Altino, laguna di Venezia: l’innovazione sociale viaggia su ecominibus

Da una piccola frazione di un comune in provincia di Venezia, una cooperativa sociale ha lanciato un’idea che è riuscita a piazzarsi tra i 30 semifinalisti (un terzo dei quali italiani) della seconda edizione dell’European Social Innovation Competition . Mentre attendiamo il verdetto della giuria sui 10 finalisti del Premio – ricordiamo che è possibile sostenere i diversi progetti votandoli e condividendoli online sull’apposita piattaforma europea -, ci facciamo raccontare da Marisa Furlan com’è nata l’idea di “Smart Suburban Eco Mobility“,  che attraverso ecominibus si propone di far uscire dall’isolamento piccoli centri sparsi sul territorio con effetti benefici sulle comunità in termini di salute, qualità della vita, economia e turismo.

 

Come e dove nasce l’idea?

La cooperativa sociale “Qualità”, da alcuni anni attiva nel settore delle pulizie, ha in gestione un ristorante in una frazione del comune Quarto d’Altino in provincia di Venezia. La frazione conta 90 abitanti, è a 5 Km dall’aeroporto, in un angolo dove confinano le province di Venezia e Treviso, crocevia di importanti strade di collegamento (non a caso, il ristorante si chiama “Le vie”). E’ collegata col capoluogo veneto e le spiagge ma non con il suo centro Quarto d’Altino, dove ci sono i servizi e la stazione ferroviaria. Così gli abitanti sono costretti ad utilizzare i mezzi privati, e chi non può spostarsi con propri mezzi resta isolato. Qui ci sono diversi comuni con lo stesso problema.

In cosa consiste dunque il progetto?

Vorremmo mettere a disposizione 2 pulmini da 6-9 posti, elettrici o a metano, a basso consumo, che ci consentano di organizzare giri fissi o a chiamata (prenotati con un certo anticipo) in base alle esigenze della popolazione: scuola, lavoro, spesa, mercato… I mezzi sono ecologici, tra i nostri partner c’è un’azienda che lavora con i veicoli elettrici. Più che per promuovere lo sviluppo occupazionale (si darebbe lavoro a 3 persone a tempo parziale), il progetto è pensato innanzi tutto per offrire una risposta orizzontale ai bisogni della comunità.

Quali sono dunque gli obiettivi?

Il primo è quello di mettere in moto la comunità, per farne emergere i bisogni, con la condivisione dell’idea di comunità e la costruzione di soluzioni. Secondo obiettivo è l’impatto ambientale: se tre persone devono spostarsi nella stessa direzione, è inutile che impegnino tre auto diverse. Poi c’è il lavoro e infine il turismo.

Lo sviluppo turistico avrebbe oltretutto ricadute positive anche sul ristorante che la cooperativa gestisce…

Esatto.  Ma in questi anni abbiamo sempre messo al primo posto il rapporto col territorio, che vogliamo valorizzare. Il ristorante si colloca nell’ambito di un progetto più ampio di promozione che prevede molteplici iniziative.

interno del ristorante "Le vie"

interno del ristorante “Le vie”

Molti turisti in visita a Venezia pernottano a Quarto d’Altino, dove ci sono 6 alberghi perché con la stazione ferroviaria in un quarto d’ora sei a Venezia. Ma se la nostra frazione – Altino – non è collegata al comune, difficilmente i turisti vengono. Noi vogliamo portarli qui, con i nostri pulmini.

E perché i turisti dovrebbero venire ad Altino?

La nostra frazione è una Pompei coperta, camminiamo su resti romani che qua e là affiorano: pezzi di strade, pavimenti, basi di porte di approdo… E infatti c’è un Museo archeologico nazionale, che presto verrà trasferito in una sede più ampia.

biciInoltre, questo è un ambiente preservato ricco di acqua (il Sile è il più lungo fiume di risorgiva d’Italia), siamo affacciati sulla laguna, su territori che tuttora vengono tenuti asciutti con idrovore: se corri su una ciclabile lungo il fiume ti accorgi che l’acqua è più alta del piano campagna. Ci sono ancora le case coloniche dei mezzadri, collocate in possedimenti vasti la cui tipologia di coltivazione prevedeva appunto la mezzadria. Ci sono ben tre chiuse, di cui una funzionante, per regolamentare il flusso delle acque. Sarebbe bello arrivare a Venezia da qui via mare. Altra nostra iniziativa sono i viaggi in laguna su una barca tipica in legno…

Va bene, va bene, sei stata convincente. L’idea degli eco pulmini è replicabile altrove?

E’ certamente valida per tutti i contesti come il nostro. Il problema è costituito dal costo: questi mezzi sono piuttosto cari, il prezzo di un pulmino a metano nuovo, 9 posti, è di 30 mila euro. E poi ci sono gli stipendi degli autisti. Nella replicabilità si possono immaginare altre soluzioni, ad esempio l’impiego di risorse volontarie, per raggiungere lo stesso obiettivo.

Altre risorse dovranno essere destinate alla comunicazione – iniziale e di mantenimento – del progetto. I territori coinvolti sono quelli di Altino e di altri due comuni, Casale sul Sile e Roncade, per un totale di 30 mila abitanti circa.

A che punto è la realizzazione del progetto?

Stiamo per avviare la fase 1, cioè la valutazione dei bisogni, poi ci sarà la sperimentazione a settembre. Per la valutazione dei bisogni ci facciamo aiutare da un professionista usufruendo dei dati forniti da enti pubblici, scuole, aziende e anche attraverso un’indagine porta a porta. Uno studio approfondito per testare i reali bisogni è necessario. Finora abbiamo individuato quelli di Altino.