter dice: non è assolutamente così, la banca crea moneta con un tratto di penna. La banca presta soldi che non ha. Nasce la teoria della rendita finanziaria: co-credito. La banca ti finanzia senza avere già i soldi. Nasce l’idea che la banca possa essere un imprenditore, perché se le banche si basano sul reddito e non sono imprenditrici, non c’è sviluppo.”

“Ora che abbiamo delineato la figura dell’imprenditore, vediamo come queste caratteristiche sono declinate dall’abbinamento a un aggettivo che un po’ tutti conoscete: civile. Se volessimo tradurre la relazione tra questi due elementi in una formula matematica potrebbe essere “imprenditore x civile”, di modo che se sono tutti e due zero il risultato è zero. Ma da cosa deriva questo effetto moltiplicatore connaturato all’unione di questi termini? Moltiplica: è un moltiplicatore, non un sommatore. Occorre che porti valori positivi sotto entrambi i profili. L’imprenditoria civile è eccedente: eccedente rispetto al territorio, eccedente rispetto a ciò che produce  verso i propri stakeholder, eccedente rispetto alla responsabilità sociale di azienda.”

“Il talento dell’imprenditore non è esaurito dall’economia, dall’ambito economico. Per me un buono esempio è quello di Muhammud Yunus, il banchiere dei poveri che ha fondato la Grameen Bank. L’idea è che il talento di un imprenditore non può limitarsi all’azienda. Cosa inventa Yunus? L’assicurazione per i poveri: mutue postmoderne che ridistribuiscono il rischio su tanti. Si inventa le terapie con gli smartphone: fotografie dei casi nel Bangladesh , e da Harvard arriva la soluzione. Come Yunus l’imprenditore civile sente di avere dei talenti che non possono limitarsi all’azienda: è un risolutore di problemi.

“Un’altra caratteristica che a me sta molto a cuore è quella del mutuo vantaggio. Questa è un’idea tipica dell’economia civile. Voi avete da una parte il modello dell’egoismo, e quello dell’altruismo dall’altro. Il modello di Freedman: l’imprenditore fa il suo interesse e il bene comune arriva senza che se ne rende conto. Oppure il filantropo che mette i propri soldi a disposizione. L’imprenditore ha come talento però non i soldi, ma se stesso. Il mio dono sono le mie risorse come persona, non quelle finanziarie. Io mi metto in gioco. Come ci dissero gli studenti nel summer camp africano: a noi non servono i soldi, a noi servono gli imprenditori. Quindi avete la visione dell’egoismo o l’altruismo: nel mezzo tra questi due atteggiamenti, c’è quello che i genovesi chiamavano mutuo vantaggio. Per l’economia civile il mercato è cooperazione, non competizione. Uno scambio mutuamente vantaggioso. Leggo il mercato come un luogo pienamente umano, dove mi arricchisco non grazie a te, ma con te. Il mercato è un luogo bello. La tua crescita è nelle mie intenzioni. C’è una intenzionalità collettiva. C’è un gruppo di persone che fanno azioni collettive: il team temporaneo.”

“Si pone allora una domanda: il sentimento del noi, di fraternità (in senso laico), è un criterio ex ante o nasce dopo il contratto? Il noi diventa un criterio di scelta o nasce dopo il contratto? Nasce dopo il contratto: se noi scegliamo amici, parenti e vicini, il mercato finisce. Prima guardo il mercato: vedo chi ha bisogno di me, dove ci sono opportunità di mutuo vantaggio. Vedo nell’ottica del laico sistema di prezzo. Poi scatta il noi. Non deve farmi scegliere te a prescindere dal costo di ciò che proponi. Quando salta questo concetto, viene meno la parte laica della vita. Io devo salvare il mercato e il rapporto con te. Poi nella vita esistono i cugini e i parenti, ma bisogna tener presente che dare la priorità a queste relazioni ha un costo. Cos’è bello dell’economia vera? Il fatto che la gente compie un sacco di contratti nuovi, diventa mezzo di scoperta nuovo. Tutto questo va detto sapendo che è costoso, è complicato. Se noi perdiamo questa laicità facciamo il gruppo di amici. Poi detto questo il mondo è complicato. La bellezza è questo intreccio.”

“Torniamo ancora a Ricardo. Uno dei teoremi che ha inventato è quello dei vantaggi comparati, che parte dall’assunto che un paese tenderà a specializzarsi nella produzione del bene su cui ha un vantaggio comparato (cioè la cui produzione ha un costo – opportunità, in termini di altri beni, minore che negli altri paesi). L’economia ha senso se dice delle cose contro intuitive. Come ad esempio che lo scambio conviene anche con persone svantaggiate.  A quale condizione non si scambierà mai? Se sono uguali. In un mondo troppo omogeneo scambieremo di meno. Ti conviene scambiare dove c’è differenza, anche se la differenza è data dalla condizione di svantaggio.”

“Qual è il messaggio che si può trarre da Ricardo? Io come posso comportarmi nella relazione con una persona svantaggiata? Torniamo ai due profili delineati prima. Sono un egoista: ti posso assumere solo se ho dei finanziamenti pubblici. Sono un filantropo: ti aiuto. Possibilità tre: stiamo crescendo assieme. A certe condizioni, stiamo crescendo assieme. Molto più dignitoso. Tu mi aiuti, e io aiuto te. Quando per legge è stata prevista la presenza di persone portatrici di handicap alcune aziende hanno preferito la multa all’avere uno svantaggiato tra le risorse umane. Ci vuole molta creatività.”

“Ho visto cooperative di giardinieri dove persone che erano state in galera facevano la differenza. Non mi devo dare pace, finché l’altro  non si sente utile a me. Questa è la più alta forma di economia civile, gli stai dicendo: siamo uguali. Ci vuole creatività. Soprattutto perché se non mi invento un lavoro vero non guariscono mai. Non c’è nulla di più umiliante che fare un lavoro inutile. Carlo Tedde questo l’aveva capito bene, e lo ha dimostrato nella sua gestione  del carcere minorile Quartucciu. Iniziò con il tentativo di coinvolgere i detenuti nel lavoro per la mensa. Il progetto partì bene, ma i poliziotti credevano i detenuti sputassero nei piatti. Allora attivò la sua creatività: lavanderie per le navi da crociera che passano da Cagliari.”

“Quando si fanno accordi internazionali valgono gli stessi principi, e accade che alcuni produttori molto capaci risultino penalizzati dagli accordi presi. Questo danneggia l’imprenditore, e la potenziale crescita. Mi muovo tra discorsi ambivalenti: in settori per cui è positivo fino a un certo punto, poi ha il lato oscuro. Perché la vita è così. Ma le ambivalenze portano storie generative. Sono terreni sempre scivolosi. La vita è sfumata, però è possibile raccontare una bella storia.”

Il prossimo appuntamento con il corso di Economia Civile è dedicato alla FINANZA ETICAMENTE ORIENTATA.

Se ne discute il 10 marzo, dalle 9:30 alle 17:30, con Laura Orestano (CEO di SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale), Franco Becchis (economista e direttore scientifico di Fondazione per l’Ambiente),  e il Prof. Leonardo Becchetti.

L’11 marzo, 9:30 – 17:30, con il prof. Rocco Ciciretti (Professore associato di Politica economica – Università di Roma Tor Vergata) si affronterà il tema degli Investimenti sostenibili e Responsabilità Sociale d’Impresa. Imprese, Banche e Fondi di investimento.

Le iscrizioni sono ancora aperte: è possibile frequentare i singoli moduli.

Per informazioni indirizzare le proprie richieste alla segreteria organizzativa della Scuola di Economia civile, all’attenzione del dottor Leonardo Brancaccio (segreteteria@scuoladieconomiacivile.it, dal lunedì al venerdì, ore 9.00-13.00).

 

Aviva Community Fund | Scegli i progetti che vuoi in finale!

Aviva Community Fund promuove una competizione tra proposte: l’idea selezionata otterrà un sostegno economico, a supporto di una causa importante per la comunità dell’associazione no profit candidata. I progetti, più di 500, sono raccolti sulla piattaforma dove raccontano come intendono fare davvero la differenza. Per candidarsi è necessario essere già attivi in Italia.

Le categorie per accreditarsi sono tre: sostegno alla salute, infanzia e giovani, valorizzazione della figura femminile. Dal 18 febbraio all‘8 marzo è possibile votare i progetti che si vuole raggiungano la finale, per accedere alle valutazioni della giuria che stabilirà il vincitore e aggiudicarsi una delle 18 donazioni previste.

I progetti vanno dalle storie a fumetti all’accoglienza dei bambini abbandonanti alla nascita. Per la categoria giovani e adulti segnaliamo l’iniziativadi Comunità Murialdo VenetoTi insegno un lavoro, che si propone di attivare borse lavoro per giovani tra i 18 e 21 anni in difficoltà sociale. L’innovatività del progetto è il percorso di accompagnamento con cui verranno trasferite competenze tecniche e abilità sociali ai partecipanti.

Leggi tutti i progetti e decidi quale sostenere!

 

L’Economia civile, una via di innovazione del mercato

I volti dei partecipanti sono sorridenti e concentrati. Anche ora che dopo due intesi giorni di lezioni, testimonianze e laboratori si conclude il primo appuntamento con il Corso di Economia Civile. Rinascimenti Sociali ha, infatti, ospitato nei suoi spazi il 14 e il 15 gennaio 2016 il primo modulo del corso di Economia Civile, dedicato all’economia civile come via di innovazione del mercato.

IMG-20160121-WA0004A introdurre il tema è il professor Zamagni. Il noto professore di Economia politica spiega che l’economia di mercato è comunemente intesa come il modello economico più efficiente che conosciamo per ottimizzare il rapporto tra domanda e offerta di merci e servizi, grazie alla possibilità di misurare la sua efficacia attraverso il profitto. L’economia di mercato, tuttavia, non dispone di uno solo, bensì di almeno tre modelli economici: quello liberista di stampo anglosassone, quello sociale di matrice tedesca e quello civile di origine italiana. Per Zamagni l’impresa capitalistica e quella sociale o civile non sono alternative, ma complementari.

L’economia civile è in grado di rispondere alle gravi lacune intrinseche all’economia classica. Il modello proposto riesce ad ovviare all’endemico aumento della diseguaglianza nella distribuzione dei beni, a sciogliere il paradosso elaborato da Richard Easterlin relativo al rapporto tra crescita del reddito e felicità, a dare risposte alle problematiche sollevate dai beni comuni.

La sfida dell’Economia Civile è quella di far coesistere, all’interno del medesimo sistema sociale, tutti e tre i principi regolativi dell’ordine sociale:

  • il principio dello scambio di equivalenti di valore (le relazioni si basano su un prezzo, che è l’equivalente in valore di un bene/servizio scambiato) attraverso cui il sistema garantisce la sua efficienza;
  • il principio di redistribuzione per cui l’efficacia del sistema economico è determinata dalla sua capacità di redistribuire la ricchezza tra tutti i soggetti che ne fanno parte, garantendo loro la possibilità di partecipare al sistema stesso attraverso cui si determina l’equità del sistema;
  • e il principio di reciprocità: è il principio fondante dell’Economia Civile ed è caratterizzato dalla presenza di tre soggetti (struttura triadica), di cui uno (homo reciprocans) compie un’azione nei confronti di un altro mosso non da “pretesa” di ricompensa dell’azione stessa, bensì da aspettativa, pena la rottura della relazione tra le due.

Attuando questi comportamenti l’homo reciprocans non solo agisce mettendo in primo piano le emozioni (la cosiddetta intelligenza emotiva), bensì riesce anche a rendere la razionalità “ragionevole”, in modo tale che i sentimenti possano essere maggiormente rilevanti rispetto alla pura e semplice razionalità, intesa come l’utilità caratteristica dell’homo oeconomicus. Il fine della reciprocità è l’affermazione della fraternità, principio che permette agli “uguali” di essere “diversi” “e” postula, di conseguenza, il pluralismo, il quale permette ad una società di garantirsi un futuro e di non scomparire.

Le imprese sociali rappresentano una forma moderna e innovativa attraverso la quale la società civile assume le possibilità offerte da questa trasformazione. In particolar modo lì dove il sistema capitalistico si ritrova a vivere una fase di jobless growth (crescita senza creazione di posti di lavoro) dovuto all’uso delle tecnologie, digitali e non, che presuppone un livello fisiologico e costante di disoccupazione. In questo contesto l’economia civile, che intende il lavoro come un fine e non solo come un mezzo o un fattore della produzione,  rende la generazione di posti di lavoro prioritaria e strettamente connessa alla capacità propositiva e innovativa dei lavoratori. Sembra sempre più vicina l’era paventata dalla fantascienza dei robot umanoidi in cui il lavoro di routine è delegato quasi integralmente alle macchine. Per questa ragione è fondamentale che il lavoro torni a essere un fine, e non solo un mezzo. Sarà necessario occuparsi di sanare il gap tra lavori creativi e lavori di routine, e questo riguarda fortemente il modello economico che orienta le scelte politiche, soprattutto nella scelta di favorire o meno imprese che non abbiano come fine obiettivi puramente economici.

Dopo la pausa pranzo il quadro disegnato dal professor Zamagni prende forma nel racconto di Gaetano Giunta. Un passato da fisico teorico, trasformato dalla scelta di tornare in Sicilia per proporre qualcosa di diverso. Seguendo la logica pregnante dell’economia civile ha scelto di non sfidare la mafia, ma di offrire ai cittadini un’alternativa creando un programma di infrastrutturazione sociale, altamente sperimentale, incentrato sulla promozione di forme evolute di welfare comunitario intrecciate con esperienze produttive di economia sociale e solidale. Un atto d’amore verso un territorio ed una comunità caduti da anni sotto la soglia di povertà trappola. La Fondazione di Comunità di Messina nasce per andare oltre la prospettiva della società liberal-individualista che non persegue una specifica concezione del bene e sancisce che né i diritti individuali possono essere sacrificati a vantaggio del bene comune, né i principi di giustizia, che specificano quei diritti, possono essere basati su una qualche nozione di solidarietà e fraternità. Coerentemente con i valori a cui essa si ispira, i meccanismi sociali ed economici proposti dalla Fondazione sono pensati nella logica relazionale del mutuo vantaggio.

IMG-20160121-WA0002Giunta racconta come una parte consistente del fondo è stato destinato alla creazione di un parco diffuso di energie rinnovabili dal vento, dal mare e dal sole, ricco di prototipi, e reso economicamente significativo attraverso tecnologie tradizionali, quali il fotovoltaico. Un bando pubblico ha permesso di selezionare tutte le famiglie, le organizzazioni e le istituzioni disponibili a mettersi in rete e a ospitare su strutture ed edifici in loro possesso gli impianti fotovoltaici. Tutti coloro che hanno aderito all’invito pubblico sono oggi beneficiari della produzione energetica degli impianti di cui sono titolari, mentre il conto energia è stato ceduto a titolo di liberalità alla Fondazione di Comunità di Messina per finanziare sul lungo periodo i propri programmi sociali, culturali, di ricerca e sviluppo, ecc. Inoltre, le famiglie, le organizzazioni e le istituzioni che hanno aderito all’iniziativa costituiscono la base sociale da cui è nato il Gruppo d’Acquisto Solidale che sostiene le produzioni buone, pulite e giuste del territorio. I circa 200 impianti della Fondazione permettono di erogare un sostegno alle famiglie, alle organizzazioni ed alle istituzioni partner, sotto forma di consumo energetico, pari a circe € 250.000,00 ogni anno. Mentre tale meccanismo genera per la fondazione donazioni annue pari a circa il doppio.Con Vittorio Pelligra, Professore Associato di Politica Economica presso l’Università di Cagliari, i partecipanti hanno esplorato i fondamenti dell’Economia Civile: il superamento dell’auto aiuto, la fiducia, i beni relazionali. La riflessione ha preso le mosse dal paradosso di Easterlin (Easterlin Paradox), o paradosso della felicità, formulato per la prima volta nel 1974 da Richard Easterlin, il quale nel ricercare le ragioni della limitata diffusione della moderna crescita economica evidenziò come nel corso della vita la felicità delle persone dipenda molto poco dalle variazioni di reddito e di ricchezza. Questo paradosso, secondo Easterlin, si può spiegare osservando che, quando aumenta il reddito, e quindi il benessere economico, la felicità umana aumenta fino ad un certo punto, poi comincia a diminuire, seguendo una curva ad U rovesciata.

Quasi tutte le ipotesi per spiegare il paradosso rimandano più o meno direttamente alla necessità “economica” di inserire nell’analisi delle ricchezze un’altra categoria di beni: i beni relazionali (come l’ambito familiare, affettivo e civile della partecipazione alla vita sociale/volontariato e politica della propria comunità).  Molte ricerche mettono in luce che per i beni relazionali  il treadmill dell’adattamento e delle aspirazioni non è totale e la felicità, o infelicità nei casi negativi, pur diminuendo nel tempo rimane comunque più elevata. Pelligra spiega come ci siano beni che il denaro non sempre è capace di comprare e spesso vengono sacrificati al fine di conseguire il reddito monetario necessario per acquistare i “beni di consumo” (si pensi al tempo crescente che le attività lavorative rubano alle relazioni familiari e ai rapporti di amicizia).

IMG-20160121-WA0001

La seconda giornata si è conclusa con il laboratorio condotto da SOLEA con l’obiettivo di supportare l’apprendimento, di collegare i saperi alla propria esperienza organizzativa e di facilitare la conoscenza fra i partecipanti.

Il secondo modulo, in programma giovedì 25 e venerdì 26 febbraio, entrerà nel vivo della logica di impresa. Assieme al professor Luigino Bruni (docente di Economia Politica presso l’Università LUMSA di Roma) e Marco Frey (Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore Sant’Anna e Presidente del Comitato scientifico di Symbola) si identificheranno le caratteristiche che distinguono un imprenditore civile, le caratteristiche di cura del welfare e il contributo alla vita del territorio che contraddistinguono l’imprenditoria civile, addentrandosi anche in temi controversi come la concorrenza sul mercato e la differenza tra profitto e rendita.

Le iscrizioni sono ancora aperte, ed è possibile partecipare anche a singoli seminari.

Per informazioni indirizzare le proprie richieste alla segreteria organizzativa della Scuola di Economia civile, all’attenzione del dottor Leonardo Brancaccio (segreteteria@scuoladieconomiacivile.it, dal lunedì al venerdì, ore 9.00-13.00).

 

 

 

Casa della Progettazione | La Stanza dei Giochi (Experimenta)

 

Casa della Progettazione è un ciclo di incontri promosso dall’Accademia Maurizio Maggiora. Nasce come luogo di condivisione e sperimentazione, capace di offrire un contesto piacevole e creativo. Un luogo volto a favorire lo scambio di competenze, collaborazioni e metodologie progettuali tra diversi attori, con l’obiettivo di promuovere la formazione di una cultura progettuale condivisa.

La Casa della Progettazione è un luogo dinamico da costruire ed esplorare di volta in volta. I diversi ambiti della progettazione vengono trattatati come stanze, con un loro preciso ordine logico e impostazione definita. I progettisti, come veri padroni di casa, mostrano come questi spazi vengono abitati e aiutano gli ospiti ad orientarsi.

Il 26 Novembre si esplora assieme l’area “Experimenta”. Il laboratorio della progettazione sociale dell’Accademia che nasce con l’obiettivo di accrescere il valore delle altre aree dell’Accademia, introducendo nell’associazione innovazioni in termini di metodi, processi e prodotti.

L’incontro è inserito nella “Stanza dei giochi” della Casa Progettazione e prevede un coinvolgimento attivo dei partecipanti che verranno coinvolti in giochi che aiuteranno a spiegare il metodo e attività di“Experimenta”  ed a stimolare proposte di collaborazioni  a sostegno delle altre aree dell’Accademia o di idee di altri Partner interessati alla progettazione sociale.

La Casa della Progettazione è aperta a:

  • i curiosi ed interessati che vogliono avvicinarsi ai temi della progettazione sociale senza necessariamente avere una formazione specialistica
  • i sostenitori e partner che possono partecipare alle sessioni, essere coinvolti nei progetti di Accademia e confrontarsi su nuove idee progettuali comuni avendo nel contempo un luogo di visibilità
  • i soci dell’Accademia che possono presentare attività e progetti che ciascun gruppo di lavoro ritiene interessante condividere con modalità sperimentale, secondo uno stile comunicativo accessibile a tutti.

Non perdere la “Stanza dei giochi”, e vieni a sperimentare con Accademia Maggiora metodo e attività della progettazione sociale.

Ti aspettiamo il 26 Novembre 2015 dalle 18:00 alle 20:00.
Presso gli spazi di Rinascimenti Sociali in via Maria Vittoria 38, Torino (Sala Accelerate).

La prenotazione non è necessaria. Per maggiori informazioni: organizzazione@accademiamm.it

La Scuola di Economia Civile a Torino

Schermata 11-2457337 alle 15.55.01

L’economia civile è una prospettiva culturale di interpretazione dell’intera economia, che si propone di riformulare le teorie di mercato tarandole sulla centralità di reciprocitàbene comune e ruolo delle persone che ne promuovono la ricerca con efficienza ed equità.

La Scuola di Economia Civile, in collaborazione con Aipec e SocialFare®, il 1 dicembre inaugura a Torino il primo corso di Economia Civile. Obiettivo del corso diffondere nel mercato, nelle organizzazioni e nelle imprese il paradigma economico-relazionale dell’Economia civile come scienza della felicità pubblica, volto a costruire mercati civili e civilizzanti, non escludenti ed equi, basati sul mutuo vantaggio degli attori economici e attenti alla dimensione della fioritura umana.

Sei i moduli previsti, della durata di due giorni consecutivi ciascuno, in cui si alterneranno momenti di formazione frontale a testimonianze di imprenditori, study case di progetti provenienti da tutt’Italia e laboratori tematici.

Il corso si rivolge a imprese, organizzazioni, associazioni pubbliche e amministrazioni. Ma anche a studiosi di Scienze economiche e sociali, e persone interessate semplicemente a conoscere l’Economia civile.

// Modulo 1 | L’Economia civile, una via di innovazione del mercato 
giovedì 14 e venerdì 15 gennaio 2016

Partendo dal confronto tra l’Economia civile e l’Economia classica, il modulo illustra i fondamenti dell’Economia civile, la felicità pubblica, i beni relazionali, il principio di reciprocità, la fiducia e come essi rappresentano una via di innovazione del mercato.

Professor Stefano Zamagni, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Bologna. Socio fondatore e Presidente del Comitato  Scientifico di Indirizzo di SEC.

Professore Vittorio Pelligra, ricercatore di Economia politica presso l’Università di Cagliari. Membro del Comitato scientifico di Indirizzo e docente SEC.

// Modulo 2 | L’imprenditore civile
giovedì 25 e venerdì 26 febbraio 2016

Quali caratteristiche distinguono un imprenditore civile? Il profitto e la rendita sono obiettivi o strumenti di impresa? La tradizione italiana di ieri e il mercato italiano di oggi favoriscono lo sviluppo di un mercato civile?

Professor Luigino Bruni, professore ordinario di Economia politica presso l’Università LUMSA di Roma. Socio fondatore e Presidente del Comitato Scientifico di Indirizzo di SEC.

Direttore dell’Istituto di Management della Scuola Superiore di Studi Universitari e di Perfezionamento Sant’Anna di Pisa, Presidente del Comitato scientifico di Symbola (Fondazione per le Qualità italiane).

// Modulo 3 | L’imprenditore civile e la Finanza eticamente orientata
giovedì 10 e venerdì 11 marzo 2016

La proposta della Finanza etica: prodotti e strumenti. I fondi etici: caratteristiche e analisi comparativa di rischio e rendimento rispetto a fondi standard. La funzione di profitto per le imprese socialmente responsabili. La Finanza d’impatto.

Professor Leonardo Becchetti, professore ordinario di Economia politica presso l’Università di Roma Tor Vergata. Membro del Comitato Scientifico di Indirizzo e docente SEC.

Dottoressa Laura Orestano, CEO SocialFare®.

// Modulo 4 | Impresa e territorio, quando la responsabilità sociale di impresa agisce per un mercato civile
mercoledì 27 e 28 giovedì aprile 2016

Per un modello di impresa con i piedi nella terra e la testa nel mondo. Il radicamento territoriale e la filiera corta di relazioni, una risorsa da scoprire per intrecciare reti lunghe di scambio sovra locali e internazionali.

Professoressa Elena Granata, ricercatrice in Urbanistica presso il Politecnico di Milano e docente SEC.

Professoressa Sabrina Bonomi, ricercatrice in Organizzazioni aziendale e professore aggregato di Responsabilità sociale d’impresa presso l’Università degli studi e-Campus di Novedrate (CO). Socio fondatore, consigliere delegato e docente SEC.

// Modulo 5 | Il benessere lavorativo nelle organizzazioni: l’arte della valorizzazione delle persone nelle organizzazioni tra premi e incentivi
martedì 24 e 25 mercoledì maggio 2016

Il benessere organizzativo nelle organizzazioni tra premi e incentivi. I conflitti di ruolo nei gruppi di lavoro. Lo sguardo di un’economista e una psicologa.

Professoressa Alessandra Smerilli, professoressa di Economia politica presso la P.F.S.E.-Auxilium di Roma. Socio fondatore, membro del comitato scientifico di Indirizzo e docente SEC.

Dottoressa Francesca Busnelli, psicologa. Socia fondatrice di Aliante, Studio di formazione e consulenza. Docente di Metodologie di lavoro a gruppo, gestione di gruppi e competenze organizzative presso l’Università Ponficia Salesiana.

// Modulo 6 | Dal paradigma dell’Economia civile al modello economico dell’Economia di Comunione
venerdì 29 settembre 2016

L’Economia di Comunione, storia, progetti ed esperienze. Dal carisma di Chiara Lubich un modello di economia sostenibile, inclusivo verso il povero e l’indigente.

Il corso di svolgerà presso il Polo Lionello Bonfanti, Loppiano (Firenze)

Ingegnere Alberto Frassineti,  consulente aziendale e consigliere di GM&P Consulting Network. Socio fondatore, consigliere delegato e docente SEC.

Dottoressa Eva Gullo, presidente della società E. di C. S.p.a.

Ogni singolo modulo si svolge in due giorni consecutivi, dalle 9.30 alle 13.00 e dalle 14.00 alle 17.30.
Sede principale del corso: Rinascimenti Sociali, via Maria Vittoria 38, Torino.

Per le iscrizioni l’accettazione della domanda di partecipazione è subordinata a un colloquio con la direzione del corso.

Per informazioni indirizzare le proprie richieste alla segreteria organizzativa della Scuola di Economia civile, all’attenzione del dottor Leonardo Brancaccio (segreteteria@scuoladieconomiacivile.it, dal lunedì al venerdì, ore 9.00-13.00).

 

Eventbrite - PRESENTAZIONE "CORSO DI ECONOMIA CIVILE"

Up To Youth, percorsi gratuiti per fare impresa

L’11, il 18 e il 25 febbraio prossimi l’associazione nazionale PerMicroLab Onlus propone a Torino – ospite di SocialFare® presso il Collegio Artigianelli di corso Palestro 14 – un percorso gratuito di accompagnamento per giovani fino a 35 anni che vogliono realizzare la propria idea di impresa (due precedenti sessioni si sono svolte in giugno e dicembre dello scorso anno). L’iniziativa UP TO YOUTH si colloca in un più ampio programma di formazione che interessa altre sei città italiane: Napoli, Bari, Catania, Genova, Padova, Pescara. L’obiettivo è quello di agevolare l’ingresso di giovani nel mondo del lavoro attraverso la creazione di imprese e lavoro autonomo.PerMicroLab Onlus, fondata a Torino nel 2003 per favorire il microcredito come strumento di inclusione sociale, persegue scopi sociali quali l’alfabetizzazione finanziaria, la formazione di base per fare impresa, percorsi di accompagnamento (mentoring) a favore di neo o aspiranti imprenditori. Risale al 2007 la nascita di Permicro, la più grande società di microcredito in Italia a favore di famiglie e imprese.banner-up-to-youth-630x250Il progetto UP TO YOUTH è realizzato con il finanziamento di JP Morgan Chase Foundation e il supporto di YBI Youth Business International, rete globale – sostenuta dal Principe di Galles –  che conta 40 organizzazioni indipendenti non profit impegnate ad aiutare i giovani ad avviare e sviluppare la loro attività imprenditoriale.

In Italia, PerMicroLab sostiene la nascita di nuove imprese attraverso una rete di mentor che mettono a disposizione le loro competenze in forma di volontariato. I percorsi di accompagnamento realizzati dall’associazione si inquadrano in un programma nazionale che l’associazione vorrebbe diventasse continuativo e riconosciuto anche dalle istituzioni come strumento efficace per contrastare la disoccupazione giovanile.

Rivolgiamo alcune domande a Maria Teresa Buffa, segretario di PerMicroLab.

A chi si rivolge UP TO YOUTH?

A giovani entro 35 anni, italiani e stranieri, che desiderino mettersi in proprio e confrontarsi su come realizzare il loro progetto di impresa. Non importa se non sanno ancora cosa intendono fare. Nelle passate edizioni hanno frequentato ragazzi usciti dalle scuole professionali, persone disoccupate o intenzionate a cambiare occupazione. L’utenza riproduce la clientela tipo del microcredito, costituita per oltre il 50 per cento da stranieri, con una presenza femminile che supera quella maschile.OLYMPUS DIGITAL CAMERA

Ogni percorso è seguito in media da 15-20 giovani (200 in tutt’Italia) che dimostrano grande interesse. Vorrebbero realizzare piccole attività (ristorazione, centri di estetica, botteghe artigianali…) e noi li aiutiamo a ragionare e a capire se le loro idee sono economicamente valide. Alcuni richiedono, dopo il corso, un accompagnamento individuale.

E qui entrano in gioco i mentor

Si tratta di pensionati, professionisti o ex imprenditori con esperienza in campo finanziario o gestionale che affiancano i giovani neo imprenditori nella fase di avviamento dell’attività. Contiamo su una rete nazionale di 60 mentor, di cui 5 a Torino. Una rete di persone preparate e motivate che stiamo cercando di incrementare.

OLYMPUS DIGITAL CAMERAIl loro lavoro è gratuito, basato sulla disponibilità, sul passaggio di esperienza da un soggetto all’altro in un rapporto centrato sulla fiducia reciproca, sull’ascolto. L’accompagnamento può avere una durata massima di un paio di anni. Ai giovani vengono insegnati i passi essenziali, anche burocratici, per fare impresa, con la possibilità di accedere al microcredito attraverso Permicro.

Come è strutturato il corso?

Tre incontri di due ore ciascuno. Il primo, guidato da un commercialista, è sull’avvio d’impresa: un inquadramento generale su quali sono i primi passi da compiere. Segue un incontro –  Startuplab – che prevede esercizi pratici di redazione di un business plan. Infine, si affronta l’argomento del credito per l’impresa: un responsabile locale di Permicro offre una panoramica su vari tipi di credito e sul microcredito in particolare, più facile da ottenere per i giovani.

Qual è la vostra rete?

La stiamo costruendo. L’associazione esiste dal 2003, ma è solo dal 2014 che propone interventi strutturati con la collaborazione di istituzioni e realtà che perseguono gli stessi obiettivi. A Torino, abbiamo stretto numerosi accordi (Torino Social Innovation, Action Aid, Rotary 2031, International University College di Torino, Balon Mundial…). Sotto la Mole c’è un fervore di condivisione di rapporti tra associazioni molto stimolante, con grande vivacità di iniziative.

Per iscrizioni e maggiori informazioni:  www.permicrolab.it/uptoyouth,uptoyouth@permicrolab.it, tel. 011 658778

Progettista sociale: ecco un nuovo mestiere. A Torino 20 borse di studio per impararlo

Come già annunciato su questo blog la scorsa settimana, giovedì 12 giugno avrà inizio un ciclo di incontri organizzato dall’Accademia di Progettazione Sociale Maurizio Maggiora  in collaborazione con SocialFare. Gli appuntamenti, gratuiti, sono rivolti a giovani interessati a conoscere i processi per realizzare progetti sociali sostenibili.

Slogan-finale_v3-11-212x300Si tratta di seminari tematici introduttivi, una base di partenza per chi – dopo un “assaggio” – maturasse un reale interesse per questa professione. Perché di professione si tratta, e compito dell’Accademia è proprio quello di insegnare questo mestiere. Dopo aver partecipato agli incontri, aperti a tutti purché di età compresa tra i 18 e i 35 anni, a luglio gli interessati potranno essere selezionati per l’assegnazione di 5 borse di studio che consentiranno di accedere al corso base previsto da ottobre 2014 ad aprile 2015: 11 appuntamenti cui parteciperanno 20 ragazzi, tutti borsisti grazie al sostegno dell’associazione ProSpera, del Gruppo 2 del Distretto 2031 del Rotary Club e del Rotary Club Torino Sud Est.

Per capire meglio di cosa si tratta e come sta mutando il quadro di riferimento, rivolgiamo alcune domande a Federico Maggiora, fondatore e presidente dell’Accademia, da quasi 25 anni impegnato nel sociale e, soprattutto, nella progettazione.

Quando e da quale bisogno nasce l’Accademia?

E’ nata ufficialmente il 7 gennaio 2013, dedicata a mio padre Maurizio Maggiora a 20 anni dalla sua scomparsa. Il progetto, però, risale a due anni e mezzo fa: un lungo periodo di incubazione per capire se ci fosse bisogno di una realtà del genere e per definire il modello d’intervento in base alle evoluzioni della figura del progettista sociale.logo

E avete concluso che effettivamente ce n’è bisogno…

Sì, e dopo aver studiato e analizzato il terzo settore abbiamo capito che tipo di approccio dare al progetto. Ce n’è bisogno perché la figura del progettista cambia. Io faccio parte dell’Associazione italiana progettisti sociali, nata nel 2009, e ho potuto rilevare come l’approccio classico – che era quello di partecipare ai bandi con un progetto scritto per ottenere i fondi – sia ormai superato: oggi occorrono anche capacità realizzative, manageriali, non basta portare i soldi a casa. Si sta andando, ed è questa la nostra scommessa, verso una figura professionale molto più trasversale, si cercano figure che abbiano una visione di processo e contesto (mercato, relazione, rete), che sappiano dare valore al progetto, non solo dal punto di vista economico; ci sono, infatti, progetti a basso costo ma dal valore inestimabile.

E quando si parla di “sociale” non si parla solo di terzo settore: anche l’azienda ha necessità di queste figure con capacità di visione e metodo. Si tratta insomma di figure ricercate anche dai contesti aziendali.

Quali sono allora i vostri obiettivi?

Offrire visione e metodo, cambiare il terzo settore italiano e dare ai giovani un’opportunità di lavoro scommettendo su nuovi mestieri.

Slider

Quali caratteristiche deve avere un progettista sociale?

Sicuramente capacità creativa e di visione, saper vedere le situazioni come opportunità, con un punto di vista “altro”. Determinazione nel perseguire l’obiettivo, capacità di lettura del rischio, grande capacità comunicativa e di fare squadra. Curiosità, motivazione e anche capacità commerciale, perché c’è tutto un pezzo che riguarda la vendita del progetto.

Cosa si impara dunque all’Accademia?

Visione e metodo, innanzi tutto. Lo strumento è una diretta conseguenza del metodo e ci interessa far capire il “perché” lo si usa più che il “come”. Ci definiamo laboratorio, non centro formativo: il mestiere del progettista si impara sul campo, accanto a persone che hanno esperienza. Qui si fa una didattica molto pratica e poco teorica. “Saper fare” sono le parole chiave della metodologia dell’Accademia.

Al nostro primo corso base abbiamo avuto come partecipanti ragazzi provenienti dal mondo del volontariato, con una cultura prevalentemente umanistica e molto legata al concetto di “bando”: per loro la progettazione sociale si limitava infatti alla partecipazione a un bando. Abbiamo cercato di educare loro e gli enti che li hanno segnalati a ragionare in un’ottica di ideazione, pianificazione, organizzazione e coordinamento progettuale: dopo aver individuato bisogni e obiettivi, occorre definire la sua sostenibilità (come e per quanto tempo è in grado di stare in piedi) e i processi per realizzarlo, con quale team, con quali partner, con quali fondi…

Da chi sono segnalati i partecipanti? Come li reclutate?

I giovani partecipano ai nostri corsi grazie a borse di studio attivate in partnership con reti pubbliche e private, laiche e religiose,  con le quali definiamo l’iter di selezione dei potenziali progettisti e individuiamo i progetti sui quali incentrare la didattica.

Il corso base che si svolgerà da ottobre 2014 ad aprile 2015 sarà aperto a giovani provenienti dalla cooperazione sociale e dal mondo religioso: i partecipanti saranno divisi in piccoli gruppi, seguiti da docenti e tutor specializzati in project management e nella gestione di progetti sociali.

Nel primo corso base organizzato dall’Accademia si è lavorato su progetti elaborati dalle stesse organizzazioni che vi hanno segnalato i giovani. Anche nel prossimo sarà così?

No, nel corso che partirà in ottobre lavoreremo su idee, con l’obiettivo di farle evolvere in progetti realizzabili e sostenibili. L’anno scorso abbiamo riscontrato che non tutti i progetti proposti erano “progetti”, alcuni erano poco sostenibili mentre altri erano già in fase avanzata di realizzazione e non potevamo stravolgerli.

Recentemente avete partecipato al Salone del libro…

Un’altra nostra scommessa è di riuscire a parlare di progettazione sociale a tutti e non solo agli addetti ai lavori, far capire che progettazione sociale non vuol dire solo terzo settore, carità o beneficenza. Siamo stati al Salone con Primaradio, con la quale abbiamo realizzato il programma “Diogene, una lanterna per progettare il futuro”, co-condotto tra l’altro  anche da una ragazza che ha partecipato al corso base dell’anno scorso. In 16 puntate (il mercoledì dalle 12 alle 13 con replica il sabato dalle 17 alle 18) raccontiamo, con l’aiuto di esperti, la progettazione sociale, spieghiamo cos’è, quali sono i vari step.

L’Accademia ha anche un laboratorio “Mentoring”: di che si tratta?

E’ dedicato ai giovani progettisti con maggiore esperienza. Attraverso l’accompagnamento del mentor realizzano il progetto affidato, apprendendo tecniche e metodi di progettazione che accrescono la quantità di strumenti in loro possesso. Grazie a questi laboratori costruiamo, sotto la guida di un project manager aziendale, la “cassetta degli attrezzi” del giovane progettista.

E nel 2015, accanto al corso base e al laboratorio “Mentoring”, vorremmo avviare un percorso finalizzato a costruire un modello di sviluppo per il progettista.