CREATIVE BUSINESS CUP

La Creative Business Cup ha come obiettivo dare visibilità alle imprese culturali e creative, supportando i progetti con un forte impatto socialeÈ  organizzata da una fitta rete di partner danesi (e non), paese che ogni anno ospita la fase finale. L’evento, arrivato alla sua settima edizione, rappresenta un momento di incontro tra start-up creative e investitori. Anche nel 2016 parteciperanno business angels e investitori da oltre 50 paesiI premi (in denaro e formazione) messi a disposizione per la start-up prima classificata dell’edizione internazionale 2015 hanno superato i 140000,00 €.

La CBC è una business competition internazionale, dedicata a imprenditori e idee di impresa nel settore delle industrie creative, che coinvolge oltre 45 nazioni. È ora on-line la challenge 2016 per le imprese italiane: una grande opportunità di visibilità e crescita per idee e imprese nel settore delle industrie creative. Materahub dal 2011 è host italiano. La competizione offre, infatti, la possibilità di far conoscere al mondo intero il proprio progetto.

Se hai una business idea ed esperienza nelle industrie creative (Design, Architettura, Produzione di contenuti, Gaming, Advertising, Libri e stampa, Musica, Film & Video, Artigianato, Radio & TV, Parchi di intrattenimento e scenografie, Gastronomia) puoi partecipare alla Creative Business Cup. Puoi farlo sia come singolo che in forma di team: in ogni caso, è necessario che tra i proponenti di un progetto, almeno un componente abbia esperienza nel settore creativo di riferimento.

Le start-up e imprese dovranno combinare capacità creative e potenzialità di mercato, e saranno valutate soprattutto in relazione a originalità, creatività, potenzialità di mercato, stato di avanzamento del progetto, problemi sociali a cui il progetto dà risposta.

SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale è tra i partner che affiancano Materahub e MetaGroup nella ricerca dell’idea di impresa che rappresenterà l’Italia dal 13 al 15 novembre 2016 a Copenhagen, assieme a organizzazione provenienti da tutta Italia impegnate da anni nello sviluppo e il supporto alle industrie culturali e creative nel nostro Paese: BASE Milano, Calabresi Creativi, Contamination Lab, Distretto Produttivo Puglia Creativa, Fondazione Fitzcarraldo, IncrediBol, Make A CubeTAG Cosenza, Trentino Sviluppo.

La giuria (in fase di completamento) è composta da esperti e imprenditori nel settore culturale e creativo. Scopri i vincitori della precedenti edizioni e partecipa alla CBC Italia 2016.

Erasmus per imprenditori | Scopri Exage

Quando si parla di programma Erasmus tutti pensano all’incredibile esperienza di scambio riservata agli universitari, ma pochi conoscono l’opportunità riservata agli imprenditori: vivere un’esperienza internazionale prima di mettersi in proprio, conoscere dall’interno e, operativamente, come funziona un’azienda straniera, avviare contatti diretti con mercati esteri per avviare la propria impresa. Tutto ciò supportati dal sostegno dell’Unione Europea, che mette a disposizione borse di soggiorno per neo imprenditori europei.

Nell’ambito del programma comunitario “Erasmus per giovani imprenditori” la Camera di Commercio di Torino ha attivato Exage per cui sono ancora disponibili le ultime 10 borse di soggiorno  per neoimprenditori torinesi, a cui sarà riservata la possibilità di partire entro l’anno 2016. L’importo varia a seconda del paese: da un minimo di 530 euro mensili  ad un massimo di 1.100 euro (per la Norvegia) e prevedono una durata minima del soggiorno di 2 mesi. Possono partecipare imprenditori in attività da meno di 3 anni, ma anche liberi professionisti con partita iva. Si segnala, invece, alle imprese attive sul territorio piemontese interessate a partecipare come host la possibilità ancora per 8 imprese di ospitare a titolo gratuito un imprenditore europeo per un periodo di lavoro all’interno dell’azienda: l’accoglienza di persone giovani, motivate e ricche di idee nuove rappresenta un’opportunità a costo zero di scambio e di collaborazione, che quasi sempre non si esaurisce al termine del soggiorno.

Il programma europeo per giovani imprenditori dal 2009 ad oggi ha coinvolto 12mila imprenditori in tutta Europa, e ha concretizzato oltre 3.700 scambi. Al progetto partecipano oltre ai 28 Stati Membri dell’Unione Europea, anche Albania, Macedonia, Islanda, Israele, Serbia, Montenegro, Norvegia, Turchia e Liechtenstein, per un totale di 37 paesi. L’Italia è il secondo paese di destinazione, dopo la Spagna. Le candidature riguardano per il 60% nuovi imprenditori, il restante 40% da imprenditori ospitanti. L’89% dei nuovi imprenditori ha meno di 40 anni, il 74% degli imprenditori ospitanti non raggiunge i 50 anni.

Il progetto Exage ha coinvolto ad oggi 12mila imprenditori, provenienti da 37 stati, conretizzando oltre 3.700 scambi. L’Italia è la seconda destinazione più opzionata, dopo la Spagna.

La Camera di commercio di Torino partecipa al progetto all’interno di un consorzio di organizzazioni provenienti da 5 Paesi Europei (Spagna, Francia, Regno Unito, Portogallo e Romania). Ciascun partner, in qualità di organizzazione intermediaria del programma europeo, opera come punto di contatto e ha il compito di facilitare l’incontro tra nuovi imprenditori e imprenditori esperti, assistendoli in tutte le fasi dello scambio. Sono 212 gli intermediari attivi in Europa sul progetto.

A volte le proprie ambizioni possono trovare sponda nelle esperienze già realizzate da altri, offrendo spunti di crescita, come nel caso di Gianluca Barbieri, architetto che attraverso Exage ha collaborato con uno studio di Bruxelles. “Io disegno e costruisco case sugli alberi: in Belgio il settore delle costruzioni in legno, su alberi o su acqua, e, più, in generale, il settore delle costruzioni ecosostenibili è molto sviluppato. Grazie al portale di Exage ho trovato un grande studio di architettura che mi ha ospitato a Bruxelles e che mi ha dato numerosi contatti, oltre alla possibilità di vedere da vicino molteplici aspetti organizzativi e gestionali di un’impresa medio grande, che mi torneranno utili quando a mia volta aprirò un’attività in proprio.”

Oppure andare all’estero può consentire di rafforzare in maniera strategica le competenze che abbiamo individuato come necessarie per sviluppare il nostro business. Lo racconta Simona Iuele – Olivia Revel & Co ha scelto di lavorato due mesi a Parigi per Playtime, la principale fiera francese di articoli per maternità e bambini per esplorare le dinamiche dell’e-commerce.“Ero ancora dipendente, ma già stavo mettendo in piedi una piccola attività in proprio di maglieria e filati pregiati piemontesi. Prima di fare il grande salto e dedicarmi completamente a questa nuova impresa, volevo avere un periodo di tempo per ripensare il mio business e per farlo diventare definitivamente un lavoro a tempo pieno.”

“Prima di fare il grande salto e dedicarmi completamente a questa nuova impresa, volevo avere un periodo di tempo per ripensare il mio business e per farlo diventare definitivamente un lavoro a tempo pieno.”  Simona Iuele – Olivia Revel & Co

“Cercavo un paese culturalmente simile al nostro, ma più avanti nel digitale, essendo la mia un’attività di e-commerce: la Francia mi è sembrata l’ideale, anche per la presenza di una fiera di settore particolarmente importante, Playtime, che si svolge ogni anno a Parigi. Proprio l’ente fieristico mi ha ospitato e mi ha permesso di vivere in prima persona non solo l’organizzazione dell’evento, ma anche lo sviluppo della loro nuova start up, Playologie, un vero e proprio showroom virtuale. Consiglio l’esperienza di Exage perché nessuno oggi può pensare di fare l’imprenditore senza muoversi e senza vedere cosa avviene nel mondo: tutto cambia troppo velocemente, per non aggiornarsi di continuo”.

Si tratta di incontri che arricchiscono non solo chi decide di partire, ma anche chi accoglie nel proprio team chi arriva da altre realtà consentendo di ampliare il proprio mercato. CASIT, ad esempio, è un’azienda manifatturiera di Caselette che produce sistemi di automazione per ingressi (cancelli, portoni, varchi) per il mercato industriale e residenziale. Da tempo in contatto con la Camera di commercio, ha usufruito nel 2015 del servizio Improve, per una ottimale gestione della propria capacità innovativa, anche attraverso la presenza in nuovi mercati. Ospita da alcune settimane Anas Bennis, titolare di una start up a Barcellona e imprenditore nel campo dell’arredamento nel mercato magrebino.

Elena Ramella di CASIT: “Alla base della positiva esperienza di scambio, la totale flessibilità e la volontà di raggiungere degli obiettivi comuni nella creazione di un modello sempre più attuale di “sharing entrepreneurship”. Anas, infatti, ha messo a disposizione della nostra realtà aziendale le sue competenze acquisite durante gli studi all’estero in Finance. Ci accomuna la stessa vision e l’aver vissuto e viaggiato all’estero in diversi paesi.  In poco tempo, ha condiviso con noi contatti in mercati interessanti, come quello spagnolo, marocchino e turco. Il progetto Exage è assolutamente consigliabile a tutte le pmi, soprattutto se interessate ad internazionalizzarsi, ma perché sia utile occorre una valutazione molto precisa dei profili disponibili e l’immediata creazione di un contatto e di un network, in modo da iniziare a lavorare insieme  da subito, con reciproco vantaggio”.

 Valutazione confermata da Anas: “Mi sono iscritto al programma Erasmus circa un anno fa – racconta Anase sono entrato in contatto con Casit, un’azienda che mi ha accolto in un ambiente stimolante e positivo, dove poter imparare: lavorando insieme a loro ho acquisito notevole esperienza nella gestione dell’operatività quotidiana. Exage è però forse un’opportunità ancor più vantaggiosa per una pmi intenzionata a espandersi. Con la mia azienda www.dopodo.es, infatti, aiuto le aziende nell’impostare la propria strategia di vendita all’estero: export e scambi commerciali, che permettono contatti diretti tra produttori e rivenditori in diversi paesi, sono un fattore determinante nell’economia globale e permettono non solo di vendere di più, ma anche di investire in nuovi prodotti e innovazione. Exage è dunque un’esperienza importante: la consiglio a chiunque abbia un’idea da sviluppare, per ottenere contatti e supporto da imprenditori esperti”.

Può cadere anche che la scelta avviene al di fuori del programma, e che Exage divenga solo lo strumento per dare forma alla connessione tra realtà diverse. Addfor s.r.l. è un’azienda torinese che si occupa di intelligenza artificiale, programmazione, apprendimento automatico, Data Analytics e Data Visualization, analisi predittiva. Sta ospitando per 5 mesi Kent Danielsson, un programmatore svedese che ha realizzato un software per l’apprendimento delle lingue.

Enrico Busto – Addfor s.r.l. Torino: “Addfor periodicamente organizza dei tutorial – Meet Up – per spiegare la propria tecnologia soprattutto in ambito di intelligenza artificiale. Questo è stato il punto di contatto con Kent che grazie ad Exage oggi è qui a lavorare con noi. Ci ha positivamente colpito sia il supporto che abbiamo ricevuto dalla Camera di commercio, sia la facilità con cui è stato possibile partecipare al bando europeo: spesso i tempi di questi progetti non coincidono con le scadenze e le necessità aziendali; invece in questo caso è stato tutto molto facile e veloce. Abbiamo poi riscontrato dei benefici fin dall’inizio: Kent è stato subito propositivo e ricco di spirito di iniziativa, ci  supporta nel marketing, attraverso sito web, analisi di mercato su competitor e potenziali clienti e attività di SEO. Facilmente proseguiremo la collaborazione anche al termine del progetto”.

Addfor periodicamente organizza dei tutorial – Meet Up – per spiegare la propria tecnologia soprattutto in ambito di intelligenza artificiale. Questo è stato il punto di contatto con Kent che grazie ad Exage oggi è qui a lavorare con noi. Ci ha positivamente colpito sia il supporto che abbiamo ricevuto dalla Camera di commercio.” Enrico Busto – Addfor s.r.l. Torino

Kent Danielsson, programmatore specializzato in software per l’apprendimento di lingue viene dalla Svezia: “All’inizio mi sono rivolto alle scuole di lingue per proporre il mio programma di apprendimento linguistico, ma successivamente ho scoperto l’importanza dell’ambito dei software analytics anche per il mio progetto. Ho iniziato a lavorare per Addfor, faccio ricerche di mercato per l’Italia e per l’estero, ho scoperto un nuovo mercato molto promettente, ma soprattutto è interessante conoscere come lavora un’azienda di questo tipo, non troppo grande, che mi dà la possibilità di vedere tutti i processi al suo interno”.  

Se sei interessato al programma, ma vuoi saperne di più o ti occorre assistenza nella compilazione della tua candidatura non perdere l’infoday in programma il 22 Marzo a partire dalle 18:00 negli spazi di Rinascimenti Sociali, via Maria Vittoria 38 (Torino). Sarà presentato il progetto, verranno raccontate esperienze di chi è partito e di chi ha ospitato, e potranno essere fatte tutte le domande utili alla compilazione della propria candidatura.

Israeli start-up in Brasile | Esito del “The 3C smart cities Challenge”

Entri in un loft luminoso, uno dei tanti che puoi trovare su Lilienblum, via centrale di Tel Aviv. Eppure questo ha una peculiarità: è un pop-up loft, attualmente occupato dall’Amazon Web Service, il cui palco è stato scelto per ospitare il pitch event che decreterà i tre vincitori della competizione “The 3C Smart Cities Challenge”. La platea è attentissima e pronta ad ascoltare le idee proposte dalle dodici start-up israeliane, individuate attraverso l’accurata pre-selezione tra le oltre sessanta proposte ricevute dalla call dedicata alle nuove tecnologie in ambito sicurezza, salute e sostenibilità ambientale da implementare a Croatà, nella social smart city realizzata da Planet Idea.

“The 3C Smart Cities Challenge” è, infatti, un’iniziativa realizzata congiuntamente da tre organizzazioni, leader nei loro settori: le italiane Planet Idea e SocialFare | Centro per l’Innovazione Sociale, e lo StarTAU di Israele. La challenge è stata lanciata per sviluppare una soluzione unica capace di mettere in relazione tre diversi paesi – Brasile, Israele e Italia – nel convergere in un impegno condiviso per generare innovazione sociale e tecnologicaSostenuta dalla comprovata eccellenza israeliana come hub tecnologico e dalla sua leadership nel campo del high-tech, la challenge è stata progettata con l’obiettivo di scoprire tecnologie innovative e start-up che possano cambiare il futuro delle smart city in Brasile.

Le imprese selezionate operano in diversi aree e ambiti, ma condividono la caratteristica comune di sviluppare tecnologie disruptive nel rispondere alle sfide proposte dalle smart city del futuro. Nei 3 minuti dei loro pitch hanno saputo presentare le loro soluzioni a una giuria composta da professionisti di diverse realtà: StarTAU, PlanetIdea, SocialFare, Enerbrain, TycoInnovation e la Smart City Community di Israele. Planet Idea in accordo con StarTAU, e il Tel Aviv University Entrepreneurship Center hanno individuato come vincitori della competizione le seguenti start-up, a cui verranno attribuiti i premi descritti.

 

Primo classificato:

Magoswww.magossystems.com

Start-up innovativa dedicata alla progettazione e alla realizzazione di radar fissi (privi di parti mobili) che rivoluzionano la sicurezza di recinzioni e confini.

Il team si è aggiudicato 3 biglietti per il Brasile (volo e pernottamento) + l’equivalente di 7.000 euro in denaro.

 

Secondo classificato:

GreenIQwww.greeniq.co

L’innovativo Smart Garden Hub, che controlla l’irrigazione attraverso una pianificazione basata sul meteo attuale e quello previsto, consentendo di risparimare più del 50% dell’acqua consumata.

 

Terzo Classificato

Pixtier  – www.pixtier.com

Piattaforma cloud che fornisce un servizio di mappatura 3D accurata, dinamica ed espandibile, che consente una maggiore efficienza nella pianificazione e gestione delle smart city.

 

Alle 3 start-up vincitrici saranno poi contattate per implementare le loro tecnologie  nella social smart city che Planet Idea s.r.l. sta realizzando a Croatà, in Brasile.

Torino City of Design

Shenzhan, Shanghai, Buenos Aires, Curtiba, Montreal, Berlino, Dundee, Helsenki, Bilbao, Graz, Kobe, Torino. Queste sono alcune tra le tante città candidate che l’Unesco ha voluto eleggere Città Creative per la categoria design.

Il Network delle Città Creative è stato creato dall’Unesco nel 2004 per promuovere la cooperazione tra le città che hanno identificato la creatività come un fattore strategico per uno sviluppo urbano sostenibile. Le 69 città elette nei diversi ambiti (Mestieri e Arti Popolari, Media Art, Film, Design, Gastronomia, Letteratura e Musica) lavorano all’obiettivo comune di porre le industrie creative e culturali al centro del loro sviluppo a livello locale e della cooperazione a livello internazionale.

 

A dicembre 2014 è stato riconosciuto alla città di Torino il titolo di Creative City Unesco per il Design. Unica città italiana all’interno di questa categoria.

A distanza di un anno mostre, workshop, visite guidate e incontri in programma nel weekend dal 4 all’8 dicembre per esplorare Torino e il design.

SocialFare contribuirà a questa riflessione prendendo parte al workshop dal titolo Valorizzare un’impresa con la cultura del progetto, in programma al Circolo del Design sabato 5 dicembre a partire dalle 15:00.

Stay hungry, stay visible, stay social

Il gettito medio annuale per le imprese che negli Stati Uniti hanno costruito per la propria azienda una pagina Facebook è approssimativamente di 142,000 dollari, contro una media di 77,000 dollari per le imprese prive di account. Per quanto riguarda il mondo delle imprese a impatto sociale, quelle con una più esteso network su Facebook hanno dimostrato un più alto tasso di successo nel reperimento di capitale, con una correlazione tra like e sostegno finanziario dello 0,34. Anche l’uccellino azzurro, nonostante ultimamente sembra aver perso un po’ di appeal, si dimostra un valido alleato per le imprese: quelle attive su twitter attestano in media entrate maggiori (un gettito di circa 149,000 contro 69,000 dollari), e maggiore capacità attrattive di capitali (147,000 versus 67,000 dollari). In questo caso, tuttavia, non si evidenzia alcuna correlazione tra entrate/capitali e numero di follower.

I dati sui risultati ottenuti dalle imprese sociali con un più esteso network di social-media follower, come si declinano rispetto a investitori e supporter (siano essi individui o organizzazioni)? Secondo l’Harward Business Review, una più estesa rete sui social-media suggerisce che l’idea di impresa a impatto sociale può fare affidamento su una solida base: l’idea di cambiamento proposta riesce a risuonare in molte persone, dimostrando di saper raggiungere in modo efficace la propria idea ai potenziali sostenitori e clienti (fattore di successo fondamentale).

The Guardian offre preziosi suggerimenti a imprenditori sociali rispetto all’uso dei social-media. Primo fra tutti utilizzare il web per raccontare la propria causa, piuttosto che il proprio business: la visibilità della propria organizzazione serve per consentire una migliore comprensione della propria visione, e non della propria impresa. I rapporti online con i propri stakeholder non sostituiscono le relazioni: fin dall’audience building la grande sfida che i giovani imprenditori devono affrontare è l’abisso di interazione fisica con il proprio audience.Una cartina di tornasole per verificare che la comunicazione di un’organizzazione non stia sviando dal proprio obiettivo è l’attenzione dedicata alle personalità che strutturano l’ente o l’impresa: quando diventano centrali non si sta parlando adeguatamente del problema a cui si vuole porre rimedio. Essere competitivi non deve impedire all’imprenditore di instaurare collaborazioni: condividere conoscenza e competenze non è in contraddizione con il proprio successo.

La creunnamedazione e lo sviluppo di una community può essere compiuto dall’imprenditore o dallo start-upper, spesso più capaci di trasmettere i propri valori rispetto a professionisti della comunicazione. Ma per riuscire è necessario dotarsi di strumenti efficaci. Per questa ragione nella nostra rete dei partner da pochi giorni è entrata a far parte Socializers. Una start-up innovativa che utilizza nuovi strumenti per comunicare i valori e le storie delle realtà che incontra, con particolare attenzione all’utilizzo dei canali digitali. Una social media agency che si occupa di raccontare e promuovere le aziende, i prodotti, i progetti on line, in particolare utilizzando i social media.

 

Se vuoi conoscerli e scoprire qualcosa di più, il 20 novembre 2015, ospite degli spazi di Rinascimenti Sociali, (esperto di comunicazione online e offline di Socializer) per il primo appuntamento con l’Academy di Sellalab.

Creatività e Prosperità Economica| il GLOBAL CREATIVITY INDEX

Cosa rende una nazione più creativa di un’altra?

Secondo gli ideatori del Global Creativity Index: Tecnologia, Talento e Tolleranza. Le 3T dello sviluppo economico individuate da Richard Florida, autore reso noto dall’elaborazione del concetto di creative class e primo a relazionare questa nuova categoria di lavoratori con la rigenerazione urbana.

Il Martin Prosperity Institute pubblica anche quest’anno il report annuale sul Global Creativity Index misurando la creatività di 139 nazioni nell’ambito del progetto Cities, progetto dedicato all’esplorazione del ruolo delle città intese come unità-chiave nell’organizzazione sociale ed economica in un’economia globale. L’istituto ospitato dalla School of Managment dell’Università di Toronto è, infatti, impegnato da anni nell’esplorare le caratteristiche di un’economia incentrata su un capitalismo democratico che sappia generare prosperità, intesa sia come crescita consolidata che ampiamente diffusa.

Il report è suddiviso in due parti principali. La prima dedicata alla misurazione delle 3T all’interno delle nazioni prese in esame. La “tecnologia” è stata valutata attraverso: l’osservazione degli investimenti dedicati alla ricerca e allo sviluppo, e il numero di brevetti registrati pro capite. Per individuare il peso dei “talenti” nazionali è stata scelta la lettura comparata della percentuale di laureati e la percentuale di forza lavoro impiegata nelle industrie creative. Significativa la presenza della terza T: “tolleranza”, il cui ranking è stato strutturato attraverso la valutazione del modo in cui vengono trattati i migranti, le minoranze etniche e razziali, e i residenti LGBT.

Nella seconda parte del report vengono presi in esame le connessione tra GCI e le misure più diffuse per lo sviluppo economico, la competitività e la prosperità. Emerge, così, come le nazioni con un più elevati valori nell’ambito del GCI hanno livelli più alti di output economici, imprenditorialità, competitività economica, e in generale dello sviluppo umano. Il report evidenzia, inoltre, come la creatività sia strettamente associata all’urbanizzazione e all’equità sociale.

Nazione più creativa del 2016 l’Australia (GCI 0,97), seguita a breve distanza da United States (GCI 0,95) e Nuova Zelanda(GCI 0,94). L’Italia è al 21° posto (GCI 0,71).

 

 

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